Articoli con tag bambini

A Taviano presunti riti satanici e maltrattamenti su minori nella casa di accoglienza (video)

2/05/2013

NOTA: Leggi anche articolo a firma di Chiara Spagnolo “Riti satanici e video horror abusi nel centro per minori”, pubblicato su Repubblica/Bari, qui

http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/01/news/riti_e_video_horror_nel_centro_per_minori-57841744/

Altri post sulla vicenda sono visionabili qui

http://favisonlus.wordpress.com/2013/04/30/maltrattamenti-abusi-e-riti-satanici-in-una-comunita-di-recupero-minori-chiuse-le-indagini-due-indagati/

, , , , , , , ,

Lascia un commento

Volere e sapere ascoltare l’abuso

21 marzo 2013

Estratto da “L’ascolto dell’abuso e l’abuso nell’ascolto. Abuso sessuale sui minori: contesto clinico, giudiziario, sociale” a cura di Claudio Foti (Franco Angeli Editore)

[...] La pedofilia non è che un aspetto del fenomeno poliedrico della perversione che minaccia l’infanzia[1]. La perversione è una modalità per assumere una posizione di controllo onnipotente su un’altra persona, per negare la propria debolezza e la propria bisognosità. I bambini si prestano per la loro “infermità” e malleabilità a relazioni perverse e strumentali.

La sessualizzazione perversa è una tendenza a trasformare la persona in cosa, inseguendo l’eccitazione e il godimento sessuale per riempire la solitudine, la mancanza, la sofferenza mentale, senza tener assolutamente in considerazione se il partner sessuale sia in grado o meno di gestire il rapporto, se il rapporto sessuale avrà conseguenze positive o distruttive per l’oggetto sessuale.

La tendenza ad usare il potenziale d’eccitazione del corpo del bambino, del preadolescente o dell’adolescente, senza curarsi del fatto che in quel corpo abita una persona, coinvolge sicuramente un numero di individui di gran lunga superiore a quello dei pedofili, intesi in senso specifico come soggetti che hanno una ben precisa preferenza sessuale che li porta a tenersi lontano dalla donna e dell’uomo adulto, per privilegiare come oggetto erotico un soggetto non sviluppato.

In questa componente più ampia di soggetti abusanti, ci stanno persone che hanno rapporti con donne adulte e nel contempo sono capaci, episodicamente o periodicamente, di trasformare in vari modi, in giocattolo erotico il soggetto in età evolutiva. In questa componente ci stanno i genitori, i fratelli, gli zii, i nonni incestuosi, ci stanno gli individui che programmano o decidono improvvisamente di trasformare un viaggio turistico in un paese povero in un’avventura sessuale, ci stanno gli uomini che ricorrono alla prostituzione e non esitano a ricercare e a comprare le prestazioni sessuali di ragazzine che mostrano, spesso chiaramente e nettamente, di essere minorenni. Si tratta di un’area sociale tutt’altro che irrilevante.

Tre rilevanti fattori psico-sociali contribuiscono a far sì che il fenomeno dell’abuso sessuale continui a mantenere caratteristiche endemiche nella comunità sociale, nonostante l’indubbia crescita della coscienza civile e della risposta giuridica al problema. Questi fattori ruotano attorno a tre parole chiave: il piacere, il potere, il furto.

1.        Il piacere. La diffusione dell’abuso rinvia innanzitutto al fatto che la sessualità – soprattutto quella maschile – è un congegno che può garantire un piacere a portata di mano, intenso, trascinante, veloce da consumare. Tale piacere, sganciato dalla dimensione di scambio comunicativo e relazionale, che gli dà senso, valore e limite, può essere immediatamente e perversamente ricercato come risposta impulsiva alla depressione, all’angoscia, alla solitudine, sempre più dilaganti. Oltretutto la ricerca del piacere oggi è meno inibita e colpevolizzata di ieri, essendo entrata in crisi un’etica rigida che considerava tale piacere come peccato. D’altra parte la morale tradizionale non è stata adeguatamente sostituita da un’etica diversa, capace di coniugare la ricerca del piacere con il rispetto della persona: risulta pertanto socialmente diffusa una visione permissiva e acritica dei rapporti sessuali che può portare anche ad esiti perversi: “Si vive una volta sola… con una bambina? Perché no?”.

2.        Il potere. L’abuso sessuale sui bambini si consuma sul piano inclinato di relazioni asimmetriche, dispari, caratterizzate da una posizione dominante e da una posizione subalterna. Il divario di potere eccita e nel contempo rassicura, pur in forme diverse, il genitore incestuoso e il pedofilo. Nonostante il fatto che sul piano ideologico e giuridico l’adultocentrismo nelle sue versioni più rozze e autoritarie sia socialmente meno diffuso nei processi educativi, vaste aree della vita sociale, familiare e delle istituzioni minorili continuano ad essere caratterizzate da rapporti di dominio fra le generazioni. Queste aree restano sottratte al controllo sociale, alla consapevolezza dei diritti dell’infanzia e caratterizzate dall’isolamento comunicativo dei bambini, dal soffocamento dei loro bisogni di confronto e dialogo, dall’imposizione di una doppiezza di regole e principi. Lo stile democratico[2] del rapporto tra le generazioni, caratterizzato dal rispetto reciproco, dal riconoscimento di comuni diritti (oltre che di differenti ruoli), da una certa trasparenza comunicativa, per quanto enfatizzato sul piano ideologico, è ben lungi dall’essere diventato realtà relazionale quotidiana, praticata e diffusa nelle famiglie e nelle istituzioni dell’infanzia. In una cultura dove i rapporti di potere tra le generazioni rimangono ben presenti nel tessuto sociale ed istituzionale rimane forte la tentazione dell’abuso ai danni dei minori.

3.        Il furto. Non si può comprendere la vastità del fenomeno dell’abuso sessuale sui bambini senza riferirsi alla tendenza all’appropriazione distruttiva e predatoria, prevalente nei soggetti perversi, ma certamente non estranea allo psichismo umano. Il desiderio di appropriarsi indebitamente degli oggetti, dei sentimenti, della corporeità altrui è una componente mentale molto diffusa, associata per alcuni autori[3] alle pulsioni pregenitali, presenti nell’evoluzione psichica infantile del soggetto umano. La fantasia di rubare e di depredare è spesso sostenuta dal bisogno di risarcire ferite e privazioni affettive e narcisistiche e si traduce in varie modalità di passaggio all’atto. Oltretutto i significanti per designare, nel linguaggio volgare, i rapporti sessuali sono gli stessi, in molti casi, che vengono utilizzati per designare modalità relazionali basate sul furto, sull’inganno, sulla appropriazione indebita (fregare, ciulare, fottere...).

In conclusione nella nostra comunità sociale l’abuso sessuale sui bambini permane e cresce come tentazione molto diffusa, che può frequentemente venire agita da parte di adulti che inseguono la sessualizzazione perversa, al fine di contrastare il senso di vuoto e la depressione, passando all’atto la fantasia appropriativa del corpo infantile, ovvero rubando ai bambini il piacere sessuale e il controllo sulla loro esperienza, approfittando delle aree di incontrastato potere adultocentrico che rimangono molto presenti nelle istituzioni e nelle famiglie.

L’ascolto presuntuoso

La prima e più evidente manifestazione dell’abuso nell’ascolto è la presunzione. Presunzione di saper definire con esattezza la consistenza del fenomeno, spesso riducendolo in termini rassicuranti a quei dati statistici (per es. le denunce all’autorità giudiziaria) che inevitabilmente escludono la rilevazione del sommerso. Presunzione di un mondo ideale senza sadismo e senza perversione, nel quale non varrebbe la pena tenere a mente l’ipotesi della violenza sessuale. Presunzione assoluta di innocenza di un imputato adulto, che si ottiene affermando aprioristicamente l’inattendibilità della testimonianza del bambino e il carattere aspecifico dei suoi sintomi, anche quando ci si trova di fronte ad un insieme significativo di indicatori che rinviano ad un trauma sessuale. Presunzione, infine, nell’ascoltare un bambino a senso unico senza dialogare  mentalmente con ipotesi interpretative diverse prima che una di queste possa prevalere, confortata da una massa di dati, di nessi logici e psicologici, di verifiche emotive.

La presunzione dell’ascoltatore semplifica e banalizza l’impegno mentale dell’ascolto, negando o sottovalutando pesantemente le risorse psichiche indispensabili per ascoltare: una certa quota di energia psico-fisica, una mente sufficientemente libera da conflitti ed ansie e disposta a porsi in posizione di passività/recettività, una certa capacità di riconoscimento/rispetto dell’alterità e dell’essere persona dell’interlocutore, una discreta disponibilità a rapportarsi ai sentimenti propri ed altrui, a mettersi dal punto di vista dell’altro tenendo a bada gli atteggiamenti giudicanti, una sufficiente elasticità nell’aprirsi al nuovo e nel ristrutturare preconcezioni, schemi preesistenti e sistemi d’informazioni acquisite, ecc… [4]

L’idea riduttiva in base a cui l’ascolto non sarebbe un impegno costituito da operazioni mentali complesse ed evolute, bensì un’attività prevalentemente intellettiva, priva di implicazioni relazionali ed emotive; la convinzione di essere in assoluto un buon ascoltatore senza la percezione dei problemi e delle difficoltà che derivano inevitabilmente dal compito di ascoltare il disagio di un altro essere umano; l’incomprensione e il rifiuto a mettersi in discussione, a formarsi in modo specifico, a supervisionare la propria attività sociale di ascolto: sono atteggiamenti di presunzione che accompagnano e generano inevitabilmente abusi rilevanti nell’ascolto di qualsiasi bambino in qualsiasi contesto (a maggior ragione poi se questo bambino è coinvolto in un possibile abuso sessuale). [...]

L’ascolto illusorio

L’ascolto è un impegno mentale e relazionale tutt’altro che semplice e scontato. Esiste certo un ascolto che può risultare stimolante o rassicurante, e che non pone certo problemi o difficoltà. Si tratta di un ascolto di comunicazioni piacevoli, rilassanti, capaci di confermare le nostre previsioni, i nostri schemi, le nostre immagini del mondo. Ma l’ascolto di cui maggiormente abbiamo bisogno come individui e come comunità sociale è un ascolto che non si fermi sulla soglia della dimensione dolorosa, conflittuale, imprevedibile dell’esistenza. Abbiamo necessità di un ascolto dei contenuti di sofferenza, di impotenza, di confusione: ascolto come disponibilità a fare silenzio, sgombrando il campo mentale da sentimenti e preoccupazioni che possono agire da barriera alla ricezione di comunicazioni provenienti dall’esterno, come disponibilità di attenzione-accoglimento dei messaggi provenienti dall’alterità dell’altro, come disponibilità a dare spazio alla dimensione del non previsto, del non conosciuto, del non desiderato, del non piacevole.

La competenza dell’ascolto in questo senso rappresenta una risorsa preziosa e scarsa nella comunità sociale, presupponendo nel soggetto in grado di ascoltare la capacità di tenere a bada due tendenze molto radicate nella mente umana: l’illusione e l’egocentrismo.

Nelle psicologie orientali l’illusione è il fattore mentale maggiormente insano che interferisce con la capacità di registrazione, sensoriale (visiva, auditiva, ecc…) e mentale, della realtà. Goleman, studiando la psicologia del buddismo classico afferma: «L’illusione è definita come un’opacità della mente che porta ad una falsa percezione dell’oggetto di consapevolezza. L’illusione è considerata come base dell’ignoranza, radice prima della sofferenza umana. Questa falsa percezione della natura delle cose – l’incapacità, semplicemente, di vedere con chiarezza, senza pregiudizi di alcun genere – è il nucleo di tutti gli stati mentali nocivi»[5].

L’illusione impedisce di riconoscere la realtà degli eventi e dei fenomeni per quello che sono e per come si manifestano, impedisce di registrare in modo corretto le informazioni provenienti dai fatti e dalle persone. L’illusione è nemica dell’ascolto perché nemica della consapevolezza.

Ascoltare l’abuso sessuale sui minori è veramente un impegno ostico. Occorre superare almeno sei forme di illusione:

1.        l’illusione relativa ad una comunità umana globalmente buona ed amorevole nei confronti dei suoi cuccioli o comunque capace di proteggerli dalla sessualizzazione perversa[6] (tale illusione va in frantumi prendendo atto delle estese dinamiche sociali di strumentalizzazione sessuale e di “odio erotizzato” sottese all’abuso);

2.        l’illusione relativa a una mente umana capace, al di là di eccezioni psicopatologiche, di mantenersi estranea a pratiche perverse e distruttive ai danni dell’infanzia (tale illusione viene meno nel constatare che i comportamenti abusanti sono per lo più agiti da soggetti socialmente adattati e privi di patologie conclamate dal punto di vista psichiatrico);

3.        l’illusione che esistano luoghi protetti dallo scatenarsi di azioni abusanti (la famiglia, la Chiesa o altre istituzioni “buone”): in particolare l’illusione relativa alla famiglia come luogo ottimale di protezione dei bambini, “rifugio dai dolori e dai traumi della vita quotidiana… microcosmo pieno di accudimento, nel quale i figli sono educati da genitori attenti, allo scopo di diventare cittadini buoni e responsabili”: tale illusione crolla nel constatare le dimensioni spaventose della violenza domestica (cfr. F. De Zulueta, Cause psicologiche della violenza familiare).

4.        l’illusione relativa all’infanzia (e alla nostra stessa infanzia) come età idealizzata e felice: se la comunità adulta, la famiglia e la stessa mente umana sono tutt’altro che esenti dalla tentazione di distorcere la relazione con il bambino a fini abusanti e strumentali, l’infanzia degli esseri umani non può essere del tutto al riparo da una qualche forma di impatto con mancanze di rispetto, più o meno gravi, degli adulti nei confronti dei bisogni infantili associati alla corporeità e alla sessualità;

5.        l’illusione relativa all’idea che per aiutare il minore abusato possa essere sufficiente una risposta capace di interrompere la violenza senza necessariamente avviare un impegno successivo di ascolto e di cura del suo trauma; l’illusione che il tempo sia il rimedio per tutti i mali (e di conseguenza di tutti i traumi) e pertanto che non sia indispensabile, per garantire un futuro al minore abusato, dargli la possibilità di riattraversare il passato, offrendogli la presenza empatica di un ascoltatore disponibile a rielaborare con lui l’esperienza traumatica: tali illusioni sono smentite dal fatto che a distanza di mesi, anni o decenni dall’interruzione della violenza si possono scatenare gravissimi disagi, sintomi e comportamenti post-traumatici che possono peraltro scaricarsi nella generazione successiva (cfr. E. Welldon, La ripetizione dell’abuso e dei maltrattamenti da una generazione all’altra);

6.        l’illusione che la soggettività di chi si accosta nei diversi ruoli all’abuso non costituisca, a seconda dei casi, problema o risorsa decisiva interagendo con la possibilità della vittima o presunta vittima di esprimere la propria verità: in altri termini l’illusione che sia possibile rilevare, valutare o curare il trauma sessuale di un bambino senza che la soggettività dell’operatore incida in modo rilevante, positivamente o negativamente, sulla comunicazione e sull’attivazione del bambino, l’illusione che ci si possa occupare di abuso senza dover incontrare sentimenti penosi e conflittuali, senza dover elaborare l’ansia, l’incertezza e la tensione, senza dover fare i conti con forti resistenze dentro di sé alla possibilità di accogliere la sofferenza e la confusione dell’interlocutore, senza dover tenere a bada le modalità difensive dell’evitamento o dell’iper-identificazione, senza assumere pertanto un doveroso impegno di formazione, confronto, supervisione (cfr. A. Vassalli, Cosa succede a chi ascolta l’abuso?) [...]

 L’ascolto autocentrato

Come l’illusione anche l’egocentrismo è antitetico all’ascolto. Il soggetto chiamato all’ascolto (singolo, gruppo o istituzione che sia), ripiegato su se stesso e sui propri bisogni particolari non può aprirsi all’altro. E l’ascolto è apertura all’altro, non solo alle sue parole, ma più profondamente ai suoi bisogni, alla sua identità, alla sua stessa esistenza. In quest’ottica l’ascolto si colloca in una posizione mentale e relazionale diametralmente opposta alla perversione: questa intende usare e distorcere la soggettività dell’altro al servizio dell’equilibrio/squilibrio del Sé; l’ascolto invece tende a mettere l’equilibrio del Sé al servizio della soggettività dell’altro, non operando distorsioni o manipolazioni né nella soggettività di chi ascolta né in quella di chi comunica (cfr. C. Foti, L’ascolto dell’abuso e l’abuso nell’ascolto).

L’ascolto, in quanto consistente e dispendioso impegno, di tipo prevalentemente emotivo ed affettivo, è sempre stato una risorsa scarsa nella comunità umana. L’attuale cultura del narcisismo, che “non soltanto innalza i narcisisti a posizioni di prestigio, ma suscita e rafforza in ciascuno i tratti narcisisti”[7] non contribuisce certo ad incrementare le capacità individuali e sociali di ascolto. Si assiste addirittura ad un rovesciamento semantico e psicologico del concetto di ascolto, che non viene più inteso come disponibilità e servizio all’interno di una relazione interpersonale, come conoscimento/riconoscimento dell’altro, bensì come potere, come capacità di farsi ascoltare e di aumentare la propria audience, i propri indici di gradimento e di influenza sugli altri: nella cultura del narcisismo un individuo gode di stima sociale tanto più riesce non già a dare ascolto, bensì ad ottenere ascolto (sul piano mass-mediologico, nel proprio ambiente di lavoro o relazionale…). [...]

Tre tipi di resistenze all’ascolto dell’abuso

Emergono tre tipi di resistenza all’ascolto dell’abuso, che risultano spesso associate tra loro:

1.        resistenze della vittima a porsi in posizione di ascolto del proprio trauma, dei fatti, dei pensieri e dei sentimenti associati all’abuso patito;

2.        resistenze della comunità adulta e delle istituzioni ad aprirsi al riconoscimento dell’abuso sessuale all’infanzia, spesso sbattendo la porta in faccia di fronte alle piccole vittime e ai loro familiari e calpestando le loro necessità di solidarietà, aiuto, giustizia e cura;

3.        resistenze soggettive degli stessi operatori, anche di quelli più sensibili, ad avvicinarsi all’abuso sessuale, per diagnosticarlo, contrastarlo, curarlo, resistenze in genere tanto maggiori quanto più forte è l’impatto, richiesto dai casi, con l’impotenza, con il dolore, con la confusione e con la prospettiva ansiogena di andare incontro a conflitti e rischi personali.

Gli psicologi impegnati in compiti di psicodiagnosi o trattamento dell’abuso segnalano per esempio di frequente la grande difficoltà delle stesse vittime ad avvicinarsi al trauma, ad ascoltare se stesse, ritornando mentalmente e verbalmente sulla propria storia. Contestualmente riconoscono spesso la propria difficoltà soggettiva ad aiutare il paziente, piccolo o grande che sia, a riprendere contatto mentale con l’abuso. [...]

La resistenza dello psicologo ad ascoltare e metabolizzare il contenuto “indigesto” dell’abuso talvolta si somma e si confonde con la resistenza del paziente a fare altrettanto. [...]

Il grave deficit di ascolto nei confronti dell’abuso da parte della comunità adulta è tale che non solo viene rimosso il fenomeno, ma vengono pure negati i suoi effetti, anche quando questi si manifestano in modo eclatante davanti agli occhi dell’osservatore: si perdono completamente i nessi tra la sofferenza della vita adulta e la vicenda infantile, tra i sintomi più drammatici e il trauma che ha contribuito a determinarli.

Talvolta il ricorso alla negazione risulta massiccio proprio in quegli ambiti (per es. nei servizi psichiatrici o nei servizi per le tossicodipendenze) dove in teoria potrebbero essere meglio osservate le conseguenze rovinose di medio e di lungo periodo delle violenze (sessuali e di altro genere) patite dagli utenti nella loro infanzia ed adolescenza. In queste situazioni la necessaria alleanza che gli operatori tentano di costruire con i loro utenti adulti porta spesso ad un’identificazione collusiva e adultocentrica: vengono così negate le carenze genitoriali di questi utenti, non affrontati gli antichi abusi infantili da cui tali carenze hanno preso le mosse ed esclusi interventi di allontanamento e di protezione dei loro figli, anche quando coinvolti in situazioni di violenza intrafamiliare.

Le resistenze istituzionali all’ascolto dell’abuso portano non di rado a situazioni paradossali di palese negazione dei più fondamentali diritti dei bambini. [...]

Spesso l’impatto con le forti resistenze sociali e istituzionali a rifiutare l’abuso produce effetti di pena, di insofferenza, di rifiuto: queste reazioni emotive di rigetto, queste resistenze ad accettare la resistenze, ancorché pienamente comprensibili, rendono difficile l’elaborazione dei problemi.

Gli ostacoli intrapsichici all’ascolto dell’abuso

La mente umana tende a scappare via dalla sofferenza e a scappare a gambe levate dalla sofferenza traumatica. Le psicologie orientali più profonde e le psicologie occidentali più analitiche concordano nel sottolineare come la mente umana sia tentata abitualmente di seguire le strade dell’illusione piuttosto che quelle dell’ascolto e dell’elaborazione della verità, di seguire le strade dell’autoinganno piuttosto che quelle della consapevolezza e del principio di realtà. Il riconoscimento della sofferenza in generale ed il riconoscimento della sofferenza, prodotta dalla violenza sessuale all’infanzia, in particolare sono operazioni mentali intensamente sofferte e conflittuali in quanto si oppongono al bisogno di illusione della mente umana. Il trauma in quanto esperienza di fragilità mette a dura prova la tendenza illusoria del soggetto umano a controllare in modo onnipotente la realtà, a negare la sofferenza e il cambiamento che invece sono elementi costitutivi dell’esistenza.  Si potrebbe anche affermare che la comunità sociale fugge illusoriamente dall’ascolto e dall’elaborazione della verità in quanto la stessa vita umana si gioca, in maggiore o minore misura, in un registro traumatico, avendo comunque sempre qualcosa a che vedere con la violenza e con la morte.

Il trauma comporta sempre per la vittima un danno cognitivo, un’alterazione della capacità di registrare adeguatamente le informazioni sia quelle relative all’evento traumatico, sia, in maggiore o minore misura,  quelle relative a tutte le situazioni successive associabili all’evento traumatico. Il trauma incentiva sempre la difficoltà mentale del soggetto umano a porsi in posizione di ascolto di sé stesso, della propria storia e della propria realtà, a maggior ragione il trauma sessuale ai danni di un bambino. Le reazioni difensive al trauma quali il distacco emotivo, l’estraniazione da sé, l’amnesia, la dissociazione, proteggendo il soggetto dal contatto con un’esperienza troppo penosa per essere integralmente pensata, frammentano il flusso di consapevolezza che normalmente consente di associare nella mente i pensieri, i sentimenti, i ricordi, il comportamento.

La difficoltà della piccola vittima di abuso a mantenere il contatto con la propria esperienza e con la propria memoria rinforza le difficoltà di ascolto, di registrazione e di ricostruzione di quanto successo da parte di un ascoltatore adulto: «Ci sono importanti differenze tra un abuso sessuale dell’infanzia e il coinvolgimento in un disastro: anzitutto quest’ultimo avviene in un contesto di normalità; la minaccia si realizza improvvisamente e in un contesto pubblico. Quindi, il terapeuta o il ricercatore possono velocemente acquisire uno scenario, ragionevolmente chiaro di ciò che ogni superstite ha passato durante l’evento, aiutandolo a ricordare ciò che è accaduto. Al contrario, l’abuso sessuale avviene in un contesto di segretezza e di vergogna, spesso accompagnato da minacce di violenza nel caso in cui il bambino si confidi con qualcuno; dettagli fondamentali riguardanti gli abusi sono privati e pertanto difficilmente accessibili da parte del ricercatore»[8].

L’impreparazione nella fase precedente all’evento traumatico; l’impetuosità dei sentimenti di “paura intensa” “impotenza” ed “orrore”[9] vissuti dalla vittima nel contesto dell’evento traumatico, l’impossibilità in questo contesto di utilizzare adattivamente tali sentimenti con una reazione efficace di lotta o di fuga; l’enorme difficoltà ad esprimere e ad elaborare i vissuti emotivi traumatici, nella situazione successiva all’evento, per la solitudine e l’incomprensione a cui la vittima va incontro e soprattutto per la negazione attraverso cui l’autore della violenza e l’ambiente circostante cercano di cancellare o rimuovere le tracce della violenza stessa: questi elementi fanno sì che il trauma contrasti inevitabilmente la capacità del soggetto di registrare in modo adeguato l’esperienza, di immagazzinarla, di simbolizzarla correttamente, di poterla ascoltare dentro di sé e di poterla recuperare e comunicare in modo integro.

La mente umana è un contenitore che, nell’impatto con il sadismo, con la perversione, con la follia, tende ad essere invaso ed allagato da una debordante dimensione di sofferenza, impotenza, tensione e conflitto che finiscono per travalicare la pensabilità, cioè la capacità di contenimento (dal lat. cum-tenere, tenere insieme) e di elaborazione mentale.

Questo dato non può portare ad affermare una visione pessimistica della mente umana: adeguatamente allenata all’impegno della consapevolezza e soprattutto adeguatamente sostenuta da una rete di ascolto, solidarietà e sostegno psicologico la mente umana ha le risorse per affrontare e metabolizzare i contenuti mentali più penosi ed indigesti, per riciclare e smaltire le esperienze più negative e rifiutabili.

Se questa potenzialità spesso non si traduce in atto non è per un deficit strutturale della mente. L’abuso sessuale infantile potrà incontrare risposte di ascolto, di riparazione e di cura sempre più efficaci con lo sviluppo della conoscenze scientifiche sul trauma e dell’intelligenza emotiva sociale.

Sintetizzando categorie della psicologia occidentale e della psicologia orientale (specie quella buddista)[10] si può definire il trauma in questi termini: un’esperienza che la mente umana in relazione alla propria opacità tende ad evacuare ed in relazione alla propria lucidità può elaborare. La lucidità è conseguenza dell’impegno di consapevolezza del soggetto precedente e successivo al trauma e del sostegno chiarificatore dell’ambiente, di cui la vittima può disporre. L’opacità d’altro canto è conseguenza dell’assenza di consapevolezza del soggetto, favorita dalle carenze psicologiche e personologiche precedenti al trauma e nel contempo è funzione degli atteggiamenti di diniego e di espropriazione della verità che hanno preceduto, accompagnato e seguito il trauma.

Il pessimismo antropologico sulla mente umana non può che essere una copertura della mancanza di responsabilità della comunità sociale che tende a lasciare isolate le vittime dei traumi (soprattutto quelle più deboli e senza voce, tra cui i bambini), non garantendo risposte di supporto sociale e vicinanza emotiva: una comunità che, peraltro, scoraggia negli individui le risposte di sensibilità e solidarietà nei confronti della sofferenza, favorendo invece comportamenti ed atteggiamenti mentali di indifferenza e di fuga dalla consapevolezza.

Analogamente il pessimismo antropologico per cui viene affermata nella mente umana l’esistenza di un istinto di morte, come espressione di un impulso autodistruttivo innato[11] non è nient’altro che una straordinaria mistificazione ideologica per evitare di prendere atto dei nessi storici e psicologici tra l’azione traumatica, la mancata protezione e la mancata assistenza delle vittime da parte dell’ambiente e gli impulsi autodistruttivi reattivi ed interiorizzati nelle vittime stesse[12] (impulsi particolarmente presenti nelle vittime di abuso sessuale, in misura direttamente proporzionale alle carenze di ascolto incontrate, sotto forma di tendenza alla rivittimizzazione, sotto forma di comportamenti autolesionisti e anticonservativi, di agiti sessuali rischiosi, di disturbi alimentari compulsivi, ecc.). [...]

L’ascolto come cura

Realizzare un coerente impegno di ascolto emotivo dei bambini non è solo la più grande strategia di prevenzione dell’abuso, ma rappresenta anche la più efficace direzione di lavoro terapeutico. La capacità di ascolto da parte di coloro che intendono prendersi cura del bambino è l’atteggiamento più utile a favorire l’elaborazione dei sentimenti afflittivi e confusivi che pesano sulla vittima o, in ogni caso, sul bambino al centro di una segnalazione d’abuso.

L’esigenza di mettere in parola la sofferenza in generale e la sofferenza post-traumatica in particolare è universale, in quanto modalità adattativa con cui la specie umana affronta ed elabora socialmente la sofferenza. Il bisogno dell’essere umano di narrare se stesso e di dare significato e ordine al proprio disagio e alla propria vicenda esistenziale ha una base psicobiologica e, pertanto, la soddisfazione di tale bisogno ha effetti psicobiologici di tipo salutare (cfr. le ricerche citate da P. Di Blasio: L’abuso sessuale: caratteristiche del racconto di eventi traumatici).

Il rapporto tra autonarrazione e sofferenza psichica è stato paragonato al rapporto fra febbre e malattia [13] e la febbre oltre che sintomo ha indubbiamente valore di espressione fisiologica e di rimedio.

L’autenticità emotiva e la ricaduta benefica con cui un bambino abusato comunica la propria storia variano in base a diversi fattori: a) l’intimità da lui raggiunta nel rapporto con l’ascoltatore; b) la qualità della sua valutazione e della sua elaborazione dell’evento traumatico; c) l’apprensione circa la reazione dell’ascoltatore al racconto; d) eventuali messaggi di scoraggiamento della comunicazione o vere e proprie reazioni negative dell’interlocutore al racconto.

Diventa in altri termini fondamentale la qualità del contesto relazionale e ambientale dove si svolge la comunicazione: il racconto di un bambino abusato che va incontro a risposte di disconferma e di colpevolizzazione può generare evidentemente effetti tutt’altro che migliorativi della salute del narratore.

Se è vero che la parola ha potenzialmente una straordinaria funzione espressiva, è anche vero che occorre essere interessati prima alla persona e poi alla parola dei bambini. Nel contesto giudiziario, dove i tempi e gli obiettivi degli adulti portano ad accantonare i tempi e gli obiettivi dei bambini (cfr. L. De Rui: Le resistenze istituzionali e giuridiche al riconoscimento dell’abuso), l’interesse per la prestazione testimoniale dei bambini rischia spesso di lasciare in secondo piano la preoccupazione per la cura e per la salute dei bambini (cfr. P. Di Blasio, L’abuso sessuale: caratteristiche del racconto di eventi traumatici). In questo contesto istituzionale gli schemi adultocentrici impediscono di armonizzare l’ascolto inteso come impegno istituzionale necessariamente regolato da norme e procedure con l’ascolto inteso come accoglimento del più piccolo e del più debole, come rispetto/riconoscimento della specificità di una condizione infantile di fragilità e di sofferenza che è violenza ignorare (cfr. C. Foti, D. Ghiano, L’audizione protetta: la preparazione, il sostegno e l’ascolto del piccolo testimone).

Ricevere ascolto risulta indispensabile per le vittime, affinché queste possano riattraversare mentalmente e verbalmente il trauma, obiettivo che risulta per loro fondamentale almeno per cinque ragioni di grande rilievo: a) attenuare o eliminare il sovraccarico emotivo; b) contrastare i sintomi di intrusione e di evitamento conseguenti al trauma; c) passare dalla posizione passiva che ha caratterizzato l’abuso alla posizione attiva che caratterizza la narrazione, migliorando così l’autostima; d) riacquistare fiducia nella comunicazione e nella relazione interpersonale dopo le profonde delusioni subite; e) contribuire in modo determinante a poter essere creduta e a poter ottenere una riparazione giudiziaria e sociale.

Gli effetti di prevenzione e di cura che l’ascolto produce sui bambini, soprattutto su quelli più sofferenti e vittimizzati sono così importanti che vale la pena investire il massimo di energie per sviluppare, come persone e come operatori, l’impegno dell’ascolto, con approcci e sforzi integrati sul piano teorico, clinico e formativo.

Fonte: http://users.libero.it/hansel.e.gretel/Foti5.html

[1]Cfr. C. Foti, “La pedofilia e il partito degli abusanti”, Minorigiustizia, 2, 2002.

[2] Cfr. G. Lo Cascio (a cura di), Apprendere la violenza, Guerini, Milano, 1989.

[3] Cfr. F. Fornari, Genitalità e cultura, Feltrinelli, Milano, 1975.

[4] Cfr. C. Foti (a cura di), C’era un bambino che non era ascoltato, Centro Studi Hänsel e Gretel, 1992 (in corso di nuova edizione ampliata).

[5] D. Goleman (1988), La forza della meditazione, Rizzoli, Milano, 1997, p. 146.

[6] Cfr. C. Foti, “Etica e infanzia”, Bambino incompiuto, n. 3, 1990, pp. 5-19.

[7] C. Lasch, La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive, Bompiani, Milano, 1981, p. 257.

[8] In W. Yull, S. Perrin, P. Smith, Il disturbo post-traumatico da stress nei bambini e negli adolescenti, in W. Yull, Disturbo post-traumatico da stress, McGraw-Hill, Milano, p.31.

[9] Cfr. American psychiatric association, DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano, 1994, p. 468 e ss.

[10] Cfr. T. Bennett-Goleman, Alchimia emotiva, Rizzoli, Milano, 2001.

[11] E. Welldon nello scritto pubblicato in questo libro difende la teoria freudiana dell’istinto di morte non tanto per sostenere la concezione biologistica ed innatista implicata nel concetto stesso, quanto per avvalersi di uno strumento descrittivo dei comportamenti masochistici delle vittime.

[12] Cfr. F. De Zulueta, Dal dolore alla violenza, Cortina, Milano, 1999.

[13] Cfr. Stiles, Shuster e Harrigan, cit. in S. Joseph, Dopo il trauma: supporto sociale e salute mentale, in W. Yull, Disturbo post-traumatico da stress, McGraw-Hill, Milano, p.59.

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Papa/ Wash Post accusa: non ha mai voluto vedere vittime pedofili

19/03/2013

Ma ha dato istruzione a vescovi di denunciare casi immediatamente

45372_10200895324851740_1455967180_n

Foto: Ratzinger, Bergoglio, Wojtyla

Roma, 19 mar. Se sino a oggi del nuovo papa, l’ex
cardinale argentino Bergoglio, è stato messo in discussione
l’atteggiamento tenuto durante gli anni della dittatura militare
in Argentina, oggi il Washington Post apre un nuovo fronte.
Bergoglio, dice il giornale, nei 14 anni in cui è stato
arcivescovo di Buenos Aires non ha mai voluto incontrare le
vittime dei reati di pedofilia commessi da sacerdoti nè ha mai
chiesto scusa o proposto risarcimenti finanziari.

Il Washington Post precisa che non vi è alcuna prova che
Bergoglio abbia contribuito a insabbiare casi di abuso e precisa,
anzi che il futuro papa “diede istruzione ai vescovi di
denunciare immediatamente qualsiasi accusa di abuso alla
polizia”.  Tuttavia, secondo alcuni attivisti per i diritti
umani,  “Bergoglio…non ha fatto azioni decisive per proteggere
i bambini o agire velocemente in caso di accuse di molestie. Nè
ha chiesto scusa alle vittime dei preti autori di abuso”.

“E’ rimasto in silenzio” dice Ernesto Moreau della sezione
argentina della Assemblea Permanente per i diritti umani ” e in
questo non è stato diverso dagli altri vescovi argentini o dallo
stesso vaticano”.

La chiesa cattolica americana – insiste il Washington Post – ha
pagato almeno 2 miliardi di dollari in risarcimenti per i casi di
abuso.  In molti paesi dell’America Latina, invece, l’estensione
dello scandalo deve ancora venire alla superfice e in Argentina
nessuna vittima ha ricevuto risarcimenti.

Fonte: Il Mondo
http://www.ilmondo.it/esteri/2013-03-19/papa-wash-post-accusa-non-ha-mai-voluto-vedere-vittime-pedofili_220534.shtml

Pope Francis was often quiet on Argentine sex abuse cases as archbishop

By Nick Miroff

Mar 18, 2013

The Washington Post

HURLINGHAM, Argentina

Father Julio Cesar Grassi was a celebrity in the Archdiocese of Buenos Aires. The young, dynamic, ­media-savvy priest networked with wealthy Argentines to fund an array of schools, orphanages and job training programs for poor and abandoned youths, winning praise from Argentine politicians and his superior, Archbishop Jorge Mario Bergoglio

Grassi called his foundation Felices los Niños, “Happy Children.”

Today, Grassi is a convicted sex offender who remains free on a conditional release after being sentenced to 15 years in prison in 2009 for molesting a prepubescent boy in his care.

Yet in the years after Grassi’s conviction, Bergoglio — now Pope Francis — has declined to meet with the victim of the priest’s crimes or the victims of other predations by clergy under his leadership. He did not offer personal apologies or financial restitution, even in cases in which the crimes were denounced by other members of the church and the offending priests were sent to jail.

Since he was elected to the papacy Wednesday, media attention has focused primarily on Bergoglio’s actions during the “Dirty War” years of Argentina’s military dictatorship. But at a time when the Vatican is facing a costly legal and moral crisis on several continents over sex crimes committed by its priests, Bergoglio’s handling of pedophilic clergy under his authority offers insight into how he might approach the scandals.

There is no evidence that Bergoglio played a role in covering up abuse cases. Several prominent rights groups in Argentina say the archbishop went out of his way in recent years to stand with secular organizations against crimes such as sex trafficking and child prostitution. They say that Bergoglio’s resolve strengthened as new cases of molestation emerged in the archdiocese and that he eventually instructed bishops to immediately report all abuse allegations to police.

In September, after an Argentine priest from a rural area was convicted of abusing dozens of boys between 1984 and 1992, the archbishop’s office released a statement saying the case had “reaffirmed our profound shame and the immense pain that result from the grave mistakes committed by someone who should be setting the moral example.”

But during most of the 14 years that Bergoglio served as archbishop of Buenos Aires, rights advocates say, he did not take decisive action to protect children or act swiftly when molestation charges surfaced; nor did he extend apologies to the victims of abusive priests after their misconduct came to light.

“He has been totally silent,” said Ernesto Moreau, a member of Argentina’s U.N.-affiliated Permanent Assembly for Human Rights and a lawyer who has represented victims in a clergy sexual-abuse case. Victims asked to meet with Bergoglio but were turned down, Moreau said. “In that regard, Bergoglio was no different from most of the other bishops in Argentina, or the Vatican itself.”

The Catholic Church has paid out at least $2 billion in the United States alone to settle abuse claims, according to monitoring groups. In many Latin American countries, though, the scope of crimes has only begun to surface, and in Argentina, no victims have received restitution in public settlements, rights groups and lawyers said.

The case of Father Grassi has been particularly troublesome to children’s advocates here because Bergoglio was widely viewed as close to the young priest, who told reporters before his conviction that he spoke with Bergoglio often and that the archbishop “never let go of my hand.”

Grassi was not expelled from the priesthood after the guilty verdict. Instead, church officials led by Bergoglio commissioned a lengthy private report arguing that Grassi was innocent.

The report was submitted as part of the priest’s legal appeal, which is pending, and prosecutors say the document has helped Grassi avoid jail time so far. A court has granted him a provisional release that allows him to continue residing across the street from the classroom and dormitories of Happy Children.

The sprawling, gated complex in a working-class neighborhood on the outskirts of Buenos Aires once had more than 600 students and resident orphans. It became the economic and religious hub of the community as Grassi channeled private donations into its schools, vocational workshops, bakeries and playgrounds.

Today its classrooms are mostly shuttered. The foundation’s grounds are choked with weeds and uncut grass, its swings are rusting, and its statuary is dimmed by creeping mold.

“He gave with one hand, but he took away with the other,” said neighbor Sabina Vilagra, whose husband worked as a janitor at the foundation and was called to testify in the trial.

“He had his favorites — always boys,” said her daughter, Florencia Vilagra, who also worked at Happy Children at the time.

“He would give them bicycles or toys and would designate one as his special ‘secretary,’ ” she said.

There were three accusers in the trial — given the names “Ezequiel,” “Gabriel” and “Luis” to protect their identities — who ranged from ages 9 to 13 at the time of the abuse, according to prosecutor Juan Pablo Gallego.

One of Argentina’s best-known advocates for child-abuse victims, Sister Martha Pelloni, said she was called in several times to consult with psychologists who treated Grassi’s alleged victims. She said the meetings left her with no doubt that the priest was guilty, despite the church-commissioned report attempting to exonerate him. He was eventually convicted on the charges made by one of the boys. “A lot of Catholics have wanted to protect and defend him,” she said. “But the abuses were real.”

Still, Pelloni praised Bergoglio for evolving over the years and taking an increasingly firm stance against predatory clergy. Argentine law makes it a crime to fail to report allegations of abuse against children. “Now if you go to a bishop with a claim, they’ll say, ‘Report to the police,’ ” she said. “Bergoglio must have ordered that.”

Yet past victims of sexual abuse might have been spared if their cases, too, had received such decisive action, Bergoglio’s critics contend.

In one of Argentina’s most egregious abuse cases, another priest in the Archdiocese of Buenos Aires was assigned to work with children even when church leaders knew of allegations against him.

After local parishioners accused Father Mario Napoleon Sasso of molesting children in a poor, rural province of eastern Argentina in the early 1990s, he was sent to a private rehabilitation center for wayward clergy, La Domus Mariae (the House of Mary), north of Buenos Aires. He lived for two years at the center and was then reassigned to work in a soup kitchen for poor children in a town outside the capital. There, he went on to sexually abuse girls as young as 3.

“His bedroom was adjacent to the cafeteria, and it had the only bathroom in the chapel,” said Moreau, the attorney for the victims’ families.

Moreau said that in 2003 he accompanied two nuns and a priest who had denounced Sasso, along with the victims’ families, to a meeting with the Vatican emissary in Buenos Aires. He said the families were told to be “patient” and were offered gifts of rosaries “blessed by the pope.”

“They just wanted to cover it up,” Moreau said.

Three years later, as the evidence against Sasso mounted, the families asked to see Bergoglio, Moreau said, but they never received a response. Sasso was convicted in 2007 and sentenced to 17 years in prison. He has since been released on parole.

Religious-affairs scholar Fortunato Mallimaci, a sociologist at the University of Buenos Aires, said that as Pope Francis, Bergoglio will face an entirely different set of expectations for how to handle abuse claims. “In the United States and Europe, there is a clear separation of church and state,” he said. “Not in Latin America.” There, he said, civil society is often too weak to take on the power of the clergy, and suspicion falls first “on the accuser, not the accused.”

But, Mallimaci added, “as a bishop from Latin America, he is going to be very sensitive to what is going on in society around him and the politics of the era. If he wants to reestablish the church’s credibility, he’ll be the first to say that no abuse will be tolerated, whether in Washington or Rome or Buenos Aires.”

Fonte: The Washington Post

http://www.washingtonpost.com/world/the_americas/pope-francis-was-often-quiet-on-argentine-sex-abuse-cases-as-archbishop/2013/03/18/26e7eca4-8ff6-11e2-9cfd-36d6c9b5d7ad_story.html

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Si prepara Conclave, associazione vittime pedofili: no a 12 papabili

6 marzo 2013

Snap, (l’associazione delle vittime), stila lista “La sporca dozzina”: ecco le scelte peggiori per i bambini. In Vaticano terza giornata di congregazioni

53683

Città del Vaticano – I cardinali preparano il Conclave tra le polemiche per gli abusi dei preti. Mentre i porporati sono infatti riuniti per la terza giornata di congregazioni, l’associazione internazionale di vittime dei preti pedofili con base negli Usa, Snap (Survivor Network of those Abused by Priests) presenta a Roma una lista soprannominata “La sporca dozzina” (Dirty dozen), relativa a dodici papabili che “sarebbero la peggiore scelta per i bambini”.
I cardinali accusati di non aver affrontato con il dovuto vigore gli abusi sessuali del clero sui minori, aver minimizzato l’entità del problema, aver rifiutato di incontrare le vittime o aver criticato le inchieste giornalistiche, sono, ha fatto sapere lo Snap, il messicano Norberto Rivera Carrera, l’hondureno Oscar Ridriguez Maradiaga, gli statunitensi Timothy Dolan, Donald Wuerl e Sean O’Malley, gli italiani Angelo Scola e Tarcisio Bertone, l’australiano George Pell, il ceco Dominik Duka, il canadese Marc Ouellet, il ghanese Peter Turkson e l’italo-argentino Leonardo Sandri, “strettamente legato al controverso Angelo Sodano, che era un fiero e smaliziato sostenitore di Marcial Maciel”, il fondatore dei Legionari di Cristo.
“Alcuni di questi nomi li abbiamo criticati in passato. Alcuni potrebbero sorprendere gli osservatori. Alcuni di questi prelati sono considerati da alcuni cattolici come ‘riformatori’. Noi ovviamente non siamo d’accordo”, ha affermato in una nota David Clohessy, direttore dello Snap. “La maggior parte ha  meritato un posto in questa lista per quel che ha fatto. Alcuni, tuttavia, sono sulla lista per quello che hanno detto. Noi dello Snap diciamo spesso che le azioni, non le parole, proteggono i bambini’. Tuttavia le parole sono importanti. E quando i vescovi fanno commenti pubblici che feriscono o sviano, feriscono per due motivi”, scoraggia e addolora le vittime.
Tra oggi e domani dovrebbe essere stabilità la data di inizio del Conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI. Sono attesi entro stasera a Roma gli ultimi cardinali non ancora arrivati senza la cui presenza fisica in Vaticano è preclusa la convocazione degli elettori del Papa.
I cardinali celebreranno tutti insieme questo pomeriggio una messa di preghiera a San Pietro, presieduta dal Decano del Collegio Angelo Sodano per invocare lo Spirito Santo in vista del Conclave. Sprangata invece l’aula Nervi che abitualmente il mercoledì ospita i pellegrini per le udienze pubbliche del Papa e che sette gioni fa è stato teatro del congedo di Benedetto XVI dalle udienze.
Il “Papa emerito” Joseph Ratzinger è da giovedì scorso ritirato in preghiera nel palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Da dove sono giunte oggi le prime foto della storia  di un ‘Papa emerito’. Il settimanale “Chi”  ha pubblicato in esclusiva una foto di Benedetto XVI a passeggio nei giardini di Castel Candolfo con il segretario personale Mons. George, appoggiandosi a un bastone di legno. Berretta e tonaca bianca, come prevede il cerimoniale per l’emerito.

 

 

Fonte: Il Mondo

http://www.ilmondo.it/top10/2013-03-06/si-prepara-conclave-associazione-vittime-pedofili-no-12-papabili_164982.shtml

, , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Quanto è profondo lo scandalo dei preti pedofili

19 febbraio 2013

Dal cardinale di Los Angeles Roger Mahony ad Angelo Sodano, a suo tempo fiero difensore di Marcial Maciel Degollado che alla sua morte risultò avere mogli e figlie. Una storia che viene da lontano e mina la chiesa di Roma

APTOPIX Vatican Pope Epiphany

Uno scandalo dopo l’altro, con l’inizio del secolo sulla chiesa di Roma si è abbattuta la giustizia degli uomini e ora resta solo un panorama di macerie.

LE PRIME CREPE - Sul finire degli anni ’90 la chiesa cattolica subì il primo grave colpo con  una condanna milionaria a carico della diocesi di Dallas, che fu condannata a pagare 30 milioni di dollari dell’epoca alle vittime di un sacerdote che, secondo la sentenza, aveva potuto agire grazie alla complicità e della gerarchia cattolica dalla quale dipendeva.

L’ALLUVIONE - Un diluvio che poi si è esteso prima ai paesi anglosassoni e poi verso il 2010 anche all’Europa continentale e altri paesi. Come negli Stati Uniti, anche in Canada, Gran Bretagna e Irlanda sono venute alla luce clamorose storie di abusi sistematici, d’intere istituzioni trasformate in tritacarne nei quali gli ospiti non erano altro che schiavi sessuali dei sacerdoti. Non mele marce che operavano nell’ombra, ma abusi sistematici e predatori sessuali, che prosperavano grazie alla complicità di gerarchie che per quietare lo scandalo li proteggevano criminalmente.

I RISARCIMENTI - Da allora solo negli Stati Uniti la cifra dei risarcimenti imposti alla chiesa di Roma è arrivata a superare il miliardo di dollari nell’ultimo decennio e a portare alla bancarotta di numerosi diocesi statunitensi, otto dal 2004 al 2011. A rendere evidente la responsabilità e le complicità delle gerarchie ecclesiastiche e per ciò responsabile Roma, non è stata quindi una specie di “responsabilità oggettiva”, ma una serie di procedimenti nei quali sono emersi comportamenti criminali da parte di altri sacerdoti e in particolare delle alte gerarchie, che avevano eletto a sistema la pratica del sopire e minimizzare.

MAI PENTITI - Solo di recente infatti la chiesa si è espressa in maniera difforme dal passato diffondendo alle diocesi istruzioni diverse, anche se è ancora evidente l’assenza dell’ordine che imporrebbe ai sacerdoti di denunciare i fratelli predatori alle autorità. A compromettere il Vaticano sono stati una serie di documenti e di testimonianze che hanno certificato un sistema per il quale non solo i sacerdoti accusati di abusi sui minori non venivano allontanati dal sacerdozio, ma per di più venivano spesso riassegnati alla cura o alla vicinanza con bambini e ragazzi. Straordinariamente oltraggiose sono le storie ignobili di remote “missioni” nella quali a volte erano confinati i predatori, in Canada la pratica divenne un sistema a tal punto che a curare lo spirito dei nativi finirono per lo più veri e propri predatori seriali, tanto che lo stesso governo canadese sarà costretto a chiedere scusa per gli stupri sistematici che hanno caratterizzato per decenni la vita delle istituzioni dedite alla cura e all’educazione dei nativi, impenetrabili anche alla legge e alla giustizia degli uomini.

LE MOSCHE BIANCHE - Pochi sacerdoti all’interno della chiesa si sono ribellati nel tempo a questo scandalo, che pure era noto e produceva scosse ricorrenti all’interno di tutte le diocesi e le congregazioni che avevano contatti con i minori e uno di questi fu proprio un sacerdote statunitense, l’esperienza del quale è diventata una delle principali prove a carico della piena coscienza del problema, Gerald Michael Cushing Fitzgerald.

UN PIONIERE - Fitzgerald (1894-1969) ha fondato la Congregazione dei Servi di Paraclete nel 1947, con l’obiettivo di assistere e recuperare i sacerdoti che si erano in qualche modo persi, forse per l’alcolismo o per qualche altra passione o dipendenza peccaminosa che avesse reso loro impossibile esercitare il ministero. La congregazione trovò la sua sede a Jemez Springs, una piccola cittadina del New Mexico, e presto si trovò ad assistere un discreto numero di sacerdoti che gli erano inviati perché si erano resi responsabili di abusi sui minori.

UNA VOCE NEL DESERTO - Fitzgerald con tutti i suoi limiti, su tutti quello di considerare degli erotomani quelli che abusavano di ragazzine e omosessuali quelli che si dedicavano ai maschietti, si prodigò per anni chiedendo che i sacerdoti con questo genere di “problemi” fossero ridotti allo stato laicale e allontanati dalle “tentazioni”, giudicandoli inguaribili. C’è da dire che i metodi di cura sposati dalla chiesa all’epoca non prevedevano neppure l’allontanamento dai bambini e che Fitgerald aveva tutte le ragioni del mondo per temere che ripetessero i loro reati mantenuti in contesti del genere e che così facendo avrebbero danneggiato l’immagine della chiesa, ma era in clamorosa minoranza.

UN ESPERTO - Fitzgerald divenne così con l’esperienza una specie d’autorità interna e gli vennero richiesti pareri e osservazioni, ma nonostante questo molti vescovi scelsero d’ignorare persino la raccomandazione più elementare e si trasformarono in complici di (a loro) noti predatori seriali.

OVVIAMENTE EMARGINATO - Nella sua corrispondenza con la Congregazione della Dottrina della Fede, rivelata solo nel 2009 a 40 anni dalla morte, Fitgerald si esprime chiaramente sul tema al di là di qualsiasi possibile fraintendimento, ma Roma non ha ascoltato, al punto che ha cominciato ad emarginarlo dalla direzione della stessa congregazione che aveva fondato. Dopo la sua morte il centro di Jemez Springs fu preso in carico da esperti che, come gli psicologi ai quali preferivano rivolgersi i sacerdoti, assicuravano di poter guarire i sacerdoti “malati” e renderli abili a ritornare al ministero e al contatto con i fedeli, anche bambini. A chiudere il centro ci penseranno alcune cause che condanneranno la chiesa a pesanti risarcimenti in seguito agli stupri commessi da alcuni sacerdoti durante il soggiorno proprio a Jimenez Springs o una volta reintegrati perché considerati “guariti” dagli esperti del centro.

UNA STRAGE D’INNOCENTI - Una responsabilità evidente in crimini odiosi commessi verso i più deboli affidati dai genitori o dallo stato alle cure dei religiosi, ovunque lo stesso riconoscibile e immutabile modus operandi qualunque fosse la magnitudine degli scandali, dalle magdalene irlandesi agli stupri sistematici delle comunità inuit (e persino di… cani), mai nessun sacerdote o vescovo è apparso a porre fine agli orrori, tombati da un’omertà che, ovunque la chiesa fosse organica al potere, diventava sistema e addirittura convenzione sociale frustrando qualsiasi pulsione alla denuncia.

CAMPIONI DI COMPLICITA’ - Esemplare è il caso del cardinale di Los Angeles Roger Mahony, che i preti predatori li ha difesi con tutto se stesso, fino al punto da essere rimosso dal suo successore al comando della diocesi perché la comunità cattolica ormai lo rifiutava con veemenza. Mahony, che di quella criminale politica è stato fedele interprete negli Stati Uniti, prenderà parte al prossimo conclave per l’elezione del nuovo Papa e questo negli Stati Uniti non piace, tanto che si è levato un vocale movimento di protesta. Un ministro della chiesa che lo stesso Ratzinger ebbe a definire:  ”un falso profeta” che ha condotto una vita “al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, distorta”.

60 ANNI D’IMPUNITA’ - Niente che potesse sfuggire al Vaticano, che già nel 1954 era stato informato come il fondatore dei Legionari di Cristo facesse uso e abusi di droghe e seminaristi, il tutto confermato ampiamente nel 1956 quando  il prefetto della Congregazione per i religiosi, il cardinale Valerio Valeri, trovò Maciel nella clinica romana Salvator Mundi, dove era ricoverato per una terapia di disintossicazione dalla droga, accompagnato da due legionari. La successiva indagine vaticana fa emergere netta la pedofilia di Maciel e i nomi di 5 studenti da lui abusati per anni. Nonostante altre testimonianze di alti prelati scandalizzati, Maciel vide sfumare nel nulla le indagini grazie alla protezione di cui godeva a Roma.

40 ANNI DOPO - Solo una grandinata di denunce da parte di numerosi ex seminaristi negli anni ’90 riporterà il suo caso all’attenzione della curia romana, che solo nel 2004 vedrà proprio Ratzinger costretto all’azione dopo la ricezione di rapporti inequivocabili e corposissimi a carico del cardinale difeso a spada tratta da Sodano e da altri eminenti colleghi, che comunque per via dell’età non sarà mai condannato dalla chiesa o da un tribunale ad alcuna pena che non sia stata il ritiro dalle sue cariche a due anni dalla morte e che ancora oggi è venerato come un santo dal suo ordine e da numerosi fedeli, al punto che il processo per la sua beatificazione è ancora in corso e non risulta sia stato cancellato.

DATE UNA CAREZZA AI BAMBINI - 60 anni di doppia vita da peccatore olimpionico e criminale, passati ai vertici di un ordine ecclesiastico e benvenuto tra i principi della chiesa, che sapevano tutto di lui, come di tutti gli altri criminali come lui che nel corso dei decenni hanno potuto moltiplicare il numero delle loro vittime e portare a termine carriere pluridecennali di stupratori, rovinando la vita di decine di migliaia di giovani che avrebbero potuto essere salvati da una sola parola di un qualsiasi Papa. Quando tornate a casa dai vostri bambini, date una carezza ai bambini e dite: nemmeno “il Papa buono” ha protetto i bambini dagli orchi con la tonaca.

Fonte: Giornalettismo

http://www.giornalettismo.com/archives/782037/quanto-e-profondo-lo-scandalo-dei-preti-pedofili/

.0.

GUARDA IL VIDEO QUI,

http://tg.la7.it/vaticano/video-i668470

,o,

Quando Sodano difese Mahony

Alla vigilia della rinuncia del Papa il decano dei cardinali chiese (invano) al pontefice una linea soft per l’arcivescovo di Los Angeles che coprì i preti pedofili

GIACOMO GALEAZZI CITTA’ DEL VATICANO

L’ombra degli abusi sull’elezione pontificia. Il gruppo “Catholics United” ha lanciato una petizione on-line per impedire al cardinale Roger Mahony, sollevato dall’incarico di arcivescovo di Los Angeles per aver insabbiato casi di pedofilia, di partecipare al conclave che il mese prossimo eleggerà il nuovo Papa. «Il cardinale Mahony dovrebbe fare la cosa giusta e stare a casa», sostiene il gruppo, sottolineando che «avendo messo i bambini in pericolo, ha perso la sua possibilità ad avere una voce nella Chiesa».

Da parte sua, Mahony sul suo blog ha risposto: «Negli ultimi giorni sono stato ripetutamente umiliato». La campagna contro Mahony del gruppo cattolico di sinistra, ripresa dalla stampa americana, ha suscitato un vasto eco negli Stati Uniti, con molte voci schierate contro l’ex arcivescovo di Los Angeles. Per il Washington Post, Mahony è «fortunato a non essere in prigione», sottolineando che la «sua continua preminenza riflette la cultura dell’impunità nella Chiesa cattolica un decennio dopo che la sua tolleranza e complicità nell’abuso dei bambini è stata svelata». Ma non tutti sono di questa opinione: per il reverendo Thomas Welbers della Chiesa del Buon Pastore di Beverly Hills, la posizione di Mahony come membro del Conclave è parte del processo elettivo: «il diritto di voto non è determinato da come gli altri percepiscono la persona», ha spiegato.

Nonostante sia stato sollevato dall’incarico di arcivescovo, Mahony resta un cardinale in buona salute e al di sotto degli 80 anni, condizioni che lo rendono eleggibile per essere uno degli 11 cardinali americani che si recheranno a Roma il mese prossimo per scegliere il successore di Benedetto XVI. Lo stesso Mahony, all’indomani dell’annuncio del Papa delle sue prossime dimissioni, aveva scritto sul suo blog, dicendo di «non vedere l’ora di recarsi presto a Roma per aiutare a ringraziare Papa Benedetto XVI per il suo servizio alla chiesa e per partecipare al Conclave per leggere il suo successore».Alla vigilia delle dimissioni papali, il decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano avrebbe tentato invano di chiedere al Pontefice una linea «soft» nei confronti dell’arcivescovo emerito di Los Angeles, Roger Mahony, accusato di aver coperto i preti pedofili della sua  diocesi. Ora la vicenda torna incandescente in vista dell’imminente conclave. Malgrado sia stato sollevato da tutti gli incarichi, il cardinale americano  entrerà nella Cappella Sistina e ciò provoca proteste in vasti settori del mondo cattolico. Gli viene addebitato l’insabbiamento di 129 casi di abusi, ma lui  invoca «la grazia di sopportare le umiliazioni».

Intanto negli Stati Uniti si raccolgono le firme nelle parrocchie per chiedere l’esclusione del porporato dall’elezione pontificia. L’accusatore di padre Aguilar Rivera, Anthony De Marco, afferma di essere in possesso di 130 pagine che documentano le malefatte del prete e che non erano disponibili l’ultima volta che Mahony ha testimoniato. Il prete, tornato in Messico dopo essere stato avvertito dall’arcidiocesi che un’inchiesta di polizia nei suoi confronti era probabile, è sospettato di avere molestato almeno 26 ragazzini durante i nove mesi di residenza nella diocesi. Il ruolo di Mahony nel cover up ha indotto il suo successore José Gomez a «degradarlo» impedendogli ogni impegno pubblico nel territorio della arcidiocesi.

E tuttavia, secondo il Los Angeles Times, l’alto prelato più volte senza successo tentò di ottenere dal Vaticano la rimozione di preti accusati di abusi. I documenti pubblicati dall’arcidiocesi rivelano infatti che il cardinale si trovò spesso davanti un muro: la burocrazia romana incline ai ritardi e riluttante ad affrontare un problema potenzialmente esplosivo. Mahony ha ammesso sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche Degli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento».

«Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il cardinale. La vicenda, tra l’altro, sbarca anche tra i cattolici italiani. Famiglia Cristiana, pubblicando un ampio dossier, ha lanciato un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no?    A proposito dello scandalo pedofilia, comunque, interviene monsignor Charles Scicluna, che per dieci anni è stato promotore di giustizia del Sant’Uffizio occupandosi proprio della lotta ai casi di abusi. Su questo, secondo Scicluna, «Benedetto XVI ci lascia un’eredità irremovibile che segna il futuro della Chiesa».«Benedetto XVI – aggiunge alla Radio Vaticana – si è impegnato con molto coraggio in particolare a rompere la cortina di silenzio che copriva molti casi, in rispetto al principio che solo la verità ci rende liberi».

ll caso Mahony, negli Stati Uniti, sta montando mediaticamente anche perché un gruppo assai determinato di fedeli cattolici ha annunciato una petizione per chiedere al cardinale di rinunciare a partecipare al Conclave -scrive il settimanale-. Intanto, dopo che il successore monsignor Gomez, in una lettera pubblica ai fedeli aveva spiegato, il 31 gennaio, che il cardinale era `sollevato da ogni incarico amministrativo e pubblico, Mahony aveva pubblicato sul suo blog una risposta evidenziando che il suo successore “non una volta in questi anni ha mai avanzato un solo dubbio sulle nostre politiche, pratiche e procedure per affrontare il problema degli abusi sessuali del clero sui minori”. Malgrado ciò, evidenza ancora il foglio paolino, che lancia anche un sondaggio sulla vicenda, Monsignor Gomez, il 15 febbraio, facendo parziale marcia indietro sulle precedenti disposizioni, ha assicurato che sia il cardinale Mahony che il suo ausiliare monsignor Thomas Curry, anche lui colpito da sanzioni, “rimangono vescovi in piena regola nell’arcidiocesi di Los Angeles e possono celebrare i sacramenti e svolgere attività pastorale”.

Monsignor Gomez ha «invitato i fedeli a `pregare per il cardinale Roger Mahony mentre si prepara ad andare a Roma per eleggere il nuovo Papa che prenderà il posto di Benedetto XVI». Dunque lo scandalo dei preti pedofili estende i suoi rami velenosi anche sull’imminente Conclave. Si infiamma sempre di più il caso del cardinale Usa Roger Mahony, ex arcivescovo di Los Angeles recentemente «punito» dal suo successore per aver coperto decine di vicende di abusi sessuali su minori, che figura tra i 117 «elettori» chiamati a scegliere il nuovo Pontefice ma che un’ampia fetta di cattolici statunitensi vuole ora sia estromesso dal Conclave. Mahony, 77 anni, è stato sollevato da tutti gli incarichi dall’attuale arcivescovo, mons. José Gomez, che lo ha riconosciuto responsabile di aver insabbiato 129 casi di abusi da parte di sacerdoti, e per uno di questi, quello di un sacerdote messicano accusato di aver abusato di decine di bambini nella diocesi di Los Angeles nel 1987, dovrà deporre in Tribunale sabato prossimo, 23 febbraio, quindi proprio a ridosso della sua partenza per Roma.

Più si avvicinano i giorni del Conclave, quindi, e più il caso Mahony suscita imbarazzo. Non è difficile comprendere come un «elettore» accusato di una lunga omertà sui casi di pedofilia costituisca una macchia nel processo di designazione del successore di Ratzinger. E che Mahony sia tenuto fuori dal Conclave è la richiesta di un gruppo di cattolici Usa, Catholics United, che hanno lanciato una petizione. «Se un cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave», si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

Fonte: Vatican Insider

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/pedofilia-paedophilia-pedofilia-22465/

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti

“Vi racconto la verità su Scientology”

08/02/2013- La nipote di David Miscavige, leader spirituale della setta, denuncia violenze e abusi all’Huffington Post

Un’adolescenza passata tra abusi e violenze. Jenna Miscavige Hill, la nipote del leader spirituale di Scientology David Miscavige (subentrato dopo la morte di Ron Hubbard) ha raccontato all’Huffington Post la sua storia personale all’interno della setta, spiegando come sia riuscito a fuggire nel 2005.

LE VIOLENZE E LA FUGA – Hill – autrice di “Beyond Belief” – ha ricordato le pratiche oppressive della setta, compreso l’aborto forzato e gli abusi: “Se hai una gravidanza  mentre ne fai parte, ti costringono ad abortire, come è successo a diversi miei amici”. Hill ha anche descritto le storie di tanti bambini costretti ai lavori forzati, senza dimenticare i trattamenti di favore riservati invece alle star di Hollywood. Così ha spiegato la decisione di lasciare: “Quando sono tornato da una missione all’estero ho capito di dover andare via. Per me è stata una grande svolta”.

STORIA – Jenna, cresciuta tra la comunità, aveva soltanto sedici anni quando è stata costretta a non frequentare più i genitori, che avevano deciso di chiudere con Scientology. Non può ricevere lettere né telefonate, né le viene concessa alcuna possibilità di contatto con il mondo esterno. La setta era diventata una sorta di prigione: nonostante fosse riuscita a scalare posizioni nell’élite della stessa chiesa, la ragazza aveva compreso a quali meccanismi di manipolazione psicologica fossero stati sottoposti i suoi membri. Per questo nel 2005 comprende che l’unica salvezza per la propria vita passa dalla stessa fuga. E dalle denunce di quelle violenze.

 

Fonte: Giornalettismo

http://www.giornalettismo.com/archives/758403/la-verita-di-jenna-miscavige-hill-su-scientology/

 

 

, , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Nell’inferno di Scientology

jenna-miscavige-hill-scientology-beyond-belief-wide6 febbraio 2013

Jenna Miscavige, nipote del successore di Ron Hubbard, rimase fino a 21 anni nella potente organizzazione religiosa. Dopo aver deciso di lasciare racconta tutto in un libro.

Nel 1986 Jenna Miscavige ha due anni quando suo zio David subentra come leader spirituale di Scientology dopo la morte del fondatore Ron Hubbard. Cresciuta negli Stati Uniti in seno alla comunità, Jenna ha solo sedici anni quando i suoi genitori decidono di uscirne e lei è costretta a tagliare completamente i ponti con loro: non può ricevere lettere né telefonate e non le viene consentito nessun contatto con il mondo esterno. Scientology, ora, è la sua famiglia, il suo orizzonte, la sua prigione.

Con gli anni, Jenna scala posizioni nell’élite della chiesa ma apre anche gli occhi sulla manipolazione psicologica alla quale vengono sottoposti i membri, sull’orrore del lavoro minorile imposto dai seguaci ai bambini della Chiesa, sui trattamenti di favore riservati alle star di Hollywood. Fino a quando, nel 2005, realizza che l’unica possibilità di salvarsi è scappare dalla gabbia dorata in cui è stata rinchiusa. Una fuga in cui la posta in palio è la sua stessa vita. A otto anni da quella svolta Jenna Miscavige firma oggi un libro che sta facendo scalpore negli Usa e ora è in uscita anche in Italia per Rizzoli dal titolo Scientoloy. Ci sono nata. Ci sono cresciuta. Sono scappata.

Con il marito, anche lui un ex-seguace, e i loro due figli. Jenna oggi si dedica quotidianamente alla lotta contro la Chiesa di Scientology. La spinta le viene dal ricordo di quanto accaduto a 13 anni quando la madre, accusata di adulterio dagli altri adepti, viene mandata in un campo di riabilitazione. Una “colpa” che ricade su tutta la famiglia lei compresa. Durante l’adolescenza subirà ripetuti “trattamenti” di controllo con pesanti conseguenza sulla sua vita di relazione, molestie psicologiche, ricatti affettivi. «Hai rubato qualcosa?», «hai compiuto qualcosa di immorale?», «hai fatto qualcosa che non vuoi che i tuoi genitori vengano a sapere?»: queste domande le venivano poste in continuazione in una stanza spoglia da alcuni inquisitori davanti a una sorta di macchina della verità. Se questo aggeggio rilevava delle alterazioni nella voce, la “sua “verità prevaleva su quella di Jenna.

«Ciò che ha reso tutto questo particolarmente devastante – spiega l’autrice nel libro – è stato non solo la natura intrusiva delle domande, ma il fatto che coloro che mi interrogavano erano spietati. Non ponevano la questione una volta per tutte, ma la stessa domanda mi veniva fatta decine di volte. E ognuna di queste cresceva la paura di essere contraddetta da quella macchina». Questi trattamenti di manipolazione della volontà durano tre anni. Jenna ha sedici anni quando i suoi genitori sono dichiarati nel gergo della Chiesa, «persone sovversive», cioè nemici. Loro vengono espulsi, lei decide di rimanere. Resiste fino a 21 anni e poi si mette a scrivere il libro-denuncia. A finire direttamente sotto i colpi dell’inchiesta non è solo lo zio guru ma un intero sistema. Mai nessuna testimonianza diretta era stata così inquietante e approfondita. Mai nessuno prima d’ora era riuscito a far luce in maniera così netta sul potere di indottrinamento di Scientology.

Fonte: Globalist

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=39605&typeb=0&Nell-inferno-di-Scientology

Il sito web di Jenna Miscavige Hill è visionabile qui

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Pedofilia sul Web, “nel 2012 effettuati 78 arresti” / Pedofilia. Uno studio australiano.

pedofilia_jpg w=470Polizia postale: “30mila siti monitorati e 461 inseriti in black list”

Roma, 5 feb. “Nel 2012 sono stati 78 gli arresti effettuati per pedofilia on-line, con 335 denunce, 30.204 siti monitorati, 412 perquisizioni effettuate e 461 siti web pedopornografici inseriti in black list”. Lo ha reso noto Antonio Apruzzese, direttore della polizia postale e delle comunicazioni, durante la presentazione oggi al Viminale, in occasione del Safer Internet Day, del progetto “Per un web sicuro”, promosso dal Movimento italiano genitori, TrendMicro e Cisco, in partnership con Google Italy e in collaborazione con la polizia postale e delle comunicazioni, con l’obiettivo di sensibilizzare oltre 40.000 persone tra ragazzi, genitori, nonni e docenti su un uso corretto e responsabile della rete. Presente Milly Carlucci, madrina dell’iniziativa.
“Dobbiamo cercare di dare ai giovani gli strumenti giusti con cui approcciare in modo sicuro alla nuova dimensione planetaria che la rete offre alle loro idee, al desiderio di informazione e di conoscenza”, ha continuato Apruzzese: “Iniziative come il progetto educativo ‘Per un Web sicuro’ sono un’occasione in più per approfondire soprattutto con loro il tema della sicurezza in internet, per una navigazione sicura e consapevole”.

Fonte: Il Mondo

http://www.ilmondo.it/top10/2013-02-05/pedofilia-sul-web-quot-nel-2012-effettuati-78-arresti-quot_149552.shtml

PEDOFILIA, EFFETTI A LUNGO TERMINE SOPRATTUTTO SULLE BAMBINE

5 febbraio 2013

Secondo uno studio condotto dall’Istituto australiano di studi della famiglia i bambini che hanno subito abusi rischiano di avere effetti devastanti sulla loro personalità in formazione.

Secondo una ricerca pubblicata oggi dall’Istituto australiano di studi della famiglia, condotta da Judy Cashmore e Rita Shackel della facoltà di legge dell’Università di Sydney, emerge che gli abusi sessuali subiti da sacerdoti o altre figure di autorità nell’età dell’infanzia «possono avere effetti particolarmente devastanti», tanto da minare la fiducia della vittima, la sua identità sessuale e sociale e lo sviluppo cognitivo. Le vittime di abusi sessuali subiti in minore età sono a rischio di contrarre una serie di disturbi di salute mentale, fra cui la depressione, dipendenza da alcol e droghe, disturbi alimentari e ansia. La ricerca esamina nello specifico i diffrenti modi in cui gli abusi sessuali subiti da minore possono danneggiare i futuri uomini e donne.

Solitamente le vittime maschili tendono a tener segreto l’abuso subito, o impiegano più tempo per riuscire a condividerlo con qualcuno di fiducia. Le vittime femminili sembrerebbe invece che accusano maggiormente il colpo. Si tratterà di future persone più vulnerabili, quasi inclini a rimanere individui soggetti ad essere abusati anche più in la nel corso della vita.

 Lo scorso dicembre la premier laburista, Julia Gillard ha annunciato in merito la costituzione di una commissione d’inchiesta nazionale, presieduta da un ex giudice, su come le istituzioni si sono sin ora approcciate alle denunce di pedofilia. Si tratterà dell’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori più approfondita e dettagliata mai svolta in Australia. Indagherà su chiese, governi locali, polizia, enti di beneficenza, scuole e organizzazioni come boy scout e club sportivi.

di Josephine Manganaro

Fonte: Il Punto

http://www.ilpunto.it/esteri/item/4736-pedofilia,-effetti-a-lungo-termine-soprattutto-sulle-bambine.html 

Vedi anche l’articolo scientifico “The long-term effects of child sexual abuse” di  Judy Cashmore e Rita Shackel, qui

http://www.aifs.gov.au/cfca/pubs/papers/a143161/index.html

 

 

PEDOFILIA

5 febbraio 2013 – Le vittime di abusi sessuali subiti in minore età sono a rischio di contrarre una serie di disturbi di salute mentale, fra cui depressione, dipendenza da alcool e droghe, disturbi alimentari e ansia. Una ricerca pubblicata oggi dall’Istituto australiano di studi della famiglia e condotta da Judy Cashmore e Rita Shackel della facoltà di legge dell’Università di Sydney, conclude che gli abusi sessuali subiti da sacerdoti o da altre persone in autorità «possono avere effetti particolarmente devastanti»: minano la fiducia della vittima, il senso di sé, l’identità sessuale e sociale e lo sviluppo cognitivo. La ricerca esamina le differenti maniere in cui gli abusi sessuali subiti in minore età possono danneggiare uomini e donne. Spiega come le vittime maschili hanno meno probabilità di rivelare ad altri gli abusi subiti, o impiegano più a lungo per farlo, ma le vittime femminili soffrono di problemi più gravi. Le vittime sono a maggior rischio di abusare di alcool o droghe e di coinvolgersi in comportamento sessuale a rischio. Sono inoltre più vulnerabili a restare di nuovo vittime di abusi sessuali più tardi nella vita. Lo scorso dicembre la premier laburista Julia Gillard ha annunciato la costituzione di una commissione d’inchiesta nazionale, presieduta da un ex giudice, su come le istituzioni hanno trattato le denunce di pedofilia. Sarà l’inchiesta più approfondita sugli abusi sessuali a minori nella storia d’Australia e indagherà su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie come boy scout e club sportivi, e anche sulla polizia.Intanto, a un anno dal simposio sugli abusi sessuali su minori (6-9 febbraio 2012), la Pontificia università Gregoriana presenta oggi le attività internazionali del Centro per la protezione dei minori e gli atti del simposio, pubblicati in diverse lingue, ‘In cammino verso la guarigione e il rinnovamento’. Parteciperà, nella sua prima uscita pubblica, il nuovo ‘promotore di giustizia’ presso la congregazione per la Dottrina della Fede, Robert W. Oliver, ‘procuratore generale’ dell’ex Santo Uffizio, finora assistente per le questioni canoniche dell’Arcidiocesi di Boston e professore del Diritto Canonico e della Teologia Sistematica presso il St. John’s Seminary di Boston. Mons. Oliver è stato nominato il 22 dicembre 2012 al posto di mons. Charles J. Scicluna. Partecipano inoltre il gesuita Hans Zollner, laureato in teologia, psicologia e psicoterapia Presidente del Centro per la Protezione dei Minori, Preside dell’Istituto di Psicologia e Vice Rettore Accademico della Pontificia Università Gregoriana a Roma. Infine, Huber Liebhardt, esperto in e-learning, direttore del Centro per la Protezione dei Minori e di diversi progetti multi-centrici nel settore della protezione dell’infanzia e dell’adolescenza. diacono della Chiesa cattolica. Allo studio ci sono norme più rigide contro i preti pedofili: immediata rimozione dagli incarichi pastorali del sacerdote soprattato di abusi, obbligo per il vescovo di denuncia del prete pedofilo all’autorità civile, riforma del codice di diritto canonico in modo che non cada mai in prescrizione l’abuso di un prete su un minore, corsia preferenziale per la sua riduzione allo stato laicale, destituzione del vescovo che “copre” il prete pedofilo.

 di Giacomo Galeazzi

Fonte: La Stampa

http://www.lastampa.it/2013/02/05/blogs/oltretevere/pedofilia-hSwAxmRdSEzrmlLWgTpgUI/pagina.html

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Mahony Defends Legacy on Church Abuse in Blog/ Quel triste duello fra il Cardinale e l’Arcivescovo

By GILLIAN FLACCUS Associated Press

LOS ANGELES February 2, 2013
 
Retired Roman Catholic Cardinal Roger Mahony defended his tattered legacy in a sharply worded letter to his successor, a day after Archbishop Jose Gomez stripped him of his administrative duties and bowed to a court order to release thousands of pages of confidential files on sexually abusive priests.In a letter posted Friday on his personal blog, Mahony challenged Gomez for publicly shaming him and said he developed policies to safeguard children after taking over in 1985, despite being unequipped to deal with the molester priests he inherited.Mahony had apologized two weeks ago after another release of similar files showed he and other top aides worked behind the scenes to protect the church from the growing scandal, keep offending clerics out of state and prevent public disclosure of sex crimes committed by priests.Gomez was well aware when he took over in 2011 of the steps Mahony had taken to develop better clergy sex abuse policies and never questioned his leadership until Thursday, Mahony wrote.

“Unfortunately, I cannot return now to the 1980s and reverse actions and decisions made then. But when I retired as the active archbishop, I handed over to you an archdiocese that was second to none in protecting children and youth,” Mahony wrote.

The letter was remarkable because it revealed infighting between two highly placed church leaders when members of the Roman Catholic hierarchy rarely break ranks publicly, said the Rev. Thomas Doyle, a canon lawyer who worked for the Vatican’s Washington, D.C., embassy who also has served as an expert witness for victims in clerical abuse cases.

“It is so rare because they stick together like glue,” he said. “The fact that Gomez said what he said, this had to have been cleared by the Vatican, they had to have discussed this with the Vatican. Mahony took the fall.”

Gomez declined an interview request from The Associated Press.

The exchange also indicates the stress Mahony is under following several weeks of damaging disclosures of priest personnel files that reveal he and a top aide, Thomas Curry, who is now a bishop, maneuvered to shield priests from prosecution, kept parishioners in the dark and failed to call police about sex crimes against minors.

Gomez’s public rebuke of Mahony, 76, for failing to take swift action against abusive priests adds tarnish to a career already overshadowed by the church sex abuse scandal, but it does little to change his role in the larger church.

The archbishop also accepted a resignation request from Curry, who most recently served as auxiliary bishop in charge of the archdiocese’s Santa Barbara region.

The fallout will get worse as parishioners themselves begin to read the thousands of pages of documents that are now posted on the archdiocese website.

The files were to be released as part of a record-breaking $660 million settlement with more than 500 victims of sex abuse, but lawyers for the archdiocese and individual priests waged a five-year battle to keep them sealed. On Thursday, a judge ordered them released without significant redactions after attorneys for The Associated Press and Los Angeles Times intervened.

An attorney for the media organizations contacted the archdiocese Friday with concerns that certain documents were improperly redacted.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

1 commento

Prepper, survivalist, apocalittici: le differenze

In questi  giorni, in seguito alla drammatica vicenda del bimbo sequestrato in Alabama, i media nazionali e internazionali, si sono riferiti al suo folle rapitore come a un appartenete alla “setta survivalista”. Benché anche sul nostro blog compaiono alcuni di questi articoli, riteniamo doveroso sottolineare che è del tutto erroneo il riferimento a una presunta “setta survivalista”, trattandosi di  un vasto ed eterogeneo  movimento che si compone di differenti categorie e “sottoinsiemi”: i cosiddetti survivalist, i preppers, i  preppers  apocalittici e coloro che sostengono temi cari ai cospirazionisti.

Phil Burns, uno dei fondatori e leader dell’American Preppers Network, nel dicembre scorso, rilasciò al THE BLAZE  un’ intervista esclusiva, per fare chiarezza sulla questione. La riproponiamo di seguito:

“If you hadn’t heard the term “prepper” before last Friday, you likely have now. That’s because the mother of Newtown shooter Adam Lanza, who was killed by her 20-year-old, has been identified as a “prepper” by the media, based on the items police found inside her home and reports from those who knew her.

In light of the tragic mass-murder, some reports have said preppers are “the latest variant of that age-old American stalwart, the ‘survivalist’” with an image that’s “not good.” Others went as far to say that “weapon-loving” Nanzy Lanza “created a monster.” But is that really what these “preppers” are? We decided to get the reaction of one of the movement’s leaders. And according to him, the characterization of him and other like him has been a “deomnization” that is flatly untrue.

Phil Burns is co-founder of the American Preppers Network. In an exclusive interview with TheBlaze, he described the caricature of preppers as representing very little regarding what preppers are all about.

“It’s just brutal right now,” Burns said. “I have a community to look out for and to protect. This is my passion and I don’t like seeing it demonized.

“‘Preppers’ are being used as a scapegoat right now,” he continued.

When Burns first found out about the association of Nancy Lanza as a prepper and saw the aerial photo taken of her house, he said he wasn’t surprised.

“It didn’t seem illogical to me,” he said. “She lived in the country, in a big house […] it seemed logical that she might be a prepper.”

It was when he began receiving a slew of requests from the media and seeing articles that equated the term “prepper” with “survivalist” and other more extreme accusations that he realized what this association could mean for the movement, which has seen a growth of interest in recent years.

What a “Prepper” Really Means — and the Different Categories

What many might not realize is that there are subsets of preppers — subsets Burns said might have some similarities to the prepper movement as a whole but that have different intentions: there are survivalists, doomsday preppers and conspiratorial preppers.

But the majority who consider themselves preppers — if they would even think to give themselves the formal designation — subscribe to a philosophy that is nothing like those of the more extreme variety that have been featured lately on reality TV shows and by those getting ready for the Mayan apocalypse.

“To us in particular, preparedness is about living a self-reliant lifestyle . . . It’s about, in a disaster situation, having a philosophy that is not we sit around and wait for FEMA to show up. Preppers come together, help each other out and make sure everyone is provided for.”

It’s this community aspect — taking care of one’s self and family and then the community, in that order — that Burn’s said sets them apart from survivalists.

“We don’t have an isolation mentality,” he said, unlike the survivalists with whom the majority of preppers are confused.

Believing them all to be cut from the same cloth, Burns said, comes from ignorance. It’s sort of like seeing someone two-step and seeing someone tango. As Burns put it, they’re both dancing but if you don’t know the nuances of each dance, you might consider them the same thing.

Prep for “TEOTWAWKI”

Being a prepper means being ready for a disaster situation that would cause the world as you know it to end, Burns said. But this does not mean an apocalyptic situation. In fact, the American Preppers Network doesn’t allow discussion of the apocalypse or conspiracy theories.

The end of the world as you know it (or TEOTWAWKI) could be everything from a natural disaster — like the wildfires in Utah that Burns and other fellow preppers in the area helped to stymie in various capacities this fall — to personal tragedies, like when Burn’s daughter, 2-years-old at the time, was diagnosed with leukemia.

Just three and a half years ago, the father of eight children said this is when the world as he knew it ended. He and his wife went from at one moment thinking their daughter just had the flu to wondering if she could die within 24 hours.

Once they found out the type of leukemia she had was a less threatening, treatable kind, the Burns’ lost everything to help her. He had a successful business and was investing in another. They had a farm house in a nice area with land and fancy cars.

“For two and a half years, we lived off all the preps we set aside,” Burns said. “Had I not been prepared, I would not have been able to care for her at the level she needed.

“We lost a lot of stuff — house, farm, vehicles — but we didn’t lose our daughter.”

How a Prepper Sees Gun Ownership

It is actually because he and his wife came close to losing their child that he feels like he can understand some of the pain the family of victims in Connecticut are experiencing. But he said he can’t agree with the reaction some are having with regard to gun ownership rights.

“I understand the emotional reaction and being upset that preppers own firearms,” he began. “I would say I get that, but the commitment of APN, preppers in general, me specifically and the preppers I know personally, our goal is to be within the confines of the law at all times.”

For preppers, the purpose of owning a firearm runs the gamut, but many have them from home protection and hunting.

Burns said he advocates for gun owners to receive safety training, which would include proper storage and keeping the firearm safe before, during and after use. He later said this too should include medical training to treat gunshot wounds in the event that they might happen.

“All of these things are just part of a preparedness mindset,” he said.

When it comes to having a firearm in the house with children of any age, Burns said his philosophy is to make it “not an exotic experience.” Burns said he feels it’s negligent for parents — gun owners or not — to not teach their children about proper gun safety.

Burns, who is an NRA-trained safety officer, provided an example: two teenagers offer to help an elderly woman clean her garage. While doing so they open a desk drawer; inside it is a pistol. Swinging the firearm around inappropriately and pretending to fire, someone accidentally gets shot.

To Burns, if people aren’t exposed to firearms ever “it’s literally impossible to be safe with it.”

In other words, it’s about being prepared. And you don’t have to be a “prepper” to accept that.

 

Fonte: THE BLAZE

http://www.theblaze.com/stories/2012/12/19/our-facinating-interview-with-a-prepper-leader-he-responds-to-demonization-of-movement-after-ct-shooting-and-explains-what-its-really-about/

 

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

1 commento

Abuse Tracker

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

GeoPoliticaMente

"Siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte" (K. Adenauer)

Penelope Italia - Associazione Nazionale delle Famiglie

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

psicosi2012

Le risposte della scienza alle profezie del 2012

MedBunker - Le scomode verità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

L'inferno degli Angeli

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

CrimeVictimPsicantropos

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Skeptic.com

Promoting Science and Critical Thinking

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Sito ufficiale del Ce.S.A.P - Centro Studi Abusi Psicologici (R) - Home Cesap

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

a i i a p

Asociación Investigación Abuso Psicológico

Sentenze Cassazione

Informazione giuridica a portata di click...

BRAINFACTOR Cervello e Neuroscienze

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

State of Mind

Psicologia, Psicoterapia, Psichiatria, Neuroscienze.

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.