Articoli con tag testimone di Geova

ARCHIVI 2001: Tragedia, testimone di Geova si suicida al raduno all’ Olimpico ma per lui nemmeno una parola

12 agosto 2001

Testimone di Geova suicida all’ Olimpico

 

Uno spagnolo si e’ lanciato dagli spalti sotto gli occhi di 77 mila persone, ma per lui neanche una parola

 

Testimone di Geova suicida all’ Olimpico

Si e’ lanciato dagli spalti dell’ Olimpico sotto gli occhi di 77 mila “fratelli”, ignari per lo più del dramma che si e’ consumato in pochi istanti alle loro spalle. Heloy Barrero Perez, spagnolo di Valencia, 27 anni, ha scelto Roma e il congresso internazionale dei Testimoni di Geova per mettere fine a una vita difficile, segnata da crisi depressive e schizofrenia. Inutile l’ apparato di sicurezza schierato dalle sette del mattino, inutile il tentativo di un usciere di aggrapparsi alle gambe del ragazzo per salvarlo. Erano le 9.30, sugli spalti i delegati di 18 paesi diversi (dalla Croazia al Libano, dagli Stati Uniti al Giappone) stavano prendendo posto per la seconda giornata del congresso “Insegnanti della Parola di Dio”, che si concludera’ oggi. Heloy era con la sua delegazione, 2.715 Testimoni arrivati da un po’ tutta la Spagna giovedi’ sera. Sembrava tranquillo, pronto a sedersi con i “fratelli” in curva Nord, nel settore riservato agli spagnoli e ai portoghesi. Invece all’ improvviso si e’ lanciato verso la rete in cima alla gradinata, l’ ha scalata e si e’ lanciato nel vuoto. “Un usciere – racconta Oscar Martinez, di Madrid, capo della delegazione – ha visto Heloy aggrapparsi alla recinzione, lo ha rincorso, ha tentato di afferrarlo. Purtroppo e’ arrivato troppo tardi”. Venti, venticinque metri il volo del iovane “fratello”. Il corpo di Heloy e’ rimbalzato sul tendone blu del “Lunch box distribution” all’ altezza del cancello 49, quindi si e’ schiantato sull’ asfalto. “Si e’ sentito un gran botto”, e’ il primo ricordo di uno degli addetti, poi e’ stato il momento degli strilli e dei pianti fra i Testimoni che man mano accorrevano. Fra loro c’ erano anche alcuni medici, ma non hanno potuto far nulla per salvare il ragazzo. Heloy era morto all’ istante, anche se il decesso e’ stato constatato poco dopo al San Giacomo. “Era malato da diversi anni – spiega Martinez – e seguiva una cura farmacologica per la schizofrenia. Ieri (venerdi’ per i lettori, ndr) aveva seguito i lavori per tutto il giorno, pero’ era chiaro che non stava bene. Se ne stava in disparte, non parlava con nessuno”. Uno stato d’ animo in stridente contrasto con l’ atmosfera di festa del congresso, con gli inni e le foto di gruppo. Il suicidio di Heloy e’ passato quasi inosservato anche tra i connazionali, fra i quali gli agenti del commissariato Prati hanno individuato soltanto tre testimoni, compreso l’ usciere che ha tentato di salvare il giovane. La mattinata e’ trascorsa secondo il calendario previsto ed e’ culminata alle 12 con il battesimo di 626 Testimoni: otto anni il piu’ piccolo, 86 il “decano”. Nemmeno una parola, ai microfoni, sul volo suicida del “fratello” spagnolo.

di Gianvito Lavinia

 

Fonte:  Corriere della Sera (Archivio storico)

http://archiviostorico.corriere.it/2001/agosto/12/Testimone_Geova_suicida_all_Olimpico_co_10_010812720.shtml

 

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Regno Unito. Testimone di Geova condannato a tredici anni di carcere per crimini sessuali commessi su un minore

24/8/2013

Church leader jailed for child abuse

 

Gordon Leighton

 

A JEHOVAH’S Witness whose sex crimes against a child were hushed up by the church has been jailed for 13 years.

 

Gordon Leighton admitted sexually abusing a child when he was confronted with allegations before church elders at Lambton Kingdom Hall in Washington.

The elders knew about the 53-year-old’s admissions for three years but refused to co-operate with the criminal investigation, saying that what they had heard was confidential.

Sentencing him at Newcastle Crown Court, Judge Penny Moreland said Leighton had subjected his victim to “untold damage”.

The judge said: “You manipulated her with a combination of affection and attention and violence and threats.”

Leighton, who hit the headlines in the 1990s when his wife Yvonne, 28, died after refusing a blood transfusion after childbirth on religious grounds, was found guilty of two charges of indecency with a child and six of indecent assault.

Prosecutor Katherine Dunn told the court it was in 2009 the victim, who is now an adult, broke her silence about what Leighton had done to her.

The court heard at a special meeting, aimed at “keeping the congregation clean”, Leighton “admitted sexual abuse” and made excuses for his vile behaviour.

Miss Dunn said: “The elders conducted their own investigation.

“A meeting was arranged and the defendant was confronted with the allegations.

“After initially denying the allegations, he broke down and admitted sexually abusing the complainant.”

The court heard Leighton, of Wigeon Close, Ayton, Washington, refused to answer any questions when interviewed by detectives and claimed his confession at the meeting was limited to a sex act on himself and reading pornographic material.

Throughout the six-day trial, Leighton, a Jehovah’s Witness ministerial servant, denied all allegations against him and denied he had confessed to the elders. Leighton, who has since been expelled from the church, had also denied unrelated assault charges of child cruelty, grievous bodily harm and actual bodily harm, which he was found guilty of.

Throughout the criminal investigation, church elders Simon Preyser, Harry Logan and David Scott refused to make statements about Leighton’s confession, keeping their stance when the case was brought before Newcastle Crown Court. Their barrister said the men had a “duty to God” not to breach confidence after they were summons to court as they fought to overturn it.

Each was then issued a witness summons which they launched a court battle against, but they were ordered to testify by Judge Moreland after months of legal wrangling.

Their barrister Richard Daniels said the men had a “duty to God” not to breach confidence.

Leighton was also given a sexual offences prevention order and was ordered to sign the sex offenders’ register for life.

 

Fonte: Sunderland Echo

http://www.sunderlandecho.com/news/crime/church-leader-jailed-for-child-abuse-1-5981709

 

NOTA: Precedenti articoli sulla vicenda, sono visionabili qui

http://favisonlus.wordpress.com/2013/07/16/testimoni-di-geova-scandalo-sessuale-abusato-un-minore-gli-anziani-della-congregazione-sapevano-ma-non-collaborarono-con-le-forze-di-polizia/

 

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Sardegna -Lanusei: Vittima di incidente stradale, Testimone di Geova rifiuta trasfusione di sangue

11/7/2013

Testimone di Geova rifiuta le trasfusioni. E’ vittima di un incidente a Tertenia

E’ ricoverata all’ospedale di Lanusei per curare le ferite riportate in un incidente stradale. La donna è testimone di Geova e rifiuta la trasfusione di sangue.

Maria Porru, 76 anni, nata a Villamar ed emigrata a Soresina, è ricoverata all’ospedale di Lanusei. Ha subito un incidente e per poter ripristinare i valori di emoglobina ha necessità di fare delle trasfusioni. Ha però dichiarato di non volervi fare ricorso. “Non siamo dei kamikaze e neppure dei fanatici. Esistono delle terapie alternative”, dice il figlio della paziente…

NOTA: Leggi articolo completo, firmato da Mariella Careddu, sull’Unione Sarda in edicola.

 

Fonte: L’UNIONE SARDA

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/11/testimone_di_geova_rifiuta_le_trasfusioni_e_vittima_di_un_incidente_a_tertenia-6-321934.html

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Italia. Testimone di Geova muore rifiutando le trasfusioni. La lettera del fratello

27/6/2013

Testimone di Geova muore rifiutando le trasfusioni: «Un sacrificio»

Tratto da: Barinedita

Pubblichiamo integralmente la lettera aperta di Mario Cannella. Suo fratello, testimone di Geova, è deceduto qualche giorno fa a causa di una grave malattia, rifiutando più volte delle trasfusioni di sangue. Probabilmente per lui non ci sarebbe stato nulla da fare, sarebbe morto comunque, ma secondo Mario questo rifiuto l’ha condannato senza appello: suo fratello si è lasciato morire senza nemmeno provare a curarsi, senza tentare, perlomeno, di allungare la propria vita anche solo per qualche mese o qualche anno.

Ricordiamo che per i Testimoni di Geova “accettare il sangue per salvare la vita equivale a rinnegare la fede, incorrere nella disapprovazione divina e disprezzare il provvedimento per la salvezza eterna che Dio ha disposto, cioè il prezioso sangue di Cristo. È impensabile esprimere dubbi od incertezze sull’assoluta correttezza di questa posizione. Se qualcuno osasse farlo verrebbe ripreso, disciplinato e, se persistesse nelle sue posizioni, espulso”(dal sito infotdgeova.it).

Ecco la lettera di Mario:

“Domenica 23 giugno 2013 mio fratello Giacomo se n’è andato. Dieci anni fa gli avevano riscontrato l’epatite c e da allora si curava con l’interferone. Nell’aprile scorso però la sua situazione è peggiorata. E’ stato ricoverato in un ospedale a Melegnano, in provincia di Milano e dopo 15 giorni è stato trasferito al Policlinico del capoluogo lombardo. I medici dopo una settimana  hanno detto subito che il fegato era da trapiantare e che avrebbe subito delle trasfusioni di sangue, cosa vietata però dai Testimoni di Geova di cui mio fratello faceva parte.

Lui era sempre seguito da un signore del comitato dei testimoni di Geova, non ricordo il nome. Mi sembrava un anziano che dava “consigli”. Era sempre circondato da tanti fratelli spirituali. Insomma questi fratelli hanno deciso di trasferirlo a Modena perché a loro dire lì facevano trapianti senza trasfusioni.

Ma lui nel frattempo si era indebolito ulteriormente e  dopo due settimane di accertamenti il chirurgo decide che non si sentiva di operarlo, perché avevano diagnosticato anche problemi al pancreas. A quel punto lo rimandano a casa, dicendo che a Bologna ci sarebbe stato un noto chirurgo che avrebbe potuto eseguire questa operazione su pancreas e fegato. Ma arrivato a Bologna e passati altri dieci giorni, il chirurgo dichiara che essendo passato troppo tempo ora l’operazione sarebbe stata rischio.

Mio fratello, penso insieme con la moglie e il comitato, decide di non fare nulla. Tornato a casa cade in bagno e si procura un ematoma alla cassa toracica, perdendo ulteriore sangue interno. Mi riferisce che anche in questo caso avrebbe potuto fare delle trasfusioni che l’avrebbero fatto sentire meglio. Ma niente. Dopo qualche giorno si aggrava e i fratelli decidono di farlo spegnere in una clinica/ fondazione, dove muore il 23 giugno.

Il dubbio che mi porto dentro è che forse avrei potuto fare qualcosa in più per lui, magari convincendolo che era in pericolo, che avrebbe dovuto ascoltare i medici invece dei suoi fratelli spirituali del movimento dei testimoni di Geova.

La rinuncia a non ricevere trasfusioni di sangue mi sembra una pratica sacrificale che poteva forse andar bene un secolo fa, quando regnava ancora l’ignoranza. Mi chiedo: è giusto che per un’interpretazione di una frase inserita nella Bibbia delle persone si lascino morire? Ognuno ha diritto di seguire le proprie convinzioni, ma quando c’è di mezzo la vita di innocenti le cose cambiano. La responsabilità di tutto questo qualcuno ce l’ha: non certo i signori che si aggirano per le strade delle nostre città con i volantini in mano, ma menti più evolute che per scopi personali cercano di ingannare le menti più deboli e incoscienti.

La morte di mio fratello mi pare un sacrificio, un sacrificio come quelli che avvenivano nei secoli scorsi e avvengono ancora adesso in nome di un Dio come al solito fatto a propria immagine. Mi auguro in futuro che le cose cambino e le persone possano riprendere la vita nelle proprie mani invece che riporla in quelle, sbagliate, degli altri”.

Mario Cannella

 

Fonte: Barinedita

http://www.barinedita.it/inchieste/n733-testimone-di-geova-muore-rifiutando-le-trasfusioni–%C2%ABun-sacrificio%C2%BB-

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Testimone di Geova rifiuta l’alcoltest, condannato

4/05/2013

L’uomo doveva essere sottoposto a un prelievo di sangue per controllare se aveva bevuto, ma ha spiegato che la sua religione glielo vietava

TRENTO. Quando ha visto l’ago della siringa, ha detto di no….

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO, QUI

 

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/05/04/news/testimone-di-geova-rifiuta-l-alcoltest-condannato-1.6992449

 

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Argentina. Testimone di Geova in condizione critiche, rifiuta trasfusione di sangue

30 marzo 2013

Una testigo de Jehová agoniza en Argentina tras negarse a una transfusión

Una mujer de 74 años, que fue atropellada el pasado 27 de marzo por un colectivo de la Tamse (Transporte Automotor Municipal Sociedad del Estado), se encuentra en estado crítico en el Hospital de Urgencias de la ciudad de Córdoba (Argentina) y se niega a recibir una transfusión de sangre. Su negativa está relacionada a que profesa su creencia como testigo de Jehová, según leemos en La Voz del Interior.

El médico José Brito confirmó a este diario que cuando la mujer ingresó al hospital “estaba lúcida y manifestó que era testigo de Jehová y que no quería que le hicieran transfusiones”. La mujer llegó al centro asistencial con heridas severas, pero su estado se fue agravando. Brito dijo que el pronóstico “es muy malo”. “Está en estado crítico, ingresó a quirófano, pasó a shock room, ha perdido gran cantidad de sangre, y no se puede realizar transfusiones. Está en estado crítico, luchando por su vida”, indicó el médico.

El profesional precisó que la mujer sufrió “graves heridas en su brazo derecho y en su pierna derecha”, además de traumatismos en la zona torácica y abdominal, y se encuentra con asistencia respiratoria. En el Hospital de Urgencias hay familiares y representantes de la secta, quienes decidieron no hablar con la prensa. Brito confirmó que miembros de los testigos de Jehová acercaron a los médicos tratamientos alternativos a la transfusión de sangre y que el equipo médico, en principio, respetará la decisión de la mujer.

El titular de Tamse, Alberto Giménez, confirmó que el accidente ocurrió el miércoles 27, alrededor de las 19, en la intersección de Garzón y Diego de Torres. “Un ómnibus nuestro de la línea T, cuando dobló en la esquina, la señora se bajó para cruzar la calle cuando el ómnibus iba doblando. El colectivo tocó con la parte de atrás y la ha atropellado”, dijo Giménez a Mitre Córdoba. “La parte de atrás (del coche) al parecer ha chupado a la señora y le apretó la pierna”, indicó. Giménez dijo que se abrió un sumario y la empresa está analizando si corresponde una sanción al chofer.

La testigo de Jehová en estado grave es, además, una profesional médica jubilada. Según leemos en Minuto Uno, las autoridades del Hospital de Urgencias ratificaron que se respetará la decisión de la paciente, quien es una profesional obstetra retirada. Cadena 3 informa de que José Brito afirmó: “La paciente continúa en estado crítico con asistencia mecánica respiratoria”. El médico señaló asimismo que “existe la posibilidad de judicializar el caso y que un juez autorice la transfusión, pero hasta ahora se respetó la decisión de la paciente”. “La familia nos acercó un acta firmada ante escribano donde la paciente expresó su voluntad de no recibir transfusión de sangre”, agregó Brito.
La secta se defiende

José Carlos Airano es coordinador del Comité de Enlace para los Hospitales de los Testigos de Jehová, y explicó las razones médicas y de fe para no recibir sangre y recordó que existen dos fallos de la Corte Suprema de Argentina que avalan esta postura. En diálogo con Cadena 3, Airano recordó el caso del joven Pablo Albarracini, que se negó a recibir una transfusión de sangre, a pesar de encontrarse en estado crítico. “En el caso Albarracini, con métodos alternativos, salió adelante”, aclaró Airano. “Los métodos alternativos son iguales o superiores al uso de sangre de banco”, agregó.

Airano también agregó: “No puede garantizar nadie que una transfusión sacará adelante un paciente. Puede suceder que eso no ocurra”. El coordinador recordó que la Organización Mundial de la Salud “también cuestiona las transfusiones por la gran cantidad de contagios”. Airano contó que lleva “23 años tratando estos casos y nos han transfundido más de una vez y los paciente muchas veces han fallecido, pero por ética no queremos polemizar”.

En cuanto a la explicación religiosa, Airano dijo: “El principal motivo es el mandato bíblico que ocurrió en el año 49 en el primer Concilio cristiano judeo en Jerusalem con los apóstoles de Jesús y los hombres mayores edades de aquel entonces que manejaban la congregación cristiana, quienes bajo el Poder del Espíritu Santo deberían abstenerse de la sangre, de la fornicación , de la idolatría según el libro bíblico de Los Hechos, capítulo 15, versículo 28″.

“Abstenerse de la sangre significa no usarla como alimento, ni como tratamiento como los médicos creen que es muy efectivo, y que en la realidad no lo es tanto”, explicó Airano, haciendo una lectura tergiversadora y manipulada del texto bíblico. “Esta mujer es obstetra, conoce muy bien los beneficios y riesgos que puede tener una transfusión de sangre”, agregó. “Nadie puede garantizar por escrito que una transfusión puede sacar adelante un paciente”, enfatizó Airano. Como método alternativo, el coordinador señaló además: “Todos los testigos que hemos manejado en Córdoba con hemoglobina 3.1 sobrevivieron sin transfundirse”.

por Luis Santamaría

 

Fonte: Ries

http://infocatolica.com/blog/infories.php/1303301051-una-testigo-de-jehova-agoniza

 

 

Jehovah’s Witness in ‘critical’ condition, rejects blood transfusion

A 74-year old Jehovah’s Witness that remains hospitalized in Cordoba after being run over by a bus is in critical condition rejecting blood transfusion.

The woman is in a drug-induced coma suffering from an important “anemic syndrome” as reported by medical authorities from Cordoba’s Emergency Hospital where she remains since last Wednesday when the accident took place.

The patient, however, arrived conscious to the medical center and expressed “she was a Jehovah’s Witness and that she did not want blood transfusions,” Doctor José Brito explained.

Following the request, the patient’s relatives signed a document that releases doctors from the responsibilities and consequences that her decision could lead to now receiving an alternative treatment that stimulates red corpuscles’ production through the medulla but has much slower results compared to a regular blood transfusion.

Despite the patient’s critical condition, hospital authorities told media they will “respect” her will.

 

Fonte: Buenos Aires Herald

http://www.buenosairesherald.com/article/127535/jehovah%E2%80%99s-witness-in-critical-condition-rejects-blood-transfusion

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