Democrazia Atea: liberi di credere e di non credere

15 febbraio 2013

 

di Francesco Colamartino

Democrazia Atea candida MARCO DIMITRI insieme a MARGHERITA HACK: e i satanisti passano dalle stalle alle stelle.

“Mi propongo quale riferimento mondiale del culto demoniaco”. Queste erano le ambizioni del fondatore dei Bambini di Satana, Marco Dimitri, qualche tempo fa. Ora l’aspirante leader maximo dei satanisti di tutto il mondo si accontenta di una ben più modesta candidatura nella circoscrizione 2 del Lazio per la lista “Democrazia Atea”, in compagnia dell’astrofisica fiorentina Margherita Hack.

Una tempo, per Dimitri, Satana era “denaro, arte e orgasmo, musica, lesbismo e tradimento”. Ora che la data del voto si avvicina, “non esiste” o “è solo simbolo di opposizione”. Niente di strano, è il solito politically correct che in periodo pre-elettorale contagia anche i più duri e puri satanisti. Certo, nell’intenzione di Dimitri di darsi alla politica, Satana, delle sei cose sopra elencate, è rimasto sicuramente la prima: denaro, definito dal presidente dei Bambini di Satana “materia resa perfetta sotto il punto di vista del piacere”. Piacere suo, forse non dei contribuenti che rischiano, per fortuna poco, di ritrovarsi in Parlamento, a spese loro, uno che si faceva chiamare “la Grande Bestia 666”. Come se di bestie non ce ne fossero già troppe nei palazzi del potere, verrebbe da dire!

Dimitri ha un curriculum di tutto rispetto per il satanismo, un po’ meno per la politica. Nato a Bologna nel 1963, incomincia a frequentare da ragazzino il gruppo di culto ufologico Fratellanza Cosmica, mentre in privato divora i libri dell’occultista inglese Aleister Crowley. Nel 1982 fonda i Bambini di Satana, un’associazione ispirata ai principi del satanismo “razionalista e pagano”, un pensiero a metà strada tra Nietzsche e il Divino Otelma. Di lì a poco incomincia a organizzare rituali nelle case abbandonate dei boschi tra Forlì, Rimini e Riccione, per poi inaugurare un tempio a Bologna, addobbandolo con un simpatico corredo di maschere diaboliche, teschi e statue del Diavolo. Secondo quanto riporta il Cesnur, le attività ricreative e culturali che iniziano a svolgersi nel tempio constano di evocazioni demoniache e rapporti a due, a tre, a quattro tra uomini, donne, donne con donne, uomini con uomini. Curiose geometrie che, come ricorda Renato Zero, sono tutto fuorché un reato. E, per chi non lo avesse considerato, i Bambini di Satana offrono una gamma di servizi completi ai loro adepti, tra cui l’ “annullamento di riti battesimali” e i “matrimoni omosessuali ed eterosessuali” anche a tre e anche tra parenti. Il tutto non prima di aver sborsato i soldi per la tessera d’iscrizione annuale con cui si può ricevere il marchio “666”, tracciato sulla fronte con il sangue di Marco Dimitri stesso. Proprio lui, nel 1996, è finito sotto processo per violenza sessuale, passando 13 mesi dietro le sbarre per poi vedersi assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Per quella vicenda lo Stato lo ha risarcito, nel 2004, di ben 100mila euro. Un colossale errore giudiziario che avrebbe dovuto suggerirgli di andare a bussare alle porte di Arcore per sperare di ottenere un posto garantito al ministero della Giustizia in caso di vittoria del centro-destra.

Ma quali sono i punti di convergenza tra il programma di Democrazia Atea e il pensiero di Marco Dimitri?

Semplice, tutti e due vogliono l’abolizione dei Patti Lateranensi, più fondi per la ricerca e il riconoscimento dei diritti dei gay. Una magra consolazione per uno che si proponeva come “giovane guida di tutti i demoni della terra”, scegliendo come trampolino di lancio i talk show di Gianfranco Funari, comodamente seduto accanto a Maria Teresa Ruta. Insomma, anche Dimitri ha seguito la parabola dei grandi tribuni politici nostrani. Come i Bossi che dalla secessione spinta sono passati a un più timido federalismo, come i Fini che dal neofascismo più convinto di colpo hanno scoperto l’amore per la liberal-democrazia, così Dimitri è scivolato dal satanismo più radicale a toni più pacatamente anticlericali.

Lui dice di aver conosciuto la sua compagna di lista Margherita Hack tramite l’Uaar – l’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti – e di averla incontrata due volte, una in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno, quando le ha regalato un libro proprio sul satanismo cosiddetto razionalista. Ma l’astrofisica, che conosce a memoria tutti i nomi delle stelle e dei pianeti, fa la gnorri e dice di non ricordarsi proprio di questo Marco Dimitri.

Sarà, sta di fatto che nella lista di Democrazia Atea mancano solo Morticia, il maggiordomo Lurch e Manu e alle prossime elezioni potrà presentarsi con il nome di Democrazia Addams.

 

Fonte: Spinning Politics

http://www.spinningpolitics.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=712&Itemid=14

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