Quanto è profondo lo scandalo dei preti pedofili

19 febbraio 2013

Dal cardinale di Los Angeles Roger Mahony ad Angelo Sodano, a suo tempo fiero difensore di Marcial Maciel Degollado che alla sua morte risultò avere mogli e figlie. Una storia che viene da lontano e mina la chiesa di Roma

APTOPIX Vatican Pope Epiphany

Uno scandalo dopo l’altro, con l’inizio del secolo sulla chiesa di Roma si è abbattuta la giustizia degli uomini e ora resta solo un panorama di macerie.

LE PRIME CREPE – Sul finire degli anni ’90 la chiesa cattolica subì il primo grave colpo con  una condanna milionaria a carico della diocesi di Dallas, che fu condannata a pagare 30 milioni di dollari dell’epoca alle vittime di un sacerdote che, secondo la sentenza, aveva potuto agire grazie alla complicità e della gerarchia cattolica dalla quale dipendeva.

L’ALLUVIONE – Un diluvio che poi si è esteso prima ai paesi anglosassoni e poi verso il 2010 anche all’Europa continentale e altri paesi. Come negli Stati Uniti, anche in Canada, Gran Bretagna e Irlanda sono venute alla luce clamorose storie di abusi sistematici, d’intere istituzioni trasformate in tritacarne nei quali gli ospiti non erano altro che schiavi sessuali dei sacerdoti. Non mele marce che operavano nell’ombra, ma abusi sistematici e predatori sessuali, che prosperavano grazie alla complicità di gerarchie che per quietare lo scandalo li proteggevano criminalmente.

I RISARCIMENTI – Da allora solo negli Stati Uniti la cifra dei risarcimenti imposti alla chiesa di Roma è arrivata a superare il miliardo di dollari nell’ultimo decennio e a portare alla bancarotta di numerosi diocesi statunitensi, otto dal 2004 al 2011. A rendere evidente la responsabilità e le complicità delle gerarchie ecclesiastiche e per ciò responsabile Roma, non è stata quindi una specie di “responsabilità oggettiva”, ma una serie di procedimenti nei quali sono emersi comportamenti criminali da parte di altri sacerdoti e in particolare delle alte gerarchie, che avevano eletto a sistema la pratica del sopire e minimizzare.

MAI PENTITI – Solo di recente infatti la chiesa si è espressa in maniera difforme dal passato diffondendo alle diocesi istruzioni diverse, anche se è ancora evidente l’assenza dell’ordine che imporrebbe ai sacerdoti di denunciare i fratelli predatori alle autorità. A compromettere il Vaticano sono stati una serie di documenti e di testimonianze che hanno certificato un sistema per il quale non solo i sacerdoti accusati di abusi sui minori non venivano allontanati dal sacerdozio, ma per di più venivano spesso riassegnati alla cura o alla vicinanza con bambini e ragazzi. Straordinariamente oltraggiose sono le storie ignobili di remote “missioni” nella quali a volte erano confinati i predatori, in Canada la pratica divenne un sistema a tal punto che a curare lo spirito dei nativi finirono per lo più veri e propri predatori seriali, tanto che lo stesso governo canadese sarà costretto a chiedere scusa per gli stupri sistematici che hanno caratterizzato per decenni la vita delle istituzioni dedite alla cura e all’educazione dei nativi, impenetrabili anche alla legge e alla giustizia degli uomini.

LE MOSCHE BIANCHE – Pochi sacerdoti all’interno della chiesa si sono ribellati nel tempo a questo scandalo, che pure era noto e produceva scosse ricorrenti all’interno di tutte le diocesi e le congregazioni che avevano contatti con i minori e uno di questi fu proprio un sacerdote statunitense, l’esperienza del quale è diventata una delle principali prove a carico della piena coscienza del problema, Gerald Michael Cushing Fitzgerald.

UN PIONIERE – Fitzgerald (1894-1969) ha fondato la Congregazione dei Servi di Paraclete nel 1947, con l’obiettivo di assistere e recuperare i sacerdoti che si erano in qualche modo persi, forse per l’alcolismo o per qualche altra passione o dipendenza peccaminosa che avesse reso loro impossibile esercitare il ministero. La congregazione trovò la sua sede a Jemez Springs, una piccola cittadina del New Mexico, e presto si trovò ad assistere un discreto numero di sacerdoti che gli erano inviati perché si erano resi responsabili di abusi sui minori.

UNA VOCE NEL DESERTO – Fitzgerald con tutti i suoi limiti, su tutti quello di considerare degli erotomani quelli che abusavano di ragazzine e omosessuali quelli che si dedicavano ai maschietti, si prodigò per anni chiedendo che i sacerdoti con questo genere di “problemi” fossero ridotti allo stato laicale e allontanati dalle “tentazioni”, giudicandoli inguaribili. C’è da dire che i metodi di cura sposati dalla chiesa all’epoca non prevedevano neppure l’allontanamento dai bambini e che Fitgerald aveva tutte le ragioni del mondo per temere che ripetessero i loro reati mantenuti in contesti del genere e che così facendo avrebbero danneggiato l’immagine della chiesa, ma era in clamorosa minoranza.

UN ESPERTO – Fitzgerald divenne così con l’esperienza una specie d’autorità interna e gli vennero richiesti pareri e osservazioni, ma nonostante questo molti vescovi scelsero d’ignorare persino la raccomandazione più elementare e si trasformarono in complici di (a loro) noti predatori seriali.

OVVIAMENTE EMARGINATO – Nella sua corrispondenza con la Congregazione della Dottrina della Fede, rivelata solo nel 2009 a 40 anni dalla morte, Fitgerald si esprime chiaramente sul tema al di là di qualsiasi possibile fraintendimento, ma Roma non ha ascoltato, al punto che ha cominciato ad emarginarlo dalla direzione della stessa congregazione che aveva fondato. Dopo la sua morte il centro di Jemez Springs fu preso in carico da esperti che, come gli psicologi ai quali preferivano rivolgersi i sacerdoti, assicuravano di poter guarire i sacerdoti “malati” e renderli abili a ritornare al ministero e al contatto con i fedeli, anche bambini. A chiudere il centro ci penseranno alcune cause che condanneranno la chiesa a pesanti risarcimenti in seguito agli stupri commessi da alcuni sacerdoti durante il soggiorno proprio a Jimenez Springs o una volta reintegrati perché considerati “guariti” dagli esperti del centro.

UNA STRAGE D’INNOCENTI – Una responsabilità evidente in crimini odiosi commessi verso i più deboli affidati dai genitori o dallo stato alle cure dei religiosi, ovunque lo stesso riconoscibile e immutabile modus operandi qualunque fosse la magnitudine degli scandali, dalle magdalene irlandesi agli stupri sistematici delle comunità inuit (e persino di… cani), mai nessun sacerdote o vescovo è apparso a porre fine agli orrori, tombati da un’omertà che, ovunque la chiesa fosse organica al potere, diventava sistema e addirittura convenzione sociale frustrando qualsiasi pulsione alla denuncia.

CAMPIONI DI COMPLICITA’ – Esemplare è il caso del cardinale di Los Angeles Roger Mahony, che i preti predatori li ha difesi con tutto se stesso, fino al punto da essere rimosso dal suo successore al comando della diocesi perché la comunità cattolica ormai lo rifiutava con veemenza. Mahony, che di quella criminale politica è stato fedele interprete negli Stati Uniti, prenderà parte al prossimo conclave per l’elezione del nuovo Papa e questo negli Stati Uniti non piace, tanto che si è levato un vocale movimento di protesta. Un ministro della chiesa che lo stesso Ratzinger ebbe a definire:  ”un falso profeta” che ha condotto una vita “al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, distorta”.

60 ANNI D’IMPUNITA’ – Niente che potesse sfuggire al Vaticano, che già nel 1954 era stato informato come il fondatore dei Legionari di Cristo facesse uso e abusi di droghe e seminaristi, il tutto confermato ampiamente nel 1956 quando  il prefetto della Congregazione per i religiosi, il cardinale Valerio Valeri, trovò Maciel nella clinica romana Salvator Mundi, dove era ricoverato per una terapia di disintossicazione dalla droga, accompagnato da due legionari. La successiva indagine vaticana fa emergere netta la pedofilia di Maciel e i nomi di 5 studenti da lui abusati per anni. Nonostante altre testimonianze di alti prelati scandalizzati, Maciel vide sfumare nel nulla le indagini grazie alla protezione di cui godeva a Roma.

40 ANNI DOPO – Solo una grandinata di denunce da parte di numerosi ex seminaristi negli anni ’90 riporterà il suo caso all’attenzione della curia romana, che solo nel 2004 vedrà proprio Ratzinger costretto all’azione dopo la ricezione di rapporti inequivocabili e corposissimi a carico del cardinale difeso a spada tratta da Sodano e da altri eminenti colleghi, che comunque per via dell’età non sarà mai condannato dalla chiesa o da un tribunale ad alcuna pena che non sia stata il ritiro dalle sue cariche a due anni dalla morte e che ancora oggi è venerato come un santo dal suo ordine e da numerosi fedeli, al punto che il processo per la sua beatificazione è ancora in corso e non risulta sia stato cancellato.

DATE UNA CAREZZA AI BAMBINI – 60 anni di doppia vita da peccatore olimpionico e criminale, passati ai vertici di un ordine ecclesiastico e benvenuto tra i principi della chiesa, che sapevano tutto di lui, come di tutti gli altri criminali come lui che nel corso dei decenni hanno potuto moltiplicare il numero delle loro vittime e portare a termine carriere pluridecennali di stupratori, rovinando la vita di decine di migliaia di giovani che avrebbero potuto essere salvati da una sola parola di un qualsiasi Papa. Quando tornate a casa dai vostri bambini, date una carezza ai bambini e dite: nemmeno “il Papa buono” ha protetto i bambini dagli orchi con la tonaca.

Fonte: Giornalettismo

http://www.giornalettismo.com/archives/782037/quanto-e-profondo-lo-scandalo-dei-preti-pedofili/

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GUARDA IL VIDEO QUI,

http://tg.la7.it/vaticano/video-i668470

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Quando Sodano difese Mahony

Alla vigilia della rinuncia del Papa il decano dei cardinali chiese (invano) al pontefice una linea soft per l’arcivescovo di Los Angeles che coprì i preti pedofili

GIACOMO GALEAZZI CITTA’ DEL VATICANO

L’ombra degli abusi sull’elezione pontificia. Il gruppo “Catholics United” ha lanciato una petizione on-line per impedire al cardinale Roger Mahony, sollevato dall’incarico di arcivescovo di Los Angeles per aver insabbiato casi di pedofilia, di partecipare al conclave che il mese prossimo eleggerà il nuovo Papa. «Il cardinale Mahony dovrebbe fare la cosa giusta e stare a casa», sostiene il gruppo, sottolineando che «avendo messo i bambini in pericolo, ha perso la sua possibilità ad avere una voce nella Chiesa».

Da parte sua, Mahony sul suo blog ha risposto: «Negli ultimi giorni sono stato ripetutamente umiliato». La campagna contro Mahony del gruppo cattolico di sinistra, ripresa dalla stampa americana, ha suscitato un vasto eco negli Stati Uniti, con molte voci schierate contro l’ex arcivescovo di Los Angeles. Per il Washington Post, Mahony è «fortunato a non essere in prigione», sottolineando che la «sua continua preminenza riflette la cultura dell’impunità nella Chiesa cattolica un decennio dopo che la sua tolleranza e complicità nell’abuso dei bambini è stata svelata». Ma non tutti sono di questa opinione: per il reverendo Thomas Welbers della Chiesa del Buon Pastore di Beverly Hills, la posizione di Mahony come membro del Conclave è parte del processo elettivo: «il diritto di voto non è determinato da come gli altri percepiscono la persona», ha spiegato.

Nonostante sia stato sollevato dall’incarico di arcivescovo, Mahony resta un cardinale in buona salute e al di sotto degli 80 anni, condizioni che lo rendono eleggibile per essere uno degli 11 cardinali americani che si recheranno a Roma il mese prossimo per scegliere il successore di Benedetto XVI. Lo stesso Mahony, all’indomani dell’annuncio del Papa delle sue prossime dimissioni, aveva scritto sul suo blog, dicendo di «non vedere l’ora di recarsi presto a Roma per aiutare a ringraziare Papa Benedetto XVI per il suo servizio alla chiesa e per partecipare al Conclave per leggere il suo successore».Alla vigilia delle dimissioni papali, il decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano avrebbe tentato invano di chiedere al Pontefice una linea «soft» nei confronti dell’arcivescovo emerito di Los Angeles, Roger Mahony, accusato di aver coperto i preti pedofili della sua  diocesi. Ora la vicenda torna incandescente in vista dell’imminente conclave. Malgrado sia stato sollevato da tutti gli incarichi, il cardinale americano  entrerà nella Cappella Sistina e ciò provoca proteste in vasti settori del mondo cattolico. Gli viene addebitato l’insabbiamento di 129 casi di abusi, ma lui  invoca «la grazia di sopportare le umiliazioni».

Intanto negli Stati Uniti si raccolgono le firme nelle parrocchie per chiedere l’esclusione del porporato dall’elezione pontificia. L’accusatore di padre Aguilar Rivera, Anthony De Marco, afferma di essere in possesso di 130 pagine che documentano le malefatte del prete e che non erano disponibili l’ultima volta che Mahony ha testimoniato. Il prete, tornato in Messico dopo essere stato avvertito dall’arcidiocesi che un’inchiesta di polizia nei suoi confronti era probabile, è sospettato di avere molestato almeno 26 ragazzini durante i nove mesi di residenza nella diocesi. Il ruolo di Mahony nel cover up ha indotto il suo successore José Gomez a «degradarlo» impedendogli ogni impegno pubblico nel territorio della arcidiocesi.

E tuttavia, secondo il Los Angeles Times, l’alto prelato più volte senza successo tentò di ottenere dal Vaticano la rimozione di preti accusati di abusi. I documenti pubblicati dall’arcidiocesi rivelano infatti che il cardinale si trovò spesso davanti un muro: la burocrazia romana incline ai ritardi e riluttante ad affrontare un problema potenzialmente esplosivo. Mahony ha ammesso sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche Degli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento».

«Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il cardinale. La vicenda, tra l’altro, sbarca anche tra i cattolici italiani. Famiglia Cristiana, pubblicando un ampio dossier, ha lanciato un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no?    A proposito dello scandalo pedofilia, comunque, interviene monsignor Charles Scicluna, che per dieci anni è stato promotore di giustizia del Sant’Uffizio occupandosi proprio della lotta ai casi di abusi. Su questo, secondo Scicluna, «Benedetto XVI ci lascia un’eredità irremovibile che segna il futuro della Chiesa».«Benedetto XVI – aggiunge alla Radio Vaticana – si è impegnato con molto coraggio in particolare a rompere la cortina di silenzio che copriva molti casi, in rispetto al principio che solo la verità ci rende liberi».

ll caso Mahony, negli Stati Uniti, sta montando mediaticamente anche perché un gruppo assai determinato di fedeli cattolici ha annunciato una petizione per chiedere al cardinale di rinunciare a partecipare al Conclave -scrive il settimanale-. Intanto, dopo che il successore monsignor Gomez, in una lettera pubblica ai fedeli aveva spiegato, il 31 gennaio, che il cardinale era `sollevato da ogni incarico amministrativo e pubblico, Mahony aveva pubblicato sul suo blog una risposta evidenziando che il suo successore “non una volta in questi anni ha mai avanzato un solo dubbio sulle nostre politiche, pratiche e procedure per affrontare il problema degli abusi sessuali del clero sui minori”. Malgrado ciò, evidenza ancora il foglio paolino, che lancia anche un sondaggio sulla vicenda, Monsignor Gomez, il 15 febbraio, facendo parziale marcia indietro sulle precedenti disposizioni, ha assicurato che sia il cardinale Mahony che il suo ausiliare monsignor Thomas Curry, anche lui colpito da sanzioni, “rimangono vescovi in piena regola nell’arcidiocesi di Los Angeles e possono celebrare i sacramenti e svolgere attività pastorale”.

Monsignor Gomez ha «invitato i fedeli a `pregare per il cardinale Roger Mahony mentre si prepara ad andare a Roma per eleggere il nuovo Papa che prenderà il posto di Benedetto XVI». Dunque lo scandalo dei preti pedofili estende i suoi rami velenosi anche sull’imminente Conclave. Si infiamma sempre di più il caso del cardinale Usa Roger Mahony, ex arcivescovo di Los Angeles recentemente «punito» dal suo successore per aver coperto decine di vicende di abusi sessuali su minori, che figura tra i 117 «elettori» chiamati a scegliere il nuovo Pontefice ma che un’ampia fetta di cattolici statunitensi vuole ora sia estromesso dal Conclave. Mahony, 77 anni, è stato sollevato da tutti gli incarichi dall’attuale arcivescovo, mons. José Gomez, che lo ha riconosciuto responsabile di aver insabbiato 129 casi di abusi da parte di sacerdoti, e per uno di questi, quello di un sacerdote messicano accusato di aver abusato di decine di bambini nella diocesi di Los Angeles nel 1987, dovrà deporre in Tribunale sabato prossimo, 23 febbraio, quindi proprio a ridosso della sua partenza per Roma.

Più si avvicinano i giorni del Conclave, quindi, e più il caso Mahony suscita imbarazzo. Non è difficile comprendere come un «elettore» accusato di una lunga omertà sui casi di pedofilia costituisca una macchia nel processo di designazione del successore di Ratzinger. E che Mahony sia tenuto fuori dal Conclave è la richiesta di un gruppo di cattolici Usa, Catholics United, che hanno lanciato una petizione. «Se un cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave», si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.

Fonte: Vatican Insider

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/pedofilia-paedophilia-pedofilia-22465/

2 pensieri su “Quanto è profondo lo scandalo dei preti pedofili”

  1. Quanto è profondo lo scandalo pedofilia nella chiesa? Pensare che questi scandali siano un fenomeno degli ultimi anni è un grosso errore. Nei nostri giorni stanno venendo alla luce, ma la chiesa si è macchiata di questi e altri orribili crimini dai tempi della sua fondazione. Riusciamo a immaginare, anche solo lontanamente, le atrocità commesse quando chi osava aprire bocca per contraddire o ribellarsi veniva arrostito sul rogo? Tutto il marcio che sta ora venendo fuori dai “sacri palazzi” sono un primo avviso che Dio è in procinto di giudicarla e versare su di essa ” la sua denuncia, tutta la sua ira ardente” (Sofonia 3:8)

  2. Forse sarebbe bene lasciare a Dio il suo “mestiere” e impegnarci tutti (uomini di fede o meno), per costruire realmente una cultura del rispetto dell’integrità del bambino. Per quanto riguarda gli abusi commessi in ambito ecclesiale auspichiamo che la recente rassicurazione del nuovo Papa in merito a un’azione decisa nei confronti dei preti pedofili, trovi piena conferma nella realtà

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