Vittime preti pedofili attaccano Turkson / Conclave, gli alti prelati che fanno scandalo

Il cardinale africano ha correlato gay e abusi

Il cardinale Peter Turkson, uno dei favoriti del Conclave che, se eletto, potrebbe diventare il primo Papa nero, è stato attaccato dalle vittime dei preti pedofili per aver collegato omosessualità e abusi su minori. Turkson, del Ghana, è il presidente del Consiglio pontificio per la Giustizia e la Pace. Intervistato nei giorni scorsi dalla Cnn ha affermato che le molestie sessuali da parte del clero difficilmente possono prender piede nella chiesa africana, perché la cultura tradizionale africana condanna l’omosessualità: «Il sistema tradizionale africano ha protetto la popolazione del continente contro questa tendenza», ha detto il Cardinale all’intervistatrice Christiane Amanpour: «È un tabù culturale». SNAP: «NON POSSIAMO SAPERE COSA ACCADE IN AFRICA». Le parole dell’alto prelato sono state condannate dallo Snap (Survivors Network of those Abused by Priests): «Ci auguriamo che questo basti a squalificarlo dalla rosa dei papabili. La verità è che sappiamo poco dei crimini dei preti pedofili e dei relativi cover-up per le stesse ragioni per cui ne sappiamo poco nel resto del Terzo Mondo: ci sono meno fondi per la polizia, una magistratura meno forte, un giornalismo meno indipendente e maggiori differenze di ricchezza e potere tra la Chiesa e i fedeli». «SCUDO DEBOLE DIETRO CUI NASCONDERSI». Secondo lo Snap, «quando sentiamo le parole del cardinale, che la pedofilia non è arrivata in Africa perché la sua cultura demonizza l’omosessualità non possiamo che essere preoccupati. Non solo non c’è legame tra omosessualità e abusi su minori, ma il sostenerlo è uno scudo veramente debole dietro cui nascondersi».

Mercoledì, 20 Febbraio 2013

 

Fonte: Lettera 43

http://www.lettera43.it/cronaca/vittime-preti-pedofili-attaccano-turkson_4367584625.htm

 

 

Conclave, gli alti prelati che fanno scandalo

Non solo Mahony. Da Brady a Dziwisz, i cardinali che hanno coperto i casi di pedofilia. Turkson collega gay e abusi.

di Giovanna Faggionato

Il bubbone è scoppiato. Il cardinale americano Roger Mahony, ex arcivescovo della diocesi di Los Angeles, colpevole di aver coperto centinaia di abusi sessuali su minori, dovrebbe partecipare all’elezione del successore di Benedetto XVI nel conclave di marzo. Ma le associazioni delle vittime si sono ribellate: vogliono che il Vaticano gli impedisca di votare. Dopo le dimissioni di Joseph Ratzinger, la Chiesa è costretta ancora una volta a fare i conti con una ferita mai superata. Negli Stati Uniti tira aria di svolta, la giustizia americana ha imposto alla diocesi californiana di fare i nomi dei responsabili degli abusi sessuali. E ha chiamato a deporre per il 23 febbraio proprio l’alto prelato. «Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e verso la Chiesa», ha scritto il cardinale nel suo blog. OMERTÀ DIFFUSA. Ma Mahony è solo un caso fra i tanti e non il più clamoroso, almeno in quanto a distanza dalla Cupola di San Pietro. Per anni, l’omertà su ogni abuso è stata la regola. E il risultato sono i migliaia di casi in Irlanda e i centinaia negli Stati Uniti. Violenze sessuali sono state inflitte agli studenti del rinomato collegio gesuita di Berlino e ai ragazzi del coro di Ratisbona diretto nientemeno che dal fratello del papa, Georg Ratzinger. Il papato di Benedetto XVI ha cercato di reagire alla piaga pubblicamente, ma con troppe private ambiguità. E il numero dei cardinali impresentabili al conclave lo dimostra.

1. Roger Mahony, ex arcivescovo di Los Angeles

Il 2 febbraio, il nuovo arcivescovo di Los Angeles José Gomez ha interdetto Mahony da ogni pubblica funzione. Arcivescovo nella stessa diocesi dal 1985 al 2011, il cardinale è stato per anni il punto di riferimento del cattolicesimo progressista americano. Adesso, però, il suo successore lo accusa di aver insabbiato 129 casi di abusi su minori. Il più eclatante è quello del messicano Nicolas Aguilar Rivera che in soli nove mesi avrebbe molestato almeno 26 ragazzini per poi fuggire in Messico, dove è ancora latitante. UDIENZA IL 23 FEBBRAIO. Dagli Anni 40 al 2000 nella diocesi di Los Angeles oltre 500 bambini sono stati vittime dei preti pedofili. La Chiesa ha già pagato circa 485 milioni di euro in risarcimenti. Ma, il 23 febbraio, quando il cardinale deporrà in tribunale sui reati di 25 sacerdoti, i magistrati avranno finalmente le carte della diocesi in mano: 12 mila pagine che la curia ha inviato alla procura. E, mentre monta l’indignazione per la sua presenza, al conclave inizia a farsi strada anche la sua verità. Il faldone comprende lettere che non lasciano dubbi: l’arcivescovo era a perfetta conoscenza dei reati. Stando alle rivelazioni pubblicate il 15 febbraio dal Los Angeles Times, già dal 1993 avrebbe interpellato più volte il Vaticano sul caso di padre Kevin Barmasse, un prete che molestava i ragazzi e offriva loro alcol per farli ubriacare. Secondo il quotidiano Usa i documenti, oltre alla colpevolezza del cardinale, provano l’insensibilità della Santa Sede di fronte alle sue richieste di intervento. IL RUOLO DI RIVERA. Lo scandalo coinvolge un altro nome di peso del conclave: il potente arcivescovo di Città del Messico Norberto Rivera Carrera. Secondo Mahony, nell’87 il cardinale destinò Nicolas Aguilar alla sua diocesi, senza avvertirlo della sue ‘attitudini’, pur conoscendole molto bene. Nella parrocchia di Tehuacan, infatti, le denunce contro il sacerdote erano fioccate dall’inizio degli Anni 80. Nel 2006, il cardinale messicano è stato denunciato da uno dei giovani molestati alla Corte superiore della California. E nel 2010 risultava indagato con Mahony per aver coperto gli abusi del sacerdote suo connazionale.

2. Séan Baptist Brady, primate di Irlanda

Il 22 gennaio 2013, forse con l’idea di chiudere il papato facendo pulizia, Benedetto XVI ha annunciato di non voler rinnovare l’incarico al capo della Chiesa irlandese, Séan Baptist Brady: tra un anno è destinato a passare il testimone. E il motivo è evidente: ha taciuto sull’abisso. Nel 2009, l’Irlanda ha scoperto le dimensioni dell’orrore nato all’ombra del crocifisso: secondo il rapporto della Child Abuse Commission, voluta dall’allora premier Bertie Ahern, migliaia di bambini in collegi, scuole cattoliche e orfanatrofi sono state vittime di orchi con il colletto bianco e la croce al collo. In 40 anni, la relazione del governo ha contato 2.500 vittime. Nel 2006, il Vaticano rifiutò di fornire alla magistratura irlandese il carteggio tra la Santa Sede e l’arcidiocesi di Dublino sui casi di abusi, adducendo motivi di ordine diplomatico. E Desmond Connell, arcivescovo della capitale dal 1988, si è ritirato nel 2004. RICATTI E ABUSI. Ma le responsabilità della Chiesa irlandese restano. E gli uomini che le portano addosso anche. Il primate d’Irlanda Brady, nonché numero uno della conferenza episcopale d’Irlanda dal 1996, non solo era a conoscenza degli abusi sessuali compiuti da preti e vescovi, ma ha lui stesso dichiarato di aver assistito alla firma di accordi per costringerli al silenzio. Ciò nonostante, il cardinale parteciperà al conclave per votare il nuovo pontefice.

3. Godfried Danneels, ex numero uno della Chiesa belga

Responsabile del silenzio è anche l’ex primate della Chiesa belga, Godfried Danneels. Nominato cardinale nell’83 da papa Giovanni Paolo II, ha guidato la conferenza episcopale belga dal 1980 ed è stato primate di Bruxelles dal 1979 al 2010. Nell’anno in cui si è ritirato, però, ha compromesso la sua storia. Ad aprile 2010, infatti, Danneels ha incontrato il ragazzino violentato dal vescovo di Bruges, Roger Joseph Vangheluwe. L’ex capo della Chiesa belga ha chiesto alla vittima di aspettare per denunciare gli abusi ancora un anno, dando il tempo al vescovo di ritirarsi dalle cariche pubbliche. Peccato che il ragazzo abbia registrato l’incontro e l’invito al silenzio sia finito stampato su nastro. «Non so se c’è molto da guadagnare dal sollevare tanto rumore, né per lui, né per te», disse allora il cardinale. Vangheluwe si dimise il mese stesso, ammettendo la violenza. Intanto, durante i suoi lunghi anni al potere, il Belgio ha conosciuto oltre 400 casi di abusi su minori. Anche Danneels è atteso a Roma per votare il nuovo pontefice.

4. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia

In pochi hanno voglia di parlare del primo grande scandalo che ha colpito al cuore il Vaticano: il caso del potente fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado.
Carismatico e capace di mobilitare le masse, nel 2000 Degollado venne immortalato al Giubileo mentre stringeva la mano di papa Karol Wojtyła.
Grazie a cospicui flussi di denaro, il pedofilo Degollado si era assicurato buone entrature a San Pietro. A fare da ponte tra lui e il pontefice erano il segretario di Stato, Angelo Sodano, e il polacco Stanislaw Dziwisz.
Dziwisz, nato nei dintorni di Cracovia, era diventato segretario privato del pontefice e poi, nel 2006, venne nominato cardinale da Joseph Ratzinger. Intimo di Giovanni Paolo II e influentissimo sotto il suo pontificato, Dziwisz assicurò ai Legionari di Cristo un’accoglienza calorosa a San Pietro con accesso al palazzo apostolico. Così, quando nel 1998 otto ex legionari si appellarono alla Congregazione per la dottrina della fede di Ratzinger, denunciando gli abusi del loro leader, per le stanze vaticane fu un duro colpo. E soprattutto una notizia da non amplificare. LINEA MORBIDA. Quello che Giovanni Paolo aveva chiamato «una guida per la gioventù», e di cui tessé le lodi fino al 2004, era in realtà un noto pedofilo: aveva violentato giovani, avuto rapporti sessuali con numerose donne ed era divenuto padre per ben sei volte. Ma nulla si mosse fino al 2006, quando con Benedetto XVI salito al soglio pontificio e il cardinale William Levada nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Degollado fu escluso da tutte le cariche pubbliche. Al posto di un vero processo, però, gli fu riservata la linea morbida della preghiera e della penitenza. Evidentemente Maciel godeva ancora di buoni appoggi. Il potentissimo ex segretario di Stato Sodano – ed ex nunzio apostolico nel Cile del dittatore Augusto Pinochet – ha superato gli 80 anni e non voterà (così prevede la regola). Dziwisz, invece, parteciperà al conclave come arcivescovo di Cracovia. Sodano è accusato anche di aver ostacolato le indagini sull’ex arcivescovo di Vienna, Hans Hermann Wilhelm Groër, dimessosi sotto il peso dagli scandali sessuali.

5. Hoyos e Simonis non voteranno

Il vincolo del’età ha escluso dal voto anche altri cardinali scomodi e impresentabili. Per esempio, il colombiano Dario Castrillón Hoyos: ex prefetto della Congregazione per il clero, teorizzò il segreto professionale dei vescovi. Hoyos, infatti, indicò come esempio da seguire il vescovo francese Pierre Pican condannato dalla magistratura per non aver denunciato gli abusi dei preti pedofili di cui era a conoscenza. Escluso per anzianità anche l’olandese Adrianus Simonis. Da capo dei vescovi dei Paesi Bassi coprì gli abusi sessuali dei sacerdoti olandesi e mentì dichiarando di non saperne nulla.

6. Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Il cardinale William Joseph Levada è stato uno degli uomini più vicini a papa Ratzinger. Non a caso, nel 2005 Benedetto XVI l’ha nominato prefetto della Congregrazione per la dottrina della fede, impero personale del pontefice dimissionario per oltre 20 anni. Levada è stato scelto anche con l’obiettivo di gestire in maniera oculata il dossier pedofilia.
Appena entrato in carica, il porporato condannò il capo dei Legionari di Cristo (probabilmente in accordo con papa Benedetto) al ritiro e alla preghiera. Nonostante le odierne buone intenzioni, il suo resta un profilo controverso.
IL BENEFICIO DEL DUBBIO. Come prefetto, oggi il cardinale ha il compito di giudicare gli abusi e sanzionare i sacerdoti nel mondo. Eppure, quando gli toccò stare al fronte come arcivescovo di Portland e San Francisco non dimostrò particolare rigore.
Nel 2006, è stato chiamato a testimoniare sugli abusi perpetrati all’interno delle diocesi americane di cui fu responsabile. E il New York Times (che ha esaminato documenti della procura), pur non muovendogli alcuna accusa sul piano giudiziario ne ha tratto una conclusione poco rassicurante: Levada, ha concluso il quotidiano americano, «ha seguito la pratica prevalente della gerarchia ecclesiastica, dando ai preti il beneficio del dubbio e mostrandosi riluttante a rimuoverli dal ministero».

Lunedì, 18 Febbraio 2013

 

Fonte: Lettera 43

http://www.lettera43.it/cronaca/conclave-gli-alti-prelati-che-fanno-scandalo_4367584405.htm

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