“NARCISISMO PERVERSO E MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA: L’AMORE TOSSICO”

25 Febbraio 2013

di Roberto Battaglia

Nel corso del recente Festival di Sanremo, Luciana Litizzetto, con parole semplici, forti, profonde, intelligenti ha posto sotto i riflettori la piaga della violenza sulle donne. Alcune settimane fa, in una puntata di Zelig, “Sconsolata” (Anna Maria Barbera), con un monologo graffiante, ha messo a nudo, a modo suo, le pochezze e gli squallori che talvolta caratterizzano la vita di coppia. La puntata di “Amore criminale” del 23.02.2013 e quella di “Presa diretta” del 24.02.2013 hanno evidenziato con crudezza le sevizie (anche) psicologiche che possono durare anni, secondo meccanismi difficilissimi da scardinare.

Non si parla mai abbastanza di questi temi. Spesso, nell’ambito di relazioni malate (che spesso – come ricordato – si “trascinano” impunite anche per molto tempo), si scambia per amore quello che amore non è: perché quello che lascia i segni sulla pelle, sulle ossa oltre che nell’anima, quello che crea continuamente grandissimo dolore certamente non lo è. L’amore non è mai sopraffazione.

Nell’esercizio della professione, non è raro (purtroppo) sentire storie di donne maltrattate; gli strumenti che il legislatore (forse, per lungo tempo, un po’ troppo pigro …) ha approntato sono svariati. A parte le numerose fattispecie a rilevanza penale in cui può essere sussunta la condotta posta in essere in concreto del soggetto violento (fino a quelle estreme, e dai risultati irreversibili, dell’omicidio ex art. 575 c.p. o dell’istigazione o aiuto al suicidio ex art. 580 c.p.), in questa sede va ricordata la L. 154 del 2001, Misure contro la violenza nelle relazioni familiari, che ha introdotto l’art. 282 bis c.p.p., che prevede la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare del soggetto violento, e – sotto il profilo civilistico – gli artt. 342 bis e 342 ter c.c., che disciplinano gli ordini di protezione contro gli abusi familiari.

Com’è noto, con la finalità di apprestare una tutela mirata nei confronti delle vittime del cd. stalking, la L. 38 del 2009 ha introdotto l’art. 612 bis c.p., “Atti persecutori”, che inserisce la fattispecie fra i delitti contro la libertà morale. La norma, che punisce “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”, ha come scopo quello di tutelare, da un lato, la libertà di autodeterminazione della vittima nelle sue scelte di vita e, dall’altro, la tranquillità, la salute fisica (anche la stessa vita e incolumità personale) e mentale e la privacy della persona offesa (per una disamina accurata delle norme sostanziali e processuali, nonché dei profili del risarcimento del danno, della casistica e della giurisprudenza si rinvia a F. M. Zanasi, L’odioso reato di stalking, Ed. Giuffrè, 2012).

Anche il cinema ci parla talvolta di amori malati. Ad es., nel drammatico thriller A letto con il nemico (Sleeping with the Enemy) del 1991 una giovane Julia Roberts interpreta una moglie che finge di essere morta per sfuggire al marito violento, fino allo scontro finale con lo stesso, che l’aveva ritrovata. Nel film del 2002 Via dall’incubo (Enough), la giovane Slim (interpretata da Jennifer Lopez), con un rapporto problematico con il padre, si trova ad affrontare un marito violento che la tratta come un oggetto, e lo affronterà in un uno scontro mortale, dopo aver imparato le tecniche di autodifesa.

Nell’ambito della triste e odiosa casistica di botte, occhi neri, braccia fuori uso, costole rotte, urla, alcool, droga, piatti rotti, un settore sfortunatamente non “di nicchia” è rappresentato da una manifestazione molto più subdola (e diremmo anche viscida) di violenza, che spesso non lascia segni esteriori sulla pelle della malcapitata (o del malcapitato), a volte è invisibile (o difficilmente ravvisabile) da parte dei familiari o dei conoscenti (dinanzi ai quali, per molto tempo, il nostro personaggio squallido si traveste da pecorella indifesa, anziché da lupo dotato di denti aguzzi), in un vero e proprio “festival” della falsità e della vigliaccheria.

Fra le molestie morali rientrano il rifiuto dell’altro, la derisione, il disprezzo fino alla negazione della stessa esistenza della vittima, denudando di ogni valore i sentimenti di quest’ultima (cfr., per un approfondimento, F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking. Dalle indagini difensive agli ordini di protezione, Ed. Giuffrè, 2006, 14).

Si tratta di una subdola forma di manipolazione psicologica (una sorta di plagio) che produce danni a livello psico-fisico, che possono essere ugualmente molto gravi, e in alcuni casi anche più profondi di quelli connessi alla violenza fisica. Di queste storie perlopiù si parla soltanto quando la violenza psicologica diventa (come molto spesso succede quando la vittima faticosamente pone o tenta di porre termine alla relazione malata) vero e proprio stalking.

Il professionista, in quest’ambito, si trova a volte a dover confrontarsi con profili psicologici a volte molto complessi, che implicano un percorso di approfondimento che abbraccia anche discipline non giuridiche, in una “discesa agli inferi” con la cliente “violentata nell’anima”, per poi uscire insieme “a riveder le stelle”.

Si fa riferimento, qui, al cd. “narcisismo perverso”, fenomeno di grave disturbo della personalità nel cui ambito la vittima (spesso intelligente, culturalmente attiva, di buona famiglia, socialmente ben collocata, ma caratterizzata da particolare fragilità, scarsa autostima, bisogno di amore e di appartenenza) viene assoggettata non (o non soltanto) ad una violenza fisica, bensì viene costantemente abusata (nel corpo e nell’anima) attraverso la continua manipolazione e la distorsione della realtà. In questa cornice, non mancano l’allontanamento della vittima da parenti, amici (a volte addirittura dalla stessa attività lavorativa) e l’assorbimento quasi da vero e proprio “vampiro” delle energie dell’altro, che viene usato (sia sessualmente, sia in ambito sociale e/o economico) e svuotato fino alla sua distruzione psichica, attraverso la colpevolizzazione, una volta che la vittima ha cercato di ribellarsi oppure, in alcuni casi estremi, distruzione anche fisica, fino ad arrivare all’omicidio. Il professionista si trova dinanzi ad una situazione che pare, in alcuni casi, più odiosa di quella della violenza fisica. Ciò che la vittima racconta (soprusi molte volte invisibili all’esterno) pare superare prima facie la fantasia più becera.

In questo finto amore, malato e tossico, il manipolatore vuole controllare gli altri utilizzando delle tecniche mistificatorie. Nell’ambito della mitologia greca, il bellissimo giovane Narciso disdegnava chiunque si innamorasse di lui, e gli dei adirati lo avevano condannato, facendolo innamorare della propria immagine rispecchiata in una sorgente, e lo stesso era morto dal dolore per l’amore non corrisposto.

Cosa fa il narcisista perverso? La sua personalità, per il voler mantenere sempre il potere, anche e soprattutto attraverso la menzogna e l’umiliazione dell’altro, risulta di per sé incompatibile con l’instaurazione di relazioni stabili e soddisfacenti. Il carnefice – si noti – spesso agli occhi degli altri è una persona insospettabile, anzi rispettabilissima, apparentemente molto religiosa, zelante e impeccabile sul lavoro, talora fin troppo “perfetta”. Dapprima il falso “principe azzurro”, insinuandosi nelle fragilità della vittima (dovuta, ad es., a figure parentali mancanti, conflitti interiori risolti, storie pregresse di violenza, ecc.), offre (nella fase del corteggiamento, ossessivo e insistente, ma sempre sapientemente cadenzato) grandi promesse, protezione e generosità, giornate bellissime, viaggi indimenticabili, fiori e regali, dolcezza infinita, intimità travolgente, per poi trasformarsi in un vero e proprio incubo.

D’un tratto, si passa a continue e inspiegabili sparizioni (anche di più giorni), tradimenti plurimi (che prima o poi vengono scoperti), silenzi (il cellulare spento per giorni), violenze psicologiche (ma talora anche fisiche), vita sessuale vissuta costantemente all’insegna dell’eccesso (con alternanza di lodi e critiche anche sotto questo profilo, al fine di disorientare ancor di più la vittima, e creare dipendenza), distruzione dell’autostima anche da un punto di vista culturale e valoriale, con critiche e umiliazioni anche dinanzi ad altre persone.

Tutto ciò avviene in un alternarsi continuo di “bastone e carota”, che manda in tilt il cervello (causando molto spesso mancanza di concentrazione, difficoltà sul lavoro, o abbandono degli studi), l’anima (con depressione, ansia, difficoltà nei rapporti con familiari e amici, perdita di contatto con la realtà), il corpo (intimità corrotta, perversioni, dolori, svariati disturbi psicosomatici fino ai casi più gravi di tumore), come se il male e il dolore scavassero le vittime dall’interno, svuotandole.

Si parla, non a caso, di un vero e proprio “trauma da narcisismo”, dai connotati sintomatologici non dissimili dal “Disturbo post traumatico da stress” dei reduci della guerra del Vietnam; vedi http://narcisismo.forumup.it, Pietro Brunelli, Amore, narcisismo e relazioni patologiche, Forum di auto-aiuto, che, da un lato, evidenzia come le vittime di un narcisista è come se fossero state contagiate da un “virus psichico”, oppure entrate in contatto con un veleno, perdendo le difese immunitarie e, dall’altro, fa riferimento a crollo dell’autostima, attacchi di panico, ansia, difficoltà a dormire e ad alzarsi la mattina, disturbi dell’alimentazione, difficoltà nella vita sociale, familiare e lavorativa, difficoltà di concentrarsi. (Sul disturbo post traumatico da stress cfr. anche F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking, cit., 17, che evidenzia come – secondo la definizione contenuta nel DSM-IV-Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, APA, Masson, Milano, Parigi, Barcellona, 1996, 469 – esso consista, tra l’altro, in “paralisi psichica” o “anestesia emozionale”, disperazione, ritiro sociale, compromissione della relazione con gli altri, cambiamento delle caratteristiche precedenti di personalità).

Al di là della rilevanza penale e degli aspetti risarcitori, va qui sottolineato che l’uscita da questa escalation distruttiva può in molti casi essere assai laboriosa e faticosa, necessitando spesso di un sostegno psicologico, oltre che di quello del legale.

Il freddo e vuoto distacco del “vampiro” e gli schemi di comportamento non familiari (e quindi incomprensibili) dello stesso, portano in molti casi ad un’assurda accondiscendenza: la vittima manipolata, indebolita ed esausta, dopo un certo lasso di tempo, si rassegna ad una cieca sottomissione, al fine di farsi accettare da colui che è il suo carnefice (il quale, invece, sempre insoddisfatto, pretenderà sempre di più).

Interrompere il gioco al massacro è assai difficile, e implica molto spesso svariati e ripetuti tentativi di fuga, resistendo a menzogne e trappole via via sempre più subdole e insidiose (sui cd. schemi della ricattura narcisistica, e cioè il silenzio, la colpa, la lusinga, il sintomo, cfr. Blog therapy – Dott. Enrico Maria Secci, in http://enricomariasecci.blog.tiscali.it), che in concreto si ripresentano ciclicamente in un macabro alternarsi di ambiguità: l’allontanamento periodico del carnefice senza dare spiegazioni (che genera un dolore fortissimo), la colpevolizzazione e lo svilimento della dimensione corporea, morale e familiare della vittima (che provoca nella vittima una illusoria speranza di riscatto), improbabili promesse di cambiamento oppure di ingenti somme di denaro, o ancora inviti a cena per un chiarimento, pietosi pianti in ginocchio davanti alla vittima, discorsi deliranti (anche a sfondo religioso), e infine l’ammalarsi (vero oppure simulato, non importa) del “mostro” (nel quale le vittime, a volte, rivedono la figura di un genitore autoritario da riconquistare, oppure un genitore depresso da consolare), lo stalking sistematico con telefonate, sms, lettere, appostamenti (ma anche stalking indiretto, ossia posto in essere utilizzando amici, parenti, colleghi di lavoro del carnefice e/o della vittima stessa, davanti ai quali l’aguzzino si presenta, all’opposto, come vittima innocente, piangente e disperata), il tutto finalizzato alla riconquista della preda, da dissanguare ulteriormente a piacimento.

Gli strumenti giuridici a disposizione a livello civilistico e penalistico (su cui non ci si sofferma in questa sede), in sinergia con quelli psicologici attuati nei Centri antiviolenza, attualmente offrono – come ricordato sopra – un ventaglio di soluzioni per offrire una tutela a chi è incappato, per la sua fragilità (anche soltanto momentanea, ad es., non è infrequente passare “dalla padella alla brace”, dopo una lunga relazione con un soggetto che usava la violenza fisica), in un soggetto così viscido e subdolo, e allo stesso tempo così distruttivo, che infetta l’anima della preda, sfruttando all’inverosimile sensi di colpa e desiderio di sentirsi utili.

Ci può essere prevenzione in questo particolare settore? Nell’ambito dei rapporti interpersonali (non solo quelli tra avvocato e collega, e tra avvocato e cliente, ma anche, più in generale, quelli tra esseri umani) la parola d’ordine deve essere “rispetto”, che di per sé è antitetico rispetto all’individualismo e alla prepotenza. Ma il primo antidoto contro la violenza psicologica è l’amore (quello sano) per sé stessi, e di conseguenza il recupero dell’autostima. Come è stato efficacemente scritto in uno dei testi segnalati sotto (e che mi ha molto colpito, nel suo inevitabile affiancarsi all’approfondimento tecnico – giuridico), “Non si maltratta, però, solo il prossimo. Ci manchiamo di rispetto e ci facciamo del male quotidianamente in molteplici modi. Uno di questi consiste, appunto, nel non farci rispettare” (C. Mammoliti, I serial killer dell’anima, Ed. Sonda, 2012, 16).

Bibliografia essenziale

G. Berri, Stalking e ipotesi di confine, Ed. Giuffrè, 2012.

P.P. Brunelli, Trauma da narcisismo nelle relazioni di coppia. Ipotesi per una nuova diagnosi. Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel “vampirismo affettivo”, Associazione culturale Albedo per l’Immaginazione Attiva, Milano, 2011.

S. Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, Milano, 2005.

C. Mammoliti, I serial killer dell’anima, Ed. Sonda, 2012.

F. Sarno, Il nuovo reato di atti persecutori (art. 612 – bis), Ed. Giuffrè, 2010.

E. M. Secci, Gli uomini amano poco. Amore, coppia, dipendenza, Autorinediti.

F. M. Zanasi, Violenza in famiglia e stalking. Dalle indagini difensive agli ordini di protezione, Ed. Giuffrè, 2006.

F. M. Zanasi, L’odioso reato di stalking, Ed. Giuffrè, 2012.

F. M. Zanasi, Stalking – Nozioni, informazioni, statistiche, in Persona e Danno, 28.11.2012.

Fonte: PERSONA E DANNO

http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=41855&catid=235&Itemid=487&contentid=41855&mese=02&anno=2013

Annunci

6 pensieri su ““NARCISISMO PERVERSO E MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA: L’AMORE TOSSICO””

  1. Leggendo l’articolo ho rivissuto un trauma forse non ancora guarito. Mi chiedevo solo perchè si parla quasi sempre del narcisista che sparisce, che abbandona e quasi mai di quello che invece non molla mai la sua vittima,pur continuando a comportarsi in maniera crudele e patologica. Ho dovuto sempre lasciare io e la cosa ogni volta,mi è costata molto cara in tutti i sensi. Il narciso in questione non spariva,non abbandonava (purtroppo) ,ma questa sua asfissiante, totalizzante e invadente presenza, ha prodotto danni laceranti.

    1. Si parla e si scrive più frequentemente del narcisista che abbandona la vittima di turno, a nostro parere, perché è un fatto molto più frequente rispetto al verificarsi della condizione in cui il soggetto affetto da narcisismo perverso, rimane in relazione stabile con la persona, causando tuttavia ripercussioni profonde, e come lei opportunamente rileva, danni laceranti nella persona. Esistono tuttavia studi scientifici che hanno trattato approfonditamente l’argomento. Sarà nostra premura, nel caso lo ritenesse utile, fornirle una lista bibliografica al riguardo. La ringraziamo per il commento e le esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

  2. Sono Amministratrice del forum di auto mutuo aiuto Amore narcisismo e relazioni patologiche.
    Mi chiedo come mai venga affiancato al nome del forum il Dr.Brunelli che non ha niente a che vedere con il nostro forum, totalmente autogestito da donne vittime di violenza psicologica.
    Chiedo cortesemente che venga corretto l’articolo in tal senso.
    Orlando

    1. Gent.ma sig.ra Orlando, l’articolo in questione tratto dal sito PERSONA E DANNO, di cui può vedere i riferimenti, non è a nostra firma. La invitiamo a contattare l’autore per le eventuali modifiche e correzioni. Sarà nostra cura, riportare l’informazione corretta. La ringraziamo per la sua segnalazione

      1. Grazie per la sollecita risposta, ho già provveduto ad avvisare anche la redazione di Persona e Danno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...