Gruppo e carisma

Estratto da PSICOTERAPIA E CARISMA di Giuseppe Lago e Giuseppe Tropeano

leader-carisma

[…] estendiamo la nostra riflessione alla visione gruppale del carisma in psicoterapia,cosa che inevitabilmente ci porterà a riferimenti di natura psicosociale, partendo senz’altro dall’analisi accurata che ne fa Max Weber. Quest’ultimo, ovviamente, si propone di studiare il fenomeno carisma nel contesto politico-sociale, tuttavia egli mette in evidenza alcuni fattori che possiamo osservare anche nel contesto della relazione terapeutica e in particolare di quella gruppale. Senza voler fare un completo excursus storico sulla psicoterapia di gruppo, occorre però sottolineare che essa nasce successivamente alla psicoterapia individuale e si afferma come metodo di intervento intorno alla metà del Novecento, cioè nello stesso periodo in cui in campo politico-sociale fanno ingresso le grandi masse. La coincidenza svela un parallelismo interessante tra l’affermazione di sistemi democratici che incoraggiano la partecipazione popolare alla vita pubblica e le psicoterapie gruppali che permettono l’instaurarsi di entità sociali dove il processo di cura viene elaborato in seno ad una comunità che si riunisce a questo scopo, includendo al suo interno un conduttore, il quale ha il compito di interpretare le dimensioni inconsce del gruppo e di indirizzarlo verso un’attività di lavoro mentale, che aiuti ciascun individuo a sviluppare la propria personalità. Come nei sistemi democratici, è però fondamentale che il conduttore del gruppo sappia gestire il carisma che scaturisce dal suo ruolo e lo metta al servizio del lavoro gruppale anziché utilizzarlo a fini personali, dando luogo a quella che in sociologia si potrebbe definire la deriva populistica della democrazia, fenomeno che nel Novecento ha prodotto diversi esempi di fascinazione carismatica provenienti da opposte sponde ideologiche. Ciò che abbiamo considerato come componente carismatica nella psicoterapia individuale ancor più si manifesta nel contesto gruppale, nel quale la moltiplicazione delle proiezioni dei componenti del gruppo nei confronti del conduttore, ovvero dei pazienti nei confronti del terapeuta, rende il carisma una realtà insopprimibile che non viene meno fino a quando almeno lo stesso gruppo non venga sciolto. La necessità di concepire una conclusione del processo psicoterapeutico, sia individuale che di gruppo, ha una certa attinenza con la norma costituzionale che regola la conclusione del mandato elettorale in una società democratica. In tal senso, le psicoterapie o presunte tali, che si basino essenzialmente sull’instaurarsi di una relazione di dipendenza, nella quale il terapeuta si configuri come taumaturgo o guida indiscussa di un individuo o di un gruppo, per un periodo prolungato a dismisura e non giustificato da effettive difficoltà di lavoro (ad esempio a causa di gravi patologie dei pazienti), denunciano la loro natura carismatica, ossia quella di costituire legami non evolutivi, che inducono alla subordinazione personale e all’integralismo culturale e, soprattutto, non sono terapeutici in quanto non consentono lo sviluppo completo della personalità dei pazienti. Per ritornare al parallelismo con la sociologia, lo psicoterapeuta dovrebbe fare come Cincinnato, dictator di una sola stagione, e poi deporre la toga del potere, senza pretendere inopportune genuflessioni o candidarsi a eminenza grigia dei propri pazienti a tempo indeterminato. Uno psicoterapeuta di gruppo, ad esempio, non può ignorare che nella realtà gruppale convivono modalità protomentali (gli assunti di base di Bion, 1952) e tendenze evolutive che spingono i pazienti a separarsi dal gruppo in funzione di una crescita personale. Se ogni separazione dal gruppo è interpretata come un attacco al conduttore o al gruppo stesso; se il conduttore si pone al centro del gruppo perché quest’ultimo ne apprezzi le “straordinarie capacità”, fino a proporsi come modello di sanità mentale o di perfezione intellettuale, avremo la configurazione di un gruppo carismatico, il quale, a detta di Weber, si manifesta in seguito alla interrelazione reciproca tra leader e seguaci. Qui, più che la lettura freudiana del carisma collettivo come “massa a due”, in cui sarebbe evidente il transfert erotico, ci interessa la lettura di Ferenczi del carisma ipnotico come transfert materno o paterno. In tal senso, il conduttore di gruppo carismatico, al fine di costituire il legame di potere necessario al proprio equilibrio personale, oscillante tra grave narcisismo e paranoia, deve alternare da una parte una modalità di rapporto empatica e affascinante, capace di suscitare amore e tenerezza ma anche attaccamento morboso e dipendenza, dall’altra parte una modalità di rapporto autoritaria, improntata a stabilire una soggezione assoluta e immodificabile, ponendo tra sé e il paziente una distanza psicologica incolmabile, come nel Medio Evo potevano essere incolmabili le distanze sociali tra feudatario e servi della gleba. Il conduttore di gruppo carismatico si propone quindi di volta in volta come madre eterna e padre eterno, oscillando tra i due modelli di relazione terapeutica già accennati:olistico e dualistico. Forte dell’adesione protomentale dei seguaci, i quali gli riconoscono il carisma, il conduttore di gruppo carismatico si circonda dell’alone magico e mistico di colui che sente, di colui che ama, e che rifiuta la ragione in nome degli affetti, purché non venga messa in discussione la sua presunta superiorità umana. In tal caso, egli si trasforma in un patetico Savonarola pronto all’insulto e all’invettiva coram populo oppure scimmiotta Rasputin, minacciando oscure e improbabili rappresaglie psicologiche, morali e legali. Il sistema carismatico è senz’altro un sistema forte che si alimenta nel tempo: ecco perché deve contare su uno zoccolo duro di seguaci che lo sostengono (la base) e su una schiera di dignitari (i discepoli) che possano dimostrare, come in tutte le società feudali o settarie, una finta evoluzione all’interno del gruppo. Si diventa discepoli a imitazione del conduttore del gruppo carismatico. Quest’ultimo incoraggia l’imitazione, sapendo di mettere ancora più in evidenza la propria presunta originalità di fronte ai seguaci, che sono il vero obiettivo della sua attenzione, in quanto da essi deriva il potere socio-mediatico che egli aspira ad esercitare nel contesto politico e culturale in cui vive.

Vedi l’articolo integrale qui

http://www.menteecura.it/n1-2-2010/pdf/4.Lago,%20Tropeano%20-%20Mente%20e%20Cura%201-2_2010%20def.pdf

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