Il pericolo dell’abusivismo nelle attività psicologiche e psicoterapeutiche

Estratto dall’opuscolo “La Psicologia ed i rischi di abusivismo professionale nella tutela della salute delle persone” a cura dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, in collaborazione con le Associazioni di Categoria  Arco, Codacons, Codici, Noi Consumatori e Unione Consumatori

“…Proprio per l’estrema delicatezza degli ambiti in cui ci sitrova ad agire, è evidente che un cattivo intervento psicologico non è neutro e senza effetti, ma è dannoso e può anche essere molto pericoloso per la salute ed il benessere delle persone. Per questo occorre avere chiara la differenza fra il professionista adeguatamente formato secondo il percorso sopra riassunto ed una serie di altre figure spesso non disciplinate dalla legge e che non sono per legge obbligate a rispondere del proprio operato di fronte ad un Ordine o ad un Collegio professionale. Talvolta, l’operato di questi soggetti rischia di sconfinare nell’esercizio abusivo di pratiche psicologiche svolte senza possedere le competenze necessarie, con gravi rischi per i cittadini che ad essi si rivolgono. Negli ultimi anni, queste nuove figure si sono sviluppate nel nostro Paese con estrema facilità. Esempi di operatori dai contorni professionali incerti ed indeiniti e che non rispondono ad alcuna precisa Comunità scientifica di riferimento sono il “counselor”, il “reflector”, il “coach”, il “personal trainer”, il “mediatore relazionale” il “pedagogista clinico”, lo “psicofilosofo” e altri ancora. La mancanza di percorsi formativi specifici, richiesti dalla legge, permette a chi utilizza tali titoli di muoversi al di fuori di regole scientifiche  validate e senza una chiara delimitazione dei propri ambiti di intervento, con i conseguenti rischi di sconfinamento in aree per cui non presentano sufficienti competenze.  Inoltre, essi non forniscono ai destinatari delle loro prestazioni sufficienti garanzie sul piano della correttezza e della deontologia professionale, svolgendo attività non soggette alla vigilanza da parte di alcun organismo di controllo (quale ad es. l’Ordine professionale). L’inadeguatezza e l’insufficienza della preparazione di tali operatori in ambito psicologico rendono il loro intervento in questo settore estremamente inadeguato e non corrispondente alle effettive esigenze dell’utente, potendolo esporre anche a veri e propri pericoli di aggravamento. Per tale ragione, alfine di tutelare la propria salute psico-fisica è importante che qualunque persona che ritenga necessario accedere a prestazioni psicologiche si rivolga unicamente a professionisti regolarmente iscritti all’Albo, il cui operato è sottoposto al diretto controllo dell’Ordine competente.

 Chi è l’abusivista “tipo”?

Spesso chi intende esercitare abusivamente una professione utilizza alcuni stratagemmi per mascherare la mancanza della relativa abilitazione. Nello specico, gli abusivi in ambito psicologico difficilmnente si qualificheranno apertamente come “Psicologo” o “Psicoterapeuta”, utilizzando di preferenza titoli vaghi, che inducano l’utente a pensare che operi in ambiti psicologici di livello ancor più specialistico rispetto a quello più generale.. Per esempio, essi si qualificheranno a volte come “terapeuti della relazione”, “terapeuti dell’anima”, oppure come “formatori” in generici corsi o seminari che dichiarano di garantire benefici e miglioramenti della qualità della vita ai partecipanti nonché in veri e propri studi privati non sempre adeguatamente individuabili come tali. Non raro, in questi casi, è l’uso di frasi a forte impatto emotivo, che promettono risultati evidenti ed in tempi brevi che, invece, assai raramente un professionista serio può promettere con altrettanta certezza. Nei casi più spregiudicati, questi esercenti in modo abusivo le attività psicologiche utilizzano titoli di altissimo livello scientifico o professionale, a volte dichiarandosi “accademici” di un’ Università straniera o privata, “docenti” presso scuole o istituti, spesso dai nomi altisonanti, ma sconosciuti alla Comunità scientifica. Solitamente, essi non rivelano il proprio curriculum formativo, o se lo fanno, utilizzano titoli di fantasia o difficilmente verificabili Un altro elemento tipico di tali personaggi è l’autoreferenzialità,  cioè la mancanza di appartenenza a qualunque seriaSocietà scientifica e il ricorso all’autopubblicazione dei propri scritti senza il vaglio di alcun comitato scientifico, (pratica resa oggi ancor più facile dall’accessibilità di Internet). Al di là di questi esempi specifici, comunque, va ribadito che l’affidarsi a qualcuno che opera in ambito psicologico senza possedere né i necessari titoli previsti dalla Legge (laurea, specializzazione riconosciuta, iscrizione all’Ordine, ecc.) né, di conseguenza, le adeguate competenze, comporta seri rischi per la propria salute psichica e psicofisica. Generalmente, in questi casi, si tratta di individui che approfittano delle fragilità altrui, rendendo perciò impossibile, nei fatti, un reale aiuto a chi invece lo richiede. Naturalmente, le indicazioni di cui sopra sono solo a titolo esemplificativo, potendo l’attività abusiva ricorrere a qualsiasi forma alternativa per porre in essere le proprie attività illegali. Si ricorda, al riguardo, che l’esercizio abusivo di una professione è perseguibile penalmente ai sensi dell’articolo 348 del Codice Penale, tramite denuncia dell’illecito, che è possibile inoltrare anche attraverso gli Ordini professionali a ciò preposti. Per verificare se un professionista è iscritto all’Albo degli Psicologi, si può consultare la versione informatizzata del medesimo sul sito web del Consiglio Nazionale al link: https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi

NOTA: Per leggere l’intero opuscolo, cliccare qui

http://www.ordpsicologier.it/home.php?Lang=it&mItem=206&Item=abusivismo&Menu=1

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