Quando di pseudoscienza si muore

21/5/2013

La rabdomanzia che uccide

di Stefania Licos

Il 25 ottobre 2009 un gruppo di terroristi iracheni superò indenne alcuni checkpoint delle forze dell’ordine, fece saltare le due tonnellate di esplosivo nascoste nel baule dell’auto, e uccise 155 civili. Due mesi dopo la scena si ripetè uguale; morirono 127 persone.

In entrambi i casi il carico di esplosivo era passato giusto accanto agli ADE 651, i bomb detector d’avanguardia usati da tutte le forze dell’ordine irachene. Dispositivi basati, per stessa ammissione del costruttore James McCormick, sugli stessi principi della rabdomanzia.

A quattro anni di distanza, lo scorso 25 aprile, per McCormick è arrivata la condanna per truffa: 10 anni di carcere, con l’accusa di aver venduto in tutto il mondo apparecchi non funzionanti.

La sua azienda, la britannica ATSC, prometteva dispositivi quasi miracolosi, a cominciare dall’ADE 651: un rilevatore formato da una bacchetta metallica oscillante su un supporto di plastica, in grado di avvertire la presenza di esplosivi, droga, avorio, armi, e di qualsiasi altro materiale. All’interno, veniva inserita una piastrina “caricata” con la sostanza da individuare: la cosiddetta “attivazione” veniva fatta lasciando insieme in un barattolo il dispositivo e l’oggetto da rilevare, per una settimana circa. Il tutto senza bisogno di batterie o di altre forme di energia: la carica elettrostatica dell’ambiente era sufficiente per il funzionamento, almeno secondo il produttore.

L’idea era stata presa dal golfinder, una bacchetta da rabdomante usata per cercare palline perdute; un semplice giochino per i ricchi frequentatori dei campi da golf americani, venduto a 20 dollari al pezzo. James McCormick, ex ufficiale della Merseyside Police, ebbe l’idea di riciclare il dispositivo per il mercato militare. E così nacquero prima l’ADE 100 e l’ADE 101, poi l’ADE 651, prodotto di punta dell’azienda. Costo minimo: dai 7000 dollari in su, con punte di 60.000 dollari per il singolo dispositivo.

Dal 1997 ad oggi, i prodotti dell’ATSC sono stati venduti a eserciti e polizie di tutto il mondo. Tanto per fare qualche nome:  Iraq, Algeria, Belgio, Messico, Bangladesh, India, Kenya, Romania, Tunisia, Emirati Arabi, Vietnam. In alcuni di questi paesi l’azienda ha anche organizzato (a pagamento, si intende) speciali corsi di formazione per spiegare come usare al meglio i dispositivi; tecniche che prevedevano, ad esempio, un particolare modo di camminare trascinando i piedi, in modo da caricare il più possibile l’oggetro di energia elettrostatica.

Il successo di questi rilevatori risiede senza dubbio nella loro economicità: 7000 dollari sono tanti, ma sono nulla in confronto al prezzo di un reale bomb detector. E poi, come ha dichiarato il generale Jihad al-Jabiri dell’esercito iracheno:

Che sia magico o scientifico, ciò che importa è che rilevi le bombe. Non mi importa di ciò che dicono.

Un discorso che, a ben vedere, non fa una grinza. Il problema è proprio che l’ADE 651 non funziona. Ovunque siano stati fatti controlli, è emerso che il bomb detector è in grado di rilevare correttamente gli esplosivi (così come le altre sostanze) solo quando il manovratore è già a conoscenza della loro ubicazione. Nelle prove in cieco, invece, l’ADE 651 si dimostra totalmente inutile. Sottoposti a test nei Sandia National Laboratories, il verdetto è stato spietato:

Nessuno di essi ha mai avuto prestazioni superiori a quelle di una scelta casuale.

Lo stesso risultato è emerso in tutti gli altri laboratori che hanno analizzato il bomb detector. Così come nella rabdomanzia, l’illusione del loro funzionamento risiede nell’azione ideomotoria: la bacchetta viene spinta inconsapevolmente dalla persona che la tiene in mano.

Il Computer Laboratory dell’università di Cambridge si è preso la briga di esaminare anche la piastrina di memorizzazione. Risultato: si tratta di una semplice security tag. Per intenderci, è la stessa “etichetta antifurto” che potete trovare in tutti i negozi di vestiti: un dispostivo che non ha una memoria nè un microprocessore, e che non può in alcun modo registrare informazioni sulla sostanza da individuare.

In un’inchiesta del New York Times, poi, due persone si sono dimostrate in grado di trasportare una coppia di fucili AK-47 attraverso nove checkpoint della polizia irachena, senza che i dispositivi in uso ne avessero sentore.

La stessa situazione è accaduta, purtroppo, anche in casi reali: i rilevatori “rabdomantici” sono sotto accusa per non aver funzionato in occasione di diversi attentati. McCormick non è solo colpevole di aver venduto apparecchi inutili per milioni e milioni di dollari; i suoi ADE 651 sono stati usati in situazioni di guerra e di pericolo, sostituendo bomb detector effettivamente funzionanti e provocando, di conseguenza, un numero imprecisato di vittime.

Nonostante questo, gli ADE651 continuano a essere usati, e non solo loro: ai rilevatori di McCormick si sono aggiunti nel tempo una moltitudine di dispositivi simili, messi in commercio da aziende concorrenti. Ne sono un esempio il GT200 e l’Alpha 6, usati dalle polizie di Messico e Thailandia.

Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, purtroppo, la condanna di McCormick non ha portato al bando dei suoi prodotti. Mentre alcuni paesi hanno rinunciato al loro impiego dopo aver verificato la loro inefficacia (è il caso del Belgio, che aveva acquistato alcuni ADE 651 per la lotta agli stupefacenti), altri continuano imperterriti a usarli, come il Kenya e l’Iraq.

Se in qualche aeroporto internazionale vedete un poliziotto con in mano una strana bacchetta oscillante, cominciate pure a preoccuparvi.

Fonte: Query

http://www.queryonline.it/2013/05/21/la-rabdomanzia-che-uccide/

James McCormick, hawker of fake bomb detectors, has ‘blood on his hands’

2/5/2013 – The conman who sold fake bomb detectors to Iraq was jailed for ten years today after a judge said he had blood on hands.

James McCormick, 57, showed no reaction as he was told his “callous confidence trick” was the worst fraud imaginable.

He made up to £60m selling useless bomb detectors which were based on a novelty £13 golf ball finder to security forces around the world. They were sold for up to £27,000 each.

They were sold to the UN in Lebanon, the military in Iraq and the Hong Kong prison service. The devices allowed armed terrorists to pass through checkpoints and launch suicide attacks.

At the Old Bailey Judge Richard Hone told him: “I am wholly satisfied that your fraudulent conduct in selling so many useless devices for simply enormous profit promoted a false sense of security and in all probability materially contributed to causing death and injury to innocent individuals.”

 

He said he had shown a “cavalier disregard for the potentially fatal consequences”.

“The device was useless, the profits outrageous and your culpability as a fraudster has to be placed in the highest category.

“The jury found you knew the devices didn’t work but the soldiers in Iraq and elsewhere believed they did, in part due to your powers of salesmanship and in part due to the extravagant and fraudulent claims made in your promotional material.”

The judge said the scam had funded an “extravagant lifestyle” and McCormick had shown “neither insight, shame or any sense of remorse.”

He told the fraudster: “You fought this case in the teeth of overwhelming evidence.

“In one last desperate gamble you rolled the dice of the jury and you lost. It possible other cases may equal what you did – some may involve more money.

“But I’m confident no other case can be significantly worse in terms of culpability and harm. In addition, a maximum sentence in your case can be justified to deter others from committing similar offences.”

McCormick also faces having to pay back up to £15 million of the cash he duped from customers in a confiscation hearing set for May 12 next year.

Police believe he may have millions more stashed away in secret assets. Det Supt Nigel Rock of Avon and Somerset Police said McCormick’s scam had caused immense damage

The officer said: “Six thousand of these devices were sold to the Iraqi government. Six thousand of these devices were deployed in and around the Green Zone. For me personally, it is inconceivable that a device hasn’t gone through one of those checkpoints and exploded.”

McCormick deceived customers for nearly a decade and used the profits to amass a property portfolio including a £3.5m Georgian townhouse with indoor pool in Bath. He also bought a £200,000 holiday home in Florida and a £320,000 villa in Cyprus, along with a £630,000 Sunseeker Portofino cruiser he named ‘Aesthete’.

His daughter, who wants to compete for Team GB at the 2016 Rio Olympics, was given three dressage horses worth tens of thousands of pounds each.

McCormick became involved with the detector scam when another businessman demonstrated an early ‘prototype’ to him in 2000.

The former electrical salesman, who also spent two years as a probationary police officer on Merseyside, agreed to buy one for £10,000.

He later marketed the device to his contacts in countries around the world, including Saudi Arabia, China, Kenya, South Africa and Mexico.

The pair later fell out after McCormick, who left school in Liverpool with three O-levels, subjected the device to a “double blind” test that showed it was useless. But he continued to sell them through his Broadcast and Telecommunications Services firm.

He later set up to market the devices under the ADE – or Advanced Detection Equipment – tag, claiming the products had been developed in four separate labs.

The first model was labelled the ADE-100, while later models included the larger ADE-650 and ADE-651. They were labelled with stickers from the Essex Chamber of Commerce and the International Association of Bomb Technicians.

Surrey-based design consultants Blue MT were among the first to raise suspicions when McCormick enlisted them to help make the machines look more convincing.

William Powell, the director, said McCormick had clammed up when asked for details of the “detector card”, which supposedly told the device what substance it was looking for.

“He was calling it the secret bit that had the magic in it,” he said.

When he cracked open the unit after McCormick had left, he discovered a single circuit board that was not connected to anything else.

After bulking up the units, McCormick reeled in clients by embarking on a series of sales talks in which he purported to explain the science behind his system.

Professor David Last, from the University of Wales, said: “To me it was a jumble of technical phrases and disconnected sentences. In my judgement it had no scientific validity whatsoever.”

McCormick maintains the devices do work, although he does not know how.

Fonte: The Telegraph

http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/crime/10032949/James-McCormick-hawker-of-fake-bomb-detectors-has-blood-on-his-hands.html

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