Aspetti psicologici della manipolazione mentale: alcune riflessioni su un fenomeno complesso

Il concetto di manipolazione mentale è di grande complessità sia sul piano della definizione che sul piano dell’identificazione specifica in ambito psicologico. Prendendo in considerazione i due termini (manipolazione e mentale) vediamo subito che abbiamo a che fare con un concetto di per sé molto articolato e complicato come la mente e un concetto ambiguo come quello espresso dal temine manipolare. Manipolare riguarda dunque l’azione di “condizionare qualcuno… alterare o contraffare…. Falsificare dati o notizie… alterare…..” (Dizionario di italiano, Sabatini Coletti, 2008). Applicato alla mente pone subito il problema da risolvere: la
mente umana per come è costituita, per quel che se ne conosce è manipolabile? Che casa intendiamo per mente? Gli studi psicologici evidenziano in molteplici direzioni aspetti costitutivi della mente; in realtà la psicologia si configura proprio come scienza che studia la mente, il comportamento. La psicologia offre molte riflessioni, esperimenti, teorie sui modelli della mente, arrivando a descrivere le modalità di funzionamento del cervello e della mente. Le discipline psicologiche affrontano con notevole circospezione e cautela tutto ciò che riguarda particolari stati di alterazione della coscienza e dunque del mentale, facendo attenzione, soprattutto negli approcci sperimentali, a trovare corrispondenze comportamentali rilevanti per poter corroborare le ipotesi su stati di alterazione tipicamente complessi da individuare e da descrivere.

Per affrontare il difficile tema della manipolazione mentale è utile partire dal comprendere in che cosa consistono le alterazioni degli stati di coscienza nell’individuo. Possiamo descrivere, in accordo con la manualistica sul tema, diversi stati della coscienza.
1. La veglia “vigile” caratterizza lo stato di allerta (a differenza del sonno) di un individuo che percepisce gli stimoli e li può codificare.
2. L’attenzione, che è un processo cognitivo attivato tutte le volte in cui, in stato di evidente allerta, prestiamo appunto attenzione ad un dato stimolo che acquista rilevanza (all’improvviso qualcuno pronuncia il nostro nome, prestiamo attenzione e ci voltiamo in direzione della fonte del suono).
3. Il sonno, uno stato opposto a quello della veglia, in cui i sistemi attentivi sono deafferentati dagli stimoli esterni e si verifica invece uno specifico tracciato elettroncefalografico tipico del ritiro dalla realtà esterna.
4. Il sonno con i sogni, presenta la variante, rispetto al sonno in cui non vi sono manifestazioni oniriche, di porre l’individuo in diretto contatto con “stimoli interni” che animano le scene oniriche spesso attraverso i cosiddetti “resti diurni” o per contatto con contenuti inconsci (secondo la Psicoanalisi)

5. Il coma, più profondo del sonno, spesso legato a stati patologici o indotto per motivi clinici, è dato da un tracciato elettroencefalografico che evidenzia il ritiro dal contatto con la realtà esterna, può durare per tempi diversi e comporta un distacco dalla realtà e una impossibilità d manifestazione di comportamenti attentivi evidenti.
6. La suggestione comporta un primo livello di alterazione degli stati di coscienza. La persona può essere completamente vigile (nelle forme blande) o in uno stato di “obnubilamento” (nelle forme più cospicue). In realtà esistono vari livelli della suggestione da quella leggera a quella che invece comporta tipologie di influenze più significative.

7. L’ipnosi, procedimento di influenzamento degli stati di vigilanza che può andare da una tipologia lieve con mantenimento di quote di vigilanza alla cosiddetta “trance” o ipnosi profonda nella quale, inducendo uno stato simile al sonno o di inibizione comunque profonda si stabilisce una comunicazione con il soggetto ipnotizzato che viene, ad esempio utilizzata, nell’intervento sulle dipendenze ecc, ma che talvolta è utilizzata a scopi non precisamente costruttivi per chi vi si sottopone. Va sottolineato che la suscettibilità ipnotica varia da persona a persona e che contro la volontà della persona stessa è impossibile qualsiasi induzione.

La descrizione, se pur molto sommaria e sintetica e dunque, per necessità non esaustiva, serve a comprendere meglio a cosa ci si riferisce quando si parla di “manipolazione mentale”. Abbiamo a che fare con, come accennato, un complesso e complicato fenomeno che si riferisce ad alterazioni degli stati mentali di “normale” stato di allerta vigile di pieno possesso delle proprie facoltà mentali, per sfumare in processi che possono comprendere fenomeni di suggestione semplice, di suggestione più cospicua, di ipnosi superficiale ecc. Il tutto in un risultato di influenzamento dell’andamento e del fluire del funzionamento delle facoltà mentali di un individuo. La domanda che sorge spontanea è: come può accadere tutto ciò? Chi è soggetto alla possibilità di subire manipolazioni? Che profilo psicologico ha il manipolatore? Anche in questo caso, si tratta di argomenti molto complessi e che implicano molti
livelli, per brevità e per semplificare presentiamo alcune riflessioni che possono trovare approfondimento nella letteratura specifica.
La dinamica di un processo di manipolazione avviene in uno scenario dinamico che vede una relazione fra chi pone in atto la manipolazione stessa e chi la subisce. Abbiamo dunque almeno un manipolatore e una vittima, spesso più di uno.

Il “teatro” di un processo di questo genere vede una tipologia di comunicazione che si articola su dinamiche specifiche: il manipolatore avvicina la vittima e inizia il suo percorso. Naturalmente il manipolatore è animato da intenti criminogeni che possono essere di vario tipo: desiderio di potere, desiderio di sfruttamento sessuale, motivazioni economiche, esaltazioni e fanatismi. D’altro canto la vittima è scelta per essere una persona caratterizzata da fragilità psicologica e debolezza. Spesso sono persone isolate, che attraversano difficili momenti della vita: lutti, separazioni, passaggi esistenziali complessi, crisi di valori ecc. L’incontro avviene sulla base della messa in comune di questi opposti sistemi motivazionali: da una parte il desiderio di controllo del “guru” per asservire ai propri scopi, dall’altra il profondo bisogno di trovare risposte al dolore, di sentire un punto di riferimento di reperire un sostengo, una “holding” della propria disperazione. Assistiamo così alla sottomissione della donna addolorata per la perdita precoce del figlio per una malattia incurabile, irretita da un “santone” che le promette di metterla in contatto con il figlio in una comunicazione ultraterrena; alla giovane madre che ha il figlio con una malattia terminale e viene convinta dell’esistenza di un malocchio per togliere il quale, sempre il “santone” chiede sacrifici economici cospicui; oppure ancora un uomo che entra in contatto con gli adepti di una setta, avvicinato durante incontri di un circolo filosofico non meglio specificato, e convinto a lasciare moglie, figli e amici per entrare in una setta dove verrà sottoposto a riti di digiuno, prolungata esposizione alla luce o al buio, ritmi assordanti, docce gelate, presentati come riti purificatori e così via.

L’aspetto interessante è che le vittime non sono necessariamente persone incolte o sprovvedute, spesso sono persone di elevato livello sociale e con riferimenti silurali di buon livello, appartengono a differenti fasce di età, diversi sono minori, adolescenti per lo più. Infatti non sono gli aspetti cognitivi la variabile rilevante, bensì quelli emotivi. Il disperato bisogno di trovare appigli nella disperazione e nell’isolamento, le emozioni negative e di dolore che si attivano in certe situazioni. Il numero di coloro che, a seguito di manipolazione mentale vengono irretiti ed entrano in quello che possiamo definire come un vero e proprio incubo è difficile da definire. In alcuni casi ci sono denunce e si avviano procedimenti legali, in altri i parenti e gli amici gestiscono la situazione senza aiuto e non denunciano. Abbiamo dunque a che fare con un numero oscuro la cui entità ha proporzioni non note. A giudicare dalle segnalazioni che arrivano alle Forze dell’Ordine, alle Associazioni specializzate, agli esperti, sembra si tratti di numeri di una certa entità. Occorre aggiungere che in questi fenomeni le vittime non sono soltanto coloro che vengono fatti oggetto della manipolazione, ma anche i loro parenti e amici che vedono il loro caro cambiare di giorno in giorno sotto i loro occhi senza poter fare nulla, che spesso vedono il loro caro scomparire per entrare nella setta o allontanarsi fisicamente e mentalmente in modo irreparabile. L’isolamento è proprio la condizione che creano e sfruttano i manipolatori per poter operare meglio: il malcapitato viene convinto che tutti coloro che ha intorno vogliono il suo male e soltanto il guru vuole il suo bene, dunque ha inizio il progressivo “ritiro” di investimento affettivo che genera un dolore terribile in chi, senza strumenti, vede l’allontanarsi del proprio coniuge, del figlio, del padre, della madre, della sorella ecc. e non trova ascolto perché il fenomeno è talmente delicato e complesso da essere di difficile comprensione per i possibili interlocutori non esperti.

E’ dunque importate agire su diverse linee.
1. La prevenzione. Del fenomeno si deve parlare. Nelle Scuole, nelle Associazioni, nei luoghi idonei occorre informare i giovani, i genitori, gli insegnanti, sulla lettura di alcuni indicatori che devono far scattare un segnale di allarme. Se assistiamo ad un improvviso isolamento di un adolescente, o se lo stesso è in comunicazione in internet, su un social network con qualcuno che gli impone l’isolamento o lo induce ad azioni di un certo tipo occorre intervenire fino a che questo è possibile, tenendo conto che più passa il tempo più diventa difficile contrastare l’azione di manipolazione e irretimento.

2. L’azione di informazione attraverso i mezzi di comunicazione idonei. Stampa, televisione, rete internet possono essere canali per mettere in guardia. Tenere viva l’attenzione sui segnali di pericolo; anche attraverso le storie di chi ha avuto queste terribili esperienze. Le persone, se vengono informate, hanno strumenti per riconoscere i segnali di pericolo ed eventualmente anche per
aiutare coloro che possono trovarsi in queste situazioni.
3. La costituzione di Reti sinergiche di Esperti che possano trattare i fenomeni in questione. Forze dell’Ordine, Associazioni non governative specializzate, religiose o laiche ma competenti sugli specifici fenomeni. L’uso di numeri verdi e centri di ascolto per il sostegno alle vittime e ai loro parenti o amici.
4. Reti adeguate per il sostegno a coloro che escono dalle sette e hanno bisogno di trovare luoghi competenti per riappropriarsi delle loro facoltà psicologiche ed elaborare le problematiche di dipendenza che li hanno condotti nel baratro. Questo per evitare ricadute nelle stesse situazioni. Le persone vanno protette, potrebbero in questa fase subire minacce o induzioni a rientrare nella setta stessa.

5. Opportuni strumenti legislativi che assicurino alla giustizia i criminali che traggono profitto dallo sfruttamento delle vittime e che possano basarsi su tecniche adeguate per descrivere i fenomeni, accertarli con accuratezza e quindi contrastarli nel modo più adeguato.

In conclusione: abbiamo a che fare con uno dei fenomeni psichici più complessi che richiede lo studio, la ricerca, l’attenzione di esperti che provengano da vari settori per essere affrontato con la probabilità di successo che possa veramente costituire la base per aiutare quanti si trovano nella più dolorosa delle esperienze: quella di avere perso la “libertà del pensiero” la “libertà dell’arbitrio” e non sapere più neppure riconoscere i propri desideri, la propria volontà da quella “instillata e indotta” da altri attraverso sofisticati meccanismi di manipolazione, meccanismi di cui purtroppo i criminali di cui sopra sono profondi conoscitori

Anna Maria Giannini
Professore Ordinario di Psicologia
Direttore dell’Osservatorio di Psicologia della Legalità e della Sicurezza
“Sapienza” Università di Roma

 

NOTA: Anna Maria Giannini è membro del comitato scientifico dell’Associazione Nazionale Familiari delle Vittime delle sette, Favis onlus

http://www.favis.org/favis2/comitato-scientifico.html

 

 

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