LEADER DI CULTI E LEADER POLITICI. Biancofiore, Berlusconi e il reverendo Jones

7/8/2013

Era il 18 novembre 1978 quando il reverendo Jim Jones costrinse i 913 adepti della setta People’s Temple a ingoiare una ciotola di cianuro. Quello di Jonestown fu il più grande suicidio di massa che la storia ricordi, organizzato con minuzia da una mente malata e stravolta da alcool e droghe che, negli anni, aveva guadagnato la fama di capo-messia. La soluzione finale del suicidio collettivo, pensava Jones, serviva a preservare l’integrità della comunità dalle minacce esterne. In particolare Jones era preoccupato dall’inchiesta che il Senato americano aveva aperto per indagare sulle attività del villaggio.

Nella cronaca dell’evento (qui trovate la storia completa e dettagliata) spesso si trascura l’aspetto psicologico della vicenda. In particolare si ignora il sistema di controllo mentale (e fisico) che il reverendo aveva elaborato nei confronti degli adepti della setta (un’analisi approfondita l’ha fatta lo studioso Enrico Pozzi, nel testo Il carisma malato, Liguori). Per tutti, lui era il pastore, perché aveva il compito di guidare il gregge nella giusta strada; era il padre di ognuno, e pretendeva che i componenti si concedessero sessualmente a lui; era il messia, sia perché li aveva salvati da una condizione di vita disagiata (del People’s Temple facevano parte soprattutto poveri e senzatetto), sia perché, spesso, metteva in scena miracoli a cui gran parte degli adepti credevano. Nella pratica il dominio di Jones si tradusse in abusi e violenza.

Questa triste storia mi è venuta in mente ieri sera, mentre guardavo a In Onda la performance di Michaela Biancofiore. Lungi dal voler fare paragoni storici, tuttavia non si può non notare che l’atteggiamento della deputata Pdl nei confronti di Silvio Berlusconi ha sicuramente qualcosa che va oltre la stima e l’affetto politico. “E’ più di una fede”, ha semplificato il giornalista dell’Espresso Tommaso Cerno, presente in studio. E Biancofiore non l’ha nascosto: “Per me Berlusconi è come un padre, io gli voglio bene”. Civati ha rilanciato: “Tu sei innamorata di lui”. La pasionaria azzurra, allora, si è sentita toccata nel profondo e ha borbottato qualcosa per tenere lontani gli interlocutori dalla sua intimità. Per i presenti in studio, Telese compreso, non sarà parso molto strano ascoltare la sottosegretaria esprimersi in questi termini. Ma lei ha voluto esagerare, come fa di solito. E per amor del Capo ha stravolto la realtà: “Noi abbiamo vinto le elezioni di febbraio”, ha esordito. Telese le ha fatto notare che non era così. Ma lei, sicura, ha ribadito. “Sì, abbiamo vinto noi. Infatti abbiamo la maggioranza al Senato”.

E se il Paese mostra segnali di ripresa economica, di chi è il merito? Di Berlusconi, ovviamente. E se il governo ha ottenuto successi in Europa, a chi vanno i complimenti? Macché a Letta, a Berlusconi, a Berlusconi. Civati, a un certo punto, ha sbottato: “Stai dicendo un sacco di scemenze”. Ma lei, come un disco incantato, ha ripetuto ossessivamente: “Dobbiamo essere grati a Berlusconi per tutto quello che ha fatto”.

E che ne pensa della condanna a 4 anni di galera? “Magistratura politicizzata”. E la condanna a 7 anni per il processo Ruby? “Sul passaporto c’era scritto il cognome Mubarak”. Biancofiore ha una risposta (assurda) a tutto. Poi l’ultima cartuccia: “Berlusconi accetterà di andare in galera, perché è un uomo coraggioso e rispetta le sentenze”. Biancofiore dimostra che non bisogna vivere a Jonestown per credere a un’altra realtà.

di Lucio Perotta

Fonte: ROMAITALIA

http://www.romaitalialab.it/biancofiore-berlusconi-in-onda/

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