Dalla setta al giro del mondo in bici

23/7/2014

Dalla setta al giro del mondo in bici

L’incredibile storia di Juliana Buhring, nata in una comune e fuggita a 22 anni. È l’unica donna ad aver attraversato il pianeta sui pedali: «È la mia missione»

«Non ho fatto il giro del mondo perché mi piaceva andare in bicicletta. Ho cominciato ad andare in bicicletta perché volevo fare il giro del mondo». Nella vita di Juliana Buhring nulla è normale. Basti pensare che ha cominciato ad andare in bici a 30 anni. Nata nel 1981, la sua ultima impresa è la Trans Am, 7.137 chilometri da una costa all’altra degli Stati Uniti – dall’Oregon alla Virginia – distanza che ha attraversato in 20 giorni, 23 ore e 45 minuti, unica donna al mondo ad aver pedalato senza sosta per 800 chilometri, impiegando 38 ore. Juliana è abituata ai record. Come quello per il giro del mondo in bicicletta: è l’unica donna ad averlo completato: 29mila chilometri attraverso 18 Paesi, dal 23 luglio al 22 dicembre 2012.

Una voglia inarrestabile di scoprire il mondo. Anche perché il mondo, a Juliana, è stato negato a lungo. La Buhring, infatti, è nata in una comune di Children of God, la setta apocalittica fondata nel 1968 a Huntington Beach, in California, su impulso di David Berg, che ne è stato il leader fino alla morte nel 1994. I «bambini di Dio» nati nelle comuni nel corso degli anni sono stati educati – o meglio, indottrinati – con una sorta di teologia hippie dell’amore libero mista a vocazioni iperomistiche e insegnamenti paralimilitari. Una multinazionale con comunità sparse in oltre cento Paesi, anche in Italia, con sedi a Roma e Villafranca. Fino all’implosione di fatto – alcuni nuclei sono sopravvissuti, con nomi diversi e pratiche meno totalizzanti – avvenuta dopo molte vicissitudini giudiziarie ma soprattutto grazie alla denuncia di Juliana. «Sono cresciuta senza sapere che c’era un mondo dietro i muri della comunità – racconta a Il Tempo -. A tre anni mi hanno tolta dalla famiglia. Vivevo nella comune, organizzata come un campo di addestramento militare. Ci istruivano per formare una razza pura, lontana dalla corruzione del mondo esterno. Un gigantesco esperimento dove le cavie eravamo noi». Un esercito per affrontare la fine del mondo, fissata – e rimandata ogni volta che saltava l’appuntamento con l’Apocalisse – nel 1993. «Subivamo abusi fisici e psicologici – continua – sono stata trasferita in diversi campi, in almeno trenta Paesi, in Europa, Africa, Asia, sempre lontano dai parenti. Dopo la morte del leader ha preso il comando la moglie, Karen Zerby, che non riusciva più a tenere la setta sotto controllo. Sono iniziate le fughe, soprattutto di bambini». L’età media degli abitanti delle comunità – in cui la contraccezione era vietata – era bassissima. «A 22 anni sono riuscita a fuggire anch’io. Ho cominciato a raccogliere tutta la mia vita in un libro perché volevo che scoppiasse una bomba. E denunciare tutto, soprattutto per salvare chi era ancora dentro, a partire dalla mia famiglia: 18 tra fratelli e sorelle». Il libro di Juliana, scritto con le sorelle Kristina e Celeste Jones ( Not without my sisters , edito in Italia da Menthalia col titolo Essere innocenti ) ha avuto l’effetto sperato. Dopo la denuncia degli abusi, fisici e psicologici, la maggior parte dei finanziatori ha chiuso i rubinetti e la setta – che negli anni ha avuto varie denominazioni – è implosa nel 2010. La missione di Juliana continua oggi con la «Safe passage foundation», l’associazione creata per raccogliere fondi per l’infanzia grazie alle sue imprese in bicicletta. «Vorrei fare di nuovo il giro del mondo, stavolta in meno di 100 giorni. Ma adesso, dopo la Trans Am per un po’ voglio riposarmi», racconta. «In America non credevo fosse cosi dura: una media di 18 ore al giorno sui pedali. Bere, mangiare: tutto in autosufficienza. Ho dormito due ore a notte per terra, col sacco a pelo. Come un animale. Eppure ho provato sensazioni uniche, come attraversare il parco di Yellowstone. C’era un vento incredibile, in discesa procedevo a 12 chilometri all’ora a causa del vento contrario, così caldo che non riuscivo a respirare, la gola tanto secca da impedirmi di bere». Juliana è in Italia da cinque anni. «Ho un bed and breakfast dedicato ai ciclisti a Vico Equense insieme al mio compagno, che è napoletano – continua -. Amo l’Italia e mi sento un po’ italiana. Solo un po’, perché per come ho vissuto mi sento cittadina del mondo». Arrivata a Napoli per un lavoro da insegnante nel 2010, ha messo radici sulla Costiera Amalfitana: «È bellissima e perfetta per gli allenamenti. Ho imparato ad andare in bicicletta solo nel 2010, nel centro di Napoli. Se impari a pedalare lì, puoi farlo in tutto il mondo».

Davide Di Santo

FONTE: IL TEMPO

http://www.iltempo.it/sport/2014/07/23/dalla-setta-al-giro-del-mondo-in-bici-1.1273861

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