Indagine CENSIS sulla cultura dei vaccini. Genitori italiani mal informati e diffidenti. La ricerca presentata in Senato

7/10/2014

Vaccinazioni. Indagine Censis. Genitori italiani mal informati e diffidenti. E internet “Dis-orienta”

I genitori italiani ignorano quali e quante sono le vaccinazioni obbligatorie, e nonostante il 95% abbia vaccinato i propri figli, solo due genitori su dieci si fidano totalmente dei vaccini. E sulla scelta di vaccinare o di non vaccinare pesano molto le informazioni reperite sul web e sui social. Questi alcuni dei risultati della ricerca presentata questa mattina al Senato. LA SINTESI

Vaccino mio non ti conosco. Sembra essere questo il leit motive di mamme e papà sulle vaccinazioni che sono chiamati a far somministrare ai propri figli. Nonostante circa otto genitori su dieci affermi di sapere cos’è il calendario vaccinale, andando a scavare si scopre che la loro preparazione sulla materia è molto incerta. Solo una percentuale esigua sa quali e quante sono le vaccinazioni obbligatorie. E anche se il 95% dei genitori ha vaccinato i propri figli, poco più di due genitori su dieci si fidano totalmente dei vaccini. E internet, dal punto di vista della conoscenza, “dis-orienta” i genitori. Anche se esigua, una percentuale di mamme e papà affida alle informazioni reperite sulla rete la scelta di vaccinare o di non vaccinare i propri figli.

A indagare sui livelli di conoscenza e diffusione della cultura della prevenzione nella popolazione è una ricerca “La cultura della vaccinazione in Italia” realizzata dal Censis con il contributo non condizionato di Sanofi Pasteur Msd e presentata questa mattina al Senato…
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http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=23664

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NOTA FAVISONLUS: Ai fini di una corretta informazione sulla sicurezza dei vaccini e sulla dilagante disinformazione pseudoscientifica, era intervenuto alcuni giorni or sono, l’Ordine dei Medici e Chirurghi Odontoiatri della provincia di Parlermo. Di seguito l’articolo a firma del Vicepresidente Dott. Giovanni Merlino

SICUREZZA DEI VACCINI

3/10/2014

Un recente articolo di un quotidiano nazionale ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei vaccini.

Era il lontano 1998 quando sulla prestigiosa rivista The Lancet il medico inglese Andrew Wakefield pubblicava un articolo in cui sarebbe emerso il legame tra la somministrazione di un  vaccino  e l’insorgenza dell’autismo. Uno studio basato su 12 bambini britannici autistici in cui, a detta dell’autore, emergeva un nesso di causalità tra la malattia e le vaccinazioni cui i piccoli erano stati sottoposti.

Ci vollero 6 anni, ma nel 2004 il Sunday Times denunciò la presenza di gravi conflitti di interesse che avevano viziato e condizionato la conduzione di quella ricerca. I dati dello studio risultarono essere stati falsificati e, inoltre, si scoprì che il ricercatore aveva brevettato un nuovo vaccino che, ovviamente, avrebbe avuto larga (e per lui lucrosa) diffusione se quello incriminato fosse stato bandito.

Nel 2010 The Lancet ritirò la pubblicazione e l’autore fu accusato di frode scientifica e radiato dalla professione.

Ma se la maldicenza è un venticello a volte l’opinione pubblica diventa un tornado. E, così, ha cominciato a dilagare e diffondersi un vero e proprio “movimento anti-vaccinale”. Una corrente di pensiero che arrogandosi presunte posizioni “liberal” e “naturiste” cela, piuttosto una profonda anti-scientificità. Una ignoranza fondata su creduloneria, dabbenaggine, ciarlataneria.

Dalla ingenuità della “new age” al radicalismo “no global”, questa corrente di (non)pensiero ha contaminato sempre maggiori fasce di popolazione, con le temibili ma inevitabili conseguenze sulla salute. E, fatto di assoluta gravità, sulla salute di ignari bambini non responsabili delle improvvide scelte operate dai genitori a loro discapito.

In Gran Bretagna, dopo la pubblicazione di Lancet si assisté a un calo delle vaccinazioni nei bambini, con conseguente incremento dei casi di encefalite post mobillosa, una gravissima infezione del sistema nervoso, potenziale complicanza del morbillo.

Oltre alla presunta pericolosità, altro argomento spesso sollevato da chi si oppone alle procedure vaccinali è quello degli interessi economici delle aziende che producono i vaccini. Il tema non è secondario e  chi scrive non ha mai omesso di denunciare la pervasività di Big Pharma e come a volte il “farmaco” più che una risorsa per il paziente sia, invece, un vero e proprio “affare”. Prova ne sia che anche l’autorevole Organizzazione Mondiale della Sanità fu investita dalle polemiche in seguito all’allarme lanciato per la pandemia dell’influenza suina (H1N1) nel 2010 allorché si appurò che 5 degli esperti del comitato di emergenza avessero dei rapporti più o meno diretti con aziende produttrici di vaccini.

Ma è un dato incontestabile che negli USA, dopo più di dieci anni in cui era praticamente scomparso, si registrano nuovi casi di morbillo. E la parotite, malattia che negli ultimi anni si poteva osservare solo nei paesi del sud del mondo, riaffiora nei ricchi paesi industrializzati. E delle complicanze di queste malattie si muore o si resta severamente menomati per tutta la vita. Non si tratta di bluff o di falsi allarmi “pompati” per creare indebiti profitti alle multinazionali del farmaco.

Da Cartesio in poi la medicina ha intrapreso il cammino del metodo scientifico e, bandendo purghe e salassi, maghi e ciarlatani, sempre di più ha fondato il proprio essere sulle prove di efficacia e sulle evidenze della ricerca.

I vaccini hanno costituito una svolta epocale nella tutela della salute dei cittadini e tutte le evidenze disponibili respingono l’ipotesi di una relazione tra vaccinazione e autismo. Lo hanno definitivamente chiarito 25 studi epidemiologici e clinici condotti su un vastissimo campione di pazienti sino al recente studio, condotto su più di 1000 bambini nati tra il 1994 e il 1999, pubblicato a marzo del 2013 sul prestigioso Journal of Pediatrics.

Giovanni Merlino

 

Fonte: http://www.ordinemedicipa.it/notizia.php?tid=1904

 

 

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