I bambini perduti della Jahad

Ottobre 2014

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo “Les enfants perdus du djihad” a firma di , pubblicato il 9 ottobre 2014 su Le Point.fr

Vedi qui l’articolo originale http://www.lepoint.fr/societe/les-enfants-perdus-du-djihad-08-10-2014-1870521_23.php

 

I BAMBINI PERDUTI DELLA JAHAD

Un libro incrocia il percorso delle famiglie  i cui bambini sono stati indottrinati attraverso internet e, per alcuni, sono partiti in Siria. Terrificante.

Quando leggerete queste righe, io sarò lontano. Sarò sulla terra promessa di Sham (Levante), al sicuro. Perché è lì che devo morire per andare in paradiso“. Adele ha scarabocchiato queste poche frasi su un foglio che ha infilato nel suo libro preferito ed è andata in Turchia per raggiungere la Siria. L’adolescente di quindici anni, è stata portata via da questa follia contagiosa che spinge a credere che si può uccidere in nome di Allah. E ‘il fil rouge dell’ ultima opera dell antropologa Dounia Bouzar (2), “Ils cherchent le paradis, ils ont trouvé l’enfer” (Cercano il paradiso, hanno trovato l’inferno), che incrocia il percorso di famiglie i cui figli, – soprattutto ragazze -, sono stati indottrinati attraverso internet.

Il punto di partenza è sovente umanitario e poi un collegamento su YouTube porta ad altri argomenti“, spiega l’autrice. I video di propaganda ricordano i metodi di indottrinamento delle vecchie sette. Mescolano il falso e il vero in ogni frase e convincono i giovani che il mondo non è che menzogne e  cospirazioni contro i deboli. I ragazzi arrivano a rifiutare il mondo reale. Successivamente vengono indotti a credere che solo una resa finale dei conti sarà utile. ”

Loro sono stati “scelti”, “eletti”

La doppia identità virtuale di Adele si chiama Ouma Hawwa, Eva in arabo. Sul suo profilo Facebook, Ouma Hawwa porta il niqab,- Adele lo nasconde sotto il materasso -,  raccoglie decine di foto di cadaveri, di bambini siriani feriti, di famiglie palestinesi abbandonate sotto le rovine. Ouma Hawwa le condivide anche con i suoi “fratelli” e “sorelle” a cui hanno detto che loro sono stati  “scelti“, “eletti“, e  che hanno “una responsabilità verso il mondo“. Una crociata che porta questi bambini perduti della jhad a rompere con i loro familiari e a riconoscersi in una parentela sacra.

Come è possibile che i genitori di Adele, Sophie e Philippe, insegnante e psicoanalista, non abbiano visto nulla, sentito nulla, percepito nulla? Domande che ritornano continuamente nella mente di questa mamma impotente alla ricerca di risposte. I suoi interrogativi li condividerà con altre donne che stanno vivendo lo stesso incubo. Queste “madri orfane” come lei, si presentano, si sostengono, si chiamano a vicenda quando una di loro riceve notizie del suo bambino. All’altro capo del telefono, le loro figlie raccontano meccanicamente lo stesso quotidiano, che loro sono “felici”, in “pace” e vivono in una “grande casa/ città”. I genitori attendono un cedimento in quel discorso senza anima. Un “venite a prendermi“, “ho sbagliato“, “ho paura“.

Per raggiungere questo scopo, queste madri si fanno violenza. Durante questi brevi scambi controllati, è soprattutto importante non condannare, non rimproverare, non criticare. Per ricucire il rapporto. “Bisogna toccare la bambina che è ancora in lei”, analizza Dounia Bouzar.

Sophie ci ha creduto. Il giorno dei sedici anni di sua figlia, ha preparato la sua torta preferita, ha sistemato le candele, le ha accese e ha scritto un paio di righe su un bigliettino prima di fotografare tutto. Ma Adele non ha aperto il messaggio di sua madre, è morta colpita da un proiettile vagante in un villaggio siriano.

 

LIBRO: “Ils cherchent le paradis, ils ont trouvé l’enfer” (Cercano il paradiso, hanno trovato l’inferno), di Dounia Bouzar Editions de l’Atelier, 208 p. € 16

(1) Sham è la regione chiamata Levante in francese, che comprende  Siria, Libano, Giordania, Palestina e parte dell’Iraq.

(2) Dounia Bouzar è Direttore del Centro per la prevenzione delle derive settarie legate  all’Islam -CPDSI-

 

NOTA 1): Qui il link al sito internet del CPDSI

http://www.cpdsi.fr/

 

NOTA 2) Leggi anche articolo “Chi sono gli adolescenti irretiti dagli jihadisti? Intervista all’esperta Dounia Bouzar”, qui

https://favisonlus.wordpress.com/2014/10/13/chi-sono-gli-adolescenti-irretiti-dagli-jihadisti-intervista-allesperta-dounia-bouzar/

 

 

 

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