Considerazioni sul clerico-radicalismo

CONSIDERAZIONI SUL CLERICO-RADICALISMO

6/11/2014

 

Camillo Maffia, firma di svariati articoli pubblicati su “Agenzia Radicale”, era atteso al varco. Da tempo, infatti, assistevamo alle sue spericolate acrobazie logiche per dimostrare, secondo il celebre motto letterario, che “la schiavitù è libertà”. A forza di fare acrobazie, però, un piede in fallo prima o poi lo si mette, un passo che fa sbilanciare, presto o tardi arriva. E’ arrivato. Ed è efficace come una secchiata di acqua fredda su un addormentato. L’articolo pubblicato il 15 Ottobre scorso, “Il controverso caso Narconon: l’insopportabile parabola di un regime” (http://www.agenziaradicale.com/index.php/rubriche/stile-libero/3012-il-controverso-caso-narconon-l-insopportabile-parabola-di-un-regime), infatti, rischia di svegliare molte persone. Potrebbero aprire gli occhi molti di quanti immaginavano che l’autore uso a difendere   sette e culti vari, fosse, si, magari un po’ monotematico, ma comunque un sincero continuatore della battaglia radicale che nacque col “caso Braibanti”. Stiamo parlando, per chi non lo sapesse, della battaglia che portò, nel 1981, alla cassazione del reato di plagio. In effetti, una sparuta pattuglia di radicali che include anche l’autore in questione si erge legittimamente a difesa di questa conquista ma ritiene, meno legittimamente, che per farlo sia d’uopo difendere senza se e senza ma ogni tipo di gruppo di nuova spiritualità o di terapie new age dalla censura che può venire dai “movimenti anti sette” come dalla scienza ufficiale (che poi sarebbe l’unica scienza). La cosa non è così consequenziale come può sembrare ad uno sguardo disattento. Per fortuna, è arrivata la secchiata di questo articolo a schiarire le idee ai disattenti.

Si, perché dietro lo specchietto del diritto di culto, – abilmente agitato a favor d’allodole -, e lo spauracchio della paventata reintroduzione del reato di plagio, si nasconde proprio una difesa strenua di gruppi e culti tutt’altro che liberali, tutt’altro che laici, tutt’altro che anticlericali. L’ idea che si debbano riconoscere i diritti civili solo a coloro i quali sono sospetti di non riconoscerli per gli altri non è liberale e libertaria quanto sembra.  Per estensione potremmo dire che è la stessa logica del “razzismo differenzialista”. Secondo alcuni, infatti, il fatto che in alcune culture  ancorate a stili e modi di vedere lontani dalla democrazia laica i diritti umani vengano sistematicamente violati non è un problema. Queste culture vanno rispettate secondo una concezione per cui “loro sono fatti così”, cioè sono “culturalmente diversi”. Non mi pare che, riguardo all’infibulazione, per esempio, lo stile dei radicali sia stato questo. Mai i radicali hanno spacciato per “rispetto” una forma di razzismo in cui la cultura sostituisce la biologia ma lascia inalterata l’idea di una impossibile integrazione alla società aperta. La democrazia che si riconosce tale perché permette al suo interno isole di assolutismo è idea aliena al corpo radicale.  Capisco che questa può apparire un’iperbole, ma qualche libertà ce la possiamo prendere discutendo di quanto dice, su un giornale letto da  liberali, un uomo che per dimostrare che gli “anti sette” sono un pericolo per la libertà religiosa non si è fatto scrupolo di usare un’ esagerazione ancora maggiore. Infatti, in un articolo ha paragonato le associazioni che collaborano con  la Squadra Antisette della Polizia italiana ai tagliagola dell’Isis. C’è una bella differenza fra un paragone consapevolmente caricaturale come il nostro e la comicità involontaria del Maffia.

Quel che è certo, comunque, è che partecipare alla resistenza contro i malefici “anti sette” significa fare fronte unico con un ambiente culturale che dire abbia elementi di contiguità con l’integralismo cattolico è puro eufemismo. Infatti probabilmente non tutti sanno che oggi fra i maggiori supporters del liberalismo alla vaccinara ci sono esponenti di quel mondo culturale che il liberalismo ha da sempre avversato. Per dirne una, alla presidenza dell’ Osservatorio sulla Libertà Religiosa promosso presso il Ministero dell’Interno nell’ambito del progetto “Roma capitale” (sindaco Alemanno), istituzione che tanto si spende per la difesa della Chiesa di Roma dalle accuse delle Nazioni Unite per lo scandalo pedofilia, siede l’ineffabile Massimo Introvigne, reggente vicario di Alleanza Cattolica. Cosa sia Alleanza cattolica è presto detto. E’ un movimento cattolico tradizionalista di cui sono note le posizioni ostili alle pratiche omosessuali e all’aborto e che in passato si è distinto per l’impegno politico a favore delle liste che con maggiore chiarezza si opponevano “al partito Radicale di massa”. Sotto quest’ultima definizione si troverebbe il fronte di tutti i più o meno vaghi progressismi che portano alla “scristianizzazione del popolo italiano” (http://www.kelebekler.com/cesnur/storia/it05.htm). Il movimento di Maffia, dunque, come metro di misura del male assoluto. Ma viviamo in epoca di riconciliazione. Infatti da qualche anno l’area di studiosi della religione proveniente da quella matrice è in pieno flirt col diavolo scristianizzatore del popolo italiano. Infatti le sette e questi studiosi condividono il medesimo nemico: la modernità col suo apporto di razionalismo e scetticismo. Un razionalismo che pretende di definire cosa sia scienza e cosa no, una modernità che pretende di definire cosa sia abuso e cosa no.  Nasce così, in sinergia con questo humus,  quel “lavoro di indagine sulla libertà religiosa e i diritti religiosi come problema laico ed anticlericale” (sic…!) di cui parla Maffia. O tempora, o mores….

Liberali, liberisti, libertari e clericali? Non suona bene. Eppure, l’opera che più di un radicale (“compagni che sbagliano” si diceva una volta…) sta portando avanti è a dir poco paradossale. Alcuni di questi condividono una trincea affollata con guru di gruppi mistico-esoterici di discussa fama, coi loro adepti e con esponenti del mondo cattolico più retrivo e illiberale. Tutta questa gente che non usa brillare in pensiero e azione libertaria, si accalca dietro a loro, i portatori, (poco sani), del vessillo radicale. Perché questa pletora di mistici, esoteristi e teologi si nasconde dietro l’incolpevole vessillo? Ma per farsi difendere dai biechi rappresentanti della cultura laica e razionalista! Qualcosa non quadra, vero? Sembra tanto la scena in cui Brancaleone arringa con enfasi i suoi dicendo “sarò vostro duce”, ma viene richiamato con un fischio perché sta partendo nella direzione sbagliata (“Duce, de qua!” gli fanno). Esemplare l’articolo di Maffia. Vi si presenta la vicenda di “Narconon”, ossia quella emanazione della “Chiesa di Scientology” che si occupa di “curare” la tossicodipendenza, come la “parabola di un regime”. Leggere l’articolo ci fa comprendere che il “regime” a cui si fa cenno è quello della moderna razionalità occidentale, quel pensare post illuminista che laici e liberali aspirano a diffondere per l’universo globo. I laici e i liberali, ma non tutti quelli che così si definiscono o, perfino, si pensano. Infatti, ciò che sembra turbare il nostro paladino è che nel corso del tempo si sia tentato di violare il diritto dei fautori di un metodo privo di qualunque fondamento scientifico (ma non di rischi) di essere utilizzato, dietro pagamento di notevolissime cifre da parte di famiglie disperate, su soggetti fragili e bisognosi di cure reali. Si fatica a pensare che questo Maffia militi nello stesso partito i cui esponenti illustri hanno plaudito al sequestro dell’ intruglio Stamina (http://www.radicali.it/comunicati/20140824/stamina-viale-bene-sequestro-dellintruglio-vannoni , http://www.radicali.it/comunicati/20130831/stamina-gallo-ass-coscioni-smaschera-sul-corriere-malafede-vannoni ) Ecco che, se Maffia di Narconon fa parabola di un regime, noi del suo articolo facciamo parabola di un paradosso e cartina di Tornasole di una guerra santa contro la logica. Si badi che ognuno è libero di dire ciò che vuole e condurre le battaglie che vuole (almeno così è che la pensiamo noi laici), ma quando queste battaglie vengono condotte a favore di gruppi e personaggi ostili all’orizzonte che in teoria si starebbe difendendo, è bene sottolinearlo a beneficio del lettore. Sempre a favore dell’ignaro lettore va detto che Narconon alla Chiesa di Scientology è pienamente organica, non, come l’autore dell’articolo vuole far intendere, ad essa associata solo per nessi accidentali e non sostanziali. Stiamo parlando di quella “Chiesa” che molti conoscono solo perché John Travolta e Tom Cruise ne sono adepti, ma che studiosi, inquirenti e, soprattutto, ex adepti di tutto il mondo conoscono per ben altro. Certo, non in tutti i paesi si è riusciti a condannare Scientology per abusi e reati vari e il nostro uomo non nasconde la soddisfazione per il fatto che l’Italia sia uno di quelli in cui non ci si sia riusciti:

 

Scientology esce dal maxi processo a passo di danza, con tutti i principali imputati assolti da ogni capo d’accusa e nientemeno che con una sentenza definitiva che sancisce indiscutibilmente il carattere religioso del movimento… .

 

Il bello è che l’autore premette, nel primo rigo dell’articolo incriminato, di svolgere “un’indagine sulla libertà e i diritti religiosi come problema laico ed anticlericale”. Se qualcosa in Scientology è difficile trovare è proprio la “laicità”.

Si lancia poi in un

 

 

Benchè la guerra a Scientology non cessi mai del tutto, Narconon ne esce riabilitato e riconosciuto non solo da Regioni e Comuni, ma dallo stesso Ministero dell’Interno, che inserisce i centri nell’elenco delle comunità terapeutiche del Dipartimento politiche antidroga.

 

Spero sinceramente che Maffia sappia di mentire. Sarebbe grave il contrario. Non c’è stata nessuna riabilitazione, né dal punto di vista scientifico, né istituzionale. Per quanto riguarda il primo punto, cioè l’idea che la scienza possa avere acclarato la razionalità di un trattamento basato sulla teoria hubbardiana della droga che si deposita nei grassi, per cui basterebbe fare saune sciogli grasso e ingurgitare pericolosi bibitoni di niacina per guarire ci sarebbe da essere preoccupati se la cosa fosse vera. Per fortuna non lo è neppure lontanamente. Certo, si cita una perizia, condotta da due medici piemontesi su pazienti di una struttura nel Salento (sic), ma questa si limita a rivelare un “guadagno di salute” in tossicodipendenti costretti all’astinenza dall’uso perché inseriti in comunità. Che guadagnassero in salute è lapalissiano. Strano sarebbe stato il contrario. Quello che i profani della medicina delle dipendenze, invece, non sanno è che non è affatto altrettanto lapalissiano che la cura e la disintossicazione siano la stessa cosa. Sappiamo anzi che, al di là dell’ovvio guadagno momentaneo di salute, quanto più veloce è una disintossicazione, più facile è la ricaduta, più facile la morte per overdose. La cura e la riabilitazione sono altro. Di certo non assumere cianina, un acido che può produrre sul fegato effetti tossici irreversibili, e fare saune.

Riguardo alla riabilitazione istituzionale, le cose stanno in modo molto, ma molto diverso da come si dice nell’articolo. E’ vero che quando il Dipartimento delle politiche anti droga fu fugacemente nelle mani di Carlo Giovanardi questi inserì anche le comunità Narconon nell’elenco delle strutture invitate al consueto incontro col dipartimento stesso, ma ciò provocò l’immediata indignazione delle altre comunità e un’interrogazione della deputata Donata Lenzi, del PD per chiedere spiegazione della cosa. Giovanardi rispose che era solo un atto di cortesia formale, visto che il Centro Narconon “Il Gabbiano” di Melendugno (Lecce) era iscritto nell’albo degli Enti Ausiliari della Regione Puglia. Questo è vero, ma ancora una volta, fino a un certo punto. Infatti quest’inserimento nell’albo era solo sulla carta, perché mai la Regione Puglia ha accreditato la struttura e quell’ inserimento avvenne solo perché qualcuno approfittò della maggiore influenzabilità dei dirigenti regionali nelle fasi di interregno (usciva il governatore Raffaele Fitto ed entrava Nichi Vendola). Quindi, neppure l’unico centro Narconon che era riuscito a finire in un mero elenco ufficiale ha mai usufruito del pur minimo accesso al denaro pubblico. Specificato tutto ciò bisogna solo capire se in chi diffonde da tempo notizie false – e non è solo il povero Maffia su cui ora ci si sta accanendo – prevalga la disonestà intellettuale o l’ingenuità della persona male informata. In chi si professa giornalista è più accettabile la prima.

Questo sopra per definire lo stile della disputa, tutta tesa a creare il clima della guerra di civiltà in cui da una parte, quella degli  “anti sette” c’è tutto il male e dall’altra, quella di Maffia e dei venditori di elisir, tutto il bene. La cosa è splendidamente resa nell’articolo in questione. Il campo dei buoni, in questo caso la comunità per tossicodipendenti Narconon, è descritta come un Eden con toni che muovono al sorriso: “Guardiamo il paesaggio tranquillo e irreale e la serenità che emana” e “i degenti che si concentrano sui programmi di studio – ah, Maffia, poi ci dici che studiano, ok? – nel morbido silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccelli”. La sentite l’arpa? Bene, la scena seguente descrive i terribili effetti prodotti dalla “irruzione delle forze di polizia”: i ragazzi allo sbando costretti a girare fra i boschi a fare l’autostop “con atroci dolori alle ossa”. Ora, se il programma Narconon è quel famoso “percorso senza farmaci”, vuol dire che gli utenti non assumevano terapia sostitutiva per gli oppiacei, quindi l’astinenza ce l’avevano anche dentro la comunità. Ma detta così sembra che il dolore alle ossa fosse il prodotto di chi ha pensato di vederci chiaro su quello che avviene nei centri Narconon.

Ma il bello arriva ora: la battaglia degli anti sette e “del PCI” (in realtà, l’ On. Violante) negli anni ottanta contro Scientology sarebbe stata motivata – Ipse dixit – dall’ antiamericanismo ( si parla della necessità di un “ridimensionamento di una presenza amerikana con la kappa come Scientology in Italia alla vigilia del crollo del muro di Berlino”) e dalla paura che gli scientologisti, esperti in manipolazione mentale, potessero “convertire qualunque buon comunista in uno scientologo filoamericano”. Controllate, è scritto veramente così. Veniamo così a capire che il movimento anti sette è bolscevico (alcune righe prima era accusato di essere clericale) , antiamericano, cospirazionista (crede che Scientology lavori per la CIA) e credulone (crede alla “manipolazione mentale”). E già, perché immaginare che gli anti sette fossero al soldo del PCI per impedire che gli imperialisti amerikani diffondessero coca cola e fantascienza, quella no, non è una teoria cospirativa bislacca. Dall’altro lato del ring, invece, il sale della terra, i difensori della libertà: Scientology, Damanahur, Sai Baba, Ontopsicologia, santoni, cartomanti, venditori d’olio di serpente. Tutta gente che mica fa “assurgere superstizioni al rango di verità scientifica” come Maffia dice degli anti sette a proposito della manipolazione mentale. No. Loro sono gente seria e rispettosa dei diritti.

A lungo si potrebbe continuare a sviscerare la mole di fandonie espresse da questo grumo di “pensiero” radical-clericale al fine di mostrarne l’inconsistenza logica (l’etica del principio che copula con l’opposta etica della responsabilità), la goeblessiana ridondanza di formule e luoghi comuni imbeccati, (la manipolazione non esiste, lo dice anche l’APA, ecc.) , la grossolana schematizzazione e gli automatismi logici per cui se gli anti sette dicono che un gruppo è pericoloso, quel gruppo è sicuramente tanto buono; si potrebbe, ma ora non è più necessario. Ora che l’indifendibile è stato difeso – e con argomenti altrettanto indifendibili – non vale la pena di sprecarsi. Ormai è chiaro che chi non è d’accordo con la visione portata da questi personaggi non deve far altro che farli parlare. Si fanno male da soli. E’ altrettanto chiaro che lasciare andare a ruota libera discorsi di questo livello è controproducente per la  difesa della libertà di religione che meriterebbe altri alfieri, altri compagni, altri esempi e, soprattutto, altri argomenti.

di Luigi Corvaglia

(Psicologo-Psicoterapeuta; Vice-Presidente CeSAP)

 

FONTE: Cesap Centro Studi Abusi Psicologici

http://www.cesap.net/controllo-mentale-e-plagio/documenti-e-studi-controllo-mentale/3359-considerazioni-sul-clerico-radicalismo

 

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