Qualsiasi ambito relazionale può diventare settario

7 Marzo 2015

NOTA: Vedi, in margine all’articolo, libera traduzione a cura della dott.ssa Lorita Tinelli, consultabile anche qui:

http://www.loritatinelli.it/2015/03/07/qualsiasi-ambito-relazionale-puo-diventare-una-setta/

 

Más de 300.000 afectados por las sectas en España

«Cualquier ámbito se puede sectarizar»

  • Profesionales, familiares y ex miembros debaten sobre este fenómeno que ya no es sólo religioso

El psicólogo Miguel Perlado junto a Christopher, Enric y Juan en...

El psicólogo Miguel Perlado junto a Christopher, Enric y Juan en Barcelona 

El fenómeno de las sectas mantiene una vieja problemática pero con nueva cara. Estas organizaciones ya no se asocian sólo a un componente religioso sino que en los últimos años han aparecido otro tipo de sectas relacionadas al apoyo pseudoterapéutico o pseudoespiritual. «Su forma de actuar es similar: te ponen un cebo y te atraen», explica el psicólogo Miguel Perlado, presidente de la Asociación Iberoamericana para la Investigación del Abuso Psicológico (AIIAP) que estos días ha organizado el I Encuentro Nacional para Profesionales, Familiares y Ex Miembros de Sectas en Barcelona.

Se trata de la primera vez que se intenta debatir de forma plural cómo afectan las sectas a las personas y a su entorno y qué ayuda pueden recibir de su entorno. Perlado lamentaba que las administraciones públicas «han dejado de lado» este tema cuando en otros países europeos, como Francia, hay leyes específicas. «En España el fenómeno se relativiza», explica el psicólogo que recuerda que existen «grupos religiosos vinculados al poder».

Pese a esto, el principal obstáculo de las personas que tienen problemas con las sectas acostumbran a ser ellos mismos ya que lo sufren como «un estigma» y sufren «vergüenza porque nos han manipulado» pese a tener estudios o formación, según relatan dos afectados Juan y Christopher, que aportan su testimonio directo a estas jornadas. Incluso explican que algunos afectados tienen «reticencias a ir a un terapeuta», no sólo por las dificultades para explicar su caso sino también porque muchos no están bien formados en estas problemáticas.

En este sentido, las jornadas, a las que se han apuntado unas 130 personas, pretenden establecer criterios en común para la atención de los afectados, debatir sobre las sectas, crear una red de trabajo para «aunar esfuerzos» y mejorar la prevención de cara a los jóvenes ya que son los que están más expuestos a «ser captados» como explica Perlado y de esta forma «perder el control de tu vida y quedar aislado». Otro de los retos de las jornadas es «romper con los estereotipos de las sectas» ya que no sólo pueden afectar a cuestiones religiosas sino a grupos de terapias alternativas o de crecimiento espiritual.

Los afectados coinciden en que en estos círculos entras poco a poco y van anulando tu voluntad, animándote a no pensar y a trabajar por el bien del grupo. «Cuando te das cuenta tienen un control absoluto sobre ti y demonizan todo lo que hay en el exterior, incluso tu familia», explica Enric, otro ex miembro de una secta. «Cualquier ámbito se puede sectarizar» afirma Perlado sobre las prácticas de algunas entidades o empresas para fidelizar a sus miembros. Una de las características es la capacidad para aislar a la persona. La mayoría de los afectados suelen venir de ambientes familiares conflictivos o desestructurados, con alguna presencia dominante que tienden a obsesionarse por el control y anular al resto.

De los 200 grupos sectarios que tienen presencia en España se calcula que la mitad está en Cataluña. La AIIAP calcula que el problema de las sectas afecta al 0,8% de la población, lo que significa más de 55.000 en Cataluña y unos 300.000 en toda España.Juan explica que creció en el ambiente de los Testigos de Jehová y que tras 28 años tuvo una «crisis de conciencia» cuando vio cómo un niño moría en Barcelona tras impedir miembros de este grupo que recibiese una transfusión, ya que se lo impedían sus creencias. Explica que sufrió mucho porque se quedó solo al margen de su familia ya que no quiso saber nada de la congregación.Christopher estuvo cinco años en un grupo de quinesiología hasta que consiguió salir gracias a su familia y a la ayuda profesional. Por su parte, Enric entró a través de un familiar en una secta gnóstica destructiva y tras 14 años consiguió apartarse discretamente. Explica que en ese tiempo tuvo muchas dudas aunque sufría «una especie de inquisidor interno» y las reprimía por el bien de la comunidad, tal y como le habían enseñado.

FONTE: EL MUNDO

Qualsiasi ambito relazionale può diventare una setta

Oltre 300.000 colpiti da culti in Spagna

Professionisti, familiari ed ex membri discutono di questo fenomeno che non è solo religioso

Il fenomeno delle sette mantiene una vecchia problematica, ma con un volto nuovo. Queste organizzazioni non sono più associate solo a una componente religiosa, ma negli ultimi anni ci sono state sette legate alla pseudo terapia o al supporto pseudo spirituale. “Il loro comportamento è simile: attraggono mediante un’esca” dice lo psicologo Miguel Perlado, presidente della Associazione Iberomericana per la Ricerca sul maltrattamento psicologico (AIIAP) che in questi giorni ha organizzato la Prima Conferenza Nazionale per Professionisti, Famiglie ed ex membri di culti a Barcellona.

Questa è la prima volta che si tenta di discutere in modo plurale su come le sette influenzano le persone e il loro ambiente e quale aiuto questi ultimi possono ricevere dal loro ambiente. Perlado si rammarica che il governo “ha trascurato” questo problema quando in altri paesi europei come la Francia, ci sono leggi specifiche. “In Spagna il fenomeno è sminuito“, spiega lo psicologo, che ricorda che ci sono “gruppi religiosi legati al potere“.

A dispetto di questo, il principale ostacolo delle persone che hanno problemi con le sette è abituarsi a essere se stessi, poiché lo soffrono come “un stigma” e “si vergognano per essere stati manipolati“, pur avendo istruzione o formazione, secondo quanto riferiscono due vittime, John e Christopher, che hanno portato la loro testimonianza diretta in questa conferenza. Hanno anche spiegato che alcune vittime mostrano “riluttanza ad andare da un terapeuta“, non solo a causa delle difficoltà di spiegare il proprio caso, ma anche perché molti [terapeuti, ndt] non sono ben formati su questi problemi.

In questo senso, la conferenza, cui hanno partecipato circa 130 persone, ha cercato di stabilire criteri comuni per la cura delle persone colpite, discutere di sette, creare una rete per “unire le forze” e migliorare la prevenzione verso i  giovani, in quanto questi sono i più esposti ad “essere catturati“, come spiega  Perlado e quindi “possono perdere il controllo della loro vita e finire isolati“. Un’altra sfida della conferenza è “rompere gli stereotipi delle sette“, perché non solo possono influenzare mediante le questioni religiose, ma anche tramite gruppi di terapie alternative o di crescita spirituale.

Le vittime concordano sul fatto che in questi circoli si procede lentamente per andare a cancellare la propria volontà, si viene incoraggiati a non pensare e a lavorare per il bene del gruppo. “Quando si rendono conto di avere il controllo assoluto su di voi, demonizzano tutto al di fuori, anche la tua famiglia“, spiega Enric, un altro ex membro di una setta. “Qualsiasi ambito può diventare una setta, dice Perlado, riferendosi alle pratiche di alcune istituzioni o aziende per mantenere dentro i propri membri. Una caratteristica è la possibilità di isolare la persona. Più spesso entrano in conflitto con la famiglia colpita o con ambienti non strutturati, mediante una presenza dominante che tende ad ossessionare il controllo e annullare il resto.

Dei 200 gruppi settari che sono presenti in Spagna si stima che la metà è in Catalogna. L’AIIAP stima che il problema delle sette colpisce 0,8% della popolazione, il che significa più di 55.000 in Catalogna e 300.000 in Spagna.John spiega di essere cresciuto nell’ambiente dei Testimoni di Geova e che dopo 28 anni ha avuto una “crisi di coscienza” quando vide un bambino morire a Barcellona dopo che i  membri di questo gruppo avevano impedito che ricevesse una trasfusione, perché contraria al loro credo. Spiega che ha sofferto molto perché era da solo al di fuori della sua famiglia e non avrebbe avuto nessuna congregazione.Christopher ha trascorso cinque anni in un gruppo di kinesiologia fino a che non è uscito grazie alla sua famiglia e ad un aiuto professionale. Da parte sua, Enric entrò attraverso un parente in una setta gnostica distruttiva e dopo 14 anni riuscì ad allontanarsi discretamente. Spiega che in quello tempo ebbe molti dubbi benché soffrisse, “una specie di inquisitore interno“, e li reprimeva per il bene della comunità, così come gli avevano insegnato.

 

Fonte: http://www.elmundo.es/cataluna/2015/03/06/54fa0a1dca4741ae6c8b4571.html

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Traduzione di Lorita Tinelli
Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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