Regno Unito. Per il giudice, il tentativo dei Testimoni di Geova britannici di ritardare l’indagine legale della Charity Commission sulla salvaguardia dei minori, ha comportato crescenti rischi per i bambini

10 Marzo 2015

NOTA: Vedi in margine all’articolo libera traduzione a cura favisonlus

Jehovah’s Witnesses charity’s attempt to delay inquiry led to ‘ongoing risks’ to children, says judge

Emily Corfe

A judge has ruled not to allow a Jehovah’s Witnesses charity more time to appeal against a Charity Commission statutory inquiry.

At a tribunal last week, judge Alison McKenna said the Watch Tower Bible and Tract Society of Britain, had caused prolonged delays to the regulator’s investigation leading to “ongoing risks” to children.

The Charity Commission initially opened an inquiry into the charity in May 2014 to investigate if adequate safeguarding procedures were in place, following revelations that trustees of the charity had allowed a convicted paedophile to question his victims.

Jonathan Rose, an elder of the New Moston congregation, was jailed for nine months for abusing two women when they were young girls, the Manchester Evening News reported.

According to the paper, after his release in March 2014, a series  of “disfellowship” meetings were held to decide whether Rose should remain a member of the organisation, and the women were asked to recount their ordeal. At one meeting, Rose was allowed to ask the women questions.

The regulator said at the time that it has had “ongoing serious concerns” about the charity and had previously opened regulatory compliance cases into the Watch Tower Bible in July 2013 and the New Moston congregation in December 2013.

Last week, judge McKenna, said the charity was given 42 days to make an appeal but overran the allocated time period and instead called for a time

extension while applying for a separate judicial review at the Administrative Court.

Delays

McKenna said the charity’s delay of “over six months” in making the extension application to the tribunal “elongated unreasonably the period of time” in which the Commission would be “delayed from carrying out its inquiry pending determination of a challenge to its decision”.

“I give weight to the fact that the [Commission’s] inquiry and production order relate to safeguarding matters which could… logically concern on-going risks to people who are still children”, she said.

McKenna said: “it seems to me that the continuation of the court proceedings was [the charity’s] main priority at that time… I also conclude that there was not a good explanation for it”.

The judge noted that the charity would not be able to challenge the decisions of the Commission if its application “to proceed out of time is not allowed”.

“I accept that that is a serious matter,” she said. “However, it seems to me that the charity, in adopting the litigation strategy it did, must have factored that risk into account.

“I also note that the [Commission] has already delayed its inquiry and the enforcement of compliance with the production order for over six months while the charity mounted a challenge to its decisions, in the forum of its choice. It does not seem to me that it would be fair and just to allow the charity to start new proceedings in the tribunal now and thus and delay matters further, having taken the course that it did.

“In these circumstances, I do not consider that it would be appropriate to… extend time to allow this application to proceed out of time and I now refuse the charity’s application.”

The Watch Tower was approached by Civil Society News for comment but did not respond by the time of publishing.

 

FONTE: http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/19237/charitys_elongated_delay_to_commission_inquiry_led_to_ongoing_risks_to_children_says_judge

 

NOTA: Sulla vicenda vedi precedente articolo qui

http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/17633/jehovahs_witness_charities_will_challenge_charity_commission_investigations

 

Il Tentativo dei Testimoni di Geova di ritardare l’inchiesta ha portato a “correre rischi “per i bambini, dice giudice

 

Emily Corfe

 

Un giudice ha stabilito di non concedere all’ Associazione dei Testimoni di Geova ulteriore tempo per presentare ricorso contro una richiesta di legge della Charity Commission.

 

In un tribunale, la scorsa settimana, il giudice Alison McKenna ha detto che la Watch Tower Bible and Tract Society della Gran Bretagna, aveva provocato prolungati ritardi all’indagine del legislatore portando a “correre rischi” per i bambini.

 

La Commissione per il Volontariato ha aperto un’inchiesta sull’associazione nel maggio 2014 per indagare se vi fossero in vigore adeguate procedure di salvaguardia, dopo che le rivelazioni degli amministratori dell’ associazione hanno consentito a un pedofilo condannato di  interrogare le sue vittime.

 

Jonathan Rose, un anziano della congregazione di New Moston, venne incarcerato per nove mesi per aver abusato di due ragazzine, oggi due donne, ha riferito il Manchester Evening News.

 

Secondo il quotidiano, dopo il suo articolo del marzo 2014, si è tenuta una serie di incontri di “disassociati” per decidere se Rose poteva rimanere membro dell’organizzazione, e le donne invitate a raccontare il loro calvario.  In una riunione, a Rose è stato permesso di fare domande alle donne.

 

Il legislatore ha detto che al tempo sono “emerse gravi preoccupazioni ” sull’ associazione e che aveva già avviato procedure di conformità alle normative sulla Watch Tower Bible nel luglio 2013 e sulla congregazione di New Moston in dicembre 2013.

 

La scorsa settimana, il giudice McKenna, ha detto che all’associazione sono stati concessi 42 giorni per presentare un ricorso, ma ha superato il periodo di tempo previsto e ha invece chiesto una estensione di tempo per l’ esecuzione di un riesame giudiziario separato presso il  Tribunale Amministrativo.

 

Ritardi:

 

McKenna ha detto che il ritardo dell’ associazione di “oltre sei mesi” per fare la domanda di estensione al tribunale “allungava irragionevolmente il periodo di tempo” in cui la Commissione doveva “ritardare a svolgere l’indagine in attesa della determinazione di una contestazione alla sua decisione”.

 

“Io do importanza al fatto che la ricerca e la produzione [della Commissione] dell’indagine si riferisce a questioni di salvaguardia che potrebbero … logicamente preoccupare sui costanti rischi per tutti quelli che sono ancora bambini”, ha detto.

 

McKenna ha detto: “mi sembra che la prosecuzione del procedimento giudiziario era[per l’associazione]  la priorità principale in quel momento … e concludo che quella non fosse una buona spiegazione per questo”.

 

Il giudice ha osservato che l’associazione non sarebbe in grado di contestare le decisioni della Commissione se la sua domanda “per procedere oltre tempo non fosse permessa”.

 

“Mi rendo conto che questo è un problema serio”, ha detto. “Tuttavia, mi sembra che l’associazione, con l’adozione della strategia del contenzioso che ha fatto, deve aver considerato tale rischio.

“Noto anche che la [Commissione] ha già ritardato la sua inchiesta e l’osservanza della decisione per più di sei mesi, mentre l’associazione ha organizzato la contestazione alle sue decisioni, in un foro di sua scelta. Non mi sembra che sarebbe equo e giusto permettere all’associazione di avviare ora un nuovo procedimento in tribunale e quindi ritardare ulteriormente le cose, avendo preso la strada che ha fatto.

 

“In queste circostanze, non ritengo che sarebbe opportuno… estendere il tempo per consentire la domanda di procedere fuori tempo e quindi rifiuto il ricorso dell’associazione.”

 

La Torre di Guardia è stata avvicinata da Civil Society News per un commento, ma non ha risposto al momento sull’articolo.

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