E’ guarito il piccolo Ashya King. La battaglia dei genitori gli ha salvato la vita

24 Marzo 2015

“Il nostro Ashya è guarito”: la favola del bimbo in fuga per curare il cancro ora divide gli scienziati

Prima il rifiuto della chemio in un ospedale inglese. Poi l’arresto dei genitori in Spagna, il rilascio e l’approdo a Praga dove il piccolo di cinque anni è stato curato con la protonterapia. L’annuncio: “Spariti i segni del tumore”. 

di ENRICO FRANCESCHINI

Il piccolo Ashya King e i suoi genitori

LONDRA – “NOSTRO figlio è guarito”. Sono le parole che qualunque genitore vorrebbe poter pronunciare. Parole ancora più drammatiche se il male contro cui lotta il bambino è un cancro. “È un miracolo “, dice Naghmeh King, madre di Ashya, 5 anni. “Le ultime analisi mostrano che non ci sono più segni del tumore al cervello di cui soffriva”, le fa eco Brett King, il padre. La scienza non crede ai miracoli. Ma in questo caso mamma e papà non si riferiscono tanto alla cura, o almeno non soltanto alla cura, quanto al modo in cui è stato possibile sottoporvi il piccolo malato: con una fuga attraverso l’Europa, passata attraverso un’accusa di rapimento e l’arresto della famiglia in Spagna, fino a un apparente lieto fine in una clinica specializzata a Praga. Il fatto che i King siano Testimoni di Geova, movimento cristiano che tra le sue norme annovera il rifiuto delle trasfusioni di sangue, ha dato per qualche tempo alla vicenda una tinta da fanatismo religioso. Il nocciolo della questione, tuttavia, appare molto più prolisso, anzi burocratico: le regole del National Health Service, il servizio sanitario pubblico britannico.

Tutto comincia nell’estate dello scorso anno, quando Ashya viene operato per un tumore al cervello in un ospedale di Southampton, in Inghilterra. L’intervento lo lascia debolissimo, incapacitato a parlare, muovere un dito, sbattere le ciglia. A quel punto bisogna decidere sulla terapia post-operatoria. I genitori si informano e concludono che l’opzione migliore è la protonterapia, un trattamento di radiazioni che il padre del bambino paragona a “un cecchino, più preciso e meno letale per il resto dell’organismo” rispetto alla tradizionale radioterapia. Ma il General Hospital della città inglese non dispone delle attrezzature per la protonterapia e il tumore al cervello di cui soffre Ashya non è incluso nella lista dei tipi di cancro che possono essere curati all’estero con la protonterapia a spese della Nhs britannica. Convinti a tentare il tutto per tutto per salvare il figlio, allora i genitori lo portano via dall’ospedale. Non è una tranquilla fine di degenza: in pratica scappano, senza l’autorizzazione dei sanitari, secondo i quali il bambino non è ancora in condizioni di tornare a casa.

I King varcano la Manica in traghetto, attraversano in auto la Francia con il figlio malato e i loro altri tre bambini, raggiungono Marbella, in Spagna, dove c’è una clinica privata a cui si rivolgono. Quando i medici di Southampton scoprono che Ashya è stato portato via senza permesso, danno l’allarme. Scatta una caccia all’uomo, anzi a due genitori e al figlio. L’accusa è di rapimento. Il sospetto è che ci sia sotto una setta di fanatici o come minimo di pazzi. Individuata dall’Interpol, la coppia viene arrestata in Spagna e il bambino viene loro tolto, affidato a un ospedale locale, in attesa che la famiglia venga estradata in Gran Bretagna. L’intervento degli avvocati della famiglia chiarisce tuttavia le circostanze. Avranno anche violato le norme per il rilascio dall’ospedale, ma non si tratta di un rapimento. Così vengono liberati e lasciati liberi di decidere come curare il bambino.

L’epilogo lo ha raccontato ieri uno scoop del Sun. Ashya ha ricevuto la protonerapia in una clinica specializzata di Praga. Poi è ritornato in Spagna con i genitori. Sottoposto ad analisi, risulta che non ci siano più tracce del tumore. “Se è così, e non abbiamo motivo di dubitare che i suoi genitori non dicano la verità, siamo felici per il risultato della cura”, commenta la dottoressa che gli ha fatto la protonterapia nella repubblica ceca. Ashya ha ripreso a parlare, anche se non perfettamente, e a muoversi e camminare, anche se con l’aiuto dei genitori: un video sul sito del tabloid londinese lo mostra mentre dà un calcio a un pallone, sorretto dal padre. “Se lo avessimo lasciato nell’ospedale inglese, non penso che sarebbe sopravvissuto, il risultato giustifica tutto quello che abbiamo passato”, dice il signor King. “È un miracolo al quale non avremmo mai pensato di assistere”, dice sua moglie. Sul sito del Sun piovono commenti che accusano il servizio sanitario britannico di eccesso burocratico, oltre che di essere “rovinato” dai troppi medici e infermieri immigrati: la polemica finisce in politica. La Nhs ora afferma che il tumore al cervello può essere curato all’estero con la protonterapia, in ospedali convenzionati con la Gran Bretagna. “Un genitore farebbe qualsiasi cosa per salvare un figlio”, affermano commossi i coniugi King. E questa, a dispetto dei dubbi ancora da sciogliere sulla salute di Ashya, è l’unica certezza su cui tutti concordano.

FONTE: LA REPUBBLICA

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/03/24/news/_il_nostro_ashya_e_guarito_la_favola_del_bimbo_in_fuga_per_curare_il_cancro_ora_divide_gli_scienziati-110321450/

NOTA: Vedi precedenti articoli sulla vicenda, postati qui:

https://favisonlus.wordpress.com/?s=ashya+King

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