Isis come culto (Trad. ITA)

27 Marzo 2015

Libera traduzione a cura favisonlus di Isis as cult, titolo dell’ estratto dell’ultimo libro di Jessica Stern, -esperta e docente di terrorismo alla Harvard University-, pubblicato in data 26 marzo 2015, al link: http://www.lawfareblog.com/2015/03/isis-state-of-terror-isis-as-cult/

 

L’ISIS COME UNA SETTA

 

di Jessica Stern e J.M. Berger

26 marzo 2015

Nota del redattore: Questo è l’ultimo di quattro brani tratti dal nuovo libro, ISIS: Lo stato del terrore, di Jessica Stern e JM Berger. Qui trovate la  Parte I, Parte II e Parte III.

 

In uno studio che è largamente considerato tra i più importanti contributi alla psicologia sociale, un team di osservatori si è unito a un culto profetico, apocalittico, per determinare che cosa sarebbe accaduto al gruppo se gli eventi previsti non si fossero realizzati. Marian Keech (pseudonimo di Dorothy Martin), leader del culto, predisse la distruzione di gran parte degli Stati Uniti per una grande inondazione, prevista per il 21 dicembre 1955. Aveva assicurato ai suoi seguaci che sarebbero stati salvati  da un gruppo di esseri provenienti dello spazio su dischi volanti con i quali era in grado di comunicare con la telepatia. Quando l’inondazione apocalittica non si concretizzò, invece di allontanarsi dal culto e dalla sua leader, la maggior parte dei membri rimasero leali seguaci, e cominciarono a reclutare nuovi adepti.

Dopo questa osservazione, i ricercatori, Leon Festinger, Henry Riecken, e Stanley Schachter, svilupparono la teoria della dissonanza cognitiva, per la quale quando le persone si confrontano con l’evidenza empirica che dimostra errate le loro credenze, invece di rifiutarle spesso le rafforzano, razionalizzando le prove che le smentiscono.

Tutti noi abbiamo esperienze di dissonanza cognitiva nella nostra vita quotidiana: Quando sentiamo o vediamo qualcosa che non vogliamo credere perché minaccia la nostra visione di noi stessi o del nostro mondo, piuttosto che cambiare le nostre opinioni, possiamo essere tentati di convincerci che c’è stato un errore -la prova è sbagliata, abbiamo bisogno di occhiali nuovi, abbiamo capito male. Quando questo accade nelle sette, gli adepti potrebbero tentare di reclutare altri a unirsi a loro nelle loro opinioni.

Da allora, sono state studiate un numero di sette simili, molte, non tutte, seguivano questi criteri. La stragrande maggioranza è sopravvissuta alla profezia fallita,  alcune  hanno invece utilizzato altri stratagemmi per affrontare la dissonanza cognitiva, come “spiritualizzare” la profezia sostenendo che la vita non era finita, ma era cambiata in modo significativo, il giorno in cui era stata prevista la fine del mondo così come lo conosciamo. Tra culti protestanti apocalittici, esiste una distinzione importante tra fondamentalisti pre-sofferenza e post-sofferenza. I credenti nella pre-sofferenza si aspettano che Gesù li salverà dal vivere l’esperienza dell’apocalisse attraverso l’estasi divina, l’ascensione al cielo simultanea di tutti i buoni cristiani. I credenti nella post-sofferenza si aspettano di essere presenti durante l’apocalisse. I militanti cristiani che aderiscono alle credenze post-sofferenza considerano un loro dovere attaccare le forze dell’Anticristo, che diventerà il dominatore del mondo durante la fine dei tempi.

William McCants spiega che non vi è analoga escatologia della post-sofferenza nell’Islam. “Il giorno del giudizio islamico è preceduto da una serie di “segni “, alcuni dei quali si sono verificati proprio nel tempo di vita di Maometto. I segni sono menzionati nelle parole attribuite a Maometto e di solito hanno la formula, ‘L’Ora non arriverà fino. . . ‘Come ci si avvicina al Giorno, i segni diventano più intensi. ISIS non può affrettare il Giorno con la violenza, ma può sostenere di soddisfare alcuni dei principali segni che annunciano il suo avvicinamento, che potrebbe equivalere alla stessa cosa”.

Molti nuovi movimenti religiosi utilizzano un insieme di pratiche per migliorare l’impegno. Queste includono: limitare le interazioni con il mondo esterno e impiegare termini speciali per il mondo esterno, ignorare fonti di notizie esterne; parlare con un gergo speciale, esercitare inusuali pratiche sessuali come l’amore libero, la poligamia o il celibato, mettere i beni in comune, lavorare senza retribuzione, sforzi di lavoro comuni,  riunioni quotidiane, procedure di mortificazione come la confessione, la sorveglianza reciproca e la denuncia, istituzionalizzazione della soggezione verso il gruppo e i suoi leader mediante  l’attribuzione di poteri magici,  legittimazione delle domande del gruppo tramite appelli ai valori ultimi, (come la religione), e l’uso di particolari forme di discorso.

La maggior parte dei gruppi terroristici impiegano almeno alcuni di questi meccanismi. I culti violenti sviluppano la storia di un pericolo imminente per promuovere la crescita di un’ identità di gruppo, disumanizzare i presunti nemici del gruppo e incoraggiare la creazione di un “io-assassino” capace di uccidere una moltitudine di persone innocenti.

I membri dell’ ISIS si impegnano in un certo numero di queste pratiche. Molte reclute occidentali bruciano i loro passaporti come rito di passaggio. L’ISIS ostenta la sua schiavizzazione sessuale dei “politeisti”, come segno della sua assoluta conformità alla Sharia e dell’arrivo della fine dei tempi. Il rigido codice di abbigliamento è imposto in parte dal pubblico disonore delle donne che non lo rispettano. Come altri gruppi apocalittici della storia, obiettivo dichiarato della ISIS è quello di purificare il mondo e creare una nuova era, in cui una versione più perfetta dell’Islam venga accettata in tutto il mondo. Questo è un tipico progetto millenaristico, che comporta da sempre la trasformazione del mondo in qualcosa di più puro, sia politicamente (come “l’uomo nuovo” dei comunisti) che religiosamente.

Il Dr. Robert J. Lifton è uno psichiatra che ha studiato gruppi “totalitari” dal 1950, e continua a scrivere su di loro. “Sempre più diffusa, tra la gente comune, è la sensazione che le cose vanno così male che solo misure estreme possono ripristinare virtù e giustizia nella società.” Nessuno di noi è del tutto libero da questi conflitti interiori; ci sono molti che si sentono confusi dalla vita contemporanea. I gruppi apocalittici agiscono su queste sensazioni, “distruggere un mondo per salvarlo”, per usare le parole di Lifton. Lo studioso si è riferito a un’ altra setta millenarista violenta, Aum Shinrikyo, che nel 1990 aveva tentato di acquistare armi nucleari ed era riuscita a intossicare circa cinquemila persone nella metropolitana di Tokyo, dodici delle quali sono morte

Ma le sue parole si applicano efficacemente all’ISIS. “Dopo aver studiato alcuni degli eventi più distruttivi di questo periodo, vi ho trovato molta familiarità con ciò che ha commesso Aum, riecheggiante sistemi di credo totalitari e aspirazioni finemondiste che avevo incontrato in altre versioni dell’ identità fondamentalista. Sono giunto a vedere queste, a loro volta, come reazioni di disagio alle aperture e alle potenziali confusioni dell’ io ‘proteiforme’ che la storia ci ha lasciato in eredità.

L’ISIS è altrettanto apocalittico nelle sue opinioni che  imprevedibile allo stesso modo. E’ emerso da un ceppo particolarmente barbaro di Al Qaeda, che venne avviato da Abu Musab al Zarqawi, piuttosto che Osama bin Laden. Uno dei motivi della ferocia anti-sciita sia di Zarqawi che dell’ISIS è la loro evidente fede nelle profezie della fine dei tempi. E’ impossibile sapere se Baghdadi e altri leader di ISIS credono veramente che la fine dei tempi è vicina o utilizzano queste profezie strumentalmente e cinicamente per attrarre una più ampia gamma di reclute. A ogni modo, l’appellarsi all’aspettativa apocalittica è una parte importante del modus operandi di ISIS.

E incitare l’Occidente a una battaglia finale in Siria è una componente fondamentale dello scenario.

 

Jessica Stern è docente di terrorismo presso la Harvard University, e membro della Hoover Institution Task Force sulla sicurezza nazionale e sulla legge.

JM Berger è uno studioso di estremismi presso la Brookings Institution.

 

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