Bambini a scuola nella struttura abusiva di Sahaja Yoga. Vivevano in una situazione di degrado. La procura di Alessandria apre un’inchiesta sui vertici della fondazione

3 Aprile 2015

Sahaja Yoga, Cabella Ligure. Genitori mandano i figli nel collegio abusivo della “santona”, ora rischiano di perderli

Shri Mataji Nirmala Devi

 

Hanno mandato i figli in una scuola-convitto ispirata agli insegnamenti della “santona” dello “Sahaja Yoga”, Shri Mataji Nirmala Devi, morta nel 2011 a Genova. E ora rischiano di perderli, dopo che la procura di Torino ha fatto scattare la dichiarazione di adottabilità per i minori coinvolti, in tutto una sessantina. Teatro di questa strana storia – raccontata da Repubblica Torino – è Cabella Ligure, paesino di 580 anime in provincia di Alessandria. Coinvolte sia famiglie italiane che francesi, svizzere, austriache, inglesi, finlandesi, tedesche. I genitori avevano scelto di affidare l’educazione e la crescita dei pargoli a una comunità ispirata allo Sahaja Yoga. Peccato che la struttura, aperta nel 2009, fosse abusiva. E i requisiti di legge per chi vuole educare i bambini fuori dalle scuole tradizionali fossero completamente ignorati. Ora il convitto è stato chiuso, e i pm sono determinati a togliere i bambini, che hanno dai 6 agli 11 anni, ai genitori.

“Quello che per noi conta è la totale mancanza di rispetto delle regole che abbiamo riscontrato”, ha spiegato il procuratore dei minori del Piemonte, Annamaria Baldelli. “Per quanto certi genitori possano aver agito in buona fede, non potevano non accorgersi della situazione di degrado in cui vivevano i bambini”.

Scrive la Repubblica di Torino:

Quelle sotto accusa sono famiglie benestanti, che pagano una retta di 6250 euro l’anno, integrati con i contributi della Sahaja World Foundation. Ci sono professionisti, giornalisti, registi, cantanti, funzionari delle Nazioni Unite, che hanno abbracciato la filosofia dello Sahaja yoga e che hanno voluto che fosse al centro anche dell’educazione della prole.

Ma adesso mamme e papà sono accusati di aver abbandonato i figli in una struttura fuorilegge e degradata, al punto che la procura minorile ipotizza la possibilità di darli in adozione. Decisione su cui si dovrà pronunciare il tribunale dei minori. Contemporaneamente la procura di Alessandria ha aperto un’inchiesta penale per accertare le responsabilità dei vertici della Fondazione.

Le indagini sono partite dal caso di un bambino tedesco, portato al convitto dalla madre e conteso dal padre, che lo rivoleva in Germania. Così è stata scoperta la comunità, che pure era nota nei dintorni e popolare, tra favorevoli e contrari, sul web.

Sia la scuola sia il convitto – scrive ancora Repubblica Torino – sorgevano in edifici privi delle autorizzazioni edilizie, sanitarie, impiantistiche (tanto che la scuola è stata chiusa da un’ordinanza del sindaco), accanto allo storico Palazzo Doria. Inoltre vi erano carenze nella didattica, che non rispetta i requisiti di legge per chi vuole educare i bambini fuori dalle scuole tradizionali.

Ma soprattutto la magistratura contesta la mancanza di autorizzazioni e l’assenza di personale specializzato, mentre le comunità per minori devono prevedere educatori con specifici titoli di studio. Infine il termostato del riscaldamento si fermava a 14 gradi e mezzo, mentre in camerate e corridoi è stata trovata della sporcizia. Non solo: diversi bambini avevano le mani screpolate dal freddo.

I genitori si difendono, sostenendo che in realtà i bambini stavano benissimo. Una delle mamme i cui figli sono stati definiti “minori da dichiarare adottabili” difende la sua scelta in un’intervista a Repubblica. La donna lavorava insieme al marito nel convitto, come segretaria e insegnante di musica. “Siamo sconvolti – dice – ciascuno di noi sa cos’è sbagliato per i propri figli e a Cabella non è stato fatto niente di sbagliato”. E ancora: “La scuola è di alto livello, in inglese, con un metodo che incentiva il bambino e non lo mortifica […]. Il convitto è importante, i bambini crescono tra coetanei con adulti che si occupano di loro con amore. Nella nostra società i bambini vivono tra quattro mura, mentre un tempo con le famiglie allargate e una maggiore apertura al mondo, c’erano tanti adulti, non per forza parenti, che li aiutavano a crescere in un modo completo”. Nella comunità, aggiunge la signora, “c’è un approccio olistico e i bambini meditano dieci minuti mattino e sera. Ma noi lo facevamo già a casa: io e mio marito abbiamo abbracciato vent’anni fa lo Sahaja Yoga. In questo modo i nostri figli sviluppano non solo la conoscenza, ma anche la coscienza, la percezione del mondo”.

 

FONTE: HUFF POST

http://www.huffingtonpost.it/2015/04/03/sahaja-yoga-cabella-ligure_n_6998528.html

 

Sessanta bambini nel collegio abusivo della santona indiana: blitz dei carabinieri, via alle pratiche di adozione

A Cabella Ligure, sulle montagne del basso Alessandrino, sessanta bimbi da ogni parte d’Europa in una scuola-convitto ispirata ai principi del “Sahaja Yoga”: secondo la Procura torinese erano in “condizioni di degrado” e senza alcuna autorizzazione

di FEDERICA CRAVERO

Avevano scelto di affidare l’educazione e la crescita dei figli a una comunità ispirata allo Sahaja Yoga, il metodo di meditazione scoperto dalla “santona” Shri Mataji Nirmala Devi, che fa proseliti in tutto il mondo. Da mezza Europa decine di genitori erano arrivate a Cabella Ligure, paesino di 580 abitanti dell’Alessandrino, dove l’Appennino scollina in Liguria ed Emilia Romagna e dove nel 2009 la fondatrice indiana (morta a Genova due anni dopo) si era stabilita per aprire la seconda scuola al mondo, dopo quella in India, ispirata al suo metodo di meditazione.

Ma da quella villa sulla collina quegli stessi genitori nei giorni scorsi sono quasi scappati, portandosi via i figli, che hanno tra i 6 e gli 11 anni, dopo che la procura dei minori di Torino ha scoperto che la struttura era abusiva e ha avviato nei confronti di 59 bambini la procedura di adottabilità. Un provvedimento severissimo che mette a rischio l’unità di una dozzina di famiglie italiane, oltre ad altre francesi, svizzere, austriache, romene, inglesi, finlandesi, tedesche e che per questo ha messo in fibrillazione consolati e ambasciate.

“Non siamo stati mossi da alcun intento discriminatorio — ha precisato il procuratore dei minori del Piemonte, Annamaria Baldelli — né contestiamo i metodi educativi o gli insegnamenti religiosi che si trasmettono nella comunità. Quello che per noi conta è la totale mancanza di rispetto delle regole che abbiamo riscontrato. Per quanto certi genitori possano aver agito in buona fede, non potevano non accorgersi della situazione di degrado in cui vivevano i bambini”.

Quelle sotto accusa sono famiglie benestanti, che pagano una retta di 6250 euro l’anno, integrati con i contributi della Sahaja World Foundation. Ci sono professionisti, giornalisti, registi, cantanti, funzionari delle Nazioni Unite, che hanno abbracciato la filosofia dello Sahaja yoga e che hanno voluto che fosse al centro anche dell’educazione della prole.

Ma adesso mamme e papà sono accusati di aver abbandonato i figli in una struttura fuorilegge e degradata, al punto che la procura minorile ipotizza la possibilità di darli in adozione. Decisione su cui si dovrà pronunciare il tribunale dei minori. Contemporaneamente la procura di Alessandria ha aperto un’inchiesta penale per accertare le responsabilità dei vertici della Fondazione.

La bufera sulla comunità di Cabella si è abbattuta il 9 marzo, quando il procuratore Baldelli si è presentato nella comunità, accompagnato da carabinieri del Nas, assistenti sociali, personale dell’Asl e ispettori del lavoro. A dare lo spunto alle verifiche è stato il caso di un bambino tedesco, portato lì dalla madre e conteso dal padre che lo voleva far rimpatriare. Così si è fatta ufficialmente la scoperta dell’esistenza della comunità, che pure era nota nei dintorni e popolare, con sostenitori e detrattori, sul web. Ma gli ispettori non immaginavano di trovarsi di fronte a ben 61 bambini, inclusi i due fratelli contesi: un numero altissimo, che ricorda i vecchi istituti per minori, chiusi da anni. Sia la scuola sia il convitto sorgevano in edifici privi delle autorizzazioni edilizie, sanitarie, impiantistiche (tanto che la scuola è stata chiusa da un’ordinanza del sindaco), accanto allo storico Palazzo Doria. Inoltre vi erano carenze nella didattica, che non rispetta i requisiti di legge per chi vuole educare i bambini fuori dalle scuole tradizionali.

Ma soprattutto la magistratura contesta la mancanza di autorizzazioni e l’assenza di personale specializzato, mentre le comunità per minori devono prevedere educatori con specifici titoli di studio. Infine il termostato del riscaldamento si fermava a 14 gradi e mezzo, mentre in camerate e corridoi è stata trovata della sporcizia.

Non solo: diversi bambini avevano le mani screpolate dal freddo. “In quel periodo — precisano dalla comunità, che si è affidata alla difesa dell’avvocato Stefano Campanello — si stava insegnando la prevenzione e si lavavano le mani più spesso. Probabilmente il sapone era troppo aggressivo ma lo avevamo cambiato già prima dell’ispezione. Respingiamo qualunque ipotesi di maltrattamento: i bambini erano accuditi con cura in un luogo nient’affatto degradato”.

 

FONTE: LA REPUBBLICA

http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/sessanta_bambini_nel_collegio_abusivo_della_santona_indiana_blitz_dei_carabinieri_via_alle_pratiche_di_adozione-111104434/

 

Bimbi maltrattati nel convitto abusivo della santona. Arrivano i carabinieri

 

Nell’Alessandrino, a Cabella Ligure, scuola-convitto, totalmente abusiva, ispirata ai principi dello “Sahaja Yoga”: una sessantina di bimbi tra i 6 e gli 11 anni, proveniente da tutta Europa, erano ospitati in “condizioni di degrado”. Saranno avviate procedure di adozione…

CONTINUA LA LETTURA su: http://www.fanpage.it/bimbi-maltrattati-nel-convitto-abusivo-della-santona-arrivano-i-carabinieri/#ixzz3WHSrUd8b

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