Blitz dei carabinieri nel collegio abusivo di Sahaja Yoga. Bimbi fatti vivere nel degrado, secondo la Procura torinese. Nessun degrado replicano i genitori.

3 – 4 Aprile 2015

Sessanta bambini nel collegio abusivo della santona indiana: blitz dei carabinieri, via alle pratiche di adozione

A Cabella Ligure, sulle montagne del basso Alessandrino, sessanta bimbi da ogni parte d’Europa in una scuola-convitto ispirata ai principi del “Sahaja Yoga”: secondo la Procura torinese erano in “condizioni di degrado” e senza alcuna autorizzazione

di FEDERICA CRAVERO

Shri Mataji Nirmala Devi

 

Avevano scelto di affidare l’educazione e la crescita dei figli a una comunità ispirata allo Sahaja Yoga, il metodo di meditazione scoperto dalla “santona” Shri Mataji Nirmala Devi, che fa proseliti in tutto il mondo. Da mezza Europa decine di genitori erano arrivate a Cabella Ligure, paesino di 580 abitanti dell’Alessandrino, dove l’Appennino scollina in Liguria ed Emilia Romagna e dove nel 2009 la fondatrice indiana (morta a Genova due anni dopo) si era stabilita per aprire la seconda scuola al mondo, dopo quella in India, ispirata al suo metodo di meditazione.

Ma da quella villa sulla collina quegli stessi genitori nei giorni scorsi sono quasi scappati, portandosi via i figli, che hanno tra i 6 e gli 11 anni, dopo che la procura dei minori di Torino ha scoperto che la struttura era abusiva e ha avviato nei confronti di 59 bambini la procedura di adottabilità. Un provvedimento severissimo che mette a rischio l’unità di una dozzina di famiglie italiane, oltre ad altre francesi, svizzere, austriache, romene, inglesi, finlandesi, tedesche e che per questo ha messo in fibrillazione consolati e ambasciate.

“Non siamo stati mossi da alcun intento discriminatorio — ha precisato il procuratore dei minori del Piemonte, Annamaria Baldelli — né contestiamo i metodi educativi o gli insegnamenti religiosi che si trasmettono nella comunità. Quello che per noi conta è la totale mancanza di rispetto delle regole che abbiamo riscontrato. Per quanto certi genitori possano aver agito in buona fede, non potevano non accorgersi della situazione di degrado in cui vivevano i bambini”.

Quelle sotto accusa sono famiglie benestanti, che pagano una retta di 6250 euro l’anno, integrati con i contributi della Sahaja World Foundation. Ci sono professionisti, giornalisti, registi, cantanti, funzionari delle Nazioni Unite, che hanno abbracciato la filosofia dello Sahaja yoga e che hanno voluto che fosse al centro anche dell’educazione della prole.

Ma adesso mamme e papà sono accusati di aver abbandonato i figli in una struttura fuorilegge e degradata, al punto che la procura minorile ipotizza la possibilità di darli in adozione. Decisione su cui si dovrà pronunciare il tribunale dei minori. Contemporaneamente la procura di Alessandria ha aperto un’inchiesta penale per accertare le responsabilità dei vertici della Fondazione.

La bufera sulla comunità di Cabella si è abbattuta il 9 marzo, quando il procuratore Baldelli si è presentato nella comunità, accompagnato da carabinieri del Nas, assistenti sociali, personale dell’Asl e ispettori del lavoro. A dare lo spunto alle verifiche è stato il caso di un bambino tedesco, portato lì dalla madre e conteso dal padre che lo voleva far rimpatriare. Così si è fatta ufficialmente la scoperta dell’esistenza della comunità, che pure era nota nei dintorni e popolare, con sostenitori e detrattori, sul web. Ma gli ispettori non immaginavano di trovarsi di fronte a ben 61 bambini, inclusi i due fratelli contesi: un numero altissimo, che ricorda i vecchi istituti per minori, chiusi da anni. Sia la scuola sia il convitto sorgevano in edifici privi delle autorizzazioni edilizie, sanitarie, impiantistiche (tanto che la scuola è stata chiusa da un’ordinanza del sindaco), accanto allo storico Palazzo Doria. Inoltre vi erano carenze nella didattica, che non rispetta i requisiti di legge per chi vuole educare i bambini fuori dalle scuole tradizionali.

Ma soprattutto la magistratura contesta la mancanza di autorizzazioni e l’assenza di personale specializzato, mentre le comunità per minori devono prevedere educatori con specifici titoli di studio. Infine il termostato del riscaldamento si fermava a 14 gradi e mezzo, mentre in camerate e corridoi è stata trovata della sporcizia. Non solo: diversi bambini avevano le mani screpolate dal freddo. “In quel periodo — precisano dalla comunità, che si è affidata alla difesa dell’avvocato Stefano Campanello — si stava insegnando la prevenzione e si lavavano le mani più spesso. Probabilmente il sapone era troppo aggressivo ma lo avevamo cambiato già prima dell’ispezione. Respingiamo qualunque ipotesi di maltrattamento: i bambini erano accuditi con cura in un luogo nient’affatto degradato”.

FONTE: LA REPUBBLICA -Torino-

http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/sessanta_bambini_nel_collegio_abusivo_della_santona_indiana_blitz_dei_carabinieri_via_alle_pratiche_di_adozione-111104434/

 

 

“Nessun degrado in quel centro i nostri figli stavano benissimo”

di FEDERICA CRAVERO

TORINO – “Siamo sconvolti: ciascuno di noi sa cos’è sbagliato per i propri figli e a Cabella non è stato fatto niente di sbagliato “. A parlare è una delle mamme che si è vista recapitare dalla procura dei minori di Torino il documento su cui compariva il nome dei suoi figli di 7 e 8 anni accanto alla sigla Mdda, minore da dichiarare adottabile. Arrivati da Roma tre anni fa, i genitori lavorano per la comunità come segretaria e insegnante di musica. All’inizio i figli andavano all’asilo e alle elementari del paese, poi l’anno dopo sono passati all’educazione in comunità. “Noi lì lavoriamo: come avremmo potuto permettere che i nostri figli crescessero in condizioni disumane?”.

Perché avete scelto quella “scuola parentale”?
“La scuola è di alto livello, in inglese, con un metodo che incentiva il bambino e non lo mortifica. Conosciamo persone adulte che hanno frequentato questa scuola nell’infanzia e adesso sono realizzati professionalmente e complete umanamente “.

Perché far fermare i figli a dormire invece di rincasare con loro la sera?
“Il convitto è importante, i bambini crescono tra coetanei con adulti che si occupano di loro con amore. Nella nostra società i bambini vivono tra quattro mura, mentre un tempo con le famiglie allargate e una maggiore apertura al mondo, c’erano tanti adulti, non per forza parenti, che li aiutavano a crescere in un modo completo”.

Quanto conta l’aspetto spirituale?
“C’è un approccio olistico e i bambini meditano dieci minuti mattino e sera. Ma noi lo facevamo già a casa: io e mio marito abbiamo abbracciato vent’anni fa lo Sahaja yoga. In questo modo i nostri figli sviluppano non solo la conoscenza, ma anche la coscienza, la percezione del mondo”.

FONTE: LA REPUBBLICA -Torino-

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/04/04/news/_nessun_degrado_in_quel_centro_i_nostri_figli_stavano_benissimo_-111165489/

 

AGGIORNAMENTO 2 LUGLIO 2015

I bambini della Sahaja Yoga nell’Alessandrino non saranno tolti ai genitori

Il Tribunale dei minori respinge le richieste della procura di darli in adozione. C’era stata un’ispezione a marzo (da cui era partita l’indagine) nella scuola dell’associazione internazionale fondata dall’indiana Shri Mataji Nirmala Devi e che ha stabilito dal 1990 la sua sede europea a Cabella, sull’Appennino ligure piemontese

SILVANA MOSSANO

I bambini della scuola Sahaja Yoga di Cabella non saranno tolti ai genitori naturali: almeno per i primi 7, su una sessantina di cause in tutto, il tribunale di minori di Torino ha respinto il ricorso della procura minorile che aveva chiesto venissero dati in adozione. È probabile che anche per tutti i ragazzini, tra i 6 e i 10 anni, italiani e stranieri, su cui erano stati presentati analoghi ricorsi ancora pendenti, gli altri giudici si esprimano allo stesso modo.

È caduto il presupposto su cui si fondava l’istanza del pm, e cioè lo «stato di abbandono» contestato alle famiglie. In termini giuridici, affidare i figli a persone ritenute inadeguate equivale ad abbandonarli. E, secondo la procura dei minori, l’impostazione didattica e formativa adottata alla «Cabella International Sahaja School» (ispirata a un metodo pedagogico a indirizzo olistico, nel quale è contemplata anche la pratica dello yoga) è inadeguata, non foss’altro, ad esempio, perché verrebbe inculcata anche l’adorazione della defunta fondatrice del movimento, Shri Mataji Nirmala Devi.

 

«IL METODO RELIGIOSO»

Ma il tribunale, nel primo blocco di sentenze, ha condiviso e accoltol’argomentazione proposta dall’avvocato Marina Notaristefano di Torino, che tutela un nutrito gruppo di famiglie dei bambini: la tesi accolta si rifà sia al Patto internazionale sui diritti civili e politici sia alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo che tutela la libertà di impartire ai figli un insegnamento conforme alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. D’altronde, rileva Notaristefano, e il giudice fa propria questa considerazione, ad esempio nelle scuole cattoliche si manifesta analoga devozione verso santi e profeti, con esposte le loro effigie.

«SISTEMA ANGLOSASSONE»

Il contestato rigore delle regole adottato nella scuola convitto di Cabella, poi, e il suggerimento di limitare le telefonate e i contatti (senza peraltro precludere, insiste l’avvocato Notaristefano, i rapporti famigliari nelle vacanze natalizie, pasquali ed estive), rientrerebbe in un’impostazione educativa di tipo anglosassone (ritenuta eccellente), semplicemente diversa da quella latina che prevede contatti più ravvicinati con la famiglia naturale. Ma questo non significa, a parere del giudice, che i genitori non abbiano individuato, in quel metodo, quello migliore per la crescita dei loro figli, «nella convinzione – rileva poi l’avvocato – che la struttura di Cabella è in grado di offrire ai bambini un ambiente naturalistico di eccellenza, relazioni sociali improntate ai valori dell’amicizia e della gioia, una formazione scolastica eccellente e una formazione spirituale in grado di preservarli dagli eccessi della società consumistica».

 

«NON LUOGO A PROCEDERE»

Il giudice ha dichiarato il «non luogo a procedere», il che significa che, sicuramente per questo primo gruppo di casi esaminati, i bambini restano con i loro genitori e non sono dichiarati «adottabili».

Intanto, ora sono in vacanza. Peraltro, a seguito dell’ispezione compiuta a Cabella il 9 marzo scorso, gli scolari erano già stati affidati alle rispettive famiglie (e non a istituti) in attesa del completamento delle cause di adottabilità. «E i genitori – riferisce l’avvocato -, per garantire il completamento didattico dell’anno scolastico, avevano regolarmente provveduto a inserirli in altri istituti dove era stata riscontrata la loro ottima preparazione».

Sempre nell’ispezione di marzo, erano stati mossi rilievi di tipo strutturale e igienico, su cui era stata inviata una prima relazione alla procura di Alessandria. Al momento, però, non risultano persone indagate.

 

FONTE: LA STAMPA

http://www.lastampa.it/2015/07/02/edizioni/alessandria/i-bambini-della-sahaja-yoga-nellalessandrino-non-saranno-tolti-ai-genitori-gY3YxEAT0dSRBIHCjZ1NEP/pagina.html

 

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