Psicologia delle testimonianze. Le false memorie indotte e il caso Paul Ingram (trad. ITA)

Aprile 2015

Estratto dall’articolo “Les erreurs dans les témoignages” di Brigitte Axelrad.

Libera traduzione a cura favisonlus

Gli errori nelle testimonianze

di Brigitte Axelrad – Questo articolo integra il rapporto pubblicato in SPS n°. 312.

 

La prova è un antidoto contro il veleno delle testimonianze. »

Francis Bacon, estratto da De dignitate e augmentis scientiarum

 

La ricerca sui falsi ricordi è nata alla fine del XIX secolo, per un dubbio sull’esattezza e l’affidabilità della testimonianza. Nel 1893, James McKeen Cattell (1860-1944) mise a punto alla Columbia University un esperimento informale [1] per misurare l’affidabilità delle memorie e pubblicò su Science il primo articolo americano sulla psicologia delle testimonianze. Questo esperimento condotto su cinquantasei studenti,  lo portò a constatare con stupore, differenze significative tra le loro testimonianze. Concluse il suo studio esprimendo la speranza che la misura dell’affidabilità dei ricordi potesse essere utilizzata in campo giudiziario […]

L’esperienza di Cattell ha ispirato altri pionieri della psicologia della testimonianza, come lo psicologo francese Alfred Binet (1857-1911) e lo psicologo tedesco William Stern (1871-1938).

Dal 1916, ci si è interrogati sull’accuratezza e l’affidabilità della testimonianza oculare negli interrogatori di polizia e nel processo, prima di esaminare le tracce e gli indizi. Elizabeth Loftus, nella ricca letteratura che ha dedicato allo studio della memoria e delle sue illusioni, racconta, tra altri fatti, che nel 1979 nello Stato del Delaware un sacerdote cattolico è stato sospettato di rapina a mano armata sulla base di testimonianze oculari. Sette testimoni lo avevano appellato come “bandito gentiluomo” per descrivere la raffinatezza e l’eleganza del ladro. Durante il processo, molte persone identificarono il prete-ladro. Ma, colpo di scena, un altro individuo ammise di aver commesso quei furti e il processo fu interrotto.

E’ così che molte persone sono accusate a torto sulla base di testimonianze oculari errate. La testimonianza oculare è favorevole alla creazione di falsi ricordi. Inoltre, dà luogo a una storia che rischia di essere personale a causa della difficoltà di differenziare ciò che risalta dai fatti osservati e dalle “conoscenze preventive”, vale a dire, le conoscenze acquisite prima di aver assistito a un reato o a un crimine.

 

Il caso di Paul Ingram

Nella sindrome dei falsi ricordi  e il mito dei ricordi rimossi, la dott,ssa E. Loftus racconta la storia di persone accusate sulla base di falsi ricordi e testimonianze false. Dedica il  Capitolo 12 al caso di Paul Ingram (p. 295 e segg.). “In una moderna città americana, di medie dimensioni, un cittadino rispettoso della legge era stato persuaso da funzionari onesti a confessare crimini che non aveva mai commesso. Per quattro mesi”, -racconta E. Loftus-, dal novembre 1988 all’aprile del 1989, ispettori di polizia, accompagnati da uno psicologo e un sacerdote, hanno manipolato l’immagine che Paul Ingram aveva di sé stesso finché confessò di aver abusato delle sue due figlie per 17 anni.

Poi confessò di essere “il sommo sacerdote di una setta satanica,  violentatore di bambini e partecipante attivo nell’uccisione, macellazione e  cannibalismo nei confronti di un bambino.” E’ leggendo le centinaia di pagine degli interrogatori di polizia che E. Loftus disse di aver compreso il significato di questo strano caso.

La Loftus descrive il lungo ed efficace processo di sudditanza psicologica, che utilizza, tra altri processi, la privazione del sonno e l’ipnosi, con il quale Paul Ingram fu convinto di aver rimosso il ricordo dei suoi crimini. Ingram si dichiarò colpevole, ammettendo a più riprese gli atti terribili di cui lo si accusava, pensando di evitare ai suoi figli il carico emotivo di un processo.

Durante le indagini, i pubblici ministeri chiesero a Richard Ofshe, un esperto di sette e controllo mentale e Professore emerito di Sociologia presso l’Università della California, Berkeley, di illuminarli sul caso di Paul Ingram. R. Ofshe fece questa esperienza: raccontò a Ingram un evento totalmente inventato assicurandogli che era proprio avvenuto : “Era la volta in cui ha chiesto ai suoi figli di avere rapporti sessuali tra loro mentre lei  li guardava. Se lo ricorda? ” Ingram disse inizialmente che non aveva alcun ricordo di quegli avvenimenti, poi a poco a poco affermò  che cominciava a ” ricevere ” delle immagini e che poteva” vedersi “in quella scena. Alcune ore più tardi, Ingram, lasciato solo nella sua cella, consegnò a Ofshe una completa confessione scritta di tre pagine. Ofshe informò allora Ingram che quella scena era stata inventata, ma Ingram non volle ammetterlo.

Sfortunatamente la relazione di R. Ofshe arrivò dopo la condanna, troppo tardi. Durante il processo, Paul Ingram si alzò e disse: “Io non sono colpevole di questi crimini”, e il giudice non prese sul serio quello che considerava come un cambiamento d’umore. Ingram è stato condannato a venti anni di carcere. Tutti i suoi appelli fallirono.

 

Riferimenti

[1] Cattell, J. M. (1895). Measurements of the accuracy of recollection. Science , 2, 761-766. Ricordare, per esempio, il tempo che faceva una o due settimane fa, stimare il peso di un oggetto, la distanza tra  due edifici, il tempo necessario per seguire un corso all’università, disegnare a memoria la piantina della sala d’ingresso dell’edificio dove si svolge il corso…

[http://psychotemoins.inist.fr/ ?Fiche-historique-no-2-James-McKeen]

 

FONTE: SCIENCE & PSEUDO-SCIENZA

http://www.pseudo-sciences.org/spip.php?article2434

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