Orticalab intervista Emidio Picariello, un ex Testimone di Geova, oggi politico, informatico, scrittore e curatore del blog dissociato.net

30 Aprile 2015

Uno dei più grossi terrori di chi esce dai testimoni di Geova è sentirsi uno svitato, la paura è di trovarsi nel nulla cosmico, di non riuscire a reinserirsi nella società…

i testimoni di Geova dipingono il dissociato come una macchietta, come un odiatore del gruppo a tempo pieno….

 

L’intervista

«Sono un dissociato»: la storia di Emidio e del suo divorzio da Geova

Emidio Picariello è nato ad Avellino, vive da sempre a Pistoia, è un informatico e politico, autore del libro “Geova non vuole che mi sposi” e anche del blog ildissociato.net

  • di Maria Fioretti
Emidio Picariello

 

La religione è l’oppio del popolo” scriveva Marx in un suo testo del 1844 per muovere una critica al cristianesimo del suo tempo.

Argomentava con molto altro ovviamente questa sua affermazione, che spesso è estrapolata dal più ampio contesto per evitare proprio una discussione sui fondamenti religiosi nella società contemporanea.

Con questo, infatti, non si intende dire che non esiste alcuna religione, ma semplicemente che ogni religione parla al sentimento degli uomini, escludendone spesso la ragione. L’uomo non è un essere astratto, posto fuori dal mondo, eppure attraverso la religione valuta aprioristicamente la realtà circostante basandosi su precetti imposti.

La religione è dunque secondo Marx felicità illusoria, chiede obbedienza e impone verità a discapito della realizzazione di se stessi.

Di questa catena abbellita con fiori immaginari, metafora da attribuire sempre a Marx, abbiamo parlato con Emidio Picariello: nato ad Avellino, vive da sempre a Pistoia, è un informatico e politico, autore del libro “Geova non vuole che mi sposi” diventato anche un documentario a cura di Cristina Picchi, ma tutto comicia dal suo blog ildissociato.net.

Perché Emidio in passato non è stato libero di scegliere, ha convissuto con una specie di nodo alla gola per anni, era il senso di colpa che gli ha fatto vivere un’esistenza forzata, senza impulsi né desideri, praticamente immobile. Fino a quando ha deciso di lasciare i testimoni di Geova e da allora è un dissociato, che si è sposato con Vera, organizzando un matrimonio a cui i suoi genitori non hanno partecipato.

La religione dei testimoni di Geova è piena di regole e precetti da seguire, c’è una dottrina molto rigida, ce la spieghi?

«Bisogna valutare due aspetti. Uno è proprio quello che ti porta a credere davvero che quella possa essere un’interpretazione autentica della Bibbia, perché in qualche modo è funzionale, nel senso che aiuta a tenerti separato dal mondo, poi non so fino a che punto ci possa essere una reale consapevolezza. Funziona bene perché tenerti separato è la cosa più importante, è la caratteristica di un gruppo chiuso di qualsiasi natura, da una tifoseria a Scientology, la separazione è un’esigenza vitale, senza la quale il gruppo non esisterebbe. Nella dottrina dei Testimoni di Geova c’è scritto: voi siete nel mondo ma siete separati dal mondo come un’interpretazione stringente di qualcosa che si trova nel Vangelo. Per semplificare, da una parte trovi interpretazioni dottrinali accatastate, fatte con un metodo dozzinale, perché dalla Bibbia si può estrapolare tutto e il contrario di tutto. Dall’altra avere molte regole e molti precetti da seguire, ti rende più spirito di corpo, come quei marine che si allenano e nella sofferenza quotidiana trovano lo spirito del proprio corpo, funziona così in sostanza. Detto questo, la dottrina dei Testimoni di Geova tende ad essere oscura, è piena di pieghe, ad esempio sulla questione del voto o delle trasfusioni: non si può votare perché si incorre nella dissociazione, ma non te lo mostrano chiaramente, sei tu che ti sei dissociato compiendo quel gesto. Di fatto non cambia niente, però è messo in una forma che crea meno problemi dal punto di vista giuridico e in qualche modo li legittima»

Mi sembra un processo vagamente subdolo, proprio come in una setta

«Certo, è furbo come ragionamento, ma loro ti rispondono: è così perché Gesù ha detto che devi essere innocente come una colomba e furbo come un serpente, quindi pur di difendere la mia religione, posso fare qualunque cosa. L’ho definita una setta, ma voglio dire che non scrivo io i manuali di sociologia in cui si definisce cosa è setta e cosa non lo è, semplicemente conoscendone le caratteristiche è di questo che si tratta. Ma si può dire anche gruppo chiuso, l’uomo ha l’esigenza di stare con i suoi simili e di uniformare il suo pensiero a quello di simili che ha vicino. Questa cosa qui può essere bellissima e utile sia alla società che al singolo, oppure può essere estremizzata al punto da diventare deleteria. I testimoni di Geova hanno la religione come meccanismo di estremizzazione del gruppo, con una serie anche di vantaggi, come scambiare la libertà individuale con la propria responsabilità. Il testimone di Geova non è responsabile di niente, perché basta soltanto che segua la sua religione. In cambio è sollevato dalle scelte, dalla responsabilità che se la vita va male possa essere colpa sua e rinuncia così a qualunque tipo di libertà. Uno scambio che se fatto coscientemente non è così grave, il problema è quando tu non l’hai scelto»

E la tua scelta di dissociarti dai testimoni di Geova e di raccontarlo, cosa è costata e quanto credi possa contribuire alla consapevolezza di qualcun altro che magari è nella tua stessa situazione?

«Sicuramente mi è costata alcuni rapporti, come quello con la mia famiglia, ci telefoniamo ogni tanto, ma non stiamo mai insieme, non pranziamo né ceniamo alla stessa tavola. Ci sono comunque testimoni di Geova che interpretano in maniera meno rigida le regole, sono più morbidi con i familiari, ma non è stato il mio caso. Comunque non è che si inventano niente, loro seguono semplicemente delle regole che già ci sono. Uno dei più grossi terrori di chi esce dai testimoni di Geova è sentirsi uno svitato, la paura è di trovarsi nel nulla cosmico, di non riuscire a reinserirsi nella società. Credo e in questi anni ne ho la avuto la riprova, che raccontare la mia storia sia utile a chiunque abbia un dubbio. Io ho lasciato i testimoni di Geova da giovane e ho potuto ricostruire la mia vita, senza infognarmi in recriminazioni varie. La storia è raccontata in modo sereno, che poi è come mi sento ora e come mi sentivo quando l’ho scritta. Posso avere un dolore, ma sicuramente non provo angoscia per la mia condizione, i testimoni di Geova dipingono il dissociato come una macchietta, come un odiatore del gruppo a tempo pieno. Secondo me sapere che una volta uscito puoi costruirti una vita, è buono, perché smetti solo di essere un testimone di Geova, non un uomo. Sapere che esiste un’alternativa è importante.»

Tu sei passato dall’essere testimone di Geova ad essere ateo, non è rimasto proprio nulla di spirituale in te?

«In realtà no, assolutamente nulla, perché credo che l’etica laica sia più forte di quella religiosa e non sento il bisogno della religione nella mia vita. Non sento il bisogno della religione neanche da un punto di vista di sicurezza personale o di conforto, mi rendo perfettamente conto come quello religioso sia un bisogno, c’è chi lo prova e c’è chi non lo prova, tutto qui.»

Hai mai pensato alla tua vita se non avessi lasciato i testimoni di Geova, come sarebbe andata e come invece è adesso

«Io la vedo, la conosco la piega che avrebbe potuto prendere la mia vita se avessi scelto diversamente, li ho frequentati i testimoni di Geova che sono testimoni di Geova tutta la vita e, paradossalmente, sarebbe stata molto simile a come è ora, ma senza tutto il piacere. Sostanzialmente è questo a cui si rinuncia, io ho smesso di fumare, non bevo molto, sono sposato e fedele a mia moglie, non è che sia poi tanto diversa la mia vita da quella di un testimone di Geova, in più ho la barba che non è permesso avere. La differenza sostanziale è che io vivo la mia vita sapendo che a un certo punto finirà e dopo non ci sarà più nulla, in un’ottica estremamente epicurea faccio quello che voglio fare prima di morire. La domenica vado al mare, non a predicare o in Sala del Regno, mortificando i miei sensi e il mio piacere. Quello a cui rinunci assolutamente essendo un testimone di Geova è la libertà e di conseguenza anche al piacere, credo che il delta della mia vita sia proprio nel piacere di scegliere di andare al mare, di sposare Vera, di avere la barba, solo in questo»

 

FONTE: orticalab

http://www.orticalab.it/Sono-un-dissociato-la-storia-di

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