Leader e membri di setta che uccidono. Follia? L’opinione di uno psichiatra alla presentazione dell’annuale meeting dell’ American Psychiatric Association (APA)

17 Maggio 2015

LEADER E MEMBRI DI SETTA CHE UCCIDONO. FOLLIA?

Michael W. Ryan, leader di setta omicida

 

I membri di setta che uccidono possono manifestare comportamenti grandiosi, deliranti, controllanti e violenti, ma le Corti generalmente non accettano argomenti di non colpevolezza per infermità mentale. Questi soggetti possono pretendere di comunicare con Dio o di essere Dio, ma si possono ritenere affetti da patologie psichiatriche? Dal punto di vista medico specialistico la risposta varia da caso a caso, ma da quello giuridico, la risposta è “no”, ha sostenuto Brian Holoyda, MD, MPH, uno psychiatric resident presso la University of California Davis Health System, nell’ambito della presentazione dell’annuale meeting dell’ American Psychiatric Association (APA).

Da una revisione di diversi, drammatici casi sfociati in condotte omicidarie, è emerso che una linea difensiva basata unicamente sull’appartenenza a un culto degli autori di reato, è destinata a fallire.

Gli psichiatri chiamati a valutare simili casi, ha suggerito Holoyda, dovrebbero dunque essere consapevoli che l’adesione a una setta non è prova di follia dal punto di vista giuridico e una richiesta di non colpevolezza per infermità, (Not guilty by reason of insanity NGRI), per essere accolta, dovrebbe esser supportata da evidenze di altre malattie mentali, ancorché non sia di fatto semplice conseguire risultati anche in tal modo.

Per i giudici l’adesione a una setta è un atto volontario e dettato da libero arbitrio e ogni atto criminoso che ne può derivare deve essere punito secondo la normale prassi di legge, ha spiegato lo psichiatra.

Dato che molti gruppi settari si fondano su credenze che la maggior parte delle persone ritiene insolite e bizzarre, è molto difficile per gli outsider, giudicare se le credenze di un affiliato si fondino sugli insegnamenti del culto o su una pregressa condizione di delirio.

Anche l’ultimo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-5 non fornisce precise indicazioni al riguardo.

Bryan Holoyda ha poi elencato una serie di casi di omicidio legati ai culti, tra i quali quello del noto pluriomicida Charles Manson e quello avvenuto in Nebraska nel 1985, in cui il leader di una setta e suo figlio furono accusati di aver ucciso altri membri del gruppo. Il padre, Michael W. Ryan, fu condannato a morte benché la difesa avesse sostenuto che l’uomo fosse affetto da schizofrenia paranoide.

http://murderpedia.org/male.R/r/ryan-michael-wayne.htm

Anche il figlio, Dennis, venne condannato nonostante la diagnosi di disturbo di personalità dipendente, paranoia condivisa e disturbo psicotico condiviso (folie à deux).

Svetlana Milenkovic, MD, una psichiatra di Toronto che ha moderato la sessione APA si è detta concorde coi giudici.

I cultisti killer, a suo parere, assumono il controllo delle altre persone utilizzando droghe, violenze e abusi fisici ed emozionali, ma questo non significa non distinguano il bene dal male o non siano in grado di controllare il proprio comportamento.

 

Al link l’articolo integrale in lingua originale da cui è stato tratta questa sintesi

http://www.medpagetoday.com/MeetingCoverage/APA/51587

 

NOTA: Sulla vicenda e gli sviluppi del caso del Nebraska, vedi recente articolo pubblicato qui http://omahamagazine.com/2015/04/flush-him-down-the-toilet/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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