ARGENTINA. Sindaco della città di Mercedes Corrientes accusato di aver finanziato una setta satanica che drogò, violentò e assassinò brutalmente un bambino

30 Maggio 2015

DURO ATTO D’ACCUSA DELLA NOTA MONACA ARGENTINA MARTHA PELLONI CONTRO UN SINDACO NEL CASO DEL BRUTALE OMICIDIO DEL PICCOLO RAMON

Suor Martha Pelloni

 

Suor Martha Pelloni ha lanciato ieri un duro atto d’accusa contro il sindaco della città di Mercedes Corrientes, Victor Cemborain, affermando che il primo cittadino avrebbe finanziato la setta satanica che nel 2006 drogò, violentò e uccise Ramón González, un ragazzo di 12 anni.

L’accusa è stata fatta nel corso di una udienza del processo a carico di Daniel Alberto Alegre, l’uomo ritenuto responsabile di aver decapitato  e strappato il cuoio capelluto al bambino dopo la morte. Il brutale omicidio del piccolo, conosciuto come “Ramon”, è stato scoperto l’8 ottobre 2006, quando il suo corpo decapitato fu rinvenuto vicino ai binari della ferrovia.

Per il delitto sono state condannati al carcere a vita nove membri di una setta che praticava riti kimbanda. Suor Martha Pelloni, divenuta nota per aver organizzato la “marcia del silenzio” che seguì l’assassinio di Maria Soledad Morales in Catamarca, nel 1991, ha lavorato come coordinatrice della Fundación “Infancia Robada” (Fondazione Infanzia Rubata) nel corso dell’inchiesta sull’omicidio di “Ramon” ed è stata responsabile della cura della testimone chiave, una ragazzina di 14 anni che ha assistito a quello che è accaduto e che è conosciuta come “Ramonita”.

Nella sua dichiarazione la suora ha anche spiegato dettagliatamente come la setta obbligasse i bambini a partecipare alla vendita di droga, così come accadde anche quel tragico 7 ottobre 2006, quando il piccolo Ramon venne barbaramente seviziato e ucciso.

 

Vedi articolo con approfondimenti sulla vicenda qui:

http://www.infobae.com/2015/05/30/1732110-acusan-un-intendente-haber-financiado-una-secta-satanica-que-drogo-y-mato-nene-12-anos

Vedi informazioni sul sindaco della città, già al centro di vicende controverse e di una condanna per aggressione fisica nei confronti di un membro del consiglio comunale:

http://www.perfil.com/politica/Intimidades-de-la-historia-del-intendente-K-acusado-de-financiar-a-una-sectabr-20150530-0076.html

 

NOTA: Sul caso del piccolo Ramon, leggi di seguito anche articolo di archivio del 7 ottobre 2014, tradotto in lingua italiana.

Il caso del piccolo “Ramoncito”, emblema della criminalità rituale

7/10/2014

A OTTO ANNI DALLA MORTE DI RAMONCITO

Nell’ottobre del 2006 il dodicenne Ramón Ignacio González noto come “Mona” o “Ramoncito”, della città di Mercedes in Argentina, fu rapito, stuprato, torturato e ucciso durante un rito Kimbanda o Quimbanda di una sètta definita dalla stampa argentina “satanica”, tra sabato 7 ottobre e l’alba di domenica 8 ottobre.  Durante il rito  di carattere afro-brasiliano kimbandista, il ragazzino fu drogato, legato, violentato e torturato prima mediante bruciature di sigarette e poi impalato e decapitato. In una camera nera addobbata con tende nere e un tavolo posto sopra un tappeto nero, Ramon venne sedato e legato, a turno stuprato dai membri dell’organizzazione e quindi colpito violentemente alla testa con un manico di un coltello di grandi dimensioni e infine, decapitato. Il luogo ove fu rivenuto il cadavere seviziato di Ramocito, secondo  l’antropologo culturale prof. Josè Miceli, risultava ideale per un rituale e/o proseguirlo, poiché situato vicino a una linea ferroviaria, nascosta tra foglie di ricino e a forma di Y, un segno satanico del regno di Ogun Pae, il medesimo segno, la “Y”, trovata intagliata sul palmo sinistro della mano di Ramoncito. Inoltre  nelle mutilazioni del corpo, venne utilizzata la simbologia del 7 e del 9 rappresentazione dell’idolo Ogun. La sètta deteneva anche un inquietante promemoria con i nomi delle “prede”, e con le caratteristiche fisiche, -l’età, il colore dei capelli, ecc.,- che dovevano avere i bambini/e da offrire in sacrificio.

Nel caso argentino di Ramoncito fu  evidenziato come  i 7 membri della sètta, Iván Esteban “Lai” Escalante ,Yolanda Bentura Martina , Carlos Alberto César Beguiristain , Ana María Sánchez ,Claudio Nicolás “Bete” González , Jorge Carlos Alegre , e Osvaldo Osmar Aranda , condannati all’ergastolo nel marzo 2011, avessero tutti partecipato al sacrificio umano. Testimone oculare dell’efferato crimine fu una ragazzina  di 14 anni, conosciuta come “Ramoncita” e amica di Ramon, costretta ad assistere al macabro rituale e ad annotare tutto su un taccuino.  

Josè Soto leader dell’organizzazione “Infanzia Rubata”, diretta da suor Marta Pelloni,  dichiarò che sebbene fosse soddisfatto della sentenza, confidava nell’arresto del leader della sètta e dei finanziatori.

Una “cupola”, come si apprende da un articolo pubblicato quest’oggi da Diaro Epoca, periodico  di Corrientes, i cui componenti sarebbero ancora in circolazione.

Il prof. José Miceli, Direttore del Centro Accademico di Investigazione Antropologica, a otto anni dai terribili fatti ha inoltre evidenziato come il caso del piccolo Ramoncito sia “emblema della criminalità rituale” ma ha anche ricordato come nella fase culminante delle indagini la sua struttura lavorò in totale solitudine, venendo addirittura ridicolizzata: l’ipotesi del sacrificio rituale era infatti ritenuta inverosimile . La situazione, nonostante il proliferare di organizzazioni di natura settaria e altri  drammatici casi di delitti maturati in ambiente religioso e/o magico-esoterico non sembra essere cambiata, tanto che nonostante l’approvazione nel 2012 da parte delle due Camere di una legge regionale per assistere le vittime di gruppi settari che utilizzano tecniche di manipolazione psicologica o di persuasione coercitiva degli adepti, l’Esecutivo ha “inspiegabilmente” posto il veto alla sua applicazione.

 

L’articolo originale pubblicato da Diario Epoca, è consultabile qui:

http://diarioepoca.com/373891/ocho-anos-de-la-muerte-de-ramoncito/

 

 

 

 

 

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