“L’uso umano degli esseri umani”. Tra tecno-scienze e nuovi dilemmi etici e morali. L’intervento di Stefano Rodotà a Repubblica delle Idee

“..Perché se è vero che la scienza ci regala delle possibilità fino a qualche tempo fa inimmaginabili, è anche vero che apre scenari inquietanti quando consente che le nostre scelte, per quanto libere, producano effetti su altri soggetti a cui quella libertà viene in questo modo negata. L’esempio delle due donne sordomute che, attraverso la fecondazione assistita, hanno chiesto di avere un figlio sordomuto o dei genitori testimoni di Geova che rischiano la vita del figlio perché rifiutano le trasfusioni, spiega bene quali potrebbero essere le implicazioni negative…”

La libertà non può mai essere una forma di espropriazione dei diritti e della libertà degli altri

Rodotà a RepIdee: “Dignità, uguaglianza e libertà: parole chiave per la tecno-scienza”

Le scoperte biomediche catapultano l’uomo nel futuro. Portando nuovi dilemmi etici e morali

di AMALIA MATTEUCCI

GENOVA – Una riflessione sul mondo futuro che ci aspetta, ma che è già qui e che va affrontato “preoccupandoci con saggezza”. Perché se è vero che le tecnoscienze, la ricerca biomedica e l’uso sempre più frequente di robot agevolano la vita e permettono di spostare in avanti la nostra permanenza al mondo, dall’altro lato aprono delle questioni etiche e di diritto che non trovano risposte dirette o scontate.

Prende spunto da una recente pubblicazione su l’Economist dedicata all’intelligenza artificiale Stefano Rodotà, ex presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, professore ordinario di Diritto civile all’Università di Roma La Sapienza, tra gli autori della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea, per introdurre il suo intervento dal titolo L’uso umano degli esseri umani a Genova a Repubblica delle idee.

Il titolo scelto, come lui stesso dice, è preso in prestito da un libro di Norbert Wiener, l’inventore della cibernetica che usava un aggettivo pesante come un macigno per definire la tecnologia: ‘crudele’. Ma la scienza e il progresso sono buoni o cattivi, ci sono più vantaggi o svantaggi e quali sono i limiti di accesso alle nuove invenzioni? Tante le domande e tante le risposte possibili che Rodotà ha cercato di dare portando esempi concreti. “È difficile restare saggi se la promessa che ci fa la tecnologia è l’immortalità  –  ha detto Rodotà – Ma non possiamo ignorare i dilemmi che ogni nuova possibilità ci pone davanti”

I dilemmi, secondo il giurista, possono essere affrontati e risolti usando tre parole chiave: dignità, uguaglianza e libertà. E la dignità come diritto fondamentale della vita. Ma anche della morte. Per affrontare il delicato tema, Rodotà torna a fare l’esempio di Eluana Englaro: “Se il suo incidente fosse accaduto qualche tempo prima, prima cioè che la scienza potesse in qualche modo permettere che con respirazione e alimentazioni artificiali potesse essere tenuta in vita, il dibattito sul diritto di morire con dignità non si sarebbe neanche aperto”.

Frontiere nuove, quindi, che non sono però legate solo alla chimera dell’immortalità, ma anche alla possibilità che quello che Rodotà definisce “postumano” renda migliore la nostra esistenza, regalandoci facoltà e capacità che di umano hanno poco.

“Oggi siamo in grado di permettere a qualcuno che non ha mai visto di poter vedere semplicemente introducendo una piccola telecamera all’interno del cervello  –  è uno degli esempi che fa Rodotà -. Ma la telecamera ha una funzione di zoom che potenzia una capacità che in natura non abbiamo. Per molti questo costituisce un eccesso da evitare perché configura una sorta di umanità aumentata”.

Accettare o meno questi miglioramenti della vita, deve essere vincolato al rispetto di un altro principio fondamentale che è l’uguaglianza. Posta la potenzialità per tutti di ricorrere  alle nuove scoperte, di fatto l’accesso resterebbe riservato solo a chi, per posizioni economiche o sociali, ha più opportunità rispetto agli altri.

Sono i principi, quindi, a fare da guida e da limite al tempo stesso al ricorso al postumano. “Ma come misuriamo la corrispondenza delle tecniche ai valori  –  chiede Rodotà  -? E il fatto che le tecniche esistono implica automaticamente che un soggetto che si trova in condizioni particolari debba ricorrere al loro uso?”.

È qui che entra in gioco forse la più importante delle parole chiave indicate dal giurista: “Ogni soggetto deve avere la libertà di ricorrere o meno agli strumenti che la scienza gli mette a disposizione. Può farlo con il testamento biologico. Chiunque venga ricoverato in ospedale in Italia firma un foglio in cui dà il consenso al trattamento sanitario, in caso contrario, come stabilisce la nostra Costituzione, nessuno contro il suo volere può essere sottoposto a cure. In America  –  aggiunge  –  sono disponibili dei formulari che permettono a ogni soggetto di scegliere a quale tipo di cure accedere e quali rifiutare”. Una forma di libertà che coincide con il concetto di dignità.

Proprio sulla libertà si sofferma con più insistenza Rodotà. Perché se è vero che la scienza ci regala delle possibilità fino a qualche tempo fa inimmaginabili, è anche vero che apre scenari inquietanti quando consente che le nostre scelte, per quanto libere, producano effetti su altri soggetti a cui quella libertà viene in questo modo negata. L’esempio delle due donne sordomute che, attraverso la fecondazione assistita, hanno chiesto di avere un figlio sordomuto o dei genitori testimoni di Geova che rischiano la vita del figlio perché rifiutano le trasfusioni, spiega bene quali potrebbero essere le implicazioni negative.

“La libertà non può mai essere una forma di espropriazione dei diritti e della libertà degli altri  –  insiste Rodotà -. Né può essere un modo per sollevarsi dalle responsabilità”. L’uso di intelligenze artificiali, programmabili in modo da sostituire le azioni umane apre scenari inquietanti. “Lo scorso gennaio 400 scienziati hanno redatto un documento per ribadire il concetto che dobbiamo preoccuparci con saggezza del mondo in cui stiamo vivendo – ha concluso il giurista -. Ricorrere a droni per eliminare un terrorista  e uccidere persone che non dovevano essere coinvolte, non può sollevarci dalla responsabilità. Affidare una intera fabbrica ai robot, come è accaduto in Cina, non può non far riflettere sull’implicazione sociale che questo comporta. Delegare alle intelligenze artificiali la soluzione di problemi di povertà, di occupazione o di salute, secondo il giurista, rischia di deresponsabilizzare la politica.

FONTE: La Repubblica

http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/genova2015/assolo/2015/06/06/news/rodota_a_repidee_dignita_uguaglianza_e_liberta_parole_chiave_per_le_nuove_tecnologie_-116206629/

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