CRIMINI RITUALI. Ergastolo per uno degli omicidi del piccolo Ramoncito: il bambino venne torturato, stuprato e decapitato nell’ambito di un rituale magico-religioso

4 Luglio 2015

ARGENTINA

Prigione a vita per aver violentato e decapitato in un rituale satanico un bambino

Il fatto è accaduto nel 2006 nella città di Mercedes Corrientes. All’epoca un ragazzino di 12 anni è stata violentato, torturato e decapitato. Tutto era parte di un rituale sinistro. Ora la giustizia ha condannato alla pena massima Daniel Alegre, 27enne, come co-autore dell’atto criminoso. 

Daniel Alegre

Un uomo è stato condannato venerdì all’ergastolo per l’omicidio di Ramón González , di 12 anni, che nel 2006 è stato violentato, torturato e decapitato nell’ambito di un rituale satanico nella città di Mercedes Corrientes, secondo quanto riferito dalle fonti giudiziarie.

La pena massima è stata inflitta nei confronti di Daniel Alegre, in qualità di co-autore di “omicidio, abuso sessuale gravemente oltraggioso e privazione illegale della libertà” del bambino conosciuto come “Ramoncito”. L’uomo è stato giudicato negli ultimi sei mesi dopo essere rimasto latitante dal marzo 2007 al maggio 2011, quando fu catturato in località Unquillo, dove lavorava come impiegato municipale.

Come nel primo procedimento in cui furono condannate 9 persone, questo è il primo caso del paese in cui viene emessa sentenza per un crimine rituale“, ha detto l’avvocato dell’accusa, Marcelo Hanson.

In questo caso“, ha affermato il legale ,” si è giudicato un crimine rituale magico-religioso che ha mescolato pratiche di diverse credenze, con la finalità di creare una setta“, e ha spiegato che i seguaci si rifacevano a liturgie “ancestrali” come il culto della Santa Muerte.

La difesa da parte sua “ha invece cercato di screditare in ogni momento le dichiarazioni della principale testimone, ma la corte ha emesso una giusta sentenza

Le motivazioni saranno rese note il 10 luglio alle 17,oo, e da quel momento l’accusato potrà ricorrere in appello, anche se resterà agli arresti presso una sede di polizia di Mercedes.

Similmente rimangono in carcere 8 dei nove condannati, poiché l’infermiera Patricia López, dopo essere stata assolta e successivamente condannata in cassazione, è ancora latitante.

Il 29 marzo 2011 sono stati condannati all’ergastolo: Yolanda Martina Ventura (di 46 anni), Esteban Iván Escalante (di 25 anni), Jorge Carlos Alegre (di 36 anni), César Carlos Alberto Beguiristain (di 24 anni), alias “Carlitos”, “El porteño” o “El brujo”, Claudio Nicolás González (di 22 anni), Osmar Aranda (di 56 anni) e Ana María Sánchez (di 52 anni), mentre sono stati assolti Fermín Sánchez (di 33 anni) e Patricia López.

Il crimine fu commesso il 6 ottobre 2006 quando il bambino uscì dalla sua abitazione per recarsi a scuola ma non fece ritorno. Il giorno successivo la madre ne denunciò la scomparsa alla polizia che attivò subito le ricerche. Dopo 48 ore i vicini trovarono il corpo smembrato di un bambino e i periti stabilirono trattarsi di Ramoncito che era stato abusato sessualmente prima dell’orribile assassinio.

 

Libera traduzione a cura favisonlus dell’articolo pubblicato in data 3 luglio 2014 da CRÓNICA , consultabile al seguente link

http://www.cronica.com.ar/article/details/36075/perpetua-por-violar-y-decapitar-a-nenito-en-rito-satanico

 

NOTA: Si riporta sulla vicenda precedente articolo liberamente tradotto in lingua italiana

Il caso del piccolo “Ramoncito”, emblema della criminalità rituale

7/10/2014

A OTTO ANNI DALLA MORTE DI RAMONCITO

Nell’ottobre del 2006 il dodicenne Ramón Ignacio González noto come “Mona” o “Ramoncito”, della città di Mercedes in Argentina, fu rapito, stuprato, torturato e ucciso durante un rito Kimbanda o Quimbanda di una sètta definita dalla stampa argentina “satanica”, tra sabato 7 ottobre e l’alba di domenica 8 ottobre.  Durante il rito  di carattere afro-brasiliano kimbandista, il ragazzino fu drogato, legato, violentato e torturato prima mediante bruciature di sigarette e poi impalato e decapitato. In una camera nera addobbata con tende nere e un tavolo posto sopra un tappeto nero, Ramon venne sedato e legato, a turno stuprato dai membri dell’organizzazione e quindi colpito violentemente alla testa con un manico di un coltello di grandi dimensioni e infine, decapitato. Il luogo ove fu rivenuto il cadavere seviziato di Ramocito, secondo  l’antropologo culturale prof. Josè Miceli, risultava ideale per un rituale e/o proseguirlo, poiché situato vicino a una linea ferroviaria, nascosta tra foglie di ricino e a forma di Y, un segno satanico del regno di Ogun Pae, il medesimo segno, la “Y”, trovata intagliata sul palmo sinistro della mano di Ramoncito. Inoltre  nelle mutilazioni del corpo, venne utilizzata la simbologia del 7 e del 9 rappresentazione dell’idolo Ogun. La sètta deteneva anche un inquietante promemoria con i nomi delle “prede”, e con le caratteristiche fisiche, -l’età, il colore dei capelli, ecc.,- che dovevano avere i bambini/e da offrire in sacrificio.

Nel caso argentino di Ramoncito fu  evidenziato come  i 7 membri della sètta, Iván Esteban “Lai” Escalante,Yolanda Bentura Martina , Carlos Alberto César Beguiristain , Ana María Sánchez ,Claudio Nicolás “Bete” González , Jorge Carlos Alegre , e Osvaldo Osmar Aranda , condannati all’ergastolo nel marzo 2011, avessero tutti partecipato al sacrificio umano. Testimone oculare dell’efferato crimine fu una ragazzina  di 14 anni, conosciuta come “Ramoncita” e amica di Ramon, costretta ad assistere al macabro rituale e ad annotare tutto su un taccuino.  

Josè Soto leader dell’organizzazione “Infanzia Rubata”, diretta da suor Marta Pelloni,  dichiarò che sebbene fosse soddisfatto della sentenza, confidava nell’arresto del leader della sètta e dei finanziatori.

Una “cupola”, come si apprende da un articolo pubblicato quest’oggi da Diaro Epoca, periodico  di Corrientes, i cui componenti sarebbero ancora in circolazione.

Il prof. José Miceli, Direttore del Centro Accademico di Investigazione Antropologica, a otto anni dai terribili fatti ha inoltre evidenziato come il caso del piccolo Ramoncito sia “emblema della criminalità rituale” ma ha anche ricordato come nella fase culminante delle indagini la sua struttura lavorò in totale solitudine, venendo addirittura ridicolizzata: l’ipotesi del sacrificio rituale era infatti ritenuta inverosimile . La situazione, nonostante il proliferare di organizzazioni di natura settaria e altri  drammatici casi di delitti maturati in ambiente religioso e/o magico-esoterico non sembra essere cambiata, tanto che nonostante l’approvazione nel 2012 da parte delle due Camere di una legge regionale per assistere le vittime di gruppi settari che utilizzano tecniche di manipolazione psicologica o di persuasione coercitiva degli adepti, l’Esecutivo ha “inspiegabilmente” posto il veto alla sua applicazione.

 

L’articolo originale pubblicato da Diario Epoca, è consultabile qui:

http://diarioepoca.com/373891/ocho-anos-de-la-muerte-de-ramoncito/

 

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