Forteto: necessario proseguire nella ricerca della verità. Intervista a Duccio Tronci, uno degli autori del libro-inchiesta “Setta di Stato”

Luglio 2015

Forteto, il caso non è chiuso

Trentacinque anni. Tanto è durata l’attività di “accoglienza” di minori in affidamento da parte del Forteto, la comunità con sede nel Mugello dove avvenivano maltrattamenti e abusi sessuali. Così ha sancito il tribunale di Firenze meno di un mese fa, condannando in primo grado a 17 anni e mezzo il fondatore e guru Fiesoli, e 15 suoi collaboratori a pene pesanti.

Non è la prima condanna per Rodolfo Fiesoli e per il suo braccio destro Goffredi, già giudicati colpevoli degli stessi reati nel 1985. Ma allora, come è stato possibile continuare ad affidare proprio al Forteto decine e decine di bambini in difficoltà? Lo chiediamo a Duccio Tronci, autore con Francesco Pini di “Setta di Stato”, libro-inchiesta appena uscito per AB Edizioni e basato su atti, documenti e testimonianze dirette di chi, da bambino, ha vissuto l’incubo dell’affidamento alla comunità.

Il Forteto ufficialmente non è una struttura di accoglienza per minori, ma una cooperativa agricola. A chi venivano affidati dunque i bambini?
All’interno della comunità vigeva il sistema della “famiglia funzionale”: coppie che si costituivano apposta per accogliere i minori. L’anomalia è che poi in alcuni documenti ufficiali l’affidataria è la comunità stessa, o la cooperativa. C’è una grande confusione tra i due soggetti. La famiglia funzionale era un modello sperimentale non esclusivo del Forteto, ma si resta perplessi a pensare che tale sperimentazione sia stata concessa a dei pregiudicati per violenze.

La perplessità cresce ancor di più pensando a quanto sia difficoltoso il cammino delle famiglie vere per ottenere un bambino in affido… Forse c’è qualcosa da rivedere nella normativa in merito?
Sicuramente parecchie cose non hanno funzionato, una su tutte il sistema dei controlli. Le prime proteste delle famiglie naturali, con cui i bambini venivano spinti a tagliare ogni rapporto, non furono prese sul serio… la stessa sentenza dell’85 è stata ritenuta dai più un errore giudiziario, non si è mai andati a vedere sul serio cosa accadeva dentro il Forteto. Oppure, si è visto solo ciò che si voleva vedere: nel 2000, dopo il ricorso di due fratelli ex affidati, abbiamo la sentenza della Corte Europea di Strasburgo, che accerta numerose anomalie nelle relazioni dei servizi sociali, che omettevano di raccontare gli incontri e i rapporti positivi con la madre naturale. Il responsabile dei servizi al tempo era il neuropsichiatra Roberto Leonetti, oggi direttore del dipartimento Salute mentale della ASL 10, che ha ammesso in tribunale che quelli del Forteto erano “affidi al buio”.

Ma perché affidare proprio a quella comunità decine e decine di bambini, in modo quasi automatico?
Il Forteto faceva comodo come soluzione-parcheggio per i casi più difficili, non volevano nemmeno la retta… La normativa sicuramente presenta delle ambiguità irrisolte, per esempio sulla divisione di competenze e sui controlli: nel caos è più facile nascondere la verità. Nella prefazione di un libro sul Forteto (Il Forteto: storie e realtà raccontate dal medico di famiglia, di Lucio Caselli, n.d.r.), Antonio Di Pietro lascia intendere che la legge del 2001, attualmente in vigore, sia frutto anche di un contributo della comunità: un altro dettaglio inquietante.

In questa comunità totalizzante, si potevano mantenere rapporti con il mondo esterno?
Assolutamente no. Tagliare i ponti con tutti e soprattutto con la famiglia è proprio il mantra del Forteto, l’obiettivo primario del lavaggio del cervello a cui erano sottoposti i bambini. Le violenze fisiche, gli abusi sono un fatto tragico ma non ci devono far dimenticare la violenza psicologica, il plagio sistematico che era messo in atto ai danni dei minori. Alcuni genitori hanno scontato pene in carcere sulla base di testimonianze dei figli, che erano stati spinti ad accusarli da Fiesoli e dagli altri con pressioni e manipolazioni psicologiche. Metodi tipici delle sette, da cui il titolo del libro.

Cosa ha spinto tante persone ad aderire alla comunità del Forteto e lavorare con Fiesoli e Goffredi, rendendosi complici della setta?
Il Forteto nasce come esperienza nuova, di ribellione agli schemi, di giustizia… In nome di questo si poteva giustificare tutto, i sacrifici personali, le difficoltà, la durezza del lavoro e forse anche gli abusi, anche se quasi tutti gli imputati hanno negato di esserne a conoscenza. Erano accecati da questo “ideale” e anche plagiati dalla personalità del “profeta” Fiesoli.

Il vostro libro punta i riflettori su un sistema perverso di intrecci, favori politici, consorterie… Erano, o sono, queste le radici dell’intoccabilità del Forteto?
Il Forteto ha avuto tanti amici. Politici, magistrati, sindacalisti, intellettuali… in tanti sono passati da lì a visitare una “comunità modello” che era ed è anche una realtà economica importante: 18 milioni di euro il fatturato del 2014, 100 dipendenti, 150 soci. Poi ci sono i rapporti più stretti con le istituzioni locali… per dire, nel 2009 i vertici della comunità comprano una casa a Luciano Petti, ex segretario DS poi PD di Vicchio. Forse per questo solo adesso, dopo la sentenza, arrivano le prime prese di distanza ufficiali dalla gestione del Forteto?

E a livello di comunità locali? Possibile che nessuno si fosse accorto di nulla?
Bisogna tener presente il pregiudizio positivo e la forza di un soggetto come il Forteto, capace anche di boicottare chi si mostrava ostile. Purtroppo dobbiamo aspettare le denunce dei primi fuoriusciti dalla comunità per capire cosa c’era veramente dietro la facciata. Solo allora, quando gli ex affidati si ritrovano fuori e capiscono di aver subito le stesse violenze, trovano la forza di denunciare. Purtroppo per alcuni reati è già scattata la prescrizione.

Finalmente è stata approvata la costituzione di una commissione regionale d’inchiesta. Si può dire che il Forteto abbia goduto di protezioni politiche?
Per molto tempo il Forteto non è stato messo in discussione per una questione di appartenenze… è la vecchia “politica con la casacca” che ha sempre fatto danni. La mia impressione è che ci sia ancora una forte resistenza all’accertamento della verità. Un atteggiamento che forse risponde a una disciplina di partito tesa ad evitare scandali e danni maggiori, ma del tutto inaccettabile in un simile caso, e anche controproducente. Perché non si vuole fare luce? C’è qualcosa da nascondere? Trovo fuori luogo che la commissione venga presieduta da un membro della maggioranza. Bisogna chiarire le responsabilità della politica, dei magistrati, dei servizi sociali, dei sindacati, della lega delle cooperative… tutti soggetti che non si sono mai accorti di nulla.

E oggi, che succede al Forteto? è cambiato qualcosa dopo l’arresto di Fiesoli nel 2011?
Da allora non sono stati più fatti nuovi affidamenti, ma i minori che erano già dentro sono ancora lì. Non si è voluto commissariare la struttura per salvaguardare l’aspetto economico e occupazionale, ma a quale costo? Teniamo presente che le persone condannate sono tornate a vivere al Forteto… Fiesoli pare di no, ma a norma di legge potrebbe anche farlo, il che dimostra una lacuna enorme del nostro sistema giudiziario.
In conclusione si può dire che il caso è tutt’altro che chiuso. Sono ancora troppe le ombre e i misteri che avvolgono la vicenda. Non sappiamo se Fiesoli andrà mai in carcere, se le vittime del sistema Forteto avranno mai giustizia, ma sappiamo che è necessario proseguire nella ricerca della verità per scongiurare il ripetersi di simili orrori.

c.s.

 

FONTE: altracittà

http://altracitta.org/2015/07/08/forteto-il-caso-non-e-chiuso/

 

NOTA: Sul libro inchiesta “Setta di Stato” di Duccio Tronci e Francesco Pini, vedi altri articoli postati qui:

https://favisonlus.wordpress.com/?s=Duccio+Tronci

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