Ancora a processo leader di una setta cinese, già registrato per crimini sessuali e condannato per vari reati

16 Luglio 2015

CINA. CONTROVERSO LEADER SPIRITUALE A PROCESSO

Wu Zeheng, fondatore e leader spirituale della setta “Huazang Zongmen” dovrà affrontare un procedimento penale unitamente ad altri membri della sua organizzazione, dopo un anno di indagini da parte della polizia nella provincia meridionale cinese di Guangdong. L’uomo, nato nel 1967, era già stato iscritto nel registro degli aggressori sessuali per violenze nei confronti di una giovane ed era stato arrestato nel 1991 per frode e furto. Condannato nel 2001 a 11 anni di detenzione per riscossione illegale di fondi e operazioni imprenditoriali illecite, era uscito di galera nel 2010 e da quel momento aveva iniziato a diffondere il suo culto, autoproclamandosi successore di eminenti monaci buddhisti. Wu si avvaleva di un falso curriculum in cui sosteneva, tra l’altro, di aver conseguito un dottorato all’Università di Cambridge ma l’indagine condotta anche nel suo villaggio natale, nel distretto di Huilai, Guangdong, ha rivelato che l’uomo aveva invece interrotto la sua formazione come studente di una scuola superiore locale.

Il sedicente maestro spirituale, anche grazie al suo sito web e a diversi profili attivati sui social network, era stato in grado di attrarre un numero crescente di adepti,  ai quali a cui prometteva, con l’adesione alla setta, la guarigione dalle malattie e dalla sfortuna e l’acquisizione di poteri soprannaturali. In questa maniera era inoltre riuscito a convincere le seguaci, anche minorenni, ad avere rapporti sessuali con lui. Una fedele, soprannominata Wang, ha affermato di essere stata violentata ripetutamente, di essere rimasta incinta tre volte e poi costretta ad abortire.

L’indagine di polizia ha accertato che Wu Zeheng ha accumulato illegalmente più di 6,9 milioni di yuan.

Sulla base delle ricerche svolte “Huazang Zongmen”, non è un’organizzazione ufficialmente registrata così come non risulta alcun monaco Wu.

Già nel 1991, Shi Suxi, ex abate del famoso tempio di Shaolin, negò pubblicamente qualsiasi collegamento tra il monastero e Wu, il quale sosteneva invece di essere discepolo di un noto monaco di Shaolin.

Per nascondere il suo passato agli adepti, e per cercare sostegno all’estero, Wu raccontava che la sua incarcerazione era dovuta a “persecuzione religiosa”. E proprio in seguito all’attività di pressione esercitata dai suoi seguaci, ben 17 legislatori degli Stati Uniti avevano inviato un messaggio all’ambasciatore cinese negli Stati Uniti chiedendo la fine della “persecuzione”. Un avvocato di Pechino era inoltre stato assunto dal leader della setta per insegnare ai fedeli la strategia utile per ostacolare l’attività delle forze dell’ordine.

Il vice presidente dell’Associazione buddista della Cina, Shi Mingsheng, ha dichiarato che “Huazang Zongmen” no ha nulla a che vedere con il buddhismo ed è soltanto “un culto travestito”.

Wu e alcuni seguaci dovranno rispondere per aver organizzato un gruppo con lo scopo di sabotare l’applicazione della legge, oltre che per stupro, frode e altri reati tra i quali la vendita di alimenti nocivi per la salute.

 

Estratto liberamente tradotto da favisonlus dell’articolo pubblicato su : 人民日报 Quotidiano del Popolo online, versione in lingua spagnola

http://spanish.peopledaily.com.cn/n/2015/0716/c31621-8921150.html

Un articolo in lingua inglese è consultabile qui:

http://english.cri.cn/12394/2015/07/16/4021s887585.htm

 

 

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