SPOSE BAMBINE. Approvata all’unanimità dalla Camera mozione contro i matrimoni precoci e/o forzati, ma è solo la prima tappa del percorso per la tutela dei diritti di donne e minori

31 Luglio 2015

Spose bambine, la Camera dice “No” ma è solo un primo passo

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quando parliamo di matrimoni di minori parliamo di numeri spaventosi: 14.2 milioni di bambini ogni anno il che equivale a dire 39.000 ogni giorno. In piu, dei 140 milioni di bambini vittime di matrimoni precoci, 50 milioni hanno meno di 15 anni

ROMA – E’ stata approvata all’unanimità dalla Camera la mozione contro i matrimoni precoci e/o forzati, con la  prima firma di Pia Locatelli, coordinatrice del  Gruppo di lavoro parlamentare “Salute globale e diritti delle donne” del quale AIDOS cura il segretariato. L’Associazione che lavora nei paesi in via di sviluppo, in Italia e nelle sedi internazionali per costruire, promuovere e difendere i diritti, la dignità e la libertà di scelta di tutte le donne, da lungo tempo è impegnata a contrastare il fenomeno dei matrimoni forzati e/o precoci, attraverso progetti sul campo e attività di informazione in Italia, accoglie la notizia con  soddisfazione.

La somma di diversi fattori. Le cause del fenomeno sono una combinazione di diversi fattori: norme sociali radicate, povertà, diseguaglianza di genere e mancanza di rispetto dei diritti delle minori. AIDOS continuerà a lavorare in questa direzione per fare in modo che le ragazze e le donne vedano riconosciuti i propri diritti e possano partecipare in prima persona alla vita dei paesi da cui provengono così come a quella dei paesi in cui risiedono. Il fenomeno ormai globale, attraversa infatti anche l’Europa e l’Italia, in seguito alle migrazioni.

In attesa della risoluzione Onu. La mozione impegna il governo a dare attuazione alla risoluzione Onu contro i matrimoni di minori, precoci, forzati; a sostenere a livello globale una rinnovata campagna per prevenire ed eliminare questa pratica che viola i diritti umani delle bambine, e a sostenere finanziariamente programmi e progetti di cooperazione internazionale per la prevenzione e l’abbandono dei matrimoni di minori, precoci e forzati.

La voce dell’OMS.  “Rivolgo le mie congratulazioni all’Italia – dice Flavia Bustreo, vice direttore generaledell’ Organizzazione Mondiale della Sanità – per aver approvato la mozione contro i matrimoni di minori, precoci e forzati e per aver lavorato lungamente al cambiamento della legislazione su questa tematica che, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, considera una delle priorità della sua agenda. Quando parliamo di matrimoni di minori – ha aggiunto – parliamo di numeri spaventosi: 14.2 milioni di bambini ogni anno il che equivale a dire 39.000 ogni giorno. In piu, dei 140 milioni di bambini vittime di matrimoni precoci, 50 milioni hanno meno di 15 anni”.

Le conseguenze sulla salute. Complicazioni legate alla gravidanza ed al parto sono la causa principale di morte per le ragazze dai 15 ai 19 anni. Dei 16 milioni di ragazze adolescenti che partoriscono ogni anno, circa il 90% sono già sposate. Si stima che circa 50.000 muoiano ogni anno, la maggior parte delle quali in paesi a basso e medio reddito. Il rischio di morti neonatali e casi di feti nati morti sono 50% più probabili per madri al di sotto dei 20 anni. Inoltre, le donne costrette a matrimoni precoci sono più vulnerabili rispetto alla violenza domestica e agli abusi sessuali rispetto a quelle che si sposano più tardi.

C’è ancora molto da fare. “Il matrimonio precoce è una violazione dei diritti umani terribile – ha detto ancora Flavia Bustreo – che toglie alle ragazze la prospettiva per un futuro, per una collocazione nella società, per una emancipazione ed indipendenza dal punto di vista economico e sociale, per accesso all’educazione. Molto c’è da fare ed è necessario un approccio olistico alle diverse componenti causa dei matrimoni minorili. I Parlamentari hanno un ruolo chiave in questo, così come centrale è il ruolo della legislazione nel creare quell’assetto normativo strumentale alla lotta di questa pratica”.

La voce di AIDOS. La mozione approvata lo scorso martedi alla Camera dei deputati – dice  Maria Grazia Panunzi, presidente di AIDOS – costituisce una tappa nel percorso del governo italiano volto a promuovere i diritti delle ragazze e a contrastare, pertanto, le pratiche dannose come i matrimoni forzati e/o precoci, così come le mutilazioni genitali femminili (MGF) e tappa del lavoro del gruppo parlamentare per il quale AIDOS svolge il segretariato”.

Occorre un impegno finanziario. “Sebbene importante questa mozione, poiché richiama il governo italiano ad assolvere impegni assunti in ambito internazionale – ha aggiunto Panunzi – è importante sottolineare che gli impegni politici devono essere supportati da impegni finanziari volti a promuovere attività concrete che permettono di avviare azioni pilota utili. Questo è quanto l’Italia ha fatto ad esempio con le MGF finanziando il programma congiunto UNFPA UNICEF per contrastare il fenomeno”.

FONTE: LA REPUBBLICA

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2015/07/31/news/spose_bambine-120182849/

 

IL TESTO DELLA MOZIONE

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE IN AMBITO INTERNAZIONALE IN RELAZIONE AL FENOMENO DEI MATRIMONI PRECOCI E FORZATI DI MINORI

   La Camera,
premesso che:
secondo le stime dell’Unicef nel mondo ci sono oltre 60 milioni di spose bambine a causa della pratica dei matrimoni di minori, precoci, forzati (child, early, forced marriage);
l’Asia meridionale e l’Africa sub-sahariana sono le regioni in cui questa pratica è più largamente diffusa dove, non casualmente in coincidenza, sono presenti altri gravi fenomeni, come la mortalità materna e infantile, la malnutrizione e l’analfabetismo. Ma si registrano casi anche in Medio Oriente e Africa settentrionale, così come in Europa, compresa l’Italia, per effetto dei processi migratori, anche se il fenomeno è di difficile rilevazione, in quanto spesso queste unioni non vengono registrate;
questi matrimoni sono quasi sempre incoraggiati e promossi dalle famiglie come rimedio alla povertà, come mezzo per «liberarsi» delle figlie, considerate un peso, perché «poco produttive», nella speranza di assicurare loro un futuro migliore, in termini sia finanziari sia sociali;
al contrario, essi comportano una serie di conseguenze negative che segnano per sempre la vita delle spose bambine: queste ultime vengono precocemente sottratte all’ambiente della famiglia e a volte della comunità di origine, sono spesso soggette a violenze fisiche, psicologiche, economiche e sessuali, vittime di abusi e sfruttamento, impedite nelle opportunità educative (solitamente il matrimonio comporta l’abbandono scolastico) e di lavoro, vivono esperienze che comportano conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale;
al matrimonio precoce seguono quasi sempre gravidanze altrettanto precoci, che provocano decine di migliaia morti, una quota rilevante della mortalità materna complessiva. Anche la prole da gravidanze precoci ne soffre le conseguenze: chi nasce da una madre-bambina o comunque minorenne ha un’alta probabilità di morire in età neonatale e, anche quando sopravvive, corre maggiori rischi di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici;
già nel 1994, 179 Governi rappresentati alla Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo avevano riconosciuto il legame diretto tra matrimoni precoci, gravidanze in età adolescenziale e alti tassi di mortalità materna e sottolineato il ruolo cruciale dell’educazione nelle azioni di prevenzione;
nel programma di azione della stessa Conferenza i Governi firmatari si erano impegnati a proteggere e promuovere il diritto degli/delle adolescenti a ricevere un’educazione sulla salute riproduttiva e a garantire l’accesso universale a queste informazioni;
la Convenzione sui diritti dell’infanzia riconosce espressamente i/le bambini/e (ossia persone di età tra 0 e 18 anni) come titolari di diritti e l’articolo 16 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw) menziona il diritto di essere protette da matrimoni precoci;
molti Paesi, compresi quelli in cui questa pratica è diffusa, hanno stabilito per legge l’età minima per il matrimonio, l’istruzione obbligatoria e i reati contro i minori, ma le norme tradizionali o diordine religioso continuano ad avere il sopravvento sulla legislazione nazionale;
malgrado la dichiarazione, pressoché universale, di impegno a porre fine alla pratica, si calcola che matrimoni di bambine di meno di 15 anni continueranno ad essere celebrati e che in questo decennio saranno 50 milioni le bambine che potrebbero rischiare di sposarsi prima di quell’età;
il 18 dicembre 2013 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la prima «risoluzione di sostanza» sui matrimoni di minori, precoci e forzati; questa risoluzione comprende raccomandazioni «di sostanza» sulle quali convergono gli Stati membri, con riferimento ad iniziative da intraprendere da parte delle Nazioni Unite e delle loro agenzie, di Stati membri, organizzazioni internazionali, espressioni della società civile ed altri rilevanti attori;
l’azione per prevenire ed eliminare i matrimoni di minori, precoci e forzati richiede altrettanto impegno di quello profuso nella campagna mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Secondo i dati delle Nazioni Unite, pubblicati in occasione della giornata internazionale «tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili», il numero delle ragazze vittime di questa pratica, che mette in serio pericolo la loro vita, è diminuito e l’adozione unanime da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della risoluzione del dicembre 2012, con la quale gli Stati membri sono stati invitati a intensificare gli impegni per la completa eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, ha certamente contribuito al conseguimento di questo risultato;
la questione dei matrimoni forzati costituisce un ulteriore e non secondario aspetto dell’azione per combattere la violenza di genere e promuovere i diritti delle donne e l’empowerment femminile;
il nostro Paese ho svolto un grande ruolo, riconosciuto a livello internazionale, nella campagna contro le mutilazioni genitali femminili, che ha fatto acquisire all’Italia un’autorevolezza internazionale tale da consentirgli di svolgerne uno altrettanto importante nella prevenzione ed eliminazione dei matrimoni di minori, precoci e forzati;
il nostro Paese, insieme agli altri Stati del gruppo G7 riunitosi a Bruxelles il 4 e 5 giugno 2014, ha manifestato la sua determinazione per promuovere la parità di genere, porre fine a tutte le forme di discriminazione e di violenza contro donne e ragazze, porre fine ai matrimoni di minori, precoci e forzati e promuovere la piena partecipazione e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze,

impegna il Governo:

   a dare attuazione alla risoluzione 69/156, «Matrimoni di minori, precoci, forzati», adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2014;
a contribuire a dare impulso e a sostenere a livello globale la campagna per prevenire ed eliminare questa pratica che viola i diritti umani delle bambine, con l’impegno e la determinazione già mostrati per la campagna contro le mutilazioni dei genitali femminili;
a sostenere finanziariamente programmi e progetti di cooperazione internazionale volti alla prevenzione e all’abbandono dei matrimoni di minori, precoci e forzati.
(1-00553)
(Nuova formulazione) «Locatelli, Zampa, Bergamini, Binetti, Galgano, Spadoni, Nicchi, Gebhard, Albanella, Amato, Carocci, Chaouki, Cimbro, Di Gioia, Di Lello, Di Salvo, Fabbri, Gadda, Gribaudo, Gullo, Iori, Maestri, Malpezzi, Marzano, Mongiello, Palma, Pastorelli, Piazzoni, Piccione, Quartapelle Procopio, Rocchi, Sbrollini, Tidei, Tinagli, Venittelli, Ventricelli, Vezzali, Villecco Calipari, Carfagna, Giammanco».
(21 luglio 2014)

 

FONTE: Camera dei Deputati

http://documenti.camera.it/leg17/odg/assemblea/xhtml/2015/07/13/20150713.html

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