Bambini come proprietà. La radice comune dell’abuso a sfondo religioso sui minori e il movimento pro-life

19 Agosto 2015

Estratto liberamente tradotto dell’articolo a firma di Valerie Tarico, “Children as property: The common root of religious child abuse and the pro-life movement” pubblicato su RAW STORY il 18 agosto 2015

All’apparenza la valorizzazione della vita dell’embrione e l’abuso sui bambini sono in contrasto, ma con un punto di vista biblico dell’infanzia, queste due posizioni possono procedere di pari passo

Perché le stesse persone che lottano contro l’aborto sostengono che i genitori dovrebbero avere il diritto di picchiare i propri figli, negar loro cure mediche o istruzione, come hanno fatto recentemente alcuni Repubblicani conservatori? Come si può contrastare la pianificazione familiare perché una pillola o la spirale contraccettiva (IUD) potrebbero avere quale conseguenza rara e accidentale di interferire sull’impianto dell’embrione e poi permettere  di picchiare un bambino che potrebbe avere come conseguenza rara e accidentale il percuoterlo a morte?

Queste due posizioni si incastrano perfettamente solo quando si comprende la prospettiva dell’età del ferro sul bambino tessuta attraverso la Bibbia e come quella prospettiva abbia plasmato le priorità e il comportamento di coloro che considerano la Bibbia come la Parola letteralmente perfetta di Dio.

Una visione moderna dell’infanzia

I laicisti moderni pensano ai bambini come persone con diritti basati sulla loro capacità di sentire dolore e provare piacere, di amare ed essere amati, di conoscere ed essere consapevoli di sé, di avere preferenze e propositi che si esprimono attraverso decisioni e azioni, e di avere sogni e obiettivi che danno valore al loro futuro. Queste capacità, che rendono la vita umana singolarmente preziosa, emergono gradualmente durante l’infanzia, motivo per cui i bambini non possono prendersi cura di sé stessi. I genitori sono come custodi con diritti e responsabilità che mutano nel tempo in base ai limiti delle capacità del minore.

In questa ottica, dal momento in cui i bambini diventano maggiormente capaci, aumentano i loro diritti, mentre, negli adeguati limiti del loro sviluppo infantile, diminuiscono diritti e responsabilità genitoriali.

[…] la capacità di consenso sessuale emerge gradualmente durante l’adolescenza. I giovani adolescenti possono essere in grado di acconsentire l’uno con l’altro, ma la loro vulnerabilità alla manipolazione e allo sfruttamento comporta siano protetti legalmente dal concetto di stupro di minore.

Nel 1923, Kahlil Gibran pubblicava il suo libro più amato, il Profeta…anche se profondamente spirituale, la poesia di Gibran riflette una visione moderna dell’infanzia:

 

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono figli e figlie della forza stessa della Vita..
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E, benché vivano con voi, non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
perché essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi, ma non alle loro anime,
esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non cercate di farli simili a voi.
La vita procede e non indugia sul passato…

Alla maggior parte degli scrittori della Bibbia il punto di vista del XX sec. di Gibran, sarebbe stato completamente estraneo

 

La visione biblica dell’infanzia

Nella mentalità da età del ferro degli scrittori biblici, i bambini non sono singole persone che hanno propri pensieri con relativi diritti. Piuttosto come animali e schiavi, sono possedimenti dei capi famiglia e il quadro biblico che disciplina il trattamento dei bambini è la legge della proprietà non la legge del diritto individuale.

[…] Nella Bibbia i bambini, come gli schiavi e gli animali, sono beni mobili. I figli maschi crescono fino a diventare persone, mentre le femmine rimangono un bene mobile per tutta la vita, prima come patrimonio dei loro padri, poi dei loro mariti.

I testi rilegati insieme nella Bibbia, sono stati scritti nel corso di centinaia di anni e riflettono l’evoluzione delle norme sociali ed etiche all’interno della cultura ebraica durante quel lasso di tempo. Alcuni, rispetto ad altri, esprimono un punto di vista più compassionevole verso i bambini. Ma i fondamentalisti e altri credenti della Bibbia, trattano questi testi come un pacchetto, un insieme di rivelazioni complete e perfette, essenzialmente dettate da Dio agli autori, ecco perché troppo spesso finiscono per schierarsi contro il trattamento etico e compassionevole dei bambini.

Nel complesso il metodo biblico per essere genitori si basa su diversi assunti:

  • i bambini sono proprietà dei loro padri. Questo è il motivo per cui Dio può permettere a Satana di uccidere i figli di Giobbe durante una scommessa sulla fedeltà di Giobbe e poi semplicemente sostituirli. E’ il motivo per cui un uomo che ferisce una donna facendola abortire deve risarcire suo marito per il danno.
  • i bambini nascono cattivi. Questa mentalità deriva dal concetto del peccato originale che postula che tutti gli esseri umani sono fondamentalmente malvagi perché Eva aveva sfidato Dio e mangiato dall’Albero della Conoscenza. E’ una delle ragioni per cui i primi cristiani credevano che Gesù, quale perfetto “agnello senza macchia”, non potesse avere un padre umano e così alla fine del I sec. fu aggiunta ai Vangeli la storia della nascita da una vergine
  • i bambini devono essere picchiati per impedire loro di andare fuori strada. Nei racconti evangelici, solo l’insegnamento di Cristo sul tema della punizione fisica è “chi è senza colpa, scagli la prima pietra.” Purtroppo, molti cristiani preferiscono l’ammonizione di Re Salomone” chi risparmia la verga, rovina (odia) suo figlio”, dal libro dei Proverbi.
  • il diritto di proprietà di un padre si estende perfino all’uccisione del proprio figlio. Questo è il motivo per cui ha senso per Abramo sacrificare suo figlio Isacco o per Jefte sacrificare sua figlia, a anche per Dio offrire il suo <<figlio unigenito>> come sacrificio umano. Nella Torah (i primi cinque Libri della Bibbia), un uomo può mandare suo figlio in battaglia o venderlo come schiavo. La Torah ricorda che un figlio ribelle dovrebbe essere messo a morte.
  • il valore principale delle donne adulte è quello di partorire bambini utili, cioè, in particolare, i bambini maschi di origine conosciuta. Quindi, la verginità di una donna è una parte fondamentale del suo valore economico. È per questo che uno stupratore, nella Torah, può essere costretto a sposare la merce danneggiata, come oggi talvolta accade nell’Islam conservatore , o una donna può essere lapidata per aver fatto sesso pre-matrimoniale. Nella Torah ebraica, le mogli dei patriarchi inviano le loro schiave dal proprio marito per farle ingravidare e prendere loro il bambino. Nell’America di oggi, le ragazze evangeliche partecipano al Purity Ball (Ballo della Castità) e ricevono anelli di fidanzamento  con cui garantiscono ai propri padri la loro purezza sessuale fino a che non potranno essere “date in matrimonio”.

In questo contesto la posizione ipocrita e apparentemente bizzarra di difesa della vita dell’embrione e contemporaneamente della difesa degli abusi sui minori, ha un senso. Un uomo ha diritto alla discendenza. La donna è stata fatta per partorire.

[…] Nella gerarchia familiare, una donna ha autorità solo sui figli e solo per delega: si comporta come amministratore della volontà di Dio e di quella del marito.

Un bambino non è una persona con diritti intrinseci, ma il possesso di un uomo…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO COMPLETO QUI

http://www.rawstory.com/2015/08/children-as-property-the-common-root-of-religious-child-abuse-and-the-pro-life-movement/

 

NOTA: Valerie Tarico, autrice dell’articolo, è  psicologa e scrittrice.

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