L’incredibile storia di Nicolas Jacquette, ex Testimone di Geova a cui si voleva impedire di parlare (4a parte)

ARCHIVI LIBRI E STORIE 2006-2015

NICOLAS, 25 ANNI SCAMPATO DAI TESTIMONI DI GEOVA

Nicolas Jacquette

Nicolas Jacquette, classe 1982, è un ex testimone di Geova, che nel 2006 rese la sua testimonianza in seno alla Commissione parlamentare francese che indagò sulle conseguenze dei movimenti a carattere settario per la salute fisica e mentale dei minori. Per questa testimonianza il giovane venne denunciato per diffamazione dall’organizzazione geovista che cercò anche di ostacolare la pubblicazione del suo libro autobiografico ““NICOLAS 25 ANS RESCAPE’ DES TEMOINS DE JEHOVAH“, facendo pressioni e minacciando di querela la casa editrice Balland se non avesse rinunciato al progetto editoriale.

In entrambi i casi, l’organizzazione geovista non ottenne ragione. Un sunto di questa vicenda in lingua italiana è consultabile nei precedenti post dedicati al caso:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/08/22/lincredibile-storia-di-nicolas-jacquette-ex-testimone-di-geova-a-cui-si-voleva-impedire-di-parlare-i-parte/

https://favisonlus.wordpress.com/2015/08/24/lincredibile-storia-di-nicolas-jacquette-ex-testimone-di-geova-a-cui-si-voleva-impedire-di-parlare-2a-parte/

https://favisonlus.wordpress.com/2015/08/26/lincredibile-storia-di-nicolas-jacquette-ex-testimone-di-geova-a-cui-si-voleva-impedire-di-parlare-3a-parte/

 

Di seguito proseguiamo nella trascrizione del testo dell’audizione di Nicolas Jachette innanzi la commissione francese.

Sig. ra Martine DAVID: L’uscita dalla setta è stata improvvisa o l’aveva in qualche modo programmata già da molto tempo? Ha cercato un modo per uscirne? Ha conservato i legami con i suoi genitori? Ha fratelli e sorelle? Cosa resta del suo nucleo familiare? Si dice che bisognerebbe sempre cercare di mantenere i legami: ha potuto mantenerli? Infine, è stato oggetto di pressioni dopo l’uscita dalla setta?

Nicolas JACQUETTE: Un fattore mi ha aveva preparato all’uscita: la mia omosessualità, che date le circostanze ha rappresentato una chance per me, fornendomi comunque un elemento esterno a cui aggrapparmi. Ma due mesi prima stavo ancora cercando di evangelizzare un caro amico e le persone che mi hanno aiutato a uscire, hanno dovuto anche lavorare con lui per togliergli dalla mente quello che io in pochi mesi ero riuscito a instillargli grazie alla letteratura, molto efficace, della setta: sebbene non ne avesse letto che briciole, aveva già una spada di Damocle sulla testa. Sembravo ancora dentro. Io ho avuto la possibilità di incontrare persone che si erano già scontrati in passato con l’ambiente settario e che, per mancanza di preparazione, avevano fallito nel tentativo di fare uscire quelli che volevano aiutare, quando mi hanno conosciuto si sono detti che non mi avrebbe lasciato tornare indietro e hanno contattato direttamente l’associazione di difesa dell’individuo e della famiglia ADFI  per mettere a punto un piano strategico.

Sig.ra Martine DAVID: E’ stato supportato dall’ADFI?

Nicolas JACQUETTE: In realtà non lo sapevo. Io sono stato un pò “manipolato” dall’ADFI e dai miei amici, nella misura in cui non avevo nessuna conoscenza di quanto avevano previsto: hanno messo in moto una controffensiva all’indottrinamento della setta per portarmi ad aprire gli occhi, a trovare me stesso come persona con una propria opinione, con la sua libertà di movimento, etc. La manovra è stata estremamente efficace perché se il sistema della setta è molto efficace e funzione benissimo in un circolo chiuso, le falle si presentano molto velocemente non appena sono introdotti elementi esterni. E’ il supporto ricevuto che mi ha permesso di uscire soprattutto perché ho avuto il vantaggio di essermi fatto degli amici al di fuori della setta. In effetti, tra i motivi che scoraggiano a lasciare, -per rispondere alla sua seconda domanda-, c’è quello per cui la setta vieta ogni contatto con coloro che ne escono o ne sono espulsi. E nella misura il cui il seguace non ha contatti che con le persone della setta, lasciarla significherà separarsi da tutto il contesto affettivo e ritrovarsi in un mondo dove non c’è alcun legame. In realtà è un ricatto emotivo e una grande risorsa di cui si avvalgono i Testimoni di Geova per mantenere i propri adepti e allo stesso modo per riportare indietro alcuni “dimissionari” che sperimentano rapidamente la sofferenza emotiva in un mondo dove non conoscono nessuno. Così, per ritrovare questo legame affettivo, ritorneranno automaticamente nel culto. Da quando ho lasciato la setta io non ho più alcun contatto con i miei genitori. Sono andati progressivamente diminuendo sino a ridursi a qualche breve telefonata. Tipo: “Sei ancora consapevole delle conseguenze della tua scelta?” Mi hanno abbandonato, non sono più loro figlio. Ho un fratello maggiore e due sorelle più piccole, anche loro nella setta; in più le mie sorelle vivono nella città dei miei genitori, in altri termini, sotto il loro controllo. Si tratta di una città di provincia, un ambiente chiuso dove le possibilità di legami amicali sono molto limitate. La situazione è molto più difficile che a Parigi, dove ci sono molte congregazioni e flusso di adepti dall’una all’altra.  Io ho avuto anche la chance, -e questo risponderà alla terza domanda postami sulle pressioni ricevute-, che uno dei capi della mia congregazione è improvvisamente deceduto per un attacco d’asma quando io ne sono uscito. Ho così potuto andarmene nella massima discrezione, in un momento di assoluta disorganizzazione, senza che nessuno se ne accorgesse. Alla fine ho ricevuto diverse telefonate di “amici” che non frequentavo intimamente ma che si sentivano in dovere di preoccuparsi per la mia salute spirituale dopo quella che presumevano essere la mia partenza…Fortunatamente alcuni di coloro che mi hanno aiutato a uscire, hanno assistito e hanno potuto valutare il lato assurdo dei mezzi impiegati. Il sistema continuamente utilizzato consiste nel distruggere le argomentazioni altrui in base a principi di non probabilità: “penso che questo non sia possibile, quindi lo respingo“. Si lavora sull’apparenza più che sulla sostanza sulla quale non ci si avventurerà mai per il rischio di essere rimessi in discussione. Mi sono ritrovato più volte ad affrontare questa situazione: per fortuna era stato preparato molto in anticipo, sul rischio di pressione morale da parte della mia famiglia e della setta, dai miei amici e dall’ADFI,. La sorte ha voluto che godessi di diversi mesi di tregua, fatto che mi ha permesso di rafforzarmi e non essere preso alla sprovvista, come lo sono la maggior parte dei fuoriusciti, immediatamente sottoposti a una successione di telefonate, lettere, richiami alla spiritualità, etc, e che spesso funzionano. Questo ha costituito per me un grande vantaggio. Ho potuto preparare coi miei amici un sistema di risposta molto semplice: vi ringrazio per l’interesse che prestate alla mia ricerca, prenderò tutto in considerazione. Questa specie di rifiuto mi ha consentito di rimanere relativamente sereno e di sfuggire alla pressione

Sig. Serge BLISKO: Quale livello di studi ha raggiunto nei suoi ventidue anni?

Nicolas JACQUETTE: La maturità più una laurea breve di due anni. Poi sono tornato a scuola.

Sig. Serge BLISKO: Il principale punto di contatto tra i giovani Testimoni di Geova e il mondo esterno, resta la scuola. Perché non hanno un sistema scolastico separato mentre numerose sette erigono immediatamente una barriera alla scolarizzarizzazione dei loro stessi bambini, salvo poi ricorrere all’insegnamento a distanza? Per i Testimoni di Geova non rappresenta un enorme rischio mettere i giovani in contatto con l’esterno? Durante il periodo d’istruzione scolastica, il suo comportamento “strano” o quanto meno diverso da quello consueto in rapporto alle norme, -compleanni, corsi di scienze naturali, sport, chi lo ha notato?-, e la mescolanza scolastica non ha allertato i suoi maestri, professori, presidi? Come ha vissuto questo periodo? Questa incredibile assenza di sensibilità da parte del corpo docente riguardo ai bambini che lei stesso ha descritto in stato di sofferenza psicologica, se non di pericolo, resta per noi difficilmente comprensibile…

Nicolas JACQUETTE: Prima ancora di andare a scuola i bambini sono preparati a ottenere una reazione di diffidenza da parte dei loro compagni. Bisogna comprendere che la scuola, per la setta, vale a dire i professori come gli alunni, rappresenta un potenziale focolaio di adepti. Inoltre si prepara il bambino a predicare ma in una maniera sufficientemente sottile: piccolissimo, appena entrato in classe, conoscevo i particolari della legge sulla laicità nel contesto scolastico, quello che potevamo o non potevamo fare.

Sig. Serge BLISKO: Le era stato spiegato?

Nicolas JACQUETTE: Sì e in modo molto chiaro nelle pubblicazioni da studiare: come evangelizzare un compagno di scuola senza che questo sia considerato proselitismo in ambito scolastico. E’ molto sottile: sin dall’inizio, il bambino ha appreso a valutare cosa può e non può fare nella scuola per trasmettere la sua ideologia. Si aggiunga che la setta invita il bambino, non appena integrato nell’istituto, a farsi conoscere da alunni e insegnanti come Testimone di Geova. Questi ultimi sono sempre preoccupati ma i genitori ricevono nella setta una formazione sotto forma di dimostrazioni, pubblicazioni, scritti per avviare degli incontri con gli insegnanti, spiegare la loro credenza, in altre parole, per poterli evangelizzare a loro volta e rassicurarli in qualche modo sul loro bambino. Questi è del resto incoraggiato a partecipare, a comportarsi da alunno modello e soprattutto a non essere mai motivo di problemi o di preoccupazioni per la scuola.

Sig. Serge BLISKO: Non le è stato vietato alcun corso?

Nicolas JACQUETTE: No. Vi si lascia frequentare ma avvertendovi che quanto apprenderete nel tal corso è falso e malvagio. Quando sentivo parlare dell’uomo di Cro-Magnon a scuola, io ridevo dentro: come sono stupidi, non sanno che l’uomo ha solo 6 mila anni di storia…

 

FINE 4a PARTE

CONTINUA

 

 

 

 

 

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