“Comunità-setta Forteto”. Le motivazioni della sentenza

9 settembre 2015

Nei testi di seguito estratti della sentenza e il documento completo.

Forteto: la sintesi delle motivazioni della sentenza

Ecco un estratto delle 984 pagine in cui i giudici motivano la condanna di Rodolfo Fiesoli e di altre 15 persone per maltrattamenti e violenze sui minori

“Repubblica” ha scelto di non pubblicare integralmente la sentenza sul Forteto perché essa contiene i nomi delle numerose vittime di abusi sessuali e maltrattamenti. Ne pubblichiamo alcuni stralci, dai quali abbiamo espunto i nomi delle persone offese. Scrivono i giudici:

«E’ opportuno, in apertura della motivazione della sentenza, inquadrare la vicenda della cooperativa “Il Forteto” dal momento della sua nascita fino ai nostri giorni, ponendola in rapporto con la normativa vigente in materia affidamenti e di adozione e con le pronunce giurisdizionali intervenute in relazione ad essa ed evidenziando le bizzarre, inverosimili e dannose teorie educative, relazionali e “parafamiliari” elaborate ed applicate al suo interno.
Questo Tribunale è chiamato infatti, per la seconda volta – e a distanza di oltre trent’anni – ad occuparsi di fatti di maltrattamento e di “abusi sessuali” verificatisi all’interno della comunità denominata “Il Forteto”, cooperativa agricola fondata nell’estate del 1977, oggi diventata una delle più importanti realtà economiche della Toscana nel settore caseario. Le vittime di quei fatti, oggi come allora e salvo un paio di eccezioni, sono entrate nella comunità “Il Forteto” su disposizioni della pubblica autorità (tribunale per i minorenni, servizio sociale, servizio di salute mentale).
Oggi come allora la tesi dell’accusa deve fare i conti, innanzitutto, con il dato obiettivo di un sistema pubblico che ha mantenuto costantemente aperta una linea di credito illimitata verso l’esperienza educativa e pedagogica de “Il Forteto”.
Credito accordato dagli operatori, che hanno indicato in quella comunità una risorsa utile ed efficace per la tutela di minorenni in situazione di disagio, se non di vero e proprio abbandono; credito ribadito dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile che, ancora nel 2012 – dopo gli arresti di Rodolfo Fiesoli, il capo indiscusso di quella comunità -, ha “confermato”   affidamenti famigliari a favore di alcuni soci della cooperativa; da amministratori pubblici e da esponenti politici che hanno garantito sovvenzioni e sostegno istituzionale».

«Al termine della lunga e faticosa istruttoria il Collegio è certo di aver acquisito una prova chiara e convincente, oltre ogni ragionevole e anche solo possibile dubbio, della fondatezza dell’ipotesi accusatoria (con le precisazioni ed i limiti di seguito indicati) e della penale responsabilità di FIESOLI Rodolfo Luigi (per le fattispecie di violenza sessuale a lui ascritte e per i maltrattamenti) e di altri sedici imputati, per i reati di maltrattamenti e di sequestro di persona sotto meglio specificati.
Una prova a tratti sovrabbondante, straripante, completa in tutti i profili e le possibili sfaccettature, poggiante su plurime e convergenti deposizioni testimoniali e su documentazione varia, tutta univoca nel dimostrare l’esistenza dei fatti e dei comportamenti ascritti agli imputati.
Una prova che, provenendo da fonti dichiarative eterogenee per formazione, storia personale, interesse nel processo, ha offerto la massima garanzia di attendibilità, di genuinità, di veridicità, abbracciando l’intera storia della comunità “Il Forteto”, dalla sua nascita, al consolidamento, all’enorme sviluppo, non soltanto economico ma come “eccellenza educativa” conosciuta a livello nazionale».
«Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone (FIESOLI e GOFFREDI) non equilibrate, con seri disturbi dell’affettività e della sessualità; un’esperienza caratterizzata da regole assurde, crudeli, che quel gruppo di ragazzi che si era lasciato ammaliare dal FIESOLI e dall’ideologo GOFFREDI alla fine degli anni ’70 aveva finito, per varie ragioni, per sposare o, comunque, per accettare, pagando un prezzo altissimo in termini di formazione della personalità e di autonomia e dalla quale soltanto alcuni, con enormi sacrifici, sono riusciti ad affrancarsi».
«Regole crudeli e incomprensibili che sono state riproposte ai minori avuti in affidamento; al Forteto non si doveva convivere, non si potevano avere relazioni affettive e sentimentali vere, profonde e durature, non si doveva procreare; la sopravvivenza della comunità, come pensata dal duo FIESOLI-GOFFREDI e governata dal primo era pertanto, necessariamente, legata al consolidamento degli affidamenti di minori (obiettivo raggiunto in modo pressochè sistematico) ed alla crescita di costoro secondo i principi educativi sopra descritti, per forgiarli a  immagine e somiglianza del modello di persone che FIESOLI e GOFFREDI avevano teorizzato.
Dovevano dunque diventare persone dedite al lavoro in via continuativa, disponibili ad accettare il confronto di genere, a liberarsi dalla materialità e dalla negatività che la famiglia tradizionale, il rapporto di coppia e la relazione eterosessuale comportavano, secondo il pensiero unico dominante.
Le assurde regole dei chiarimenti, della necessaria rottura con le famiglie di origine, del confronto di genere, del primato della omoaffettività, della genitorialità surrogata (affidamenti in luogo della procreazione naturale), della coppia surrogata (funzionale in luogo di ogni forma di convivenza), della conduzione di vite separate tra i due sessi, teorizzate e (purtroppo) imposte in modo sistematico fin dalla costituzione della cooperativa “Il Forteto”, non sono mai venute meno.
Il nocciolo duro della “Regola” è rimasto vivo fino all’ultimo e le aperture, soltanto apparenti e di facciata, per contenere una generazione di ragazzi altrimenti ingestibile, non avevano mai toccato gli aspetti essenziali di quel modo di fare comunità.
Al Forteto non si stringevano amicizie durature, non erano tollerati amori, rapporti di coppia esclusivi, non era permesso avere una propria intimità, neppure ai ragazzi dell’ultima generazione, a quelli che hanno poi avuto figli e si sono sposati. Una teste chiamata dalla difesa lo ha confermato: “Diciamo da parte di questi sei ragazzi non ci sono mai stati atteggiamenti strani, nel senso abbracci, baci o manifestazioni di coppia, diciamo, no? Perciò non… cioè sapevo che stavano insieme, però non… io personalmente non ho mai visto – appunto – situazioni così, quindi…”).
La condivisione era funzionale non già alla crescita ed al miglioramento di ciascuno con l’aiuto degli altri ma, esclusivamente, al controllo delle persone, alla possibilità di una loro manipolazione, attraverso il chiarimento, la punizione, l’isolamento, la denigrazione, la mortificazione».
«Da tutto questo – oltre che dalle velenose condotte abusanti del FIESOLI – sono passate le persone offese di questo processo, vittime, con diversa intensità e con differenti modalità, delle regole maltrattanti che cementavano, dall’interno, la vita alla comunità “Il Forteto”.
Il meccanismo, come ripetutamente evidenziato nel corso della motivazione, era perfettamente lubrificato e funzionante ed aveva permesso di creare all’esterno un’immagine totalmente distorta della comunità: FIESOLI e GOFFREDI, sfruttando il conto circuito istituzionale dei primi anni ’80 all’interno della magistratura fiorentina, che aveva spinto Meucci, allora presidente del tribunale dei minori di Firenze, in aperta sfida al procedimento penale istruito dal pubblico ministero Casini, ad affidare un bambino down a Rodolfo FIESOLI, quale attestato di fiducia e stima  nonostante una custodia cautelare appena cessata ed il processo ancora da celebrare per gravissimi fatti di reato commessi in danno di minori proprio nella neonata comunità Il Forteto, erano riusciti da un lato a far passare e consolidare, negli anni, il messaggio dell’accanimento giudiziario da parte di una magistratura conservatrice contro un’esperienza di novità e rottura; dall’altro ad accreditarsi, incredibilmente, come eccellenza educativa, circuendo magistrati minorili e servizi sociali che avevano completamente abdicato ad ogni funzione di controllo preventivo e successivo, al dovere di valutazione preventiva degli affidatari, aprendo a favore della comunità  una inaccettabile linea di credito, che i testi “qualificati” Sodi e Leonetti (il primo ex pm minorile, il secondo psichiatra ed ex giudice onorario presso il tribunale dei minori – ndr)  hanno faticato non poco (se non a giustificare quantomeno) a spiegare».
«Il Forteto è stato il campo di battaglia del FIESOLI; dalla sua posizione apicale, forte del condizionamento totale e della sottomissione degli altri componenti, l’imputato ha scelto le proprie vittime muovendosi come in un territorio di caccia, nei primi anni intrattenendo relazioni omosessuali praticamente con tutti gli uomini presenti in comunità; quindi abusando sessualmente di … fin da quando aveva 14 anni, determinando in  lui un disturbo della identità sessuale dal quale la vittima ha faticato non poco a riprendersi; inducendo poi i giovani … e … a rapporti sessuali con lui e, successivamente, facendo altrettanto con …, fino ad arrivare agli abusi sessuali commessi con i ragazzi della generazione più recente, …, …, …, …, ….
Le perversioni del FIESOLI, note agli altri imputati, sono state di volta in volta avallate, tollerate, giustificate come la prova della dedizione piena del FIESOLI al prossimo, come la dimostrazione pratica e concreta di un aiuto al superamento della materialità, come un suo momento personale di sofferenza nel compimento dell’atto, per aiutare il “beneficiato” (!!!!).
Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato (Grazia Vannucchi, Alessio Fiesoli, Gino Calamai, Marco Mameli, Jonathan Bimonte, Manuel Gronchi, Paolo Zahami, Valentina Ceccherini, Marika Corso) è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato.
In quella comunità si sono susseguite condotte maltrattanti in danno di una pluralità di persone,  iniziate con la separazione sistematica dei fratelli – che ha comportato l’annientamento dell’ultimo residuo di unità e complicità familiare -, proseguita con la rottura dei rapporti con la famiglia di origine – che ha fatto sì che, nonostante lo spirito della legge sull’affidamento etero-familiare, nessun rapporto con i genitori naturali sia stato veramente recuperato dalle persone offese … solo per citarne alcuni – con la sistematicità dei chiarimenti, con la preclusione ad iniziative di vera autonomia e libertà, con la compressione delle individualità e, infine, con il ricorso alla denigrazione ed all’isolamento per contrastare e reprimere ogni situazione di dissenso pensante dalle regole, circostanze ampiamente trattate e sviluppate nel corso della sentenza.
A  tutto questo le difese, oltre a una defaticante condotta processuale, caratterizzata da continue eccezioni, da questioni processuali e di merito di ogni genere, da due ricusazioni e da una istanza di rimessione, che ha inevitabilmente complicato l’ordinato svolgimento di un già di per sé complesso processo, hanno contrapposto prove orali inconsistenti e, soprattutto, prive di genuinità, concretezza, coerenza logica interna, per molte delle quali, con separata ordinanza, verrà disposta la trasmissione degli atti all’Ufficio del pubblico ministero, perché proceda per il delitto di falsa testimonianza».
«Le persone offese, con estrema correttezza e genuinità, hanno riferito di un impatto iniziale, successivo al loro ingresso alla comunità “Il Forteto” straordinariamente maltrattante, protrattosi per mesi o per anni, fino a piegare ogni loro resistenza e portarli ad adeguarsi alla Regola, instradandole sul percorso comunitario voluto dal FIESOLI e dal GOFFREDI, materialmente messo in atto dagli altri imputati (con la separazione dai fratelli, con l’interruzione dei rapporti con i genitori, con la spinta verso il confronto di genere, con la sottoposizione a interminabili chiarimenti e conseguenti punizioni, ad umiliazioni pubbliche durante i momenti comuni in sala mensa, con la certezza di una risposta collettiva di disapprovazione, emarginazione ed isolamento della collettività tutta a fronte di rivendicazioni di autonomia non autorizzate o condivise); di un successivo periodo, talvolta anche prolungato, di relativa calma, strettamente connesso e dipendente dall’osservanza rigida delle regole del Forteto, che consentiva di condurre un’esistenza di relativa tranquillità, senza grandi sussulti; di un periodo finale in cui, nei casi di aperta ribellione, di manifestazione di dissenso, di critica a comportamenti inappropriati, le condotte maltrattanti iniziali si ripresentavano in tutta la loro veemenza, sempre sistematicamente accompagnate dal dissenso collettivo dei componenti della comunità, dall’isolamento in tutte le manifestazioni del quotidiano, al disprezzo sul lavoro come nei momenti comuni, fino all’aperto invito ad abbandonare la comunità».

«Su tali profili il processo ha fatto chiarezza, squarciando il velo che ha avvolto per decenni il Forteto, mostrandone il vero volto e permettendo di evidenziare la realtà di un sistema di vita comunitaria dai tratti allucinanti, alienanti, sistematicamente maltrattanti.
Nella comunità de “Il Forteto” non vi erano famiglie, non vi erano coppie, non vi erano relazioni stabili di convivenza, non vi erano momenti comuni di intimità, di unità familiare; le figure adulte di riferimento dei minori non si frequentavano, non condividevano alcunchè se non momenti del tutto inidonei  a trasmettere valori e principi affettivi ed educativi minimi, durante i pranzi o le cene in sala mensa, in occasione dei chiarimenti, nei quali veniva riaffermata la forza e la regola della comunità.
Gli stessi imputati sono andati in ordine sparso quando è stato il momento di rispondere alla domanda su cosa fosse stata veramente la cooperativa “Il Forteto”, come fossero realmente strutturati, se dovessero identificarsi alla stregua di una comunità educativa per minori, di una casa-famiglia, di un insieme famiglie o di persone affidatarie o ospitanti.
Come indicato in altra parte della sentenza, secondo la massima autorità nella zona del Mugello per i servizi assistenziali, il dott. Leonetti, i membri del Forteto erano degli “educatori”, pur non avendone titolo, qualifica e preparazione specifica.
Niente di più lontano dalla realtà.
Il Forteto non era una comunità educativa… Al suo interno non vi era personale qualificato, non c’era alcuna équipe educativa, tantomeno un programma generale di attività o un regolamento interno; men che mai la partecipazione delle famiglie dei minori all’organizzazione della vita comunitaria: vi era la onniveggenza del FIESOLI e vi erano le bislacche e devastanti teorie del GOFFREDI, che dogmaticamente si ponevano praeter legem.
Il Forteto non era neppure una casa-famiglia sia per la dichiarata  avversione verso la famiglia, per la sua negazione come struttura educativa,  sia perché aveva rapidamente superato il numero massimo di inserimenti permessi dalla legge regionale: otto, secondo l’art. 8 della l. 1980 n. 28.
Non erano neppure rispettate le condizioni di legge previste per l’affidamento di minori a singole famiglie o a singole persone (art. 9), facendo difetto qualunque verifica della “rispondenza” della famiglia a soddisfare le esigenze affettive, sociali e scolastiche del minore affidato, mancando del tutto i “controlli periodici” sui risultati dell’affidamento.
Al Forteto si realizzavano affidamenti a “geometrie variabili” per cui un affidatario/affidataria di frequente aveva più affidamenti, condivisi con persone diverse, secondo un metodo confusivo e demenziale, aggravato dalla pretesa di imporsi come vero e proprio “genitore” (babbo o rispettivamente mamma, in corrispondenza del genere maschile e femminile) dell’affidato e dove,  a discrezione del FIESOLI, gli affidamenti venivano modificati, cambiati, mai nell’interesse dei minori ma solo per punire un singolo o promuoverne un altro, per ribadire la sua leadership e colmare il suo smisurato ego».

«Di maltrattamenti debbono pertanto rispondere a) coloro che, quali soggetti affidatari dei minori, hanno agito tenendo in danno delle vittime  le condotte maltrattanti descritte; b) coloro che, rivestendo una qualifica soggettiva di tipo giuridico – responsabile della comunità, responsabile della associazione – o avendo una posizione apicale e direttiva di fatto, hanno comunque adottato scelte e tenuto condotte parimenti vessatorie, umilianti, emarginanti, di cui si è acquisito la prova piena e si è dato conto in motivazione; c) coloro che, ancorché privi rispetto alla vittima di doveri giuridici di agire o di posizione di garanzia, hanno comunque tenuto condotte concorrenti, materiali o morali, alla realizzazione dei maltrattamenti, così “alimentando” il reato abituale previsto dall’articolo 572 del Codice penale attraverso un contributo, causale  o agevolatore,  materiale o morale, alla sua realizzazione o al permanere della sua abitualità».
Rodolfo Fiesoli: «Il suo ruolo di capo, spirituale ma non solo, leader incontrastato e da tutti riconosciuto, guida del Forteto per tutta la sua esistenza, dalla formazione all’ultimo arresto della fine del 2011 è incontestabilmente provato, al pari del potere insindacabile di decisione in tutti gli aspetti della vita comunitaria e, in particolar modo, in tema di affidamenti, con l’inaccettabile e incomprensibile corsia preferenziale riservatagli dal tribunale per i minorenni e dai vertici dei servizi sociali.
L’istruttoria ha dimostrato come FIESOLI fosse al corrente di tutto quello che accadeva in comunità, ne determinasse l’indirizzo attraverso insindacabili decisioni, sicuro e forte della cieca ed assoluta fedeltà tributatagli praticamente da tutti i componenti.
Le fantasiose e originali indicazioni fornite dagli imputati e dai testi a difesa ancora presenti al Forteto – tutte protese a ridimensionare il suo ruolo nel tentativo di allontanare da lui la responsabilità, anche penale, per i fatti in contestazione -, che lo hanno descritto di volta in volta come “pensionato” senza alcun ruolo né prerogativa, come aiuto cuoco, come fornaio del Forteto, come guardiano del pollaio, come “mediatore”, come mero nuncius di richieste di affidamenti provenienti dal tribunale per i minorenni o dai servizi sociali, come rappresentante – senza mandato – della comunità all’esterno, sono state smentite e superate da prove granitiche hanno dato conto di come il FIESOLI fosse stato, per gli oltre trent’anni di vita della comunità “Il Forteto”, il capo indiscusso e incontrastato, il “profeta”, il puro, il perfetto, l’uomo che aveva permesso la nascita e lo sviluppo della cooperativa a cui doveva essere tributato rispetto e, soprattutto, obbedienza.
FIESOLI ha teorizzato, unitamente al GOFFREDI, tutte quelle regole maltrattanti – di cui il processo, in oltre un anno di istruttoria, ha fornito la prova – e ne ha imposto l’applicazione; ha ordinato chiarimenti, confessioni di pretesi abusi sessuali, ha additato ai suoi fedeli i “nemici” da isolare, emarginare, escludere; ha commesso, proseguendo nella sua inarrestabile ricerca di appagamento delle perversioni omosessuali, plurimi delitti di violenza sessuale, anche su minorenni, di pari passo realizzando condotte di maltrattamento».

 

FONTE: LA REPUBBLICA (Firenze)

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/09/09/news/forteto_le_motivazioni_della_sentenza-122527723/

 

Processo Forteto, le motivazioni della sentenza: “Inflitte sofferenze e costrizioni psicologiche” / IL DOCUMENTO COMPLETO

Firenze, 9 settembre 2015 – “Venivano inflitte sofferenze e costrizioni psicologiche”. E ancora: “Le donne erano separate dagli uomini perché si voleva “sostituire la famiglia tradizionale con una famiglia migliore, dove si potevano sviluppare delle dinamiche meno dannose che nella famiglia tradizionale, dove non c’era sincerità, chiarezza”. Escono le motivazioni della sentenza sugli abusi compiuti alla comunità del Forteto, in provincia diFirenze. Messe per scritto dal collegio giudicante, le descrizioni e i racconti che già erano state ascoltate dalla bocca dei testimoni suscitano ancora più impressione. Motivazioni che sono state depositate dal giudice estensore del collegio giudicante, Matteo Zanobini.

 

Pagine da 1 a 499:

http://issuu.com/quotidianonet/docs/selection/5?e=1243336/15314047

 

Pagine da 500 a 999:

 

Pagine da 1000 alla fine:

Oltre novecento pagine, che proponiamo ai nostri lettori in formato pdf, in cui il collegio spiega le motivazioni della condanna di Rodolfo Fiesoli e delle altre persone che a vario titolo erano imputate nel processo. Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 17 anni. Condannate con Fiesoli altre tredici persone. Assolti in sette. Una vita infernale quella che traspare dalle novecento pagine del documento. Angherie, soprusi di natura sessuale e il terrore dei cosiddetti “chiarimenti”, le riunioni serali “consistenti nella violenza psicologica a far ammettere l’infrazione delle regole di vita della comunità, anche con punizioni corporali e/o isolamento in una stanza”.

 

FONTE: LA NAZIONE

http://www.lanazione.it/firenze/forteto-motivazioni-sentenza-condanna-1.1283791

 

 I giudici: «Troppo credito alla comunità del Forteto anche dopo arresti del 2012»

Una sentenza monumentale che ricostruisce, in quasi mille pagine, i fatti accaduti alla comunità fiorentina, per i quali è stato condannato a 17 anni e mezzo il fondatore Rodolfo Fiesoli

di Valentina Marotta

FIRENZE – Una sentenza monumentale che ricostruisce, in quasi mille pagine, i fatti accaduti alla comunità del Forteto, per i quali è stato condannato a 17 anni e mezzo il fondatore Rodolfo Fiesoli, accusato di violenza sessuale su minori e maltrattamenti, insieme ad altre tredici persone. Le motivazioni sono state depositate questa mattina prima della scadenza dei termini, che sarebbe stata il 17 settembre….

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/15_settembre_09/forteto-depositata-sentenza-mille-pagine-orrori-comunita-3c91a1e0-56e0-11e5-9b1e-f0bfc98f4608.shtml

 

NOTA: Leggi anche articolo “MUGELLO, CASO FORTETO: «DA OPERATORI, POLITICI E GIUDICI MINORILI CREDITO A UNA COMUNITÀ TEATRO DI ABUSI», pubblicato su Firenze Post al link di seguito

http://www.firenzepost.it/2015/09/09/mugello-caso-forteto-da-operatori-politici-e-giudici-minorili-credito-a-una-comunita-teatro-di-abusi/

 

 

 

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