FORTETO: UNA SETTA FIN DAL SUO NASCERE. L’ANALISI DEI GIUDICI NELLE MOTIVAZIONI DELLA MONUMENTALE SENTENZA

9 Settembre 2015

Il “Forteto” fin dal suo nascere aveva le caratteristiche tipiche di una setta, con un “credo” essenzialmente legato alle prospettive liberatorie proprie di un approccio terapeutico (ancorché praticato da persone totalmente incompetenti)

Il termine setta non è utilizzato a caso, non c’è stata udienza in questo processo durante la quale non sia stato svolto un tentativo di comprendere aspetti (piuttosto stravaganti) della vita di questa comunità...

( Motivazioni della sentenza pag.100-101)

Il Forteto? “Setta ed esperienza criminale”

Lo scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza

 

“Il Forteto è stata un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale, retta da persone (Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi) non equilibrate, con seri disturbi dell’affettività e della sessualità; un’esperienza caratterizzata da regole assurde, crudeli”. Lo scrivono i giudici nelle quasi mille pagine delle motivazioni della condanna a Rodolfo Fiesoli (17 anni e mezzo per abusi e maltrattamenti) e ad altri 15 membri della comunità (per maltrattamenti). Le motivazioni ripercorrono tutte le costrizioni e le violenze psicologiche nei confronti di minori affidati e altri ospiti della comunità mugellana, fino alle molestie sessuali compiute dal “profeta” Fiesoli. “Il Forteto, fin dal suo nascere, aveva le caratteristiche tipiche di una setta”, argomentano i giudici che poi si soffermano sulle sponde istituzionali della cooperativa, spiegando che il sistema pubblico “ha mantenuto costantemente aperta una linea di credito illimitata verso l’esperienza educativa e pedagogica del Forteto”, nonostante i primi arresti di Fiesoli e Goffredi nel 1978. Un credito “ribadito dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile che, ancora nel 2012 (dopo gli arresti di Rodolfo Fiesoli, il capo indiscusso di quella comunità), ha ‘confermato’ affidamenti famigliari a favore di alcuni soci della cooperativa; da amministratori pubblici e da esponenti politici che hanno garantito sovvenzioni e sostegno istituzionale”. E proprio su questo fronte oggi in consiglio regionale ha votato l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta per far luce sulle responsabilità istituzionali e politiche intorno alla vicenda Forteto. Polemiche per la scelta del presidente: le opposizioni rivendicavano per sé il ruolo, come avviene quasi sempre nelle commissioni d’inchiesta, ma il Pd ha imposto Paolo Bambagioni.

FONTE: Lady Radio

http://www.ladyradio.it/news/cronaca/420/Il-Forteto—Setta-ed.html

 

NOTA: Il documento contenete le motivazioni della sentenza è consultabile qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/09/09/comunita-setta-forteto-estratti-delle-motivazioni-della-sentenza/

 

Forteto, dai giudici le motivazioni della sentenza

La “setta” Forteto: politici e giudici “amici” anche dopo le sentenze

Nelle motivazioni del verdetto i magistrati la definiscono un’esperienza “criminale”. Nasce la nuova commissione d’inchiesta: chi ha favorito le atrocità?

di Duccio Tronci

Il Forteto fu un’esperienza “criminale“, “caratterizzata da regole assurde e crudeli“. Il sistema pubblico “ha mantenuto costantemente aperta una linea di credito illimitata” verso la struttura “nonostante gli arresti, prima nel 1978 e poi nel 2012, dei vertici della cooperativa”. Questo grazie anche alla linfa ricevuta da “amministratori pubblici e da esponenti politici che hanno garantito sovvenzioni e sostegno istituzionale“.

Le dure motivazioni della sentenza Forteto, pubblicate ieri dal giudice relatore Matteo Zanobini, non ci dicono nulla di nuovo sui gravissimi fatti accaduti all’interno (e anche all’esterno) della cooperativa-comunità del Mugello. Sono un documento importantissimo, intendiamoci. Ma esse stesse fanno riferimento a fatti accaduti ben 37 anni fa, quando fu arrestato per la prima volta Rodolfo Fiesoli, poi condannato in via definitiva nel 1985 per reati simili a quelli accertati nel primo grado del 17 giugno scorso. E poi ancora 15 anni fa, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le violazioni commesse nell’affidamento di due minori.

Tutti questi fatti, messi nero su bianco, insieme alle tante denunce delle vittime e dei genitori naturali arrivate già alla fine degli anni ’70, sarebbero già stati sufficienti per mettere in guardia le istituzioni su ciò che stava accadendo. Sarebbero bastati abbondantemente per capire che quel sistema di affidamenti andava fermato. E invece si è deciso di ignorarli.

L’auspicio è che le motivazioni spronino le istituzioni a far luce davvero sul sistema di intrecci che ha consentito al Forteto di sguazzare nella sua illegalità, nelle sue atrocità. Sarebbe una cosa importantissima per chi ha subito le angherie della comunità, ma anche perché fatti del genere non accadano mai più, da nessuna parte. Proprio ieri in Consiglio regionale si è insediata la nuova commissione d’inchiesta, che sarà presieduta da Paolo Bambagioni. E’ la persona che si è battuta di più nel Partito democratico per far sì che i fatti emergessero. Certo non può sfuggire, come hanno sottolineato tutte le opposizioni, l’anomalia di una commissione d’inchiesta guidata da un esponente della maggioranza, appartenente al partito che ha governato la Regione da sempre.

Se non si è voluti partire dai fatti di 37 e 15 anni fa, come sottolineano i magistrati, almeno lo si faccia adesso. I giudici del tribunale di Firenze sfatano una volta di più, e definitivamente, la bufala totale della separazione che ci sarebbe stata (o ci sarebbe) fra comunità e cooperativa. Il Forteto è unico e indivisibile e negli anni, ancora come sottolineano i giudici, è diventata una vera e propria “setta“. Ancora oggi al Forteto vivono e lavorano insieme vittime e carnefici, le persone che hanno denunciato e che sono state condannate. E 4 membri su 5 dell’attuale Cda hanno testimoniato al recente processo a favore di Rodolfo Fiesoli. Basta ripartire da qui: per prima cosa eliminare ogni equivoco sulla realtà Forteto di oggi e salvaguardare chi ancora vive o lavora dentro. E fare luce sulle responsabiità di giudici, politici, assistenti sociali, o tutti quelli che hanno favorito il sistema Forteto, è molto più di un obbligo morale.

 

 

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