Dietro il cancello. La storia vera della terapeuta tenuta reclusa per 14 anni che oggi aiuta le vittime di manipolazione mentale ( seconda e ultima parte)

27 Settembre 2015

Oggi non ho alcun dubbio: ero in una setta, anche se composta solamente da tre persone

Maude Julien

Leggi qui la prima parte del racconto autobiografico della dr. Maude Julien

https://favisonlus.wordpress.com/2015/09/27/dietro-il-cancello-la-storia-vera-della-terapeuta-tenuta-reclusa-per-14-anni-che-oggi-aiuta-le-vittime-di-manipolazione-mentale-1a-parte/

 

Seconda e ultima parte

Immagine di repertorio
REGGERE L’ALCOOL, TAGLIARE A PEZZI GLI ANIMALI

..Anche i pasti in famiglia venivano cronometrati. Avevamo quindici minuti, non un secondo in più. Dopo aver mangiato, sistemavo le mie stoviglie e il mio piatto in un set da tavola con un motivo scozzese, senza lavarli. Lavare stoviglie era considerata una perdita di tempo.

Mio padre mi vietava di mangiare cibi morbidi. Per lui, solo i deboli, mangiavano così. Per rendermi più forte, dovevo ingurgitare fette di pane raffermo.

A otto anni, ha iniziato l’addestramento per insegnarmi a reggere l’alcool. Ho dovuto bere pastis, (aperitivo alcolico tipico francese), e cognac. E poi essere in grado di camminare diritto lungo una riga bianca.

Tra i brutti ricordi, custodisco, ad esempio, un’ avversione per certi odori. Noi non uscivamo a fare la spesa. Non andavamo dal panettiere, preparavamo da soli il nostro pane. Non andavamo dal macellaio, mio ​​padre si faceva consegnare gli animali vivi. Una persona veniva ad abbatterli e io e mia madre dovevamo tagliarli a pezzi da congelare. L’odore della carne era terribile, e mi è sempre rimasto impregnato.

NOTTI IN CANTINA A MEDITARE SULLA MORTE

Se non riuscivo a superare le difficoltà imposte da mio padre, a volte ero condannata al silenzio. E ‘stata una punizione molto difficile da vivere, la peggiore di tutte. Poteva durare per giorni o addirittura settimane. Per disprezzo gli capitava anche di darmi del lei. Oppure chiudeva il cane più a lungo del suo tempo di confinamento “previsto” per esprimere il suo malcontento nei miei confronti. Tutta la mia infanzia, ho vissuto nella paura di non agire bene. Mio padre mi ha imposto gli esercizi allo scopo di rafforzare il mio coraggio e la volontà. A volte, nel bel mezzo della notte, mi chiedeva di andare da sola a fare una passeggiata nel parco immerso nel buio. Tremante di terrore, dovevo, mano a mano, accendere delle luci  lungo il tragitto che lui controllava dalla finestra. C’erano anche le notti trascorse nella cantina. Sola, nel buio completo, dovevo meditare sulla morte. Per mio padre era un modo di farmi familiarizzare con “gli spiriti”, che più avanti mi avrebbero aiutato a realizzare la mia grande missione. Quelle ore in cui ero costretta a restare immobile nel buio totale, sono state puro spavento, non a causa dei presunti morti che avrebbero dovuto “passarmi accanto”, ma dei topi che sentivo trafficare intorno a me.

VIETATO TOCCARSI

Non credo possa dirsi che ho avuto “relazioni” con i miei genitori. Soprattutto perché mio padre aveva una regola d’oro: divieto assoluto di toccarsi. L’affetto l’ho conosciuto grazie agli animali. Loro, potevo accarezzarli, affondare la mia testa nel pelo del cane, ecc.  Ancora oggi, l’odore di cane, quello di Artù, il cavallino che ho amato e che mi ha amato, sono rimasti in me. Sono ricordi felici. Non avevamo quasi nessun contatto con il mondo esterno. Mio padre a volte invitata alcune persone selezionate. Soltanto il suono di voci diverse da quelle dei miei genitori è stato un balsamo per il cuore. Le uscite erano estremamente rare. Da piccola, i miei genitori mi portavano a Lille da una professoressa di pianoforte. Poi, quando avevo sei o sette anni, abbiamo progressivamente smesso di andare fuori.

I LIBRI MI HANNO AIUTATO A EVADERE

E’ stata forse mia madre colei che mi ha fatto soffrire di più. Oggi ho capito che era sotto l’influenza di mio padre, ma il suo risentimento verso di me era terribile. Ho avuto spesso la sensazione che mi odiasse. Qualsiasi cosa facessi ero solamente una delusione per lei. Penso non abbia potuto imparare ad amarmi, forse perché mio padre l’aveva totalmente manipolata in relazione a me. Lui talvolta le diceva:

“Tu sei lo scrigno che ha portato il gioiello”

Ho avuto veri momenti di disperazione nei quali ho pensato alla morte. Quello che mi ha salvato sono stati gli animali e i libri. Leggere Dostoevskij o le avventure di Edmond Dantes di Alexandre Dumas, ha rappresentato per me una forma di fuga. Mi succedeva anche di identificarmi con Gregor delle “Metamorfosi” di Kafka.

Nel nostro giardino, tra due pietre, c’era un cardo che cresceva regolarmente. Mio padre era ossessionato da questa pianta e mi chiedeva incessantemente di strapparla. Ero stupita. Volevo essere come lei.

“SONO NELLA TUA TESTA”

Mio padre continuava a dire che era onnisciente:

Maude, io sono nella tua testa. Non dimenticarlo“.

A forza di leggere, ho scoperto che c’erano altri modi di vivere e ho iniziato ad avere dei dubbi. Allora ho fatto quello che io chiamo la disobbedienza silenziosa. Ho cercato di mettere alla prova l’onnipotenza di mio padre, per appurare se non vi fossero lacune nel sistema.

Per esempio, mi capitava di dormire sul pavimento invece di essere nel mio letto, per vedere se mio padre se ne rendeva conto. Invece di fare qualcosa in un minuto, come esigeva, cercavo di raggranellare qualche secondo. E’ niente, bugie microscopiche, ma con il tempo, – mi ci sono voluti anni -, ho iniziato a realizzare che lui non era in ogni luogo, che non vedeva tutto.

E UN GIORNO UN INSEGNANTE DI MUSICA MI HA PORTATO FUORI

Un giorno, quando avevo 17 anni, un insegnante di musica  ha capito quello che accadeva da noi. Si è reso conto che eravamo tutti sotto l’influenza di questo despota dalla voce stentorea. Invece di affrontarlo frontalmente, ha assecondato il suo gioco.

Col pretesto che l’educazione musicale che avevo ricevuto a casa non era stata abbastanza “dura”, è riuscito a fargli credere che se fossi andata da lui, mi avrebbe sottoposto a metodi ben più rigorosi. Gli è occorso molto tempo per convincerlo, ma mio padre ha finito per cedere. Così ho avuto il permesso di recarmi a lavorare una volta alla settimana nel negozio che aveva a Dunkerque. A poco a poco, è riuscito a convincerlo a mandarmi ogni giorno.

Lì è dove ho incontrato Richard, un giovane alto, di 25 anni, otto più dei miei. Mio padre ha deciso che l’avrei sposato, ma mi ha fatto promettere di divorziare sei mesi dopo e di tornare a casa per completare la mia “iniziazione”. Ho promesso, ho giurato. Gli ho disobbedito.

L’uscita da casa è stata molto difficile. Non avevo quasi mai visto il mondo esterno. Per esempio, non sapevo camminare per strada, ho dovuto disegnare uno spartito nella mia testa per essere in grado di tenere il mio ritmo senza lasciarmi trasportare da quello degli altri passanti.

Mio padre è deceduto quando avevo 22 anni. La sua morte non è bastata a porre fine al suo ascendente. Ci sono voluti lunghi anni e molti incontri eccezionali per essere completamente liberata.

Ho compreso successivamente che aveva preso in prestito la sua visione molto cupa del mondo da un’obbedienza massonica esoterica di cui era stato un alto dignitario. Si considerava realmente come un “prescelto” incaricato di “salvare”  lo spirito caduto nella cloaca della materia. Anch’io ero una “eletta”, in realtà un suo prolungamento, e lui doveva armarmi per vincere la battaglia finale in questa lotta cosmica. Nel corso del tempo, le credenze lo hanno irrigidito. L’isolamento ha fatto il resto, non c’era più nulla che potesse arrestare la follia.

OGGI SONO UNA TERAPEUTA

A lungo mi è capitato di avere dei flash e di girarmi per assicurarmi che mio padre non si trovasse in piedi dietro di me. Appena sentivo una voce come la sua, i brividi percorrevano il mio corpo.

Amo camminare, dirmi che non c’è alcun cancello che mi ferma. Allora ho una sensazione di libertà totale. Tuttavia, ero e sono, forse, la persona più fobica che potreste incontrare.

Con il tempo, ho avuto desiderio di comprendere il funzionamento della mente umana e ho iniziato gli studi di psicologia. Oggi sono una terapeuta esperta in questioni di influenza. Ricevo regolarmente pazienti che sono stati vittime di sette, ma anche di influenza familiare. La mia testimonianza è una storia tra le altre. Ci sono tante persone che si trovano in situazioni simili, anche se non proprio nella stessa misura.

Recentemente sono tornata nella casa. Oggi, è diventata un luogo di detenzione per adolescenti. Il contesto è diverso, ma quando metto piede all’interno, i suoni sono gli stessi. Risento il cancello che cigola chiudendosi lentamente.

 

di  

Intervista a cura di  Louise Auvitu

 

Libera traduzione favisonlus

 

FONTE ORIGINALE: L’OBS

http://leplus.nouvelobs.com/contribution/1427083-mon-pere-m-a-sequestree-pendant-14-ans-seule-dans-le-noir-je-devais-mediter-sur-la-mort.html

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