Primo: non infangare il nome di Geova. La storia di Louise Palmer vittima di abuso sessuale infantile e del silenzio degli anziani di congregazione e della sua stessa famiglia

11 Ottobre 2015

I MIEI GENITORI HANNO SCELTO MIO FRATELLO ABUSATORE. NON POTRO’ MAI PERDONARLI PER IL TRADIMENTO

Louise Palmer, che ha rinunciato il suo diritto all'anonimato dopo essere stata vittima di abusi sessuali da ragazza dal suo fratello maggiore, Richard Davenport

Louise Palmer

Una donna stuprata da suo fratello quando era bambina ha ottenuto giustizia ma ha pagato il caro prezzo di essere disconosciuta dai suoi genitori.

La coraggiosa Louise Palmer, di 38 anni, ha sofferto in silenzio per decenni poiché i suoi rigidi genitori, Testimoni di Geova, hanno protetto il suo abusatore. Aveva solo cinque anni quando Richard Davenport, allora 14 enne, cominciò a molestarla. Il giovane si era trasferito in una roulotte nel giardino della famiglia  a causa di un’atmosfera tesa in casa. Si era offerto di tenere la piccola Louise con lui, apparentemente per proteggerla da scene di violenza domestica ma in realtà per aver l’opportunità di violarla. Per sei  anni, Davenport, oggi 47enne, ha fatto attraversare l’inferno all’indifesa Louise. Cessò gli abusi solamente quando alla sorella cominciò il ciclo mestruale, temendo potesse restare incinta.

Louise raccontò ai genitori, Trevor e Diane, e agli anziani della chiesa dei Testimoni di Geova il tremendo abuso subito, ma scandalosamente non fecero nulla per timore di disonorare il nome di Dio. Il mese scorso la madre e il padre di Louise erano presenti a Wolverhampton Crown Court dove Davenport ha negato la duplice accusa di stupro e le tre imputazioni per aggressione a sfondo sessuale nei confronti sorella. Ma i genitori si trovavano lì per il figlio, non per Louise. Richard Davenport è stato giudicato colpevole di tutti i capi d’accusa e condannato a 14 anni di reclusione.

Louise, madre di due figli e che ha rinunciato al suo diritto all’anonimato, si è sentita ancora una volta tradita. La giovane donna ha dichiarato  al Sunday People: “I miei genitori hanno preferito mio fratello a me, anche se sapevano quello che ha fatto. Non posso perdonarli. Sono stata molto vicino a mia madre, eravamo le migliori amiche. La reazione che ha avuto non appartiene alla mamma che conosco “. Louise è attualmente impegnata in una campagna per riformare “l’oppressiva” chiesa geovista e porre fine alle sofferenze di altri giovani. “Parlo poiché  desidero che altre vittime di abusi sappiano che non importa quanto tempo è trascorso dal crimine, possono farsi avanti ed essere credute. L’aiuto è là fuori, non si è mai soli “.

Lei ha tenuto segreto il suo abuso per decenni. Suo fratello la minacciava e ricattava emotivamente. In un’occasione la implorò: “Per favore non dirlo alla polizia – non ho la stoffa per la prigione“.

Oggi Louise ritiene che i Testimoni di Geova, inclusi i suoi genitori volessero tenere segreto l’abuso di suo fratello usando l’inquietante e poco nota regola dei due testimoni.  Questo significa che i Testimoni di Geova non segnalano gli abusi alla polizia e che le accuse sono investigate internamente solo se al fatto era presente un secondo testimone.

Le fu raccomandato vivamente di non riferire l’abuso alla polizia perché avrebbe procurato biasimo al nome di Geova e messo in cattiva luce i Testimoni di Geova.  “Loro dicevano che c’erano altre storie simili di abusi occorse a sorelle di fede che si erano rivolte a Geova e pregato. Sostenevano che la nostra religione mi avrebbe aiutato a passarci sopra“, ha raccontato Louise.

I coniugi Davenport erano visti come una famiglia rispettabile, pilastri della comunità nella loro nella città natale di Halesowen, nel West Midlands. Eppure come spiegato in tribunale, dietro le porte chiuse, Diane, la mamma, subì anch’ella violenza domestica per mano del marito Trevor.  Nel frattempo Louise, a metri di distanza, veniva adescata dal fratello per il sesso.  “Ricordo che usava olio di  patchouli e incenso bruciato…aveva anche libri sull’occulto nella roulotte. Non so il perché. Era contrario alle credenze dei Testimoni di Geova. Io non ricordo di avere avuto paura ma che c’erano alcune cose che mi costringeva a fare. Quando diventai più grande, mi diceva che se avessi parlato sarei finita in affido e lui in prigione. Poi mi chiedeva chi avrebbe protetto la mamma. Si trattava di un ricatto”. Si fermò solo quando Louise ebbe il primo ciclo e da allora non accadde mai più.  “In qualche maniera ho respinto quello che mi era successo in un piccolo contenitore nella mia mente per salvaguardarmi, cercando di dimenticare“…

FINE PRIMA PARTE

CONTINUA

 

Tratto dal blog dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/10/11/vittima-di-abuso-sessuale-infantile-da-parte-del-fratello-maggiore-lo-rivela-ai-genitori-testimoni-di-geova-e-agli-anziani-di-congregazione-tutti-tacciono-per-non-infangare-il-nome-di-dio-condannat/

 

FONTE ORIGINALE: Mirror

http://www.mirror.co.uk/news/uk-news/victim-says-can-never-forgive-6612185

 

NOTA: Sula vicenda vedi anche articolo a cura della stessa autrice. pubblicato sul Birmingham MAIL. al link di seguito

http://www.birminghammail.co.uk/news/midlands-news/abused-brother-shunned-jehovahs-witnesses-10233281

 

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