PRIMO: NON INFANGARE IL NOME DI GEOVA. (ultima parte)

Ottobre 2015

LA STORIA DI LOUISE PALMER VITTIMA DI ABUSO SESSUALE INFANTILE E DEL SILENZIO DEGLI ANZIANI DI CONGREGAZIONE E DELLA SUA STESSA FAMIGLIA

Louise Palmer è una giovane donna che ha sofferto in silenzio e taciuto per decenni la sua storia di bambina violata sessualmente. Oggi ha rinunciato all’anonimato, ha denunciato il suo stupratore e conduce una importante campagna pubblica per esporre le politiche fallimentari di gestione dell’abuso sessuale minorile e le coperture dei casi di abuso, dell’organizzazione geovista.

L’uomo che l’ha violata era suo fratello, condannato per reati sessuali a 14 anni di reclusione. L’orrore si è consumato nel contesto di una famiglia di fedeli geovisti, ma né i genitori di Louise, né la stessa organizzazione l’hanno sostenuta in alcun modo. Quello che invece hanno fatto è stato suggerirle di non parlare, di confidare esclusivamente in Geova, prendendo esempio da altre donne che come lei avevano subito violenza e superato il trauma grazie alla sola preghiera. Genitori e anziani l’hanno scoraggiata dal cercare consulenza esterna…perché la prima “regola” non dichiarata della chiesa, così come hanno messo in luce tante, troppe storie analoghe a quella di Louise o la recente inchiesta governativa della Commissione Reale australiana, di cui abbiamo parlato in altri post, è: NON INFANGARE IL NOME DI GEOVA.

La vicenda di Louise è stata narrata nei giorni scorsi da Jeanette Oldham e dalla stessa Louise e pubblicata sul MIRROR. Ne abbiamo tradotto la prima parte, consultabile al link di seguito:

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/10/11/vittima-di-abuso-sessuale-infantile-da-parte-del-fratello-maggiore-lo-rivela-ai-genitori-testimoni-di-geova-e-agli-anziani-di-congregazione-tutti-tacciono-per-non-infangare-il-nome-di-dio-condannat/

.Questa è la parte conclusiva.

[…] Il fratello di Louise, Richard Davenport  era  entrato e uscito dalla sua vita, ma una volta, sulla strada di ritorno da un cinema, menzionò quello che aveva fatto quando Louise era appena adolescente. Lei ricorda : “Disse che pensava dovessimo confessarlo a mamma e papà. Io non volli poiché temevo sarei finita nei guai dato che l’avevo tenuto segreto. Ora so che era controllante e manipolatore. La sua era una psicologia inversa, del tipo <<Adesso dimenticalo, ti ho dato  la possibilità di raccontare…>>

Per anni quello che è accaduto nel caravan, è rimasto segreto perché Louise, che era diventata mamma e successivamente divorziata, ha cercato coraggiosamente di portare avanti la sua vita come Testimone di Geova. Ma questo cambiò quando Davenport tornato a casa dei genitori, si comportava come se nulla fosse accaduto, mentre una ragazzina, una parente, sedeva sulle sue ginocchia.

Stavamo parlando d’infanzia e mio fratello ha detto rivolgendosi a me: <<Non è stata così brutta come ricordi>>. Ho risposto che lo era stata, ma lui ha sostenuto ancora che non era così. La combinazione della ragazzina seduta sulle sue ginocchia e lui che parlava della mia infanzia … all’improvviso, in quel momento, tutto mi è tornato alla mente” .

Louise finì in una spirale autodistruttiva.

Ha dichiarato: “Bevevo, facevo cose di cui non ero orgogliosa, andavo di nascosto in discoteca, avevo fidanzati segreti e  ho avuto difficoltà con la mia autostima…. Punivo me stessa per quello che mi era successo e non mi sono mai rispettata. Desideravo qualcuno che mi amasse “.

Nel 2005 ne parlò a suo padre, un rispettato anziano dei Testimoni di Geova, e lui crollò a terra.

Altri tre leader di sesso maschile della chiesa erano stati invitati ad ascoltare quello che Louise aveva rivelato.

Louise ha affermato che erano comprensivi, ma la esortarono a non cercare consulenza perché avrebbe portato vergogna alla religione.

Le dissero: “Se desideri ottenere consigli, rivolgiti a noi“. Ma perché avrei dovuto andare a parlare a tre uomini dei miei abusi sessuali ? Louise apprese poi della “regola dei due testimoni”.

Una regola oggi messa in discussione dagli attivisti che temono che altre vittime, come Louise, restino inascoltate.

Quando i genitori, Diane e Trevor, furono faccia a faccia con i due figli, Richard Davenport negò lo stupro, ma crollò. Louise ha ricordato: “Mio fratello implorava: <<Per favore, non dirlo alla polizia … non ho la stoffa per il carcere, non voglio finire in  prigione>>. Era un nuovo ricatto emotivo. Significava “io sono il tuo fratello, ti voglio bene, abbiamo entrambi famiglia adesso “.

Louise  accettò di non andare alla polizia, ma cambiò idea nel 2013, quando i suoi genitori invitarono il figlio e la sua famiglia in vacanza vicino a dove lei risiedeva. Temeva di poter imbattersi in lui e chiese a suo padre di annullare l’invito.

Il padre rifiutò e quando Louise lasciò la religione i suoi genitori ruppero i rapporti con lei. Davenport è stato arrestato nella sua casa di Tayvallich, Argll e Bute.

Louise, che ora è fidanzata con Kevin, di 36 anni, ha detto dei suoi genitori e del fratello: “Non posso perdonare. Sapendo che mi mandarono via, pur conoscendo quello che lui aveva fatto, non c’è modo per farli rientrare nella mia vita. Hanno sbagliato troppe volte“.

Louise is now starting a new life Kevin Tucker
Louise Palmer con il suo attuale compagno Kevin

Il portavoce dei  testimoni di Geova ha dichiarato  “Richard Davenport non è mai stato un Testimone di Geova. Noi aborriamo gli abusi sui minori. La sicurezza dei nostri figli è della massima importanza“.

Il padre, Trevor Davenport, ha rifiutato di commentare.

 

Tratto dal sito dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/10/14/primo-non-infangare-il-nome-di-geova-seconda-e-ultima-parte/

 

FONTE ORIGINALE: MIRROR

http://www.mirror.co.uk/news/uk-news/victim-says-can-never-forgive-6612185

 

 

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