CULTI E VIOLENZA. Sociologa descrive sistemi di credenze e comportamenti cultuali che favoriscono l’abuso, alla luce del caso newyorkese

18 Ottobre 2015

…Semplicemente vivere con la minaccia dell’inferno, indipendentemente da quanto amorevoli siano tutti gli altri elementi del proprio culto, significa violenza psicologica, emotiva e specialmente spirituale

Dr. Bernadette Barton

COSI’ I CULTI POSSONO GENERARE, CONSENTIRE E FAVORIRE LA VIOLENZA

Due genitori e altri 4 fedeli, sono stati arrestati per l’omicidio del figlio adolescente. La sociologa Dr. Bernadette Barton spiega come le pratiche cultuali producano violenza

 

La Parola di Vita (chiesa), è oscurata dalla morte. Un adolescente con lesioni mortali è stato ricoverato in un ospedale di New York lunedì scorso. I medici inizialmente avevano creduto si trattasse di ferite da arma da fuoco. Ma non avevano sparato al diciannovenne Lucas. Era stato percosso a morte dalla congregazione della sua chiesa. Suo fratello Christopher di 17 anni, vittima di analogo assalto è sopravvissuto.

I loro genitori, Bruce e Deborah Leonard, sono stati tra i 6 membri del culto della Parola di Vita, arrestati per le aggressioni. Secondo la CNN, i due fratelli volevano abbandonare la fede, stimolando potenzialmente un comportamento aggressivo ritualizzato nei loro confronti. Successivamente all’arresto il padre (Bruce), ha cercato di giustificare le percosse inferte al figlio deceduto, affermando che i ragazzi erano sospettati dalla leadership della chiesa, di aver molestato dei minori, ma la polizia ha dichiarato che l’argomentazione è “infondata”.

La Dr. Bernadette Barton è professore di Sociologia e Cultura delle donne alla Morehead State University (MSU). Ha spiegato che “quello che rende questa storia piuttosto unica, è che loro sono fortemente isolati“. Secondo la studiosa, questo isolamento consente l’abuso. La Chiesa della Parola di Vita è segregata, stabilita all’interno di  una ex struttura scolastica dove i membri vivono e crescono i bambini nascosti dalla comunità circostante.

PIU’ UN GRUPPO E’ ISOLATO,  PIU’ E’ PROBABILE POSSA EMERGERE LA VIOLENZA

Quando un gruppo è isolato“, ha illustrato la dr. Barton, “non è vincolato a un’organizzazione più grande. Se i membri sono gerarchicamente ordinati, risponderanno ad altre persone, esistono pertanto maggiori probabilità di vigilanza sull’abuso e di relativi interventi. Più il gruppo è isolato, più è probabile possa emergere la violenza“.

La Dr. Barton, nella sua opera, ha narrato i devastanti effetti di queste subculture dogmatiche. Nel 2012 ha pubblicato il libro “Pray the Gay Away” frutto dei suoi cinque anni di ricerca sull’omofobia nello sfondo religioso della Bible Belt (l’area culturale degli Stati Uniti in cui vive un’alta percentuale di persone di religione strettamente cristiana protestante, in particolare evangeliche). Lei lavora a Morehead  […]  dove il prossimo lunedì il sinistro culto Westboro Baptist Church (Chiesa battista di Westboro), si recherà a picchettare la sua università.

Sebbene la Morehead University, sia considerata come una delle migliori istituzioni educative del paese, la Chiesa di Westboro, è contraria al suo programma liberale.

“Credo abbiano definito il nostro presidente un “sostenitore dei gay…”

Anche se la Chiesa di Westboro e la Chiesa della Parola di Vita rappresentano esempi estremi, la Dr. Barton ritiene che questo tipo di organizzazioni religiose conservatrici, siano ovunque negli Stati Uniti meridionali. “Ci sono piccolissime chiese in tutto il sud che praticano dogmi alquanto estremi, che sono isolate e controllano i membri attraverso la paura”. Secondo la Dr. Barton, il fenomeno di trasformare il proprio potere individuale in un più alto dominio è comune in tali comunità. “Potremmo dire che si tratta di un mondo ripiegato su sé stesso con proprie regole e proprie norme morali, ciò che è invece parte del mondo materiale e secolare non è importante”.

Quelle norme potrebbero apertamente comprendere pratiche violente come nel caso del pestaggio con conseguenze fatali di Lucas Leonard, ma anche atteggiamenti passivi e credenze, possono essere violenti.

Io la chiamo violenza fisica, psicologica e spirituale” spiega la Dr. Barton e descrive quello che definisce il paradigma del peccato/caduta, un sistema religioso di credo e controllo, nel quale i praticanti sono minacciati con la dannazione eterna a meno che non si conformino all’ideologia severa del gruppo. Tali sistemi di credenza, aggiunge la Dr. Barton, sono gerarchici, etichettati come la giusta via per tutti e sono intrinsecamente violenti.

Questo esclude le persone, crea un clima di paura, spaventa i partecipanti, spinge gli individui a controllare i propri e altrui pensieri e comportamenti, rende possibili abusi fisici e sessuali, mentre assolve chiunque dalle pratiche illecite giacché tutto ciò viene fatto per ordine divino“.

La Dr. Barton non crede che tutte le persone all’interno di queste congregazioni siano violente ma afferma che “la loro teologia e la loro cultura incoraggiano e consentono la violenza sia apertamente sia attraverso la non-azione”. 

A mio parere“,  conclude la studiosa, “semplicemente vivere con la minaccia dell’inferno, indipendentemente da quanto amorevoli siano tutti gli altri elementi del proprio culto, significa violenza psicologica, emotiva e specialmente spirituale“.

 

 

Testo tratto dall’articolo “A Sociologist Explains the Cult Behavior in this N.Y. Murder Church” a firma di Diana Tourjee, pubblicato il 17 ottobre 2015 su VICE

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE: VICE

https://broadly.vice.com/en_us/article/a-sociologist-explains-the-cult-behavior-in-this-ny-murder-church

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