La radicalizzazione jihaidista è una “deriva settaria”?

16 Novembre 2015

Se lo jihadismo è una deriva omicida dell’Islam, lo studio dei processi di radicalizzazione descrive anche i fenomeni di influenza, isolamento e manipolazione psicologica che non sono specifici dell’Islam e che esistono da sempre nelle grandi sette religiose

di  Henri Tincq

Come si sente all’idea di condividere con gli indiziati fermati dalla FBI la stessa fede?“, chiese un giornalista, dopo gli attentati dell’11 settembre, al pugile americano Cassius Clay, convertito all’Islam sotto il nome di Mohamed Alì.

E lei all’idea che Hitler condivideva la sua?” fu la risposta lapidaria e scandalosa ma che viene alla mente di fronte alla richiesta di giustificazione, che pesa nuovamente, dagli attentati dell’11 settembre, sui musulmani detti “moderati”, esortati a spiegarsi, a prendere la parola, a condannare i loro correligionari “radicali”. A torto o a ragione, il musulmano moderato si sente ritenuto corresponsabile degli atti compiuti e dei discorsi pronunciati in nome dell’Islam da tutti coloro che sul pianeta sono membri di questa religione.

Il silenzio è considerato nella migliore ipotesi come irresponsabile, nella peggiore come complice. Dobbiamo senza dubbio essere lieti delle condanne, più ferme e più frequenti, ascoltate dai responsabili musulmani moderati, dopo gli attacchi dello Stato islamico (Is -Daech) in Siria e Iraq e i primi attentati a Parigi nel 2015. Ma c’è anche da stupirsi dinnanzi al seguente paradosso: proprio gli stessi che accusano l’Islam di “comunitarismo”, esigono poi che i musulmani si mostrino e si esprimano tutti come una collettività unica. E’ la propagazione dello stereotipo che presenta i “musulmani” come una totalità omogenea. Uno stereotipo che significa negare la realtà dell’Islam e non tenere conto delle sue correnti, delle sue radici, delle sue culture. L’Islam è molto diverso dalla ricostruzione sovente proposta dai media.

Per contrastare questo pensiero unico sull’Islam, sempre più osservatori oggi si prodigano per dimostrare che se lo jihadismo concerne un sistema ideologico e politico ben identificato con l’Islam sui campi di battaglia del Medio Oriente, assomiglia anche alle derive di tipo “settario”, quelle che negli anni ’70-’90, avevano occupato la cronaca. Derive ben conosciute, indagate dalla giustizia e dai poteri pubblici dopo le grandi tragedie dell’Ordine del Tempio Solare (con la sua ondata di suicidi in Francia nel 1994) o i numerosi scandali della Chiesa di Scientology.

Così, un’antropologa come Dounia Bouzar che ha fondato nel 2014 il Centro di prevenzione contro le derive settarie legate all’islam, ha scritto in un libro titolato Ces dérives qui défigurent l’islam (L’Atelier, 2014), che << il solo modo per indebolire i radicali consiste nel togliere loro la giustificazione che sia l’Islam>>. Per questa scienziata musulmana, lontano dal costituire un ritorno all’autentico Islam, le sette jihadiste, sono in contrasto con l’Islam. Appartengono a una corrente religiosa specifica, indipendente da una grande tradizione religiosa. Occorre smettere di pensare, ha affermato l’antropologa, che anche se sono dei “cattivi” musulmani sono comunque musulmani.

L’applicazione allo jihadismo di tale modello di “deriva settaria”, ben conosciuto dagli specialisti critici dei “nuovi movimenti religiosi” e da organizzazioni di lotta alle sette, risale agli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti. Da allora l’analogia non ha fatto che rafforzarsi. Si afferma così sempre più spesso che l’organizzazione terroristica funziona “come una setta”.  E, infatti, in tutti i processi di radicalizzazione islamica studiati dagli specialisti, si ritrovano dei meccanismi perfettamente noti al di fuori dell’ambito dell’Islam, identificati e denunciati da trent’anni di analisi dei movimenti settari: rottura con il naturale ambiente familiare, amicale, scolastico, indottrinamento attraverso internet, reclutamento di giovani e bambini, discorsi antisociali, turbative dell’ordine pubblico, trascorsi giudiziari, realizzazione di grosse somme di denaro, deviazione dei circuiti economici, tentativi di infiltrazione, etc. In un libro pubblicato con il titolo Radicalisation (La Maison des sciences de l’Homme, 2014), il sociologo franco-iraniano  Farhad Khosrokhavar, esperto di radicalizzazione nelle carceri, descrive accuratamente la “deriva settaria” di gruppuscoli jihadisti . <<Hanno in comune una forte identità in opposizione a quella della società globale>>, così come un’identificazione a una comunità immaginaria, che è “la neo-comunità musulmana accogliente e miticamente omogena”.

Il sociologo rileva inoltre che non è l’effettiva conoscenza dell’Islam che porta allo jihadismo. Piuttosto, si tratta di una profonda ignoranza e racconta la storia di jihadisti apprendisti di Birmingham, che per preparare la loro partenza per la Siria, avevano scaricato testi jihadisti on-line, ma anche acquistato L’Islam per principianti o Il Corano per principianti ! Per Farhad Khosrokhavar, sono solitamente le frustrazioni non religiose che si riflettono in un repertorio religioso. Per coloro che hanno seguito percorsi delinquenziali prima di abbracciare lo jihadismo, un Islam così mitizzato ” autorizza la generalizzazione della violenza all’intera società “. Una violenza che diventa “la strada maestra per l’auto-realizzazione, in quanto cavaliere della fede contro un mondo empio“.

L’esperto in sette, lo svizzero Jean-François Mayer osserva anche nel suo blog Religioscope che il conflitto in Siria, con la partenza di volontari stranieri, spesso molto giovani, per combattere con gruppi jihadisti, conferma il modello esplicativo delle derive settarie. La radicalizzazione è molto veloce e le famiglie sono in stato di shock, ha scritto Mayer che ha tracciato un parallelo con lo stupore dei genitori e dei familiari di giovani membri di una setta negli anni 1970 e 1980. <<Non sorprende>>, scrive Jean-François Mayer, <<che una griglia esplicativa già disponibile si trovi ripresa e applicata a queste conversioni allo jihadismo, conversioni che possono riguardare i giovani provenienti dal milieu musulmano, ma anche le persone senza background musulmano e che abbracciano l’Islam e, poco dopo, lo jihadismo. Sta emergendo una nuova generazione di aspiranti jihadisti , tra cui si trovano potenziali reclute giovanissime e per le quali i social network svolgono un ruolo cruciale>>. 

DISTINGUERE TRA RELIGIONI E SETTE

Tuttavia l’amalgama tra terrorismo jihadista e settarismo non è completamente pertinente. ” C’è il rischio di ingarbugliare tutto, se non si considerano separatamente le sette e il grande terrorismo internazionale, e questo, anche se le modalità operative possono essere identiche, “, ha precisato la principale organizzazione francese di contrasto ai culti abusanti, l’UNADFI (Unione di difesa dell’individuo e delle famiglie), aggiungendo che in nome del rispetto delle libertà, gli Stati  hanno reagito troppo poco in passato, gli eccessi settari  sono stati giustificato da pretesti religiosi e questo ha fatto il gioco delle grandi sette internazionale quanto del terrorismo islamico.

Per il Centro per la prevenzione contro le derive settarie legate all’Islam, Dounia Bouzar utilizza un approccio analogo a quello adottato con le famiglie colpite dall’adesione dei loro parenti alle sette: la prevenzione, il sostegno dei familiari delle vittime e la formazione degli operatori sociali. <<La nostra posizione si basa su un approccio psicosociale che consiste nell’indagare i meccanismi della manipolazione mentale e le condizioni ambientali in cui questa influenza ha potuto essere esercitata per orientare il giovane verso l’Islam radicale>>. Ha ragione, Dounia Bouzar a distinguere tra “religioni” e “sette”. E’ quanto ha sempre teso a fare anche la critica delle sette. <<Setta viene dalla parola “dividere”. Religione viene da unire, accogliere>>.

<<Personalmente>>, aveva dichiarato l’antropologa in un’intervista resa a Saphir News nel marzo 2014 <<guardo la conseguenza del discorso basato sulla religione: quando consente di stabilire una relazione con Dio che permette di trovare la propria strada e di vivere in uno spazio con gli altri, appartiene alla religione. Se l’effetto del discorso conduce la persona, per contro, ad autoescludersi e a escludere tutti quelli che non sono esattamente come lei, siamo dentro l’influenza settaria>>.

E’una buona chiave di lettura dei recenti fenomeni di radicalizzazione religiosa.

 

FONTE: Slate

http://www.slate.fr/story/110029/radicalisation-djihadiste-derive-sectaire

 

Libera traduzione a cura favisonlus

 

 

 

 

 

http://www.slate.fr/story/110029/radicalisation-djihadiste-derive-sectaire

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