Caratteristiche di unicità nel trauma da abuso religioso. (I parte)

17 Novembre 2015

Trauma e abuso sono comuni nelle fedi basate apparentemente sull’amore. Cosa sta succedendo?

di Jill Dermyer

 

Conforto, guida, sostegno, consolazione, ispirazione.. la religione offre tutte queste cose nei nostri periodi migliori o peggiori. Ma la religione ha anche un aspetto brutale e abusante. Non parlo solo dell’abuso sessuale dilagante che ha avuto luogo nella chiesa cattolica, ma di tutte le altre esperienze traumatiche che accadono ogni giorno nelle comunità religiose. Come psicoterapeuta specializzato in traumi religiosi e sessuali, ho lavorato, nei passati otto anni, con persone che hanno sofferto di un qualche tipo di abuso. Allora cos’è che trasforma la religione da “bella in bestia”?

Anche se le dottrine che alimentano sistemi di credenze tossiche, pratiche abusanti, che fanno il lavaggio del cervello o che utilizzano la manipolazione mentale, sono differenti nelle varie religioni, i problemi centrali sono di solito gli stessi. Innanzitutto in molte fedi, l’obbedienza è apprezzata più di ogni altra cosa. Le autorità religione possono assicurarsi l’obbedienza sfruttando le paure ancestrali dell’abbandono. Ai seguaci viene insegnato che se trasgrediscono o manifestano dissenso non solo resteranno privi della loro comunità di fede ma anche dell’amore di Dio o di altre autorità superiori. Le relazioni con questi poteri superiori e con le autorità delle gerarchie religiose, sono basate sul dominio e la sottomissione, in una dinamica che sovente spiana la strada ad abusi di potere e di posizione. La pervasività di pratiche lesive come l’abuso sessuale e l’espulsione dalla fede, contribuisce a normalizzare queste pratiche, fatto che, per conseguenza, inibisce la spinta a manifestare il dissenso o a parlare apertamente quando si verificano. “Non pensare, non sentire”, è un mantra comune quando ai seguaci è insegnato a consegnare il libero pensiero ai leader religiosi. Il pensiero critico e l’intelligenza emotiva sono disapprovati.

Qualora una persona decida di lasciare l’ovile religioso, ciò comporta notevoli difficoltà perché la vita indipendente nel mondo secolare richiede più di queste qualità, non meno, tra cui la fiducia in sé stessi per assumere le decisioni giuste per la propria vita. Ecco perché molte persone riferiscono di sentirsi indecise e spaventate dopo aver lasciato la loro fede, un sentimento che spesso conduce all’isolamento e a un senso crescente di non appartenenza a questo nuovo mondo secolare. 

In secondo luogo, queste stesse tendenze autoritarie possono  rafforzare messaggi negativi e dannosi circa il Sé e il mondo laico. L’insegnamento di base che il “Sé è cattivo”, è comune a molte credenze religiose. Negli insegnamenti cristiani, ai seguaci viene insegnato che Dio ha creato l’essere umano a sua perfetta immagine, immagine che viene inquinata o distrutta dal peccato umano, -come il matrimonio omosessuale-. La reiterazione costante del messaggio che “siamo cattivi”, crea un condizionamento negativo, e se interiorizzato questo può portare a depressione, all’odio di sé e a pensieri e comportamenti suicidari.

Gli individui che sono stati abusati nel contesto di relazioni, spesso si domandano perché non hanno lasciato il loro partner, una domanda che si pongono anche gli ex membri di culto. In entrambi i casi la risposta è la medesima: la parte dominante o abusante metterà a frutto i seguenti tipi di comportamento al fine di garantire che la parte sottomessa rimanga devota: coercizione e minacce, abuso economico, intimidazione, abuso emotivo, privilegio maschile, leva sui bambini e l’atto di minimizzare o negare le pratiche abusanti o di colpevolizzare la vittima.

In terzo luogo, lasciare la propria fede implica molto più di un cambiamento nel modo di pensare e nelle credenze. Potrebbe anche significare perdere il vostro sistema di supporto interpersonale, vale a dire i vostri amici e familiari. Questo è comunemente osservato tra ex testimoni di Geova, i cui membri possono essere espulsi per “peccato impenitente” Una volta che qualcuno è stato espulso, ai membri della chiesa è vietato mantenere la loro compagnia, e non è raro per una madre di dover tagliare tutti i legami con il figlio “disassociato”:  una perdita interpersonale e traumatica che può condurre a sentimenti di abbandono, all’angoscia e alla depressione.

Anche le perdite intrapersonali sono comuni, perché molti aspetti della fede, sono in grado di offrire meccanismi di coping adattivo nei periodi di stress. Quando qualcuno si sente perso o scoraggiato, la preghiera o la presenza religiosa possono offrire un prezioso supporto e guida, per cui la perdita di queste strategie di coping può sfociare nell’uso di pratiche addirittura più dannose.

 

FINE PRIMA PARTE

CONTINUA

 

FONTE:

https://www.opendemocracy.net/transformation/jill-dermyer/why-does-religion-turn-from-beauty-into-beast

 

Libera traduzione a cura favisonlus

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...