Caratteristiche di unicità nel trauma da abuso religioso (ultima parte)

17 Novembre 2015

Trauma e abuso sono comuni nelle fedi basate apparentemente sull’amore.Cosa sta succedendo?

Leggi la prima parte dell’articolo qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/11/17/caratteristiche-di-unicita-nel-trauma-da-abuso-religioso-i-parte/

2a PARTE

di Jill Dermyer

Un tema comune in cui mi imbatto nel mio lavoro clinico è quello per cui gli individui che hanno lasciato la loro fede sperimentano un senso di disperazione che deriva dalla perdita della credenza in un destino predeterminato o dalla sensazione che “tutto è nelle mani di Dio”. La consapevolezza che la vita non sta più seguendo un percorso pre-determinato può contribuire a sentimenti di insignificanza e a una crisi di identità. Nel tentativo di assumere il controllo del proprio destino, le persone ricercano una relazione tesa alla gratificazione e uno scopo nella vita con comportamenti ad alto rischio, come la promiscuità sessuale e l’abuso di sostanze. Se la scelta di abbandonare la fede è volontaria, gli individui sperimentano un repentino sollievo seguito da molteplici trigger (elementi o situazioni che scatenano i ricordi del trauma subito), che possono indurre sofferenza psicologica. Ma anche se non è volontaria, il passaggio al mondo laico può portare a difficoltà in molti settori come il lavoro e la scuola. Le perdite sociali e culturali come la rottura delle famiglie e delle reti sociali, la perdita dell”occupazione, e / o le difficoltà finanziarie possono contribuire a problemi di acculturazione nella nuova vita secolare. Gli individui possono sperimentare difficoltà con i processi decisionali e il pensiero critico, così come confusione dell’identità. Sono anche comuni ansia, depressione e dolore; preoccupazioni sulla morte e l’aldilà; un senso di vergogna; alterazioni del sonno e incubi; abuso di sostanze, e / o disfunzioni sessuali.

Molti di questi problemi sono comuni anche a situazioni di tipo non religioso, ma ci sono alcuni aspetti dello stress che rendono unico il trauma basato sulla fede, in particolare la pressione che esiste a ritornare dagli autori del reato. Quando qualcuno subisce abusi per mano di un anziano religioso, talvolta gli viene detto di tornare alla loro chiesa e ”pregare per lui”. Questo è accaduto a una mia ex assistita il cui marito aveva abusato sessualmente membri della loro congregazione. Quando lei ha cercato il sostegno per la grande angoscia psicologica, è stata per contro accolta con questa comunicazione: <<Fortifica il tuo rapporto con Dio, e tutto andrà a posto>>. Il suo modo iniziale di affrontare la situazione fu riconosciuto ma la sua sofferenza venne ignorata. In casi come questo alle persone viene detto che andrà tutto bene se rafforzeranno semplicemente la loro fede, se pregheranno di più o chiederanno assistenza religiosa.

Si consideri come gli stessi membri della famiglia reagirebbero a seguito di una violenza sessuale al di fuori della chiesa. Nessun genitore direbbe mai al proprio bambino di andare a cercare il colpevole e chiedere perdono per il suo peccato. Un aspetto unico del trauma religioso è che spesso non è riconosciuto come un evento traumatico, e questo è ciò che rende tali eventi così pericolosi.

Certo la religione può offrire un sostegno positivo e utile in determinate situazioni, come nel caso di un altro mio assistito che sperimentò uno dei peggiori eventi traumatici che io abbia mai incontrato a opera della sua precedente comunità religiosa, dopo che questi aveva mostrato esplicito sostegno per suo figlio transessuale. Dopo la fuga da questa comunità l’uomo ha trovato conforto solo quando ha scoperto un’altra chiesa che ha apertamente accettato lui e la sua famiglia. Tuttavia, in generale, le scienze psicologiche basate sulle evidenze, come la terapia cognitivo-comportamentale, la teoria psicodinamica e le terapie incentrate sulle emozioni mostrano che può essere fornito sostegno a coloro che soffrono di stress traumatico in modi che i trattamenti basati sulla fede non possono offrire.

La religione e la fede possono essere belle cose e possono essere brutali. La libertà religiosa è giustamente apprezzata nelle società democratiche, ma le modalità attraverso cui la cultura religiosa può favorire l’abuso e lo sfruttamento degli individui sono reali. Essenzialmente le principali religioni condividono le stesse convinzioni: essere gentile, essere buono e amare il prossimo. Ma queste credenze devono essere praticate nelle comunità e nelle comunità il potere è spesso gestito e abusato dai leader.

Se la psicologia ci ha insegnato qualcosa, è che le persone influenti possono plasmare il modo in cui la gente vede e pensa a sé stessa, agli altri e al resto del mondo in cui vivono. I leader religiosi hanno la scelta di trasmettere valori e comportamenti coerenti coi loro insegnamenti o di trasformare quelle comunicazioni in modi che accrescono il loro senso di potere e di importanza fornendo una copertura per l’abuso.

 

FONTE:

https://www.opendemocracy.net/transformation/jill-dermyer/why-does-religion-turn-from-beauty-into-beast

 

NOTA SULL’AUTOREJill Dermyer è uno psicoterapeuta specializzato in traumi religiosi e sessuali

 

Libera traduzione a cura favisonlus

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