L’e-meter di Scientology: una versione moderna della lettura dei fondi di caffè

23 Novembre 2015

E-meter, l’elettropsicometro di Scientology

Uno degli ultimi modelli di E-meter, il “Mark Ultra-VIII 2″. Crediti immagine: Colliric (Creative Commons)

La Chiesa di Scientology ha aperto una sede a Milano con una manifestazione che ha visto, secondo gli organizzatori, la partecipazione di 8.000 persone.

Seppur sia un tema controverso e non esente da critiche, a Moebius abbiamo deciso di parlare di Scientology, non dal punto di vista delle pratiche religiose ma analizzando lo strumento impiegato durante le sedute di auditing, l’insieme di procedure che fa sì che l’adepto possa raggiungere stati più elevati di consapevolezza spirituale.

In queste sedute viene utilizzato uno strumento elettronico: l’E-metero elettropsicometro. Il dispositivo può essere utilizzato esclusivamente dall’auditor, ovvero il “tutor”, durante gli incontri privati con gli adepti con il fine di misurare la psiche, dando indicazioni sullo stato d’animo del soggetto in esame.

L’E-meter viene così descritto sul sito ufficiale di Scientology:

 

“E-meter è un termine abbreviato che sta per elettro-psicometro. È uno strumento religioso utilizzato nell’auditing come supporto all’auditor. Il suo utilizzo è riservato ai ministri di Scientology o ai ministri di Scientology in formazione, e serve per aiutare il preclear a localizzare e ad affrontare aree di turbamento spirituale”

 

Che tipo di strumento è?

Si tratta di un termogalvanometro: un apparecchio che fornisce un’indicazione sulla conducibilità elettrica della pelle. Tra due elettrodi si innesca una corrente debolissima, non dolorosa e non pericolosa per le persone, tramite la quale si trae un’indicazione sulla conducibilità della pelle. Il risultato di questa funzione viene mostrato su un display da un ago che si muove su una scala graduata.

La conducibilità della pelle aumenta o diminuisce in base a fattori sia meccanici sia fisiologici. I valori risultanti dalla misurazione possono essere influenzati da una maggiore o minore pressione degli elettrodi sulla pelle, ma anche dall’umidità o dal sudore presente sul palmo della mano.

Il funzionamento è simile a quello della famosa e controversa “macchina della verità”, più complessa dell’E-meter in quanto analizza un maggior numero di parametri e trasferisce i risultati su carta.

In un video si può osservare un tecnico che utilizza l’E-meter, accostandolo a un comune misuratore di resistenze e dimostrando che le misurazioni riportate dalle due macchine sono le stesse.

Quando si vuole misurare qualcosa, in ogni caso, bisogna fare riferimento a una imprescindibile teoria che indica che cosa è misurare. Nel caso dell’E-meter non c’è alcun quadro teorico, perché si tratta di misurare stati psichici che non sono in alcun modo esprimibili tramite una quantità.

Ogni misura deve essere replicabile e universalmente riconosciuta, ragion per cui esistono gli standard internazionali che definiscono il significato universale dell’unità di misura.

Nel caso dell’E-meter il fattore anomalo è rappresentato dall’interpretazione che si dà di questa misurazione.

«Si tratta di una delle tante versioni moderne della lettura dei fondi di caffè», spiega Marco Morocutti, progettista elettronico e membro del CICAP, «l’operatore vede qualcosa che non rappresenta niente di preciso e poi lo interpreta in base a quello che lui ritiene essere arbitrariamente il significato di questa pseudo-misurazione».

Esistono più versioni dell’E-meter e il brevetto originale del 1966 è disponibile e consultabile su internet. Nella descrizione dei brevetti è stato utilizzato un linguaggio scientifico e rigoroso per essere accettato dalle istituzioni preposte alla registrazione. Nei documenti ufficiali, infatti, non viene menzionata in alcun modo la misurazione della psiche (non appare mai la parola elettropsicometro o e-meter), ma solo il parametro scientifico della resistenza elettrica. Viene descritto semplicemente come “strumento per misurare e indicare i cambiamenti della resistenza in un essere vivente”.

Il progetto del primo E-meter venne così registrato nell’agosto del 1954.

Dettaglio di uno dei primi prototipi di elettropsicometro. Via: www.emeter.de
Dettaglio di uno dei primi prototipi di elettropsicometro. Via: http://www.emeter.de

Stefano Bigliardi, esperto di nuovi movimenti religiosi e ricercatore della Fondazione per la ricerca e il dialogo interreligioso e interculturale dell’Università di Ginevra, racconta come il dispositivo venne ufficialmente registrato all’Ufficio Brevetti: «Interessante, in questo caso, è l’ambiguità del linguaggio utilizzato da Scientology. Da un lato si attinge con forza a una terminologia scientifica, dall’altro si fa un continuo riferimento alla teoria della psiche». «All’interno di Scientology» prosegue Bigliardi, «l’E-meter è proposto in maniera concettualizzata, come un dispositivo che localizza e affronta aree di turbamento spirituale. Al contrario, quando lo strumento venne presentato all’ufficio brevetti statunitense, fu descritto come un misuratore che indica cambi di resistenza elettrica sul corpo umano».

Abbiamo intervistato sul tema Marco Morocutti e Stefano Bigliardi.

ASCOLTA L’INTERVISTA QUI

http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog/moebius/2015/11/23/e-meter-lelettropsicometro-di-scientology/

L. Ron Hubbard il fondatore di Scientology

Durante l’intervista citiamo spesso Ron Hubbard, scomparso nel 1986 e fondatore di Scientology. Sull’intera vicenda è uscito un libro di Lawrence Wright, intitolato “La prigione della fede” edito da Adelphi, al cui interno si trovano numerosi aneddoti e altrettante analisi che raccontano come sia nata e come si sia sviluppata questa organizzazione.

 

FONTE: Radio 24

http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog/moebius/2015/11/23/e-meter-lelettropsicometro-di-scientology/

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