Esiste un “pericolo sette” in Italia? L’opinione del dott. Luigi Corvaglia esperto di culti coercitivi e dipendenze

28 Dicembre 2015

Pericolo sette in Italia. L’intervista a Luigi Corvaglia

Di Imma Giuliani
 
omino senza catene
 

Una recente polemica ha portato all’attenzione del grande pubblico una guerra in corso da tempo fuori dal clamore mediatico: quella fra i movimenti anti-sette e la presunta lobby a favore delle sette. A tal proposito abbiamo sentito Luigi Corvaglia, presidente del Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP), attivo a livello internazionale nella European Federation of Centers of Research and Information on Cults and Sects (FECRIS).

 

Dottor Corvaglia, esiste un “pericolo sette” in Italia?
Dipende dal senso che diamo al termine “setta”. Se ci si riferisce ai culti minoritari in generale, non esiste alcun pericolo. La libertà di culto è un diritto fondamentale garantito dalle costituzioni dei paesi democratici. Pensi che in base a questo principio perfino i “fedeli” di una religione parodistica come quella che venera il “Mostro Volante di spaghetti” hanno ottenuto negli Stati Uniti il diritto di avere sulla patente di guida le loro fotografie con uno scolapasta in testa, come previsto dai precetti del “culto”. Se invece per setta si intende, come è invalso nel parlare comune, un culto guidato in modo assolutista e totalitario il cui fine è lo sfruttamento degli adepti, non solo il pericolo esiste, ma è amplificato da alcuni gruppi di pressione. Questi mirano proprio a confondere la prima con la seconda accezione del termine, vendendo all’opinione pubblica l’idea che chi contrasta i “culti abusanti” sia un nemico della libertà di culto, quindi un totalitario. Un chiaro ribaltamento della realtà che è quanto uso definire il “gioco delle tre carte” degli apologeti delle sette. Come i truffatori da fiera di paese, questi individui ti portano a seguire la carta sbagliata e ti danno l’illusione di aver visto ciò che in realtà non è.

Vuol dire che esiste una lobby a favore dei culti abusanti?
Certo! Esiste una rete internazionale di soggetti e associazioni che opera presso le Istituzioni nazionali e sovranazionali al fine di influenzarne le politiche a vantaggio dei culti totalitari e di delegittimare le associazioni ed i centri di ricerca che si occupano di questi in modo critico. La Missione Interministeriale di Vigilanza e Lotta alle derive Settarie (MIVILUDES), un organismo del Governo francese, ha denunciato, ad esempio, l’opera di questa lobby presso l’ Office of Democratic Institutions and Human Rights (ODHIR) dell’ OSCE. In altri termini, questi soggetti, che quando non sono organici sono quantomeno contigui a culti più o meno discussi, agitano presso contesti istituzionali proprio lo specchietto per allodole della libertà di culto minacciata.

Minacciata dalle associazioni che contrastano le sette, come le italiane FAVIS e CeSAP?
Esattamente. Così come da tutte le associazioni federate nella FECRIS (Fédération Européenne des Centres de Recherche et d’Information sur le Sectarisme). Si è arrivati a dire che il nostro paese, ad esempio, è teatro di una grave intolleranza religiosa e di discriminazione verso le minoranze religiose. La cosa non è solo palesemente falsa, come può testimoniare qualunque cittadino italiano, ma è stata anche sonoramente sbugiardata da prestigiosi osservatori internazionali e pure da un atto di sindacato ispettivo del Governo italiano.

Lei è noto come un libertario. Eppure, a leggere la replica della Federation for Freedom of Belief (FOB) ad un suo recente articolo, sembra che difenda paradossalmente posizioni che si prestano ad essere definite ostili alla libertà di culto…

In effetti, è paradossale. Come le ho detto, affinché il bue dia del cornuto all’asino è necessario un trucco da fiera di paese. Mi spiego. I gruppi abusanti funzionano come dei piccoli regimi totalitari. Si spaccia per tollerante e liberale chi li difende e per intollerante chi ritiene intollerabile la loro difesa. Se applicassimo questo ragionamento agli stati, il discorso avrebbe difficoltà ad essere spacciato per liberale.

D’altro canto, se andiamo a curiosare fra le fila dell’armata degli amici delle sette scopriremo elementi tali da rendere il quadro ancora più paradossale. Infatti, le accuse di essere ostile alla libertà di culto fatte in nome di alti principi liberal-democratici, provengono, oltre che da membri di Scientology ed altri culti che non si sono mai distinti per democrazia interna, al punto che proprio le società liberal-democratiche li hanno spesso legalmente perseguiti, anche da esponenti di un certo cattolicesimo tradizionalista.

Si, ma la libertà di culto?
Ecco. E’ qui il trucco centrale. “La carta c’è, la carta non c’è”, dice l’imbonitore. Come ho detto spesso, anche nella mia dichiarazione al Meeting dell’ OSCE a Varsavia, i promotori dei culti abusanti pretendono, sulla base dei principi liberali, il rispetto dei loro diritti, fra i quali quello di negare agli adepti quegli stessi diritti, ma sulla base dei principi, tutt’altro che liberali, dei promotori stessi. Libere volpi fra libere galline. La libertà c’è (per guru e santoni vari), la libertà non c’è (per gli adepti, a meno che non si parli di quella “di culto”, strumentalmente difesa dai primi). “Diritto d’abuso”, per rubare un’espressione a quel totalitario di Proudhon…

Se la libertà di culto rivendicata dagli apologeti è uno specchietto per allodole, rimane il problema di come conciliare la tutela delle vittime con la libertà individuale
Si, ma qui la libertà di culto non c’entra nulla. A mio avviso, la cosa si può porre in un parallelismo con la libertà di assumere sostanze psicotrope. Una società attenta alle libertà fondamentali non da luogo ad uno “stato etico”, quindi i sinceri liberali difendono il diritto di ognuno di assumere sostanze. Similmente, nessuno ha il diritto di sindacare su credenze e riti di chicchessia. La libertà di culto non è in discussione. D’altro canto, se dei male intenzionati attirano delle persone col fine di drogarle e renderle dipendenti ad essere in discussione non è la libertà di assumere droghe, bensì la liceità dell’aggressione che le vittime subiscono proprio alla loro libertà. In modo simile a questi pushers si comportano alcuni promotori di culti abusanti.

Un paragone ardito… Ritiene che la persuasione dei santoni sia potente ed efficace come una droga? Mi sembra che il punto su cui i difensori delle sette battono particolarmente sia proprio il concetto di “lavaggio del cervello”, che ritengono un mito….
Il paragone non è azzardato quanto potrebbe sembrare… Comunque no, non credo che la persuasione dei leaders dei culti totalitari sia potente ad “agganciare” quanto una droga. Del resto, neppure tutti quelli che provano una sostanza ne diventano necessariamente dipendenti. I fattori in gioco sono tanti. La mia valutazione non è, ad ogni modo, sulla potenza della persuasione, ma sulla sua legittimità. In altri termini, si tratta di una analogia riguardo al senso della suggestione, i suoi fini, le sue conseguenze.

Rimane, però, il punto dolente. Come distinguere una persuasione indebita da una legittima?
E’ vero. Tranne che in casi estremi, è molto difficile dirlo. Questo, però, non ha nulla a che vedere con la discussione scientifica sull’esistenza di tecniche atte a manipolare la mente o con la liceità di una persuasione. Sono discorsi indipendenti.  I fatti esistono o non esistono indipendentemente alle nostre difficoltà nel descriverli e delimitarli e dalle loro implicazioni etiche. Siccome non è semplice dovremmo far finta che la sofferenza di vittime e famiglie non esista? Dobbiamo lasciare il campo libero al sopruso?

Del resto, non si pensi che i limiti siano sempre più chiari in ambiti diversi da questo. Lei è sempre sicura di sapere dove inizi lo sfruttamento economico in un rapporto di lavoro? E’ certa che un industriale che uccide in vent’anni di inquinamento centinaia di persone senza agire violenza diretta sia considerato universalmente un assassino come chi spari a una studentessa da una finestra? Forse che questo impedisce ad una società laica, libera e moderna di interrogarsi su questi temi e di ricercare soluzioni all’aggressione ed allo sfruttamento? L’alternativa è soccombere.

FONTE: affaritaliani

http://www.affaritaliani.it/blog/criminalmente/scoppia-la-polemica-fra-i-movimenti-anti-sette-la-lobby-a-favore-delle-sette-399499.html

NOTA: Al link il sito web del Centro Studi Abusi Psicologici, presieduto dal dott. Luigi Corvaglia

http://www.cesap.net/

 
 

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