La controversa comunità Damanhur raccontata dall’erede del fondatore. I fuoriusciti? Spesso maligni per questioni di denaro

ARCHIVI 23 agosto 2015

Dai “superpoteri” del fondatore Airaudi, alle vicende legali che lo hanno visto protagonista. Dalla considerazione negativa rivolta ai fuoriusciti alle visite spontanee del direttore e del vice-direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli. Questo e altro nel racconto reso nell’agosto scorso dall’erede di Airaudi

Damanhur, 40 anni di misteri: “Airaudi? Appariva dal nulla”

L’erede del fondatore: “Lo vidi spostare oggetti con la sola forza del pensiero”. Storia della libera repubblica piemontese dove gli adepti vivevano sugli alberi

 

Nella repubblica (o nel regno?) di Damanhur, federazione di comunità spirituali sparse in un raggio di 15 chilometri fra Torino e Aosta, in origine la Costituzione constava di 120 articoli, con uno scarto di appena 19 rispetto a quella della Repubblica italiana: senza bisogno di bicamerali, una riforma li ha ridotti in un baleno a 15. I codici civile e penale (3.703 articoli nell’ordinamento dello Stato che ha Roma per capitale) si limitano a fissare due regole: divieto di fumare, anche all’aperto, e di assumere sostanze stupefacenti, vizi che alterano lo stato di coscienza.

Quanto alla valuta ufficiale chiamata credito, partita alla pari (1.000 lire, 1 credito), era arrivata a 1.400 lire, «ma poi con l’operazione omicida della moneta unica», commenta Coboldo Melo, «si è deprezzata e attualmente vale 1 euro, coniata in metallo di varie fogge e dimensioni nei tagli da 1, 2, 5, 10, 25 e 50 crediti, niente banconote».

Da 40 anni – la ricorrenza cade il 1° settembre – tutto funziona così bene, speditamente, all’unanimità, senza impicci parlamentari, nella libera repubblica di Damanhur, che stupisce di non trovarvi Matteo Renzi quale presidente del Consiglio. Forse dipende dal fatto che il governatore federale qui resta in carica solo per 6 mesi e non può svolgere più di 6 mandati, dopodiché deve fermarsi un giro. Il placido Coboldo Melo è alla sua quinta rielezione e non vede l’ora che venga dicembre per togliersi dal groppone il fardello, nonostante sia validamente affiancato dalla governatrice federale Macaco Tamerice, al secolo Martina Grosseburlage.

I damanhuriani si cambiano identità («non è un obbligo») adottando il nome di un animale e di un vegetale. Nel caso di Coboldo Melo, esercizio al 50 per cento superfluo, considerato che all’anagrafe si chiama Roberto Sparagio, germoglio molto apprezzato con le uova sode fra Vicenza e Treviso; lo stesso si potrebbe dire, a parti invertite, per l’affabile addetto stampa Stambecco Pesco, alias Silvio Palombo, cognome coincidente con il pesce servito al pomodoro nel Livornese, e non a caso il pi erre è di origini toscane. Coboldo («nella mitologia germanica è il cugino brutto degli elfi») Melo nasce a Biella nel 1955. Vive a Damanhur dal 1984. Nella vita di prima è stato direttore di Radio Biella e collaboratore della Gazzetta del Popolo di Torino. Abbandonò gli studi di giurisprudenza per dedicarsi al giornalismo. Quando lasciò la professione per trasferirsi in questa comunità che agli inizi non contava più di 15 persone, la reazione dei genitori fu: «Sei diventato matto?».

Un sospetto, quello della follia, che perseguitò anche il fondatore della Città della Luce (è l’etimologia di Damanhur in egiziano antico), Oberto Airaudi, detto Falco Tarassaco, originario di Balangero, stroncato da un tumore al fegato a 63 anni. Fu lui a porre al centro della Valchiusella, in Comune di Baldissero Canavese, il dio Horus – al quale in precedenza aveva intitolato a Torino un club di ricerche parapsicologiche ed esoteriche – e a ispirare un complesso di tecniche teorico-pratiche in bilico fra magia e teurgia. Fra queste, la selfica e le linee sincroniche, che richiederebbero tre pagine di giornale per essere spiegate: vi basti sapere che a Damanhur c’è una stazione di «passaggi sincronici» che garantisce l’autostop in tempi ragionevoli. Ad Airaudi si deve la progettazione dei Templi dell’Umanità, 8 sale scavate sotto terra fino a una profondità di 72 metri, decorate con mosaici, vetrate policrome, affreschi e sculture. Un’opera ciclopica, 8.500 metri cubi su 5 livelli, in grado di ospitare fino a 300 persone, che ha impegnato nei lavori, condotti in gran segreto, un centinaio di damanhuriani dagli anni Settanta fino ai nostri giorni.

Mi pare che il procuratore capo di Ivrea, Bruno Tinti, oggi socio del Fatto Quotidiano, volesse demolirvi i templi con la dinamite.

«Tinti si limitò a sequestrarli e a lasciarceli in custodia. L’idea di farli saltare in aria era del sindaco democristiano di Vidracco, Giorgio Collerio, competente per territorio».

Com’è finita?

«La Soprintendenza ha riconosciuto che trattasi di “opera d’arte collettiva di artisti viventi”».

Sicuri che non vi cada in testa?

«La commissione di ingegneri e architetti designata dalla Regione ha accertato che è stato impiegato il triplo del materiale necessario. Ergo, i templi sono fatti per durare. Il processo s’è chiuso nel 1996 con un’assoluzione».

E Collerio?

«Sostituito nel 1999 dal damanhuriano Bisonte Quercia (Antonio Nigro, ndr), rimpiazzato dopo due mandati da Elfo Frassino (Antonio Bernini, ndr), oggi in carica. Con me come vicesindaco».

Municipio occupato manu militari?

«Democraticamente. Il 40 per cento degli elettori di Vidracco sono damanhuriani. Logico che votino per la nostra lista Con te per il paese. Abbiamo 20 consiglieri più il sindaco. Senza opposizione, perché la minoranza è rappresentata da 3 giovani di Damanhur. In tutto siamo sparsi su 8 Comuni. A Baldissero contiamo 3 consiglieri di minoranza».

A Vidracco avete anche costruito un villaggio abusivo sugli alberi.

«Piattaforme su palafitte, prego. Mai avremmo piantato un chiodo su un albero. Una bella esperienza, durata 4-5 anni. L’ha bloccata il nostro stesso sindaco, perché era in contrasto con le leggi della Regione Piemonte. Abbiamo smantellato tutto. Ma con Tigre Ciliegio (Dario Baracco, ndr), importatore di rum che ha vissuto sugli alberi con la sua famiglia, stiamo cercando una soluzione alternativa».

Perché abitare sulle piante dovrebbe risultare più agevole che nelle case costruite per terra?

«Tra le fronde le frequenze sono diverse. Cambia la percezione del dormire».

Che cos’è Damanhur?

«Un sogno che si realizza con l’impegno di 500 persone provenienti da Italia, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Norvegia, Svezia, Croazia, Giappone, Stati Uniti, Venezuela, Perù».

Età media dei residenti?

«Ahimè, 45. Circa 90 sotto i 18 anni».

Che studiano dove?

«Qui, fino alla terza media, da privatisti. E poi in scuole e università statali».

Vi sposate fra di voi?

«Con chi vogliamo. Ma non siamo anarchici, abbiamo regole ben precise».

Per esempio?

«Il matrimonio a tempo».

Comodo.

«Una soluzione scandalosa. Gli sposi dichiarano in pubblico per quanto tempo si considerano uniti in matrimonio. Ultimamente si sono fatti prudenti: da 3-5 anni sono scesi a 12 mesi. Cerimonia di 5 minuti senza costi. Se poi una coppia preferisce regolarizzare anche in municipio, liberissima di farlo».

Quanto durano i matrimoni a tempo?

«Non conduciamo statistiche sulla vita privata. Io ho una compagna da 9 anni. Con la precedente sono stato insieme per 12, il tempo di fare una figlia che oggi ha 17 anni».

Che mi dice del fondatore Airaudi?

«Venditore di libri, assicuratore, poi pranoterapeuta. Uomo affascinante per cultura e capacità di addensare un’idea in un progetto. Studioso di alchimia e dei rapporti individuo-cosmo. Introdotto alla magia e al paranormale dal grande sensitivo Gustavo Adolfo Rol».

Il quale pare avesse facoltà straordinarie: bilocazione, telepatia, chiaroveggenza, levitazione, telecinesi.

«Non amo parlarne, perché sono dannatamente attaccato alla materia. Ma ho visto con i miei occhi Falco Tarassaco materializzarsi all’improvviso dal nulla in una stanza o smuovere gli oggetti con la sola forza del pensiero».

Però nel 2004 fu indagato per aver evaso 2 milioni di euro.

«No, l’accertamento era su 4 milioni di euro, per un reddito dichiarato di 300.000 annui derivanti da libri, conferenze e pranoterapie. L’Agenzia delle entrate spara cifre mostruose, sicura di raccattare qualcosa dal contribuente spaventato. Airaudi sapeva di essere un personaggio pubblico e, da buon sabaudo, preferì regalare 1 milione di euro allo Stato piuttosto di venir considerato evasore fiscale».

È vero che non si curò il cancro?

«È vero. Nel 2013 discusse la scelta con noi: meglio la fine in un letto d’ospedale, martoriato dalle chemio, o più dignitoso condividere la malattia con la gente di Damanhur? Rimase qui, soffrendo parecchio per tre mesi, ma operativo fino a due giorni prima della morte. Ha lasciato tutto alla comunità».

Dov’è sepolto Airaudi?

«Nei Templi dell’Umanità, con un’altra decina di damanhuriani. Non ci sono né lapidi né altri segni per riconoscere il punto esatto dove sono custodite le ceneri. Non ci andava di creare anche qui un cimitero, luogo di tristezza».

Sa dove sia finito Falco Tarassaco?

«Uuuh! Sarà a far danni da qualche altra parte. Cocciuto e iperattivo, come tutti quelli dei Gemelli, non ce lo vedo fermo su una nuvoletta. Anche perché noi crediamo nella reincarnazione».

In che altro credete?

«Ha visto all’ingresso il Tempio Aperto, dove celebriamo le lunazioni? Quel luogo rappresenta la domanda spirituale insita in ciascun uomo. Tutto ciò che offre risposte, è buona cosa. Ma, pur rispettando cattolici, ebrei e musulmani, il damanhuriano aderisce a un codice filosofico che esclude le religioni».

Wikipedia parla di ex aderenti costretti a rinnegare i sacramenti cattolici per adorare il dio Horus.

«Non possiamo passare il tempo a correggere Wikipedia. Non siamo pagani. Non adoriamo Horus. Lo consideriamo solo un simbolo di divinità solare».

Perché vi reputano una setta?

«Per ignoranza».

Fate proselitismo?

«No».

La criminologa Patrizia Santovecchi sostiene che da Damanhur è impossibile uscire; che manipolate i cervelli attraverso la sindrome dell’assedio, per cui fuori di qui vi sono solo nemici ed energie negative; che pretendete totale obbedienza; che allontanate le famiglie d’origine.

«Mai conosciuta. Parlare male di noi è un modo per procurarsi visibilità. Abbiamo discusso di queste tematiche con sociologi di tutto il mondo, chiedendo: che cos’è per voi una setta? Ne è uscito un decalogo. Esaminato voce per voce, Damanhur è risultata esente da qualunque settarismo».

Chi è stufo può andarsene all’istante?

«Ci prendiamo 6 mesi prima di farlo entrare, però a uscire ci mette meno di un’ora. Spiace dirlo, ma le malignità sparse dai fuoriusciti celano quasi sempre questioni di vile denaro».

Se ne vanno in molti?

«Non più di 30, da quando sono qua».

Di che campate?

«Del nostro lavoro. Esercitato all’esterno o all’interno di Damanhur nei rami agricoltura, artigianato e commercio».

Vedevo le vostre salse all’Esselunga.

«Abbiamo chiuso l’industria conserviera sotto vetro a causa dei costi divenuti insostenibili. Anche la pasta tricolore e i sali variopinti venduti negli autogrill erano una nostra invenzione».

Siete vegetariani? Oppure vegani?

«Non ci penso nemmeno. Essendo goloso, sosterrò fino alla morte il consumo moderato di carne e formaggi».

Qualcosa è bandito da Damanhur?

«Nulla, neppure la malefica Sky. Contiamo 1,5 computer in media a persona. Per non parlare dei tablet».

Massimo Introvigne, fondatore del Centro studi sulle nuove religioni, afferma che la vostra è quella di Avatar e che il regista David Cameron s’è ispirato a voi.

«Buffo. Introvigne sarà venuto qui 30 volte, di sua iniziativa, spesso con il direttore del Cesnur, Pierluigi Zoccatelli, che ho trovato preparatissimo sull’esoterismo francese».

Introvigne dice che i damanhuriani si salutano usando la formula «con te», in luogo del «buongiorno», e lo stesso fanno i Na’vi di Avatar con «ti vedo».

«Non escludo un possibile fondo di verità. I nostri amici della California spesso hanno contatti con l’industria del cinema. “Con te” è una formula per sostituire il “ciao” derivante da schiavo, parola che non ci è mai piaciuta».

E se due damanhuriani baruffano?

«C’è un collegio di giustizia, prima forma di arbitrato, riconosciuta anche dalla legge italiana, per comporre i dissidi».

Ma se Damanhur è davvero il migliore dei mondi possibili, com’è che l’Italia non lo prende a modello?

«Troppo faticoso. E non credo che sia il migliore. È uno dei mondi possibili».

 

di 

 

FONTE: IL GIORNALE

http://www.ilgiornale.it/news/politica/damanhur-40-anni-misteri-airaudi-appariva-nulla-1162510.html

 

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