Il cocciuto credito delle istituzioni a credenze pseudoscientifiche: il caso omeopatia e la Regione Toscana

Gennaio 2016

Omeopatia, il nuovo rimedio è elettorale

Mentre la prestigiosa rivista Nature demolisce ancora una volta il mito della sua presunta efficacia, la Regione Toscana propone di inserirla tra le prestazioni da erogare.


di Giorgio Dobrilla

La rivista Nature è così prestigiosa che i ricercatori sanno di non inviare lavori da pubblicare a meno che non si tratti di ricerche sopraffini. Non è un caso se proprio Nature nel ’53 ha riportato il rivoluzionario lavoro di Watson e Crick sulla struttura del DNA. A fine dicembre 2015 la rivista ha chiuso l’anno con un articolo dedicato ai “Miti che non vogliono morire”. In un riquadro nel contesto dell’articolo Nature sottolinea in buona evidenza alcune irksome misbeliefs (fastidiose false credenze) in quanto particolarmente radicate. Tra queste in primis la fola che l’autismo sia causato dalla vaccinazione MPR, bufala truffaldina già demolita nel corso degli ultimi 15 anni e, in secondo luogo, che l’omeopatia abbia efficacia specifica.

Questo giudizio è in piena sintonia con le conclusioni 2015 del National Health and Medical Research Council (NHMRC). Questo ente governativo australiano responsabile della salute pubblica ha dato incarico a esperti indipendenti non schierati di revisionare tutta la letteratura mondiale e (225 studi selezionati attendibili tra 1800 giudicati “zavorra”). La conclusione lapidaria è che manca qualsiasi prova che l’omeopatia provochi benefici superiori a quelli del placebo in 70 affezioni cliniche. Nulla di nuovo per gli scienziati già ben al corrente di precedenti bocciature ad alto livello, tra le quali nel 2010 quella della British Medical Association e quella bipartisan del Parlamento inglese. Tali bocciature meritano però di essere ribadite confidando (per altro tiepidamente) nell’efficacia del repetita iuvant. Per l’omeopatia e le altre cure non convenzionali la locuzione latina sembra purtroppo funzionare assai poco. Ma se l’attaccamento a miti da parte dei singoli è una questione individuale (“peggio per loro”), il cocciuto credito delle istituzioni a credenze pseudoscientifiche bandite dalla comunità scientifica internazionale è davvero ininterpretabile se non come un contentino dato ai cittadini in quanto elettori da non scontentare (e Dio sa quanto gli elettori siano preziosi!).

Che dire allora della proposta nel dicembre 2015 della Regione Toscana di erogare “anche prestazioni di medicina complementare e integrata in base alla valutazione di comprovata efficacia [?] e nel rispetto della programmazione regionale in materia”. In verità, l’efficacia specifica é suggerita solo da pubblicazioni metodologicamente scadenti, quando non da aneddoti o da testimonial inattendibili (Casa Reale inglese, ad esempio, o l’ineffabile Orlando sindaco d Palermo). Ma perché la regione Toscana, e perché non anche la nostra, non si documentano leggendo il rapporto del NHMRC o il libro “Acqua Fresca” curato da Garattini appena uscito (Sironi Editore, 2015)?

Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano

(articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige)

FONTE: GLOBALIST

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=83530&typeb=0

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