Carcere per il leader della “setta moonista” in Bolivia. L’uomo e altri seguaci accusati di violenza sessuale aggravata su una studentessa universitaria

14 Febbraio 2016

DETENUTO NEL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI PALMASOLA IL LEADER BOLIVIANO DELLA “SETTA DI MOON”

Il leader della cosiddetta setta di Moon è stato posto in custodia cautelare unitamente ad altri tre membri di tale organizzazione religiosa nel carcere di Palmasola a Santa Cruz  dopo che sono stati accertati, nel corso dell’udienza preliminare, elementi indicativi di responsabilità del crimine di stupro aggravato nei confronti di una studentessa universitaria di Sucre.

A due anni dal fatto, si è svolta venerdì, a Santa Cruz, l’udienza per otto membri dello ” Spirito Santo per l’unificazione del cristianesimo mondiale”  che segue gli insegnamenti del coreano, Sun-Myung Moon, (fondatore e leader della Chiesa dell’Unificazione, deceduto,)  e del suo leader in Bolivia, Seiichiro Sagawa.

Sun-Myung Moon il fondatore della Chiesa dell’Unificazione

L’accusa sostenuta dal Pubblico Ministero nei confronti di quattro persone concerneva i delitti di tratta e traffico per gli aspetti di presunto sfruttamento del lavoro e reclutamento di persone a favore delle sette religiose; e per altre cinque persone, tra le quali il leader dell’organizzazione religiosa, per stupro di gruppo, con l’aggravante dei danni psicologici.

Nel 2012, A.R.B., all’ingresso del corso di laurea di architettura, fu abbordata da Neyda T., che la invitò a una riunione dell’organizzazione dove le parlarono del “modo in cui si può arrivare a essere felice”.

Nelle riunioni successive le parlarono inoltre della seconda venuta del messia (Moon) e di come le persone dovevano servirlo. Con quell’argomentazione le consegnarono portachiavi, temperini, penne e accessori da scrivania per la vendita e per raccogliere fondi.

La vittima ha evidenziato che l’organizzazione si presentava come Federazione della Gioventù; nel dicembre 2013 la ragazza fu portata al Congresso del Principio Divino nella città di Santa Cruz. Al terzo giorno del congresso, i primi giorni del gennaio 2014, la vittima si sentì male e le sue guide spirituali l’accompagnarono nella sua stanza dove si presentò il capo dell’organizzazione in Bolivia.

In quel locale, il leader dell’organizzazione moonista la toccò per poi abusare sessualmente di lei; lo stesso giorno la vittima fu violentata da diverse persone, secondo il rapporto psicologico Neyda le disse “Forza, ce la puoi fare, sono solo 21”.

Il giudice Ximena Mendizaba , dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti ha respinto l’accusa del delitto di tratta e traffico poiché non è stato accertato il reclutamento di persone per fini di sfruttamento lavorativo. I quattro imputati hanno ottenuto provvedimenti sostitutivi alla custodia cautelare. Dovranno presentarsi una volta alla settimana in procura e non avvicinarsi alla vittima e ai coimputati.

Per il crimine di violenza sessuale aggravata, quattro degli imputati sono stati posti in detenzione preventiva nel carcere di Palmasola e una donna con un bambino di 6 mesi ha ottenuto gli arresti domiciliari.

L’avvocato della vittima, Sergio Vildozo, ha spiegato che la decisione del giudice di mandare gli imputati in un carcere di Santa Cruz, si deve al fatto che costoro risiedono in quella città e che il leader dell’organizzazione non può stare in località con elevata altitudine; per tale ragione il processo si svolgerà in città e non a Sucre.

Le prove presentate nell’udienza sono state l’intervista psicologica e gli esami medico-legali della vittima.

 

Articolo in lingua originale a firma di HENRY A. AIRA GUTIÉRREZ

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE: CORREO DEL SUR

http://correodelsur.com/seguridad/20160214_el-lider-de-secta-moon-estara-detenido-en-penal-palmasola.html

 

NOTA: Sulla vicenda vedi anche precedente articolo postato qui:

https://favisonlus.wordpress.com/2015/06/11/riparte-il-processo-al-leader-della-chiesa-del-rev-moon-in-bolivia-accusato-di-tratta-degli-essere-umani-e-violenza-sessuale-su-una-giovane-lindagine-per-i-medesimi-crimini-e-stata-estesa-ad-altri/

 

 

 

 

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