Il jihadismo come fenomeno settario. L’analisi di Etienne Schweisguth, Direttore di ricerca CNRS presso il Centro di Studi europei di Sciences Po (Istituto di Scienze politiche di Parigi)

21 Febbraio 2016

PRIMA PARTE

JIHADISMO COME FENOMENO SETTARIO

Il Pifferaio magico

Prima degli attentati dell’11 settembre 2001, il principale argomento di conversazione era se bisognasse vietare le sette. Oggi è Daesh (Isis) a essere diventato il Male per eccellenza. Oltre alla minaccia terroristica, la popolazione francese è particolarmente scossa al rischio di vedere che una parte dei suoi giovani possa soccombere alla seduzione della propaganda di Daech e abbandonare le proprie famiglie e la propria patria per recarsi in Siria, come i bambini della vecchia leggenda del pifferaio magico.

Per definire questo nuovo fenomeno in Francia, sono stati proposti diversi tipi di analisi.

Un primo tipo di spiegazione, utilizzando uno schema sociologico classico ma un po’ semplicistico, ha posto l’accento sulle situazioni svantaggiate e svalorizzate degli immigrati nella società francese. Questa spiegazione ha ben presto manifestato i suoi limiti. L’opera di Farhad Khosrokhavar e Dounia Bouzar ha dimostrato che molti di coloro che si lasciano sopraffare dal miraggio della jihad non provengono solamente dalle categorie popolari, ma anche, in gran parte, della classe media. Qualora siano studenti universitari o delle scuole superiori, sono spesso validi allievi. Se il loro impegno nel jihadismo può trovare una motivazione nella solidarietà con la popolazione immigrata, non è espressione di una protesta contro la situazione sociale che li riguarda personalmente. Nel contesto fortemente maggioritario di un’integrazione sociale ben riuscita, – occorre ricordarlo? -, la situazione di un gruppo svantaggiato come quello degli immigrati musulmani, può contribuire a spiegare una perturbazione, in diversa misura, del sentimento di identificazione con la collettività francese così come alcune tendenze al ripiegamento identitario o a un senso di rivolta pronto a manifestarsi soprattutto quando uno di loro viene ucciso in uno scontro con la polizia. Non è la chiave per la spiegazione del jihadismo.

Un secondo tipo di spiegazione indica l’ascesa del fondamentalismo islamico come la causa principale della diffusione della tentazione jihadista. I successi di Daesh nell’attività di reclutamento rispecchierebbero la sua forza ed efficacia d’influenza sulle menti.

Questo tipo di spiegazione, nonostante la forza della sua apparente evidenza, richiama due obiezioni.

La prima obiezione è che, finora, la teoria della crescita del salafismo in Francia si basa solamente su osservazioni soggettive in luoghi molto specifici. Nessuna quantificazione, pur sommaria , dei presunti processi di radicalizzazione salafita è mai stata realizzata o è stata oggetto di pubblicazione. Si sarà ancor più prudenti riguardo la crescita del salafismo, dato che, talvolta, pare nascondere, consciamente o inconsciamente, il fantasma della paura globale verso l’Islam, avvertito come agente malefico dotato di potenza.

La seconda obiezione è che ciò che è noto circa i jihadisti francesi che si recano in Siria mostra che la religione non è la loro motivazione. Esiste certamente in Francia un movimento fondamentalista islamico che, alla stregua del famoso imam di Brest, afferma che coloro che ascoltano un certo tipo di musica “saranno trasformati in scimmie e maiali”, o che intende controllare drasticamente tutte le relazioni uomo-donna. Ma non è da questi ambienti che provengono i jihadisti. Gli studi precedentemente citati hanno dimostrato che sanno molto poco di Islam e non hanno che una pratica religiosa estremamente limitata.

Un terzo tipo di analisi, infine, è particolarmente interessata alle caratteristiche personali dei jihadisti. Se è ovviamente un dramma per una famiglia vedere uno dei propri figli catturato nelle reti di Daesh, è tuttavia necessario ricordare che non si tratta di un fenomeno di massa: la percentuale di giovani interessati è circa dell’ordine di uno su diverse migliaia. Chi sono i giovani che vanno combattere il jihad? In un articolo notevole, Olivier Roy ha suggerito di capovolgere la spiegazione. Questi giovani, ha spiegato, non hanno optato per l’avventura e la violenza attraverso l’adesione a una forma di integralismo religioso. Hanno trovato nell’offerta ideologica che rappresenta l’Islam radicale, il sostegno e il mezzo di espressione di una rivolta personale. Questa corrisponde a un malessere le cui cause possono essere diverse, ma che hanno, a quanto pare, tutte una falla del legame sociale e dell’integrazione nella famiglia e nella società.

I jihadisti di origine musulmana, ha osservato Olivier Roy, sono quasi sempre immigrati di seconda generazione, vale a dire, bambini nati in Francia da genitori stranieri. I loro genitori non potevano trasmettere la cultura del paese ospitante, che non è la loro, né la cultura del loro paese d’origine, che non ha punti di contatto nel paese di accoglienza. Il senso di identificazione con la collettività a cui appartengono giuridicamente può essere, più o meno, seriamente compromesso. Inoltre, per una buona parte, i jihadisti sono semplicemente francesi di “ceppo” che si sono recentemente convertiti per sposare una causa rivoluzionaria. E’ difficile aderire alla presentazione che fanno i media di questi futuri jihadisti che sarebbero stati giovani senza problemi e inspiegabilmente convertiti. Sembrano piuttosto portatori di una fragilità che li rende un bersaglio privilegiato per i reclutatori delle sette.

Il reclutamento dei giovani da parte di Daesh ha tutte le caratteristiche dei metodi  delle sette.

 

FINE PRIMA PARTE. CONTINUA.

 

 

Riferimenti:

Dounia Bouzar, La Vie après Daesh, Editions de l’Atelier, 2015.
Gérald Bronner, La Pensée extrême. Comment des hommes ordinaires deviennent des fanatiques, PUF, 2015.
Fahrad Khosrokhavar, Radicalisation, Maison des Sciences de l’Homme, 2014.

 

Articolo originale non riproducibile a firma di Etienne Schweisguth

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE ORIGINALE: Telos

http://www.telos-eu.com/fr/le-djihadisme-comme-phenomene-sectaire.html

 

NOTA: Il Centre national de la recherche scientifique (CNRS)  è la più grande e preminente organizzazione di ricerca pubblica in Francia.

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