Il jihadismo come fenomeno settario (parte seconda)

21 Febbraio 2016

Seconda parte

Il jihadismo come fenomeno settario. L’analisi di Etienne Schweisguth, Direttore di ricerca CNRS presso il Centro di Studi europei di Sciences Po (Istituto di Scienze politiche di Parigi)

 

Il libro di Gerald Bronner, “La Pensée extrême” (Il pensiero estremo), probabilmente discutibile su alcuni punti, ma riccamente documentato e scritto con testo preciso, apporta su questo argomento elementi interessanti. Rimaniamo perplessi sulla sua affermazione che gli autori di crimini terroristici sono uomini normali che non rileverebbero un’interpretazione sociologica o psicologica, ma solo disfunzioni dei meccanismi cognitivi. Tuttavia la sua opera, forse in contraddizione con la sua tesi generale, presenta l’analisi delle pratiche settarie e della psicologia degli assassinii di massa, che si adattano particolarmente bene al caso dei jihadisti.

Come i reclutatori delle sette, quelli del Daesh selezionano le loro prede, scegliendole tra i più influenzabili e fragili, e, per attirarli, propinano a ciascuno un discorso su misura per le loro specifiche preoccupazioni. Cominciano col non rivelare che un aspetto della loro dottrina, non mostrando inizialmente che una “scala, i cui primi gradini sono molto piccoli.” Separano la loro nuova recluta dalla sua famiglia, dal suo ambiente e dalle fonti di informazione, per esporla alla sola visione del mondo di “daesh”. In seguito imporranno, se necessario, la coercizione brutale. 

Coloro che entrano in una setta, come i jihadisti, cercano un assoluto, una forma di ideale e purezza, compensando la mancanza di punti di riferimento stabili che non hanno ricevuto dalla loro precedente socializzazione. Nel caso dei jihadisti, spesso sembra  aggiungersi una grande frustrazione, un bisogno di riconoscimento insoddisfatto e il desiderio di vendetta contro la società francese e l’occidente, contestualmente a un’aspirazione al suicidio suscettibile di compiersi all’orizzonte del martirio. Si aggiungono qui gli omicididi massa, come i killer americani che non necessitano della garanzia ideologia islamica per andare a massacrare  bambini nelle scuole. La pulsione suicida, fa notare Gerald Bronner, si accompagna alla ricerca di una forma di riconoscimento del loro valore, del loro potere, nell’unico modo che concepiscono, quello della violenza mortale.

Richard Dunn, che nel 2002 ha ucciso nove membri del consiglio di Nanterre, corrisponde esattamente a situazioni di questo tipo. In una lettera-testamento spedita a un’amica, annuncia la sua decisione e la giustifica: “Ho intenzione di diventare un serial killer, un pazzo che uccide. Perché? Perché il frustrato che io sono non vuol morire da solo, dal momento che ho avuto una vita di merda, voglio sentirmi per una volta potente e gratificato”. In un altro documento, scrive che spera di essere “all’altezza di un Bin Laden, di un Milosevic, di Pol Pot, di un Hitler o di uno Stalin”.

Cho Seung-hui, lo studente sudcoreano che ha ucciso trentadue persone al Virginia Tech nel 2007, ha tenuto ad assicurarsi una fama post-mortem con l’invio alla NBC Television Network di una scatola di foto e video che esaltano il suo atto.

La psicologia dei membri delle sette, degli assassini di massa e dei jihadisti è certamente più complessa di quanto è stato brevemente descritto sopra. La nostra società ha tutto da guadagnare, incoraggiando coloro che cercano di approfondire il proprio studio. Ben inteso non si tratta di dire che la Repubblica deve disinteressarsi delle forme che può assumere l’Islam nel paese, tutt’altro. Ma spiegare, in considerazione dei progressi del fondamentalismo islamico, tutti i mali grandi o piccoli collegati da vicino a da lontano all’Islam, credendo di combattere il nemico denunciandolo è, di fatto, creare un ostacolo alla vera percezione e alla comprensione della molteplicità di problemi, l’unica cosa, che ci consentirà un’azione politica efficace.

 

Articolo originale non riproducibile a firma di Etienne Schweisguth

Libera traduzione a cura favisonlus

 

FONTE ORIGINALE: Telos

http://www.telos-eu.com/fr/le-djihadisme-comme-phenomene-sectaire.html

 

NOTA: Il Centre national de la recherche scientifique (CNRS)  è la più grande e preminente organizzazione di ricerca pubblica in Francia.

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