Scientology per gli islamici. Cosa rende ISIS una setta

Febbraio 2016

Ciò che rende le sette così pericolose non è la loro ideologia, bensì il modo in cui essi reclutano, trattano e impiegano i loro membri.

SCIENTOLOGY PER GLI ISLAMICI

Che cosa rende lo “stato islamico” una setta.

Le sette mirano a sistemi autoritari in cui detengono il controllo totale sui membri

 

Politici come il presidente americano Barack Obama e il ministro degli esteri John Kerry sottolineano ripetutamente che lo “stato islamico” (IS) è una setta. Ma non specificano cosa questo possa significare – per il servizio interno di sicurezza, per le famiglie colpite e naturalmente per coloro che ne fanno parte. Infatti, ciò che rende le sette così pericolose non è la loro ideologia, bensì il modo in cui essi reclutano, trattano e impiegano i loro membri.

Ciò che differenzia le religioni e le sette non è tanto la teologia (non a caso la retorica dell’IS e quella dei clerici sauditi si assomigliano), quanto la gestione dei rapporti tra i vari membri. Mentre le religioni lasciano spazio, sebbene minimo, alla discussione e all’interpretazione, all’interno delle sette solo il gruppo leader stabilisce l’universale verità spirituale. Le religioni non condannano, se non in forma attenuata, le infrazioni ai principi, a differenza delle sette nelle quali, invece, si compiono e si infliggono pene brutali. La fuoriuscita da una comunità religiosa non è vista di buon occhio, ma comunque possibile. Nelle sette tale desiderio di evasione può portare alla persecuzione e alla morte. (Sebbene l’Islam preveda la pena di morte per apostasia, questa trova anche un’applicazione nei pochi stati musulmani rimasti; negli ultimi vent’anni anni sono stati solo due i casi di musulmani giustiziati: uno in Iran nel 1994 e l’altro in Sudan nel 2014). Il motivo base per tali misure è semplice: da una parte le religioni mirano al benessere dei fedeli, dall’altra le sette aspirano a sistemi autoritari con un totale controllo sui loro membri. Per questo cercano di isolarli e allontanarli il più possibile dall’ambiente sociale in cui sono cresciuti e di sostituire tale rete di rapporti attraverso contatti con la setta. Questa rappresenta una struttura e una sicurezza per la vita rendendola in questo modo prevedibile attraverso regole chiare. Inoltre, comunica ad ogni singolo membro il sentimento del noi dando un senso alla vita.

Le sette dell’IS hanno avuto successo soprattutto in Europa

Per avere successo soprattutto in Europa, le sette dell’IS applicano i loro metodi innanzitutto a seconda del tipo di clientela. Gli Iracheni e siriani di quello stesso territorio sono invece attirati dai vantaggi finanziari. Come altre sette, così anche l’IS è alla ricerca di nuovi membri sulla base del profilo della vittima: il candidato tipo di una setta non è “pazzo” e non vive nemmeno in condizioni di estrema povertà. Due terzi di questi hanno una forte personalità, solo un terzo soffre di malesseri depressivi. Tuttavia, sia tra i membri tipo di una setta che tra i discepoli dell’IS si ritrova una tendenza al crollo psicologico, che può assumere forme diverse: divorzio, perdita del lavoro, trasloco, cambiamenti nella cerchia di amici e un comune sentimento di inutilità della vita. I profili dei discepoli dell’IS in Europa sono differenti: alcuni provengono da famiglie molto credenti, altri da famiglie secolari; un quarto è rappresentato da coloro che si sono convertiti, single o sposati, appartenenti a famiglie povere e benestanti. L’IS sa bene come fare a riconoscere e colmare il vuoto nella vita dei suoi adepti. Un buon credente sa quali metodi deve applicare per dare al candidato l’impressione che l’IS sia in grado di colmare tali vuoti. A seconda del diverso profilo, i possibili membri parlano di retorica emozionale, intellettuale, ideologica o orientata all’azione.

Non appena i seguaci dell’IS vanno per la prima volta in Siria, scatta la trappola

Non appena i seguaci dell’IS vanno per la prima volta in Siria, scatta la trappola. Lontano dalle famiglie e dagli amici, in un territorio di guerra e a contatto con una cultura diversa, i membri sono completamente nelle mani dell’IS. Il gruppo risponde a tutti i bisogni sociali e compromette il rapporto tra l’individuo e il suo luogo d’origine attraverso la violenza o la retorica apocalittica. La violenza estrema, come la decapitazione, ha, tra l’altro, lo scopo di ostacolare il ritorno dei membri alla società di partenza: tali forme di violenza vengono infatti condannate insieme ai loro fautori. Il membro entra così a far parte di una comunità esclusiva. La stessa funzione ha la retorica apocalittica. Non è un caso se sette come l’IS, il gruppo Heaven’s Gate o gli adepti dell’Ordine del Tempio Solare utilizzino il concetto di apocalisse prossima per generare un forte sentimento di gruppo. Dopo tutto, il membro appartiene ad un gruppo prescelto in possesso di informazioni sulla fine imminente. Anche il suicidio è un concetto che si inserisce bene in questa logica: il gruppo è così importante per l’identità dell’individuo da meritare la morte dello stesso.

L’appartenenza, all’IS o ad una setta, trasmetterà ai suoi membri sensazioni positive. La ricerca del senso è conclusa, un forte sentimento del noi soddisfa i bisogni emozionali e sociali. Allo stesso modo agiscono i filmati dell’IS sull’arruolamento dei suoi membri: giovani, uomini forti e affascinanti vengono ripresi non solo durante il combattimento, ma anche nel gioioso spirito di condivisione. In Siria e in Iraq le condizioni di vita, in parte estreme, sono le stesse. Solo se non si realizzano le speranze nutrite dai membri dell’IS, si prende in considerazione la fuoriuscita dal gruppo. Più si subisce il fascino dell’organizzazione e più tale obiettivo sarà difficile da raggiungere: chi è membro da più di un anno, ha poche speranze di volere o potere andarsene, perché è difficile tornare nella società di provenienza. Le uscite forzate dal gruppo (attraverso sequestri) non portano, quindi, a grandi risultati.

Chi vuole indebolire l’attrattiva dell’IS sull’Europa, deve impedire che i popoli raggiungano la Siria

Chi vuole indebolire l’attrattiva dell’IS sull’Europa, deve impedire fin da subito che i popoli raggiungano la Siria, poiché una volta là, è pressoché impossibile invertire le cose. Le prime misure adottate sono i divieti di espatrio dall’Europa e i divieti di entrata in Turchia. Si può evitare una radicalizzazione anche ad uno stadio iniziale, in primo luogo da parte delle famiglie. Germania, Francia e Paesi Bassi hanno allestito un numero verde al quale potranno rivolgersi le famiglie colpite. Poiché il reclutatore intima spesso al futuro membro di nascondere le sue nuove idee alla famiglia, spesso l’arruolamento non viene neanche comunicato. Più controlli, non solo delle comuni forme di reclutamento come Facebook o Twitter, ma anche delle moschee, potranno dare un contributo maggiore.

L’attrattiva dell’IS non è data solo dai suoi originari elementi psicologici. A differenza di Al Qaida, è anche la narrativa dei successi, della resistenza, della rivoluzione a renderla al momento particolarmente interessante. I singoli aderiscono soprattutto a quei gruppi con già molti membri al loro interno per aumentare la loro scelta. Per cui la strategia dell’IS mira a raccogliere sempre più successi in Iraq, in Siria o in Europa. Una sconfitta sul campo potrebbe ridurre anche di molto la sua forza d’attrattiva. Tuttavia la questione del ritorno rimane ancora aperta: intanto diverse migliaia di appartenenti all’IS sono tornate in Europa, con tutta probabilità perché si sono opposti a quelle idee. Monitorarli e, se c’è volontà di uscirne, prendersi cura di loro dal punto psicologico, implica molto più lavoro da parte dei servizi europei di quanto si pensi.

 

Articolo originale a firma di Florence Gaub

NOTA SULL’AUTRICE: La dott.ssa Florence Gaub è analista presso l’Istituto dell’Unione Europea per gli studi sulla sicurezza (EUISS) con sede a Parigi. I punti cardine delle sue ricerche sono la politica sulla sicurezza, l’elaborazione di conflitti e la comunicazione interculturale nel panorama arabo. Gaub è stata membro della NATO Defence College e del Parlamento tedesco

 FONTE: IPG International Politik und Gesellschaft

http://www.ipg-journal.de/schwerpunkt-des-monats/der-islamische-staat/artikel/detail/scientology-fuer-islamisten-1289/

 

Traduzione dall’originale a cura favisonlus

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