FILM The Stanford Prison Experiment (sott.ITA)

MARZO 2016

THE STANFORD PRISON EXPERIMENT

GUARDA IL FILM SOTTOTITOLATO IN ITALIANO QUI (cliccare sul secondo video nella pagina al link):

http://www.italia-film.co/the-stanford-prison-experiment-2015-subita-streaming-1/

 

Il giovane Philip Zimbardo

The Stanford Prison Experiment è un film diretto da Kyle Patrick Alvarez e presentato nel gennaio 2015 al Sundance Film Festival incentrato sull’esperimento carcerario di Stanford, condotto nel 1971 dallo psicologo statunitense Philip Zimbardo presso l’Università di Stanford.

L’esperimento che faceva parte di una ricerca del Dipartimento di psicologia dell’Università di Stanford, in California, si svolse nei sotterranei dell’università e aveva lo scopo di studiare “Cosa succede se si mette della brava gente in un posto “cattivo?“. A tal fine ricreò le dinamiche di un carcere, dividendo alcuni volontari che scelsero di parteciparvi, tra carcerati e secondini.

Ma cosa succede se si mette della brava gente in un posto “cattivo”? Riuscirà il bene a vincere sul male o, piuttosto, trionferà il male?

I ricercatori selezionarono 24 studenti universitari per svolgere i rispettivi ruoli. I partecipanti furono sscelti da un gruppo più ampio di 70 volontari. Tutti i candidati vennero intervistati e sottoposti a una batteria di test di personalità al fine di eliminare quelli con problemi psicologici, malattie o precedenti criminali e/o abuso di droghe. I volontari accettarono di partecipare per un periodo da uno a due settimane in cambio di 15 dollari al giorno.
Ogni cella ospitava tre prigionieri e comprendeva tre lettini. Altre camere erano utilizzate dalle guardie carcerarie. Uno spazio molto piccolo era stato designato come la camera di isolamento “il buco”, e ancora un’altra piccola stanza fungeva da cortile della prigione.
I 24 volontari furono divisi in maniera arbitraria (mediante il lancio di una moneta) in due gruppi: metà guardie e metà prigionieri. All’inizio dell’esperimento non c’era differenza alcuna tra loro. I prigionieri dovevano rimanere nel finto carcere 24 ore al giorno per tutta la durata dello studio. Alle guardie, invece, vennero assegnati turni di otto ore, e al termine le guardie erano autorizzate a tornare alle proprie abitazioni fino al loro prossimo turno.

Dal canto loro, i ricercatori osservarono il comportamento di prigionieri e guardie con telecamere nascoste e microfoni.
L’esperimento che doveva durare 14 giorni, fu interrotto dopo appena sei. Già al secondo giorno si manifestarono i primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all’interno delle celle inveendo contro le guardie; queste iniziarono a intimidirli e umiliarli, li costrinsero a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non potevano vuotare. Al quinto giorno i prigionieri mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: il loro comportamento era docile e passivo, il loro rapporto con la realtà appariva compromesso da seri disturbi emotivi, mentre per contro le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico. A questo punto i ricercatori interruppero l’esperimento suscitando da un lato la soddisfazione dei carcerati e dall’altro un certo disappunto da parte delle guardie
A fine studio, i prigionieri erano a pezzi, sia come gruppo sia a livello individuale. Non c’era più alcuna unità ma solo un gruppo di individui somiglianti a prigionieri di guerra o pazienti di un ospedale psichiatrico. Le guardie avevano il controllo totale della situazione e potevano contare sulla cieca obbedienza di ciascun prigioniero.

“Solo poche persone erano in grado di resistere alla tentazione di cedere al potere e dominio “, Zimbardo scrisse nel suo libro L’effetto Lucifero.

Nonostante alcune critiche su procedure e inferenze proposte, quello di Stanford è indubitabilmente uno degli esperimenti che tutti gli addetti agli psicolavori hanno studiato nel corso dell’Università ed è uno dei più conosciuti nell’ambito della psicologia sociale. Tuttavia l’esperimento di Zimbardo, oggi incorrerebbe nella disapprovazione dei comitati etici che regolarizzano l’attività di ricerca in psicologia e pertanto non potrà più essere ripetuto.

 

Fonti:
http://www.prisonexp.org/
Haney, C., Banks, W. C., & Zimbardo, P. G. (1973) A study of prisoners and guards in a simulated prison. Naval Research Review, 30, 4-17.

L’esperimento della prigione di Stanford

Per saperne di più leggi articolo a firma di Chiara Manfredi qui:

http://www.stateofmind.it/2015/06/esperimento-stanford-zimbardo/

Vedi anche articolo con intervista al Prof. Philip Zimbardo a cura di Luca Mazzucchelli, qui:

5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)

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